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Salvare la Mamma!

Solo l’altro ieri segnalavo quanto povera fosse la cultura del fumetto nel nostro Paese e come fosse desolante l’assenza di comics di attualità , ricchi di contenuti umoristici, politici o culturali.

Una delle poche realtà esistenti è «Mamma!», mensile nato nel settembre 2009  dalle ceneri di «Paparazzin», il paginone satirico di «Liberazione», quotidiano poi, come noto, chiuso a gennaio di quest’anno.

«Mamma!», rivista cartacea con inevitabile estensione Web, sceglie la satira a fumetti per informare in maniera non convenzionale, formula ibrida che permette di fare informazione nel rigore dell’inchiesta giornalistica documentata ma con la libertà che la satira consente come richiamato dal pay off della testata: “Se ci leggi è giornalismo. Se ci quereli è satira”.

Mamma! E’ il grido del disperato un attimo prima di morire, ma e’ anche la prima parola del bambino un attimo dopo aver conquistato il potere di esprimersi, e in questa danza tra vita e morte, tra nascita e distruzione, tra speranza e porcherie del mondo, tra merda e pannamontata vogliamo creare una macedonia di allegria, incazzatura, riflessione profonda e rilassamento leggero, dove il testo e l’illustrazione si guardano e si parlano, diversi ma indispensabili l’uno all’altro come l’uomo e la donna, come scrivono nel manifesto di fondazione della rivista.

«Mamma!» e’ una rivista autoprodotta, fenomeno di microeditoria della quale tanto si discute, e diffusa solo su abbonamento, con punti stampa e redazioni decentrate il cui modello, nella sua artigianalità dovuta alla carenza di risorse economiche, è esempio virtuoso di crowdsoucing e concretizzazione del modello fotovoltaico tanto richiamato dall’amico Marco Dal Pozzo.

Distribuzione Mamma

Rivista innovativa, unica nel suo genere, che ora rischia di chiudere per mancanza di risorse economiche, di fondi.

La campagna abbonamenti era partita all’inizio del 2012 con l’obiettivo minimo di 300 sottoscrizioni e restano 24 giorni e 16 ore, al momento della redazione di questo articolo, per non far fallire questo interessante progetto editoriale come visualizza il counter posto sotto l’header del sito web. Lo dice a chiare lettere, a suo modo, Carlo Giubitosa, co – fondatore della testata, che spiega: “Mancano 78 abbonati e ci salviamo. Leggete Mamma! senno’ mi costringete a cercare lavori da ingegnere”.

Le formule di abbonamento sono diverse e davvero alla portata di tutte le tasche partendo dai 15 € del “socio” sino ai 100 € di “eroe”, che oltre alla rivista dà diritto a ricevere un disegno originale di un autore di «Mamma!» e tutti i libri, passando per i 25 € di “abbonato” ed i 35 di “sostenitore”. Davvero poca cosa per non salvare la Mamma.

Copertina Mamma

Se prima di decidere se fornire il vostro contributo a pluralismo e innovazione nell’informazione voleste verificare i conti della rivista, potete farlo qui ,dove sono pubblicati nella massima trasparenza costi e ricavi della rivista.

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Graphic Journalism

Fumetti e giochi sono entrambi mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro Paese. Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

In Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.  Unico raro esempio di relativa notorietà e successo è rappresentato dalla produzione di Joe Sacco che viene tradotto e distribuito da Mondadori.

Mentre la notizia della chiusura del quotidiano per tablet di Murdoch faceva il giro del mondo scatenando una ridda di commenti, congetture e interrogativi [qui la mia opinione], viene alla luce, viene lanciato «Symbolia», magazine che fonde comics e giornalismo.

Se sin ora prevalentemente, a cominciare dal «The Daily», quotidiani e periodici nella loro versione per tablet non hanno certo brillato nè per originalità nè per usabilità, riproducendo sostanzialmente contenuti disponibili altrove, come rileva giustamente Felix Salomon, «Symbolia», “The tablet magazine of illustrated journalism”, rappresenta finalmente una novità sia nella produzione di informazione che più in generale tra le riviste.

Il magazine bimestrale è attualmente disponibile per iPad, ed a breve lo sarà anche nella versione per Android e Kindle Fire.

Erin Polgreen, fondatore, caporedattore ed editore della testata, ne ha spiegato il concept in un’intervista a the International Women’s Media Foundation, che ha finanziato l’iniziativa, affermando che “quando parla di illustrated journalism […] si riferisce all’integrazione tra giornalismo investigativo   con comics, infografiche ed altri elementi interattivi per creare nel lettore un’esperienza inedita”.

Symbolia Erin

Il primo numero della rivista è di 77 pagine con 5 storie che vanno da un pezzo sull’ambiente marino alla vita nel Kurdistan iracheno ed è davvero ben realizzato, interattivo, con suoni e opzioni di lettura che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo e di avere un’esperienza di lettura davvero interessante.

Il magazine viene venduto in abbonamento annuale [6 numeri] a 11,99 $ o a 2,99 $ ad uscita. Per coloro che non possiedono un tablet è disponibile anche una versione in PDF che però è più povera perdendo la multimedialità dell’edizione eletronica. PDF che per il primo numero è liberamente scaricabile.

In tempi in cui si cercano disperatamente nuove fonti di ricavo e modalità di coinvolgimento del lettore, «Symbolia» è un esempio da seguire, dando spazio a nuovi autori, producendo contenuti inediti ed esclusivi e creando dunque valore aggiunto per le persone. Come diceva Carl Sagan, astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza statunitense, “è meglio accendere una candela piuttosto che maledire il buio”.

Symbolia Copertina

A margine, da leggere: “Why Magazine Apps Suck”

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