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Il Dilemma del Prigioniero 2nd Edition

Come ho già avuto modo di dire, il dilemma del prigioniero è una pietra miliare della teoria dei giochi, illustra egregiamente il falso paradosso della probabilità contro la logica. Un modello che pare perfettamente calzante all’attuale difficoltà di definire se e come sia possibile rimpiazzare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Andie Tucher, Direttore della Columbia Journalism School, in poco più di tre minuti riassume il legame, e le contraddizioni di fondo, tra giornalismo come bene pubblico e necessità di profitto.

Le conclusioni, anche in questo caso, sono disarmanti con l’ammissione di non avere la più pallida idea di quale possa essere la soluzione rispetto ai modelli attuali [inadeguati] e scaricando la responsabilità della risposta, della ricerca della soluzione ai propri studenti, alla nuova generazione di giornalisti. Non a caso il video è titolato “The Profit Conundrum”: l’enigma, il mistero dei profitti.

Conclusione che, da un lato, conferma l’incertezza attuale su quale sia la soluzione migliore per rendere sostenibile il giornalismo digitale, e, dall’altro lato, preoccupa sulla funzione assolta nella formazione dei giornalisti del futuro persino da un istituto di fama internazionale quale la Columbia Journalism School.

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Le 11 Cose che Credo di Avere Imparato Curando questa TAZ

Prima di entrare nel merito di quello che è il tema dell’articolo di oggi, mi preme evidenziare che non utilizzo nessuno strumento o applicazione per il monitoraggio degli accessi al «Giornalaio» se non quello fornito di default dalla piattaforma che mi ospita. Non rilevo, non spio, non analizzo, scrivo per passione, per autoalimentare la mia sete di conoscenza e condividerne, allo scopo di confrontarmi al riguardo, informazioni e visioni.

Dopo oltre un anno di pausa, di assenza dalla blogosfera, o status – sfera come la definisce più di uno, ho ripreso circa due anni e mezzo fa a curare questo spazio che amo immaginare e classificare sotto la definizione di zona temporaneamente autonoma [TAZ].

Ecco dunque, le 11 cose che credo di aver imparato curando questa TAZ e che forse possono essere utili a chi si occupa di giornalismo 2.0:

  1. Non sempre quello che ti sembra il tuo miglior articolo sarà quello che otterrà maggior riscontro dal pubblico.
  2. Cerca e scrivi una storia originale che nessuno abbia già raccontato.
  3. Taglia tutto quello che è superfluo, limitati all’essenziale ed integra con un commento
  4. “Do your best and link the rest” [#]. Nell’epoca della «snack information», sintetizza e fornisci gli elementi per approfondire a chi lo desidera.
  5. Mandali via. Prova ad essere sorgente ma non foce dell’informazione, le persone torneranno ad abbeverarsi ancora.
  6. Non eccedere nella promozione dei contenuti proposti.
  7. L’informazione è fluida, scorre, se di valore per le persone saranno loro stesse ad amplificarla, a suggerirla.
  8. Personalizza. Nella maggior parte dei casi la notizia, l’informazione sarà già nota e diffusa, danne la tua interpretazione, la tua chiave di lettura. Quello è il valore aggiunto.
  9. Scrivi da pari a pari, con chiarezza e senza la supponenza della verità rivelata. Se usi termini tecnici, anche ad un pubblico evoluto, spiega [o linka] il significato.
  10. Metti passione, entusiasmo e coraggio in quel che scrivi, le persone lo coglieranno ed apprezzeranno anche quando non fossero d’accordo con la tua opinione.
  11. Non fare mai una lista di 10 punti, la fanno tutti.

Update: Succesivamente alla pubblicazione, Sergio Maistrello propone la sua visione affrontando il tema dal punto di vista del lettore. Interessante e con diversi punti di contatto, comunanze, con quanto scritto in questo spazio.

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La Scimmia che Vinse il Pulitzer

Da quando Raffaele Mastrolonardo mi aveva anticipato che era ormai prossima la pubblicazione del libro che sapevo essere in cantiere, l’orecchio è sempre stato teso, speranzoso di udire il corriere per consegnarmene una copia.

L’attesa non è stata delusa. Ho ricevuto giovedì mattina il libro realizzato dai due cari e stimati amici e l’ho letteralmente divorato in meno di tre giorni.

“La Scimmia che Vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e [buone] notizie dal futuro dell’informazione”, è un  libro adatto ai neofiti ed anche agli esperti dell’argomento trattato. In 8 capitoli monotematici analizza le evoluzioni più recenti del giornalismo e del loro impatto sul modo di fare informazione.

Precisione, velocità, intelligenza, partecipazione, trasparenza, libertà, bellezza e cambiamento sono i temi trattati dai due autori che spaziano da Bill Adair con il fact checking di PolitiFact, alla rilevanza, al valore, del design delle pubblicazioni di Jacek Utko, passando per la trasparenza  dirompente di Julian Assange e Stat Monkey, dal quale prende ispirazione evidentemente il titolo del libro, il software che scrive articoli di sport.

Come viene detto nell’introduzione 8 link tra passato e futuro, nei quali non mancano anche i riferimenti alla realtà italiana, trattati con buona profondità senza mai annoiare, senza appesantire la lettura.

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Strumenti di Lavoro

La Society of Professional Journalists si appresta con l’anno nuovo a creare una “twitter chat”  di discussione e confronto sulle evoluzioni del giornalismo, per lanciare il progetto  ha rilasciato un recente aggiornamento di strumenti a supporto del lavoro giornalistico.

Journalist’s Toolbox comprende un elenco davvero rilevante di risorse utili per chi si occupa di informazione dagli strumenti di visualizzazione delle notizie ai data base passando per fact checking e supporti alla formazione.

Il Reynolds Journalism Institute, altrettanto, mette a disposizione la Mobile Journalism Reporting Tools Guide al cui interno, suddivise per aree di utilizzo, sono elencate, specificandone caratteristiche e vantaggi,  numerosissime applicazioni, strumenti di lavoro e di analisi giornalistica.

Come rileva Fabio Cavallotti, la professione che si sta formando, i cui confini – circa le competenze – sono in forte evoluzione e tutt’altro che definiti, richiede la capacità di comprendere e saper gestire complessità maggiori rispetto al passato. Digitale è destrutturazione e ricollocamento in forme nuove dei contenuti che prima si formavano e si distribuivano lungo precorsi lineari e codificati da tempo.

Gli strumenti di lavoro sono dunque elemento facilitante di un passaggio, di un’ evoluzione che necessita di cambiamenti culturali ed organizzativi profondi.

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Il Futuro del Giornalismo Digitale [secondo Jeff Jarvis]

El Pais pubblica pubblica stamattina l’intervista effettuata a Jeff Jarvis ed il relativo video, nel quale il celebre professore di giornalismo e blogger di fama mondiale esprime la sua visione sul futuro del giornalismo digitale.

Fondamentale, a mio avviso, il passaggio nel quale J.J. afferma: “Coloro che lavorano nei media vedono internet come un’altro mezzo, prodotto, editato, pulito e controllato. Però internet non è un mezzo è un luogo. Internet è uno spazio, una società dove ci colleghiamo con gli altri attraverso le informazioni, le azioni e le transazioni.[…] Internet è la vita e la vita è disordinata”.

- clicca sull'immagine per accedere al video -

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Avanti c’è Post

Questa settimana dovrebbe essere ricordata per il fiorire di iniziative in ambito editoriale non tradizionale che stanno vedendo la luce.

Il debutto ufficiale di Blognation, aggregatore realizzato con il supporto economico di Telecom, che dopo un periodo di  test e “fasi beta”,  ha finalmente iniziato la propria attività in quella che possiamo immaginare essere la versione definitiva.

La spericolata iniziativa del Post,  che scommette su un modello ibrido di giornalismo online a cavallo tra l’aggregatore e il quotidiano.  “Copia di lusso”, grazie al sostegno di finanziatori, del modello proposto da Giuseppe Granieri, arenatosi nelle sabbie della blogosfera molle italiana che purtroppo, come anche io ho avuto modo di sperimentare nel tempo, è caratterizzata da una elevata distonia tra dichiarato e realizzato.

Paperblog, il cui esordio nella versione italiana di una iniziativa già in essere in Francia risale a ieri, e che mi pare abbia alcune frecce nell’arco sia per l’esperienza pregressa sulla quale può contare, che per i criteri di selezione che vanno ben oltre quelli della semplice aggregazione di blog e notizie rendendolo un vero media partecipativo. Prodotto editoriale che, come dice il nome, dovrebbe anche avere una versione cartacea, un magazine, sul quale verranno [se così sarà] stampati i migliori articoli.

Molti sono stati i commenti di augurio a queste iniziative anche se, ovviamente, non sono mancati scetticismo e critiche.

Personalmente ritengo che gli auguri vadano fatti a noi stessi più che ai responsabili dei prodotti, poichè è da noi, dalla nostra coerenza ed attenzione che queste iniziative di giornalismo digitale potranno ottenere il sostegno per il prosieguo. La storia da questo punto di vista non ci è di conforto. Vedremo.

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El Pais Plus

Dalla scorsa settimana è disponibile il servizio per cellulari e smartphones El Pais Plus, che consente di avere oltre alle principali notizie della giornata anche contenuti esclusivi resi disponibili ad hoc per i sottoscrittori di questa proposta.

Inizialmente solo i clienti Vodafone potranno usufruirne mentre successivamente anche gli altri operatori telefonici saranno abilitati. Per il primo mese sarà possibile effettuare una prova gratuita ed in seguito verrà richiesto un pagamento di 1,5 € alla settimana.

Il modello di business si avvicina molto a quello al quale starebbe pensando da tempo anche il quotidiano anglosassone Guardian che pare stia valutando, appunto, la creazione di un club, di uno spazio esclusivo a pagamento, per i proprio lettori dove offrire contenuti premium attualmente non meglio specificati.

Valuto positivamente l’idea per la scelta di veicolare contenuti a pagamento sul telefono che mi pare la scelta più interessante e di maggior prospettiva sia per praticità che diffusione.

Non si può che apprezzare, infine, la coerenza del quotidiano in questione che dichiara di aver reso disponibile questo servizio: “Fiel a la filosofía de llegar a los ciudadanos a través de todo tipo de formatos y dispositivos” [*]. Filosofia che conferma come la carta non sia più la piattaforma di distribuzione esclusiva di una utenza che usa il web sia fisso che mobile per l’informazione di base e che, se integrata in un percorso di sviluppo strategico dell’impresa editoriale, sembrerebbe di prospettiva.

[*] Come sempre, se avete bisogno della traduzione chiedete e vi sarà dato.

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Commentate pure [Grazie!]

L’articolo di qualche giorno fa che sosteneva l’importanza della condivisione e della socialità nella costruzione della notizia credo sia meritevole di un approfondimento, nel tentativo, anche, di fornire una prima risposta agli spunti forniti da Isabella Cesareo che, fondamentalmente, si chiede se il lettore medio abbia gli strumenti e la cultura adeguata per contro-argomentare in modo adeguato [ad un’informazione volutamente e strategicamente distorta e deformata].

Ovviamente i commenti sono solo una parte della costruzione della notizia mentre, come cercavo di dire nell’articolo precitato, l’aspetto sociale della notizia e dunque del giornalismo non si limita a questi contributi ma annovera numerosi altri elementi.

Per quanto ho avuto modo di osservare e sperimentare in questi anni di interazione sul web, in riferimento specifico ai commenti, credo che complessivamente siano i primi due, massimo tre, ad essere in tema con l’informazione, con la notizia, mentre i successivi generalmente tendono a perdere il filo iniziale del discorso portando ad uno sfilacciamento del dibattito che normalmente risulta poco produttivo rispetto al processo di [ri]costruzione della notizia.

Mi pare che questa tendenza sia più pronunciata all’interno di gruppi di discussione, social network ed in tutti gli ambiti “amatoriali” [blog inclusi ovviamente] mentre all’interno delle appendici on line dei media ufficiali la qualità e la coerenza sia complessivamente maggiore. Evidentemente ad ogni inevitabile generalizzazione fanno da contraltare numerose eccezioni.

Se, come sostengo, l’apporto alla [ri]definizione della notizia così come il valore creato sono maggiori in contesti dotati di “ufficialità” le opportunità per il giornalismo ed i giornalisti in tal senso sono davvero tutte da cogliere anche sotto questo profilo.

Sono queste, e le prossime che certamente verranno, forme che non sostituiscono ma integrano giornali e giornalismo il cui futuro mi appare legato a questi come ad altri fattori.

what-interactions-do-you-want-from-social-media

Commentate pure. [grazie!]

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Mezzi & Messaggi

La vera novità del giornalismo digitale rispetto al giornalismo tradizionale consiste nella possibilità da parte degli utenti, dei lettori, di interagire, di avere una partecipazione attiva.

La differenza tra un giornale di carta ed un giornale digitale, oltre alla possibilità di attualizzazione con maggior frequenza e rapidità, è rappresentata dai commenti e dalle interazioni con l’utenza nella rappresentazione della notizia.

Il futuro della notizia e dunque del giornalismo è sociale. La richiesta di partecipazione da parte di una fetta consistente di lettori sempre più smaliziati ed informati, confermata sempre nelle ricerche più recenti, è una opzione non più trascurabile rispetto alla quale bisogna avere il coraggio di sperimentare senza indugio.

Il cittadino, privato degli spazi di partecipazione attiva dei quali ha goduto in passato , vuole fornire il suo contributo e la sua opinione attraverso i media. Se è vero e valido che ogni cosa è commentabile, non si comprende perchè questo non debba avvenire per l’editoria. L’epoca del news management è da ritenersi prossima alla fine. In tal senso la tecnologia è esclusivamente un elemento facilitante, non un fine ma un mezzo per raggiungere un obiettivo.

Non è nel mezzo ma nel messaggio che va trovata la soluzione e l’equilibrio per una rivalutazione dei mezzi di informazione e comunicazione su carta. L’incapacità di leggere il futuro ha certamente minato l’iniziativa imprenditoriale italiana è davvero arrivato il momento di porre rimedio anche in ambito editoriale.

E’ doveroso segnalare, infine, che parrebbe che i giornalisti abbiano in buona parte consapevolezza del processo in essere mentre il management abbia un approccio più cauto. Questo aspetto fa certamente parte dei ruoli e della consueta conflittualità tra diverse funzioni all’interno delle organizzazioni aziendali, è sicuramente di ulteriore freno al percorso da compiere.

The YOU Era

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