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Autodisciplinato

Poynter segnala i dati sulla velocità di diffusione di informazioni errate  attraverso Twitter presentati durante la recente conferenza proprio sulla fiducia nei media digitali.

Si tratta di elementi che forniscono un contributo importante al dibattito su fact checking ed affidabilità dell’informazione digitale, ed in particolare proprio sulle bufale che vengono diffuse attraverso Twitter. Aspetti ai quali avevo aggiunto la nozione di nowism come elemento di qualificazione, riflessione e confronto rispetto alle dinamiche di diffusione di informazioni inaccurate attraverso la piattaforma di microblogging.

Anche se nel lungo periodo vi è una sorta di annullamento, di correzione dell’effetto bufala, che è indice di una complessiva autodisciplina del sistema, il grafico di sintesi dei risultati emergenti sottoriportato evidenzia come l’informazione scorretta abbia una velocità ed una portata di diffusione in fase iniziale più che doppia rispetto a quella corretta.

Gilad Lotan, autore dell’analisi e Vice-Presidente della R&S di SocialFlow, startup dedicata allo sviluppo di technologia tesa ad ottimizzare proprio i contenuti disponibili nei social media, spiega che a suo avviso le motivazioni sono da ricercarsi, da un lato, nella tendenza a diffondere notizie ed informazioni che ci rappresentano, alle quali vogliamo credere, e dall’altro lato, a causa della bassa propensione ad autocorreggersi, a tweetare la correzione di quanto erroneamente diffuso.

Non si tratta di attivare gli sceriffi dellla Rete, già diffusi a sufficienza ahimè, come testimonia dal lungo elenco di nemici di internet stilato da RSF, ma di dare un senso a condivisione, fiducia e responsabilità  realizzando un codice di autodisciplina al quale sia possibile aderire volontariamente per assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica facilitando e guidando il processo di autodisciplina naturale che, come emerge dai dati, anche Twitter pare avere.

Al primo punto metterei: prima di cliccare, twettare o [re]tweetare, leggo e verifico l’informazione che sto segnalando, condividendo.

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Retweet

La falsa notizia della liberazione di Rossella Urru e le celebrazioni su Twitter, con momenti paradossali che ne attribuivano i meriti a Fiorello in un mix di satira e convinzione, hanno scatenato l’ennesimo dibattito su ruolo e attendibilità di Twitter come newswire dell’informazione digitale.

Alle prime considerazioni di Marco Bardazzi sulla «Stampa» è seguita la replica di Luca Sofri con relativa controreplica ed intervento anche del direttore del quotidiano torinese. Confronto che, se vi foste persi, potete ritrovare con tutti i collegamenti ipertestuali necessari ad approfondire via Wavu, aggregatore tutto italiano per, appunto, esplorare le discussioni sull’informazione di qualità e sul citizen journalism attraverso un percorso fra blog, giornali, social network.

Che i social media e Twitter abbiano un problema di credibilità ed affidabilità è opinione comune, come testimoniato da interesse e disponibilità ottenuto dalla mia proposta di stilare una sorta di codice di autodisciplina prima di restare schiacciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale [*] e, soprattutto, dalla scarsa fiducia che complessivamente le persone vi ripongono come fonte d’informazione.

Non è tuttavia, anche in questo caso, dalla contrapposizione tra “noi” e “loro”, tra giornalisti e blogger, e/o tra mezzi di informazione tradizionale e social media, che ritengo possano emergere elementi utili ed interessanti sui quali ragionare.

Fact checking ed affidabilità dell’informazione [via] non sono una problematica che appartiene esclusivamente ai social media ma  rappresentano ormai caratteristica integrante di una tendenza generale più ampia classificata come nowism: il bisogno di gratificazioni ed informazioni istantanee e costanti ben sintetizzato dalla definizione che ne fornisce l’Urban Dictionary, come ho avuto modo di rispondere a chi mi chiedeva un commento a caldo sulla questione.

Il nowism rischia di uccidere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illazioni che si ricorrono annullando di fatto  la positività di un flusso informativo condiviso e diffuso. Si tratta di una situazione che viene ben sintetizzata da Carlo Dante nel suo «Minime Pervenute»: “In principio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Immagino possa essere questa la cornice di riferimento al cui interno confrontarsi, il vero tema del quale discutere.

[*] Dopo il tagliando di quasi un paio di mesi fa ho sospeso il lavoro sul tema che ora, finalmente, intendo riprendere. Le persone che avevano dato la loro disponibilità saranno contattate entro la fine di questa settimana per collavorare attivamente. Mi scuso ma le mie forze non mi hanno concesso di fare di più sin ora.

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