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Anatomia di un Post

Nella fase attuale  i blog sono sempre più un format redazionale, ampiamente adottato dalla versione online delle pubblicazioni editoriali tradizionali o addirittura rivale, in termini di attrazione dell’utenza, come dimostrano sia l’Huffington Post che la nostrana declinazione tutta italiana accomunati nella definizione di superblog.

L’infografica illustra le caratteristiche di quelli che, secondo l’autore, sono gli elementi imprescindibili per rendere perfetto un post di un blog, definendone priorità ed aspetti distintivi.

Utile guida per studenti di giornalismo e neofiti.

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Il Valore dell’Utenza

L’acquisizione da parte di AOL dell’Huffinghton Post è stata sicuramente la notizia del giorno per rilevanza ed impatto nello scenario editoriale.

Il “superblog” statunitense occupa la terza posizione nel ranking mondiale dei quotidiani on line per numeri di utenti mensili ed il secondo per traffico come illustra la tavola di sintesi sotto riportata.

Fonte: ComScore Dicembre 2010

Con oltre 30 milioni di utenti mensili nel mese di dicembre il valore dell’acquisizione, i 315 milioni di dollari investiti da AOL, corrispondono a 10,1 US $ per utente unico. Paramentro che potrebbe rappresentare un criterio interessante nella difficile attribuzione di quale sia il giusto prezzo per le “imprese puntocom”.

L’attenzione, l’enfasi che AOL pone sul traffico è sicuramente il criterio guida delle principali acquisizioni realizzate e potrebbe rappresentare lo scoglio più duro da superare nel mantenimento di contenuti di qualità per l’Huff Post.

Interessantissima case history, ancora in corso, sui modelli di business dell’editoria digitale, la cui morale allo stato attuale potrebbe essere sintetizzata in una battuta con una sentenza dissacratoria: crea una start up e vendila ad un colosso o ad un fondo d’investimento se vuoi ottenere dei ricavi.

To be continued!

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La Notizia del Giorno: AOL Compra Huff Post

La notizia del giorno in campo editoriale, non vi è dubbio, è l’acqusizione da parte di AOL dell’Huffington Post.

Lo comunica Arianna Huffinghton stessa con un editoriale in cui parla di visioni condivise e dell’impatto dell’accordo

By combining HuffPost with AOL’s network of sites, thriving video initiative, local focus, and international reach, we know we’ll be creating a company that can have an enormous impact, reaching a global audience on every imaginable platform.

Secondo le prime indiscrezioni l’ammontare dell’affare è nell’ordine di  315 milioni di dollari.

Tutti i primi articoli, le prime anticipazioni, della stampa statunitense sul tema del quale certamente si parlerà molto nei prossimi giorni. In Italia, al momento della redazione di questo articolo, ne parla solo “Il Post” dimostrando un’ottima capacità di reazione.

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Ricavi Virtuali

L’ottimo lavoro svolto da Massimo Russo relativamente ai possibili ricavi del Post ha richiamato immediatamente la mia memoria all’intervista che Arianna Huffington, co -fondatrice del famoso giornale on line statunitense al quale il quotidiano fondato da Sofri si ispira a partire dal nome, ha rilasciato a fine luglio a Newsweek.

Nell’ articolo la Huffington, rispondendo alle domande del suo collega del celebre settimanale economico, dopo aver effettuato un interessante excursus sul futuro del giornalismo e lo scenario [anche pubblicitario] digitale, rivela i numeri del quotidiano da lei diretto.

Secondo quanto dichiarato, il 2010 sarebbe finalmente l’anno, a cinque anni dal lancio, con ricavi positivi per la testata statunitense. In particolare emerge che l’Huffington Post è stato visitato da 24,3 milioni di utenti unici nel giugno 2010 e che la previsione di chiusura per quest’anno dovrebbe assestarsi intorno ai 30 milioni di dollari di ricavi. Se non vado errato significa orientativamente un dollaro all’anno di ricavi per ciascun lettore.

Come osserva Zambardino, pare davvero che le iniziative editoriali on line non mainstream facciano davvero fatica a trovare uno modello sostenibile dovendo lottare, tra l’altro, con un considerevole vantaggio dei brand che nascono dall’off line.

Seppure sia difficile, ed erroneo, trarre delle conclusioni generalizzate, personalmente ritengo che nel nostro paese le prospettive di successo, in chiave economica, a breve-medio termine siano davvero ridotte anche per i main players.

La ricerca di una Arianna Huffington italiana passa attraverso numeri e percorsi che sono davvero a lontani dal venire. I ricavi sono ancora virtuali.

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