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I Fantasmi del Giornalismo

E’ stato pubblicato meno di un mese fa “Il giornalista fantasma” e-book a cavallo tra il saggio ed il giornalismo narrativo, più spesso noto come long form journalism, scritto dall’amico Carlo Felice Dalla Pasqua, caposervizio della redazione Internet del «Gazzettino».

Lettura davvero consigliata per grandi e piccini, per chi si occupa di giornalismo da tempo e per i giovani che si stanno avvicinando alla professione, descrive con puntualità ed efficacia le trasformazioni del mestiere di giornalista e l’impatto del digitale, dell’online per le redazioni e i giornali nel loro insieme.

Credo che il modo migliore per spiegare il libro, ed incentivarne la lettura, sia riprendendone un passaggio, quello a pagina 15 che mi ha colpito più di altri, nel paragrafo che inizia all’insegna di “Mostrare la notizia, non raccontarla” e che esprime concetti che anche il sottoscritto, tra gli altri, ha cercato di identificare.

La notizia non può più essere soltanto detta, deve essere mostrata: il giornalista più bravo è colui che la mostra meglio, non colui che la scrive meglio o la scrive per primo. Nel tempo dell’information overload si perde il valore assoluto della velocità (basta non arrivare dopo due giorni) ed emerge più nitido quello della precisione, che è come un customer care efficiente di un’azienda. E’ chiaro che in questo contesto, anche la tanto raccomandata brevità perde valore assoluto: il lettore si concede forse meno tempo prima di leggere, ma ne trova ancora meno quando si rende conto che le notizie sono quasi tutte uguali su qualunque giornale. Essere originali ed essere anche lunghi (senza esagerazioni) può essere una carta vincente per recuperare l’attenzione dei lettori.

Il libro, in una domenica di pioggia come oggi, si legge in giornata e consente di far lavorare la propria testa ad un costo davvero irrisorio. Un’occasione da non perdere per scacciare i fantasmi del giornalismo.

Ad integrazione, il video su perchè il passato è diverso dal futuro, constatazione apparentemente banale sulla quale poi non si riflette mai abbastanza in realtà.

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Il Futuro dei Giornali

Quale sarà il futuro dell’informazione e su quali modelli di business si fonderanno gli editori è, ad oggi, una domanda ancora aperta alla quale di fatto non esiste una risposta certa.

Weitzner Limited, impresa dedicata all’interior design di alta gamma, ha trovato il modo di valorizzare il supporto tradizionale dei quotidiani, creando Newsworthy, linea di parati realizzata a partire dalle strip dei giornali.

L’azienda non è nuova all’utilizzo di questi materiali che aveva già sperimentato recentemente in ambito fashion.

Se ottenesse il successo meritato potrebbe rappresentare anche un’interessante modalità per finalizzare azioni non convenzionali di marketing editoriale.

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Problemi Quotidiani

Il futuro è digitale. Le rotative scompariranno e con esse i giornali così come oggi li conosciamo. Sono queste le considerazioni che con maggior frequenza vengono espresse. I giornali, la carta, sono stati seppelliti molto prima della loro morte effettiva e, soprattutto, prima che si pensasse ad un modello di business alternativo all’attuale in grado di sostenere economicamente il mondo dell’informazione quotidiana.

Secondo quanto riporta AdAge, l’ipotesi di revenues digitali, almeno in termini di ricavi pubblicitari, pare sempre più improbabile anche negli USA, con un calo dal 16,2% del 2005 all’11,4% del 2009 e proiezioni, secondo PWC, al 7,9% nel 2014.

Vale la pena di evidenziare come il trend, riassunto nel grafico sottostante, sia comprensivo anche dell’area digitale mobile sulla quale tante speranze sono state riposte ultimamente.

In generale, i tassi di crescita degli investimenti pubblicitari saranno significativamente più elevati per quanto riguarda internet e l’area digitale nel suo complesso. Nonostante l’ immensa differenza tra lo sviluppo di quest’area e quella “off line” i ricavi saranno ancora prevalentemente legati all’area analogica almeno per un lustro ancora.

L’area digitale è complementare non alternativa, ancora una volta.

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La lunga marcia per il cambiamento: il punto della situazione

Save the date: Domenica 25 Aprile, ore 17.00 “La lunga marcia per il cambiamento: il punto della situazione

Alla fine del Jounalism Lab, del Mediacamp e dello stesso Festival del giornalismo un incontro per fare un bilancio dello stato dell’informazione e del giornalismo. per cercare di prevedere, per quanto possibile, le tendenze per il futuro.

Interventi di:

Carlo Felice Dalla Pasqua: Il Gazzettino

Alessio Jacona: Blogger e Giornalista

Gabriele Lunati: Giornalista e New Media Consultant

Pino Rea: Lsdi

Pier Luca Santoro: Il Giornalaio [blogger e addetto pulizie al termine]

A cura di Vittorio Pasteris – La Stampa –

Il programma completo dell’ International Journalism Festival ed il MediaCamp della mattinata. Ci vediamo lì.

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Carta straccia: il mercato delle notizie e i giornali del futuro

Il 07 Marzo alle 15.30 presso la Fiera di Padova, nell’ambito di Expogadget 2010, si terrà un workshop [gratuito] sul mercato delle notizie ed i giornali del futuro.

I relatori sono:

Google farà estinguere i giornali? Chi pagherà il lavoro di ricerca e redazione delle notizie? Questi e altri interrogativi verranno spiegati in modo fresco e semplice in questo seminario adatto a tutti, che spiega i meccanismi e i nuovi trend di mercato. Non ce la possiamo più cavare con un: “E’ la stampa bellezza!”

Queste le tematiche rispetto alle quali converseremo insieme a chi vorrà partecipare.

Il programma completo dei tre giorni di seminari abbraccia temi in grado di coinvolgere e soddisfare, mi pare, una variegata composizione di interessi. Tra tutti non posso esimermi dal consigliare quello relativo alle logiche collaborative per le imprese [crowdsourcing] tenuto dall’amico Maurizio Goetz.

Ci vediamo lì.

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Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

“Se tracci una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo” – Hermann Hesse

Ai contributi di Luca De Biase e Marco Formento, ed alle integrazioni da Giornalaio offerte dal sottoscritto, si è aggiunta la visione di Vittorio Pasteris sul tema delle prospettive del futuro dell’informazione.

Sono prospettive diverse che mi pare si compenetrino e diano un senso compiuto all’idea di rete e di lavoro collettivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver constatato decidendo di raccoglierle ed integrarle prendendo a pretesto – nel senso buono del termine – il festival del giornalismo prossimo venturo.

I temi su cui verte la discussione sono fondamentalmente tre, con un quarto aspetto, legato alle logiche commerciali e distributive, introdotto dal sottoscritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valorizzazione dell’informazione
  2. Ambiente – Macroscenario di riferimento e professionalità richieste
  3. Tecnologia – Ruolo e prospettive di uso
  4. Sistema distributivo

Sono aspetti interdipendenti che inevitabilmente si intersecano tra loro, schematizzati per semplicità e sintesi.

Rifacendomi concettualmente alla citazione di Hesse proposta in apertura, voglio tentare di approfondire ad ampliare riflessioni e contributi sul tema [ri]partendo, in particolare, dalle nuovissime prospettive offerte dallo stimato professionista torinese.

1] Valore e valorizzazione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con particolare riferimento ai quotidiani, ma non solo, il concetto, l’ idea, di informazione. Questa constatazione, apparentemente banale, comporta l’ipotesi che il prodotto [da vendere] non sia il suo supporto, il contenitore ma il contenuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dubbio che l’ecosistema delle notizie sia variegato e composito per definizione, articolato per interessi, necessità di approfondimento, rilevanza del fattore tempo, divenendo sempre più processo evolutivo. In quest’ ottica gli asset strategici sui quali il valore e la valorizzazione dell’informazione si fonda sono costituiti dall’utenza, dai lettori, e dal rapporto fiduciario che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attribuito da un consumatore [vale assolutamente anche per l’informazione/le notizie] è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo – o sacrificio – associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evidenziare sin dall’inizio all’interno di questi spazi ed in particolare [scusate le reiterate autocitazioni] sono stati esaminati nei tre articoli sottostanti ai quali, per sintesi, rimando per tutti di dettagli e gli approfondimenti del caso:

Non esistono, ad oggi, modelli di business per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno generato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Pasteris, che “la pubblicità resta la voce di ricavo più sensata e il modello di business più probabile” non bisogna, come è stato fatto invece nell’ultimo decennio, considerare esclusivamente il lettore come merce di scambio con gli investitori pubblicitari ai quali vendere numeri di copie e di contatti.

I mercati sono conversazioni intangibili da valorizzare, senza lettori, senza riportare l’individuo nella sua centralità, senza appropriarsi delle aree di quella che, per differenziazione concettuale dalla customer satisfaction, è stata da tempo definita human satisfaction non sarà possibile possibile, a mio avviso, ipotizzare prospettiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coinvolgimento del lettore, creazione del senso di comunità ed identificazione nella stessa, anche grazie agli strumenti ed all’interattività che il web consente, sono senza dubbio gli elementi chiave del conclamato successo del “Fatto” a supporto della bontà delle tesi sin qui sostenute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, faticosamente, iniziando a percorrere.

Continuerò nei prossimi giorni l’approfondimento dedicandomi in particolare all’area relativa al sistema distributivo che mi vede direttamente coinvolto. Se, nel frattempo, qui o altrove, voleste integrare ulteriormente la discussione non potrà che essere elemento di arricchimento del percorso.

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La notizia partecipata

LSDI segnala la nascita di ExplainThis, modello sperimentale di produzione giornalistica, recentemente lanciato da Jay Rosen, che si fonda sull’idea del giornalismo partecipativo.

Il concept, l’idea, che sostiene la nascita di questa iniziativa mi pare di assoluto interesse, mentre resto perplesso sul risultato, sull’output prodotto che, pur considerando che si tratta ancora di una fase sperimentale dell’iniziativa, mi pare più funzionale a finalizzare una ricerca sulle questioni poste dagli utenti che altro.

Di gran lunga superiore la realizzazione degli spagnoli di Lainformacion che, sull’onda del successo ottenuto, a solo 8 mesi dalla nascita del portale informativo hanno lanciato La noticia que quieres leer [la notizia che vuoi leggere] che si fonda sulla stessa prospettiva dell’iniziativa di Jay Rosen e che consente, appunto, agli utenti di richiedere e visualizzare le notizie di interesse.

Consideriamoli necessari esperimenti funzionali allo sviluppo di nuovissime prospettive sul futuro dell’informazione.

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