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Nowism: Social Media & Informazione

James Surowieck, giornalista statunitense di riconosciuta autorevolezza, fa risalire il momento in cui i social media sono divenuti una parte rilevante dell’ecosistema dell’informazione allo tsunami del 2005. Nella sua conferenza sul tema spiega che:

In the world of blogs, there’s going to be before the tsunami and after the tsunami, because one of the things that happened in the wake of the tsunami was that, although initially – that is, in that first day – there was actually a kind of dearth of live reporting, there was a dearth of live video – and some people complained about this. They said, sort of, you know, the blogsters let us down. What became very clear was that within a few days the outpouring of information was immense, and we got a complete and powerful picture of what had happened in a way that we never had been able to get before. And what you had was a group of essentially unorganized, unconnected writers, video bloggers, et cetera, who were able to come up with a collective portrait of a disaster that gave us a much better sense of what it was like to actually be there than the mainstream media could give us.

Si tratta di una tendenza sempre più marcata che, sempre per identificare tentativamente dei momenti topici di riferimento, dalla rivolta iraniana del giugno 2009 vede in Twitter il “news stream”, la fonte dalla quale attingere le notizie più aggiornate, per eccellenza.

Se indubbiamente rappresenta un arricchimento di fonti e punti di vista sugli avvenimenti di portata mondiale, Twitter [o forse sarebbe meglio dire l’utenza di Twitter?] sembra afflitto dalla sindrome di voler capeggiare a tutti i costi rispetto agli altri media nell’essere la prima fonte in ordine temporale a diffondere notizie rilevanti.

E’ un fenomeno diffuso che non appartiene esclsivamente ai social media ma è ormai caratteristica integrante di una tendenza generale più ampia classificata come nowism: il bisogno di gratificazioni ed informazioni istantanee e costanti ben sintetizzato dalla definizione che ne fornisce l’Urban Dictionary.

Ho verificato personalmente tra ieri e l’altroieri gli effetti devastanti che può avere sull’informazione con riferimento alle sommosse popolari che stanno portando alla caduta dell’attuale regime in Libia.

Lo streaming continuo di notizie dalla Libia su Twitter è caratterizzato da momenti di picco in seguito alla diffusione di informazioni particolarmente rilevanti che eccitano gli animi e la diffusione.  Eclatante e significativa a tale proposito la dinamica relativa alla presunta fuga all’estero di Gheddafi con una prima indiscrezione che ottiene ben 2452 [a questo momento] retweet diventando di fatto notizia e generando, oltre alla mia ironia,  una ridda di indiscrezioni, di bufale, nate su Twitter e riprese dai mainstream media frutto della riconcorsa al primato nella notizia.

Il nowism rischia di uccidere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illazioni che si ricorrono annullando di fatto  la positività di un flusso informativo condiviso e diffuso. Si tratta di una situazione che viene ben sintetizzata da Carlo Dante nel suo «Minime Pervenute»: “In principio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Difficile dire se si tratti di un appendice dell’effetto auditel per l’informazione online, di propaganda, o, più semplicemente, di un inevitabile passaggio verso la maturità, verso una maggiore consapevolezza, del ruolo dei social media nell’ambito più strettamente informativo in chiave giornalistica.  Certamente rappresenta una deriva potenzialmente dannosa da tenere in considerazione alla quale attualmente non resta che porre rimedio affidandosi a fonti sul campo e di riconosciuta affidabilità.

- Anteprima della Prima Pagina del NYT del 22.02.2011 -

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Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quotidiano torinese La Stampa stamane, in uno degli articoli dedicati agli scontri in atto da tre giorni in Inghilterra, titola: “Londra, la rivolta corre su Twitter”, lasciando intendere  che il tam tam sui social network sia responsabile dei fatti.

E’ opportuno specificare che si tratta, ad essere benevoli, di un’inesattezza, poichè in realtà il mezzo prevalentemente utilizzato dai giovani per coordinarsi è stato il BlackBerry Messanger, servizio di messaggeria istantanea che non è possibile classificare come social network.

Ciò premesso, in queste ore i cittadini britannici stanno utilizzando i social media ed i social network esattamente in maniera opposta.

Sotto la denominazione di «Riot Clean Up» è un fiorire di iniziative spontanee delle diverse comunità di residenti che si organizzano e coordinano attraverso distinte modalità e mezzi, sfruttando la Rete, per ristabilire una situazione di normalità.

Si va dalle community che si danno appuntamento per pulire i quartieri devastati, alle pagine su Facebook destinate al medesimo scopo o, addirittura, per segnalare con foto e video atti di vandalismo ed autori; compito al quale è dedicato anche un microblog su Tumblr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una tendenza presente anche su Twitter dove i messaggi a favore della pulizia [#riotcleanup] hanno quasi pareggiato quelli di narrazione, più o meno realistica e più o meno partigiana su, come vengono chiamati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per approfondire: 1234

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Congetture

La strage in Norvegia è un caso da manuale di cattiva copertura giornalistica di un evento.

Se la rincorsa a dare l’informazione per primi ha generato distorsioni più o meno volontarie, anche i commenti, le chiavi di lettura dei tragici fatti non hanno mancato di sorprendere aggiungendo ulteriore disgusto ad un evento che era già di per se stesso ripugnante.

Da leggere al riguardo l’articolo pubblicato sul Guardian che parla proprio di «fact-free conjecture» [congetture non fondate su fatti] riferendosi al trattamento informativo complessivamente dato alla notizia in questione.

A completare il desolante panorama di congetture e disinformazione ci ha pensato un servizio del TG1 che traccia parallelismi tanto azzardati quanto infondati tra la strage ed i videogiochi chiudendo così, ci si augura, la lista delle cose da non fare in questi casi.

Nel centenario della sua nascita torna di attualità quanto affermava Marshall McLuhan in The Mechanical Bride nel 1951 che spiegava come “quello di cui c’è bisogno non è attaccare la lampante imbecillità, ma spiegare ciò che la sostiene”.

Risulta evidente come il giornalismo delle congetture pour cause abbia fallito anche alla luce di quanto scritto dal sociologo canadese.

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Indignati & Indegni

Ad un mese esatto dall’inizio delle mobilitazioni popolari che stanno attraversando la Spagna anche ieri è stata una giornata di proteste nelle principali città della penisola iberica.

A Barcellona, nella mattinata di ieri, durante la protesta di fronte al Parlament de Cataluña vi sono stati episodi di violenza e fronteggiamenti con le forze dell’ordine che hanno sorpreso e suscitato stupore per il carattere pacifico del movimento degli indignados sino a questo momento, che infatti dalla sua pagina web ufficiale si è immediatamente dissociato dai fatti.

Nel pomeriggio hanno incominciato a circolare sul web foto che attribuivano la responsabilità degli scontri ad agenti delle forze dell’ordine in borghese infiltrati con l’apposito compito di provocare tensioni. La mia reazione al riguardo è stata di cautela così come quella degli organi di informazione spagnoli.

Il video sottostante mostra chiaramente che si è trattato di una azione tesa a delegittimare il movimento di protesta e che, dopo che gli agenti provocatori sono stati accerchiati dai manifestanti che li avevano individuati come responsabili degli atti violenti, los mossos [la polizia regionale autonoma catalana] in divisa sono costretti ad intervenire ed a scortarli al sicuro.

Oltre a rimarcare la sostanziale differenza tra indignati ed indegni, il video evidenzia il distinguo tra informazione e disinformazione ai tempi della Rete.

Update del 17.06: Mi vedo costretto ad inserire un video diverso da quello originariamente proposto ieri che non risulta più visibile probabilmente per censura.   Nei fatti il nuovo video è identico all’originale, dal quale si distingue solo per i sottotitoli anche in castellano oltre che in catalano, ed è stato caricato da un utente diverso da quello che aveva caricato per primo le immagini. Con 300mila visioni, fortunatamente, saranno certamente molti coloro che l’hanno scaricato ed ora possono renderlo nuovamente disponibile. Si Illudono coloro che cercano di oscurare l’informazione in Rete.

Grazie a 140nn [& a Luca Alagna] per averlo scovato.

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La Talpa, gli Struzzi e il Rigor Mortis

L’ imprenditore ha ottenuto, suo malgrado, il suo quarto d’ora di celebrità.

Il motivo? Quello che ormai è una pratica talmente comune che persino i tribunali anglosassoni ne hanno autorizzato la possibilità durante le udienze: “twittare” live dall’ assise della Confindustrai tenutosi ieri.

La cosa ha destato un tale scalpore da guadagnarsi articoli di giornale e servizi al telegiornale che gli hanno affibbiato la definizione di talpa o di passerotto, uccellino che rischia di essere impallinato.

Come spiega lui stesso tutto nasce dall’interpretazione di un singolo tweet  ripreso come  unico elemento di un reportage che è stato ben più articolato.

Isolare una singola affermazione ed espanderne [pour cause?] la portata è uno dei vizi capitali di molti giornalisti, quando questo avviene in un contesto, quale quello di Twitter, sul quale necessitano evidentemente di un percorso di alfabetizzazione di base rompendo lo schema mentale prevalente, il risultato non può che essere di scarso livello in termini di informazione e servizio al lettore.

La talpa non esiste, gli struzzi nascondono la testa su dinamiche talmente diffuse da essere presto disciplinate proprio in ambito giornalistico, il rigor mortis dell’informazione nel nostro paese è sotto gli occhi di tutti grazie, anche, a questo “caso”.

- Clicca per Accedere all'Elaborazione Completa -

Altre voci e fonti, che certamente sarà necessario aggiornare nel tempo, sull’argomento in questione:

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Conferenza Stampa

Nel tempo le interviste si sono dapprima dequalificate, e successivamente appiattite, divenendo la rappresentazione fattuale più evidente del servilismo al potente intervistato da parte del giornalista di turno.

Quando questo non avviene, quando vengono poste domande scomode o “inopportune”, l’intervistato accusa l’intervistatore, abbandona l’intervista o la conferenza stampa e, spesso, minaccia [non mantenendo di solito successivamente] la querela.

L’intervista è dunque diventata un mezzo, facile, per promuovere l’immagine di se stessi e della propria organizzazione sia politica che privata, la cui distinzione peraltro appare oggi ahimè sempre più labile.

E’ il teatrino dell’informazione sotto gli occhi di tutti in questi giorni. [Via]

Ricordava tempo fa in una nota il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale, che “Il giornalismo senza domande non e’ possibile. E’ come giocare a calcio senza pallone. Non c’e’ gusto”.

Sono aspetti sui quali è attualmente in corso in Spagna, da parte delle diverse associazioni dei giornalisti di quel paese, una campagna contro le conferenze stampa senza domande ed altre anomalie informative. “Sin preguntas no cobertura” [senza domande nessuna copertura giornalistica], questo il nome dell’iniziativa, esige che non vengano convocate conferenze stampa dove non sono ammesse domande, impegnandosi a denunciare, a segnalare pubblicamente i politici che si rendano protagonisti di questi comportamenti.  Un’idea che sarebbe assolutamente opportuno replicare anche in Italia.

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Il Tempo del Peggior Giornalismo

“Il Tempo” già ieri si era distinto guadagnandosi il premio di peggior prima pagina del giorno.

Oggi replica peggiorando, se possibile, guadagnandosi così la palma d’oro del peggior giornalismo, delle balle atomiche, per riprendere il titolo, della disinformazione più becera.

Mario Sechi, Direttore del quotidiano in questione, nel suo editoriale di oggi scrive: «Il chiodo che sporge va preso a martellate».

Esattamente!

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