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Il Futuro dei Giornali nelle Nuvole

A fine settembre Ferruccio De Bortoli ha scritto un memo interno per la redazione del giornale da lui diretto come anticipazione rispetto al piano editoriale del quotidiano di via Solferino presentato come una proposta aperta al contributo dei giornalisti.

Durante la settimana anche il direttore del «Financial Times» ha scritto una nota per lo staff del prestigioso quotidiano economico-finanziario, poi tradotta su «L’Huffington Post».

Ed ancora, sempre su «L’Huffington Post», Carlo De Benedetti, editore del gruppo l’Espresso-Repubblica fa il suo “esordio da blogger”, anche se in realtà si tratta della trascrizione del suo intervento all’Internet Festival 2013,  per parlare di carta e digitale.

Gli interventi, nel caso vi fossero sfuggiti, sono assolutamente da leggere con attenzione visto che riguardano i due maggiori quotidiani nazionali e,  grazie a quello di Lionel Barber, consentono anche di dare uno sguardo alle prospettive dell’evoluzione carta-digitale per una testata internazionale quale il «Financial Times».

Ho realizzato la word cloud di tutti e tre i contributi, eliminando i termini più comuni per renderla più facilmente leggibile, per vedere a colpo d’occhio similitudini e differenze. E’ interessante notare come, pur parlando fondamentalmente dello stesso tema, i termini utilizzati, e dunque il senso del discorso nel suo complesso, presentino notevoli differenze.

Per approfondire, vale assolutamente la lettura il pezzo di Piero Vietti “Weekend di carta” di decodifica del significato e delle prospettive offerte dai tre interventi.

Comment is free!

- Word Cloud Ferruccio De Bortoli -

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- Word Cloud Lionel Barber FT -

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- Word Cloud De Benedetti -

 

– Word Cloud De Benedetti –

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L’Edicola che non c’è e le Copie Digitali

A marzo 2102 fu annunciato in pompa magna il lancio di Edicola Italiana, piattaforma multi-editore per offrire online in un unico sito le diverse testate. Inizialmente la piattaforma avrebbe dovuto ospitare sia quotidiani che periodici di quattro editori passati poi a sei alla fine dell’anno scorso quando si tornò a parlare del progetto. Di fatto, ad oggi, non si hanno notizie del livello di avanzamento e se sono occorsi 9 mesi per giungere dalle dichiarazioni di intenti alla creazione del consorzio, e complessivamente sono passati 15 mesi, è facile immaginare che i tempi non siano brevi.

Personalmente, tra febbraio e marzo di quest’anno, ho provato a contattare alcuni dei membri del consiglio di amministrazione del consorzio Edicola Italiana per inserirne le prospettive nel mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” ma dopo un lungo tergiversare non ho avuto, ahimè, il piacere di ottenere risposte.

Nel frattempo, come noto, da gennaio di quest’anno ADS ha iniziato a pubblicare i dati delle copie digitali di quotidiani e periodici. Se per i periodici, escludendo gli inserti allegati ai principali quotidiani, i volumi di vendita sono marginali così non è per i giornali, o almeno per alcuni di essi.

I primi cinque quotidiani per vendite realizzano l’86% del totale mostrando una concentrazione di gran lunga superiore a quella della carta stampata. Da quando sono stati resi disponibili i dati le vendite di copie digitali sono passate da 188mila a 242mila con un incremento del 28.7%.

«Il Sole24Ore», primo quotidiano per numero di copie digitali vendute, ha registrato nei primi quattro mesi di quest’anno un incremento del 56% e ad aprile il peso di questo formato è del 26.8% sul totale delle copie vendute [edicole + abbonamenti].

Peso quasi doppio rispetto a «Il Corriere della Sera», che cresce del 34%, e di «la Repubblica», che invece cresce “solamente” del 6.7%. Anche se i valori assoluti sono inferiori rilevante la quota di copie digitali anche per «Il Fatto Quotidiano» con un peso del 16.7% sul totale delle copie vendute ed il “fenomeno” di «L’Unione Sarda» con oltre 7mila copie [+12.7% vs gennaio 2013] per un peso del 13.8% sul totale. Per tutti gli altri quotidiani le copie digitali restano assolutamente marginali.

Il grafico, realizzato da Human Highway,  con l’evoluzione delle vendite delle copie digitali nel primo quadrimestre di quest’anno, mostra a colpo d’occhio le dinamiche evolutive.

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I Conti in Tasca all’Industria dell’Informazione Italiana

La settimana scorsa sono stati diffusi i risultati gestionali dei principali editori relativamente ai primi nove mesi del 2012.

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory, sulla base dei dati pubblicati, si fanno i conti in tasca all’industria dell’informazione italiana, per fare il punto della situazione sul suo stato di salute, o meglio misurare la febbre del settore.

Sono stati presi in  considerazione i resoconti intermedi gestionali al 30 settembre dei principali players per quanto riguarda i giornali italiani: RCS Mediagroup, Poligrafici Editore, Caltagirone Editore, Gruppo 24 Ore, Espresso-Repubblica.

Buona lettura.

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Confermato

Confermate le indiscrezioni di ottobre, ieri è stato ufficialmente annunciato l’accordo anche per quanto riguarda la versione italiana dell’Huffington Post.

Allo stato attuale delle informazioni disponibili non posso che, altrettanto, confermare la mia opinione:

L’Italia, gli editori italiani, lo dico senza mezzi termini, senza giri di parole, non hanno bisogno di questo. Non abbiamo bisogno di altre persone che vengano qui a proporre modelli di sfruttamento come dimostra la non risposta fornita durante l’intervista condotta da Antonello Piroso sulla class action dei blogger d’oltreoceano. Non ha bisogno di accordi che portino soluzioni “pret a porter”. I giornali italiani sono ben distanti dal comprendere la natura della socialità delle notizie, come conferma anche l’analisi pubblicata ieri da Vincenzo Cosenza. Il cambiamento deve essere culturale ed organizzativo, automotivato invece che importato pronto all’uso.

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I Valori dell’Editoria Giornalistica

La FIEG ha elaborato un’analisi degli andamenti trimestrali ed il consolidato dell’ultimo triennio delle otto società editrici quotate in borsa [Mondadori, Espresso-Repubblica, RCS Mediagroup, Caltagirone Editore, Il Sole24Ore, Poligrafici Editoriale, Monrif], campione rappresentativo dell’editoria giornalistica nel suo complesso che concentra oltre tre quarti del mercato.

L’analisi fornisce le variazioni sull’andamento documentando gli scostamenti rispetto al pari periodo.

Complessivamente nel primo trimestre del 2011 i ricavi hanno subito una leggera contrazione [-0,3%], senza però che venissero compromessi ulteriormente i margini aziendali a fronte del proseguimento delle politiche di contenimento dei costi [-0,6%)]. Il Mol è infatti ulteriormente migliorato [+14,9%], e l’utile netto, pur mantenendo un risultato negativo, ne ha ridotto l’entità.

Sulla base dei dati forniti, ho ritenuto interessante effettuare una rielaborazione che più che le variazioni percentuali identificasse l’incidenza di ciascuna voce generale dei ricavi dell’editoria giornalistica.

Come illustra la tabella di sintesi realizzata, i ricavi da vendita incidono mediamente per oltre il 60% del totale mentre le revenues dell’area elettronica ed online si assestano a poco più del 2%.

Sono certamente dati mediati che bilanciano, ad esempio, la pesante crisi di RCS con gli utili di Caltagirone, ciò nonostante forniscono una dimensione ai valori in gioco in quest’area del comparto editoriale consentendo di valutare con maggior oggettività le aree da presidiare, quelle da sviluppare e quelle da abbandonare.

Non vi è dubbio che la vendita continui, e continuerà ancora a lungo, a rappresentare l’area che fornisce maggiori ricavi. Su come presidiare efficacemente quest’ambito, unendo come si suol dire la pratica alla grammatica, ho idee ben precise.

Note: Valori in milioni di euro, Ricavi da Vendita e Pubblicità si riferiscono a 8 società quotate, Ricavi dei Collaterali si riferiscono a 5 società quotate, Ricavi Elettronica & Online si riferiscono a 4 società quotate.

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Il Discorso di De Benedetti all’International Journalism Festival 2011

Il key note tenuto da Carlo de Benedetti all’International Journalism Festival ieri su giornali e giornalismo, come mostra la word cloud realizzata dal suo discorso integrale,  è fortemente incentrato sull’assioma del ruolo dei quotidiani come elemento imprescindibile di una democrazia.

E’ una relazione che è stata riproposta nel tempo da diversi attori del comparto editoriale anche a livello internazionale. Quasi un anatema di quello che avverrebbe se un giorno i giornali, così come li conosciamo, dovessere davvero scomparire.

Il problema di fondo è che questa relazione viene sempre meno riconosciuta dai lettori ed è certamente una delle concause dell’attuale crisi endemica dell’informazione tradizionale,  appellarvisi per partito preso senza prima essere intervenuti al riguardo non può che essere perdente.

Non è tutto da buttare però il ragionamento del Presidente del gruppo Espresso – Repubblica.

Di particolare interesse, a mio avviso, i passaggi relativamente al  ruolo di giornali e giornalismo come filtro, come aggregatori e selezionatori del rumore di fondo costante che caratterizza l’attuale fase dell’ecosistema dell’informazione.

La funzione di aggregazione più che quella del contenuto, che di fatto perde sempre più di valore, o perlomeno è sempre più difficile valorizzare sotto il profilo strettamente economico, se ben svolta, potrebbe effettivamente restituire ruolo e valore ai giornali traghettandoli in un futuro migliore.

Se l’informazione è abbondante è il tempo ad essere una risorsa sempre più scarsa e dunque preziosa. In tal senso il valore dell’aggregazione potrebbe essere concretamente riconosciuto dall’utenza così come da tempo avviene per servizi di monitoraggio dell’informazione relativamente alle citazioni ed all’immagine delle imprese che pagano questi servizi.

Aggregazione di contenuti, in chiave di preselezione affidabile, ed aggregazione di comunità di utenti, di lettori, in chiave sociale, potrebbero effettivamente restituire dignità e redditività ai giornali.

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Quanto Brilla il Sole

“Il Sole24Ore” ha pubblicato nei giorni scorsi la sintesi dei risultati del bilancio 2010.

Secondo quanto riportato da “Affari Italiani”, che pubblica il commento di Nicola Borzi, giornalista ed ex membro del Cdr del quotidiano in questione, la performance del 2010, seppure migliorativa rispetto all’anno precedente, è decisamente inferiore a quella registrata dagli editori più direttamente in concorrenza con il giornale di Confindustria.

Analizzando le piege del bilancio emergono alcuni aspetti d’interesse generale che, dalla mia prospettiva, vanno al di là delle singole specificità.

I ricavi consolidati del gruppo nel suo insieme registrano un’incidenza del 38% dalla raccolta pubblicitaria, del 28,5% per vendite ed abbonamenti e   del 25% dal digitale. Una visione non accurata di queste cifre complessive potrebbe trarre in inganno. Infatti, di estrema rilevanza, per quanto riguarda l’area digitale, è la parte professionale di pubblicazioni specialistiche di aggiornamento legislativo e professionale, che ha quasi il 55% dei ricavi dal digitale. In ambito specialistico dunque, il digitale ha redditività e rilevanza, mentre  negli altri segmenti così non è. Mi pare un’informazione non trascurabile.

Sono informazioni e relative riflessioni che l’analisi dei dati specifici del solo solo quotidiano confermano.

In  questo caso infatti, il digitale, seppure con tassi di crescita estremamente interessanti, ha un peso assolutamente minoritario con il formato tradizionale, il giornale in versione cartacea, che incide per il 75%.

Tra tutti i mezzi, le aree di business del Sole24Ore, l”unica a registrare una crescita è la radio che fa registrare un +8,5% rispetto al 2009 ma continua ad avere un ebitda negativo.

Se voleste approfondire verificando i bilanci degli altri principali gruppi editoriali italiani, sono disponibili online quelli di RCS, Gruppo Repubblica-Espresso e Caltagirone Editore.

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