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Etica della Narrazione

Sono stati gli smartphones, i “cameraphones”, il mezzo di narrazione istantanea della realtà da trasmettere in tutto il mondo che ha rivoluzionato il fotogiornalismo e rappresentato elemento di supporto straordinario per il giornalismo partecipativo, per il citizen journalism.

Se, da un lato, questo ha permesso di rendere pubbliche storie che un tempo sarebbero rimaste solo negli occhi di chi le aveva vissute, dall’altro lato ha incrementato in maniera esponenziale la naturale predisposizione dell’essere umano a mostrarsi, a raccontarsi, sino ad arrivare agli eccessi documentati dalla foto delle foto dell’uccisione di Gheddafi che mostra come le persone siano concentrate sulla raccolta di immagini del fatto, forse più che sul fatto di per sè stesso.

Nell’era dell’eccesso informativo, dell’infobesità, un riflessione sul tema dovrebbe essere una delle priorità per il 2012.

Credo sia necessario anche sotto questo profilo stabilire un principio etico, un criterio di determinazione di cosa sia “buon giornalismo”, buona informazione, sia per chi svolge per lavoro, per professione questa attività, che da parte di coloro che sempre più, per occasione o per passione, sono coinvolti.

Speriamo che non resti nell’elenco dei buoni propositi di fine anno. AUGURI!

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Il Buon Giornalismo

Tomàs Eloy Martinez, sul quotidiano argentino La Nacion, pubblica alcune riflessioni sul giornalismo e la sua evoluzione.

Il pezzo è la trascrizione del discorso pronunciato a Bogotà il 28 giugno 2005 ad un convegno organizzato dalla CAF in collaborazione con la FNPI.

Il riassunto finale, composto di dodici punti essenziali, delle caratteristiche fondamentali di un buon giornalismo [ed un buon giornalista] mi è sembrato di interesse e di attualità straordinaria, inducendomi a tradurli tout court.

1.L’unico patrimonio di un giornalista è il suo buon nome. Ogni volta che si firma un testo inadeguato o infedele alla propria coscienza, si perde una parte [o tutto] di questo patrimonio.

2.Bisogna difendere davanti agli editori il tempo necessario per scrivere un buon testo.

3.Bisogna difendere lo spazio necessario per la redazione di un buon testo dalla dittatura degli impaginatori e delle fotografie con funzione esclusivamente decorativa.

4.Una foto che serva esclusivamente come illustrazione e non aggiunga nulla non appartiene al giornalismo. A volte, senza dubbio, una foto può essere più eloquente di mille parole.

5.Bisogna lavorare in gruppo. Una redazione è un laboratorio nel quale tutti devono condividere i successi e gli insuccessi, e nel quale tutti devono sentire che quel che accade ad uno succede a tutti.

6.Non bisogna scrivere una sola parola della quale non si è sicuri, né dare una sola informazione della quale non si abbia certezza.

7.Bisogna lavorare sempre con i dati a portata di mano, verificandoli singolarmente e stabilendo con chiarezza il significato di ogni parola che si scrive.

8.Evitare il rischio di servire come veicolo degli interessi di gruppi pubblici o privati. Un giornalista che si dedica a pubblicare tutti i comunicati stampa che gli vengono passati senza verificarli, dovrebbe cambiare professione e diventare postino.

9.La classe politica ed imprenditoriale e, in generale, i gruppi di potere all’interno della società , cercano di impregnare i mezzi di comunicazione con informazioni proprie, aggiungendo, a volte, enfasi alla realtà. Il giornalista non deve farsi intrappolare dall’agenda setting altrui. Deve collaborare per creare una propria agenda.

10.E’ necessario usare sempre un linguaggio chiaro, conciso e trasparente. In generale, quello che si dice con dieci parole può essere detto in nove o sette.

11.Identificare il cuore e l’inizio di una notizia non sempre è un compito facile. Non lo è nemmeno narrare una notizia. Non bisogna mai iniziare a scrivere se non si è certi di poterlo fare con chiarezza, efficacia e con il pensiero rivolto agli interessi del lettore invece che al proprio.

12.Ricordarsi sempre che il giornalismo è un atto di servizio. Il giornalismo è mettersi al posto dell’altro, comprendere l’altro e, a volte, essere l’altro.

Sono concetti che oltre a dover essere a mio avviso inclusi a pieno titolo nel manifesto per la slow communication, ricordano i principi basici dell’etica professionale e del servizio al lettore, elementi imprescindibili di una proposta di valore per i fruitori di notizie, ancorpiù, evidentemente, se a pagamento.

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Passaggi & Paesaggi [4]

“L’etica in generale può essere definita l’arte di dirigere le azioni degli uomini verso la produzione della maggior quantità possibile di felicità per coloro il cui interesse  si mira. […..]

Se si esaminerà il valore di un piacere considerato in se stesso e in relazione con la stessa persona, lo si troverà dipendere da 4 circostanze: la sua intensità, durata, certezza, prossimità; e dalle stesse circostanze dipende anche il valore di un dolore. Ma in fatto di dolori e piaceri, non basta esaminarne il valore come se fossero isolati e indipendenti: dolori e piaceri possono avere conseguenze, che a loro volta saranno altri dolori e altri piaceri.

Trattandosi di fare stima relativamente ad una collettività, bisogna aggiungere ancora una circostanza: la estensione, cioè il numero di persone che si devono trovare impressionate da quel piacere o dolore.

Si vuole valutare un’azione? Bisogna seguire minuziosamente tutte le operazioni testè indicate. Sono gli elementi del calcolo morale. Questa teoria del calcolo morale non è stata esposta mai chiaramente; ma in pratica è stata sempre seguita, ogni qualvolta almeno gli occhi degli uomini hanno avuto idee chiare del proprio interesse”.

J. Bentham – Introduzione ai principi della morale e della legislazione –

Passaggi & Paesaggi 1

Passaggi & Paesaggi 2

Passaggi & Paesaggi 3

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