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Gli Italiani Sono Poco Social?

L’Office for National Statistics, l’equivalente della nostrana ISTAT per il Regno Unito, ha pubblicato le statistiche sul social networking in Europa basandosi su dati propri e su quelli di Eurostat.

E’ importante segnalare come per social networking si intenda la definizione più ampia del termine che comprende inviare messaggi a siti di chat, siti di social networking, blog, newsgroup, forum di discussione e l’uso di instant messaging. 

Dai dati emerge come l’Italia sia la nazione con il minor utilizzo di social network, nella accezione sopra riportata, di tutta Europa. Non solo, ma pur avendo un’elevata penetrazione di smartphones anche per quanto riguarda l’utilizzo di social network da mobile ci attestiamo al fondo della classifica sotto Bulgaria e Grecia.

Se certamente il dato nasce dalla bassa penetrazione di Internet in generale rispetto al totale della popolazione del nostro Paese rispetto alle altre nazioni, non ne va comunque trascurata la portata ed il significato di arretratezza sia in termini di infrastrutture che culturali, come dimostra, anche, la relativamente bassa penetrazione [esattamente la metà della media UE] anche per quanto riguarda la fascia di età 16-24 anni.

Per chi vive la Rete con intensità, come tra gli altri il sottoscritto, un richiamo alla realtà nazionale di quando in quando è tanto doloroso quanto necessario.

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e-Intensity Index

In questi giorni Boston Consulting Group, per il quarto anno consecutivo, ha pubblicato i risultati dell’e-intensity index, indice che misura la propensione all’essere digitale di una nazione.

L’ indice che misura l’importanza di internet nell’economia dei diversi Paesi, che quest’anno sono divenuti 80 rispetto ai 50 dell’anno scorso, si basa su tre criteri: enablement, engagement e expenditure.

  • Enablement/Abilitazione: Conta per il 50% del peso totale e coinvolge infrastrutture fisse e mobili.
  • Engagement/Coinvolgimento: Pesa il 25%, misura quanto attivamente le imprese, i governi e i consumatori stanno “abbracciando”, utilizzando Internet.
  • Expenditure/Spese: Pesa per il restante 25%, misura la proporzione di denaro speso per acquisti e pubblicità online

Il grafico sottostante, nel quale per facilitare di lettura ho selezionato solo i 27 Paesi della UE rispetto agli 80 mappati, mostra come l’Italia abbia un e-intensity index inferiore alle economie principali dell’Europa ed anche rispetto alla Spagna ed all’Irlanda. Non a caso già nel 2011 la nota società di consulenza ci aveva classificato tra i “Paesi pigri”.

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Già a fine novembre 2012 BCG aveva prodotto un grafico di sintesi del peso di Internet per tutti i Paesi del G-20, realizzato sulla base dei risultati del rapporto “The Internet Economy in the G-20”, che mostra come nel 2010 il peso di Internet sul PIL dell’Italia fosse del 2.1% rispetto ad una media delle 20 nazioni del 4.1%.

Secondo le stime, seppure vi sarà una crescita, alimentata prevalentemente dai consumi privati e ben poco da investimenti statali e privati, nel 2016 Internet arriverà a pesare il 3,5% del totale del PIL del nostro Paese contro una media del G-20 del 5.3%.

Un recupero solamente del 15% rispetto alla media, che rischia di veder ulteriormente scivolare l’Italia nello scenario della competizione globale con effetti che non è difficile prevedere e che indirettamente forniscono anche una visione di scenario sulle prospettive a medio termine per l’evoluzione dell’ editoria verso il digitale.

Internet Economy

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Presente e Futuro Digitale dell’Italia

Di ritorno dall’Internet Festival della scorsa settimana, nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory si parla di presente e futuro digitale del nostro Paese.

Un excursus sulla 4 giorni pisana dedicata alla Rete, il punto della situazione attuale, sintetizzato dalle parole del Presidente di Google per l’area Seemea [Europa Sud e Est, Medio Oriente e Africa] al festival e i dati pubblicati da «La Voce» sempre in questi giorni che tracciano per l’ennesima volta l’arretratezza italiana, ultima della fila in Europa, anche, su questo fronte.

Arretratezza che dovrebbe iniziare un percorso di recupero grazie alle misure contenute nel decreto sviluppo varato la scorsa settimana che ha previsto, tra le altre, misure per incentivare la costituzione e lo sviluppo di nuove imprese innovative, la realizzazione di infrastrutture, la riduzione del digital divide, sperando che l’agenda digitale non resti nelle buone intenzioni, come spesso avviene, divenendo un taccuino.

Buona lettura.

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e-Intensity Index

OpenDataBLOG ha pubblicato qualche giorno fa l’infografica di sintesi dei risultati dell’ e-intensity index, indice che misura la propensione all’essere digitale di uno stato realizzato da Boston Consulting Group, che aveva prodotto ad aprile di quest’anno un report, commisionatogli da Google, con una parte specificatamente dedicata all’Italia.

L’ indice che misura l’importanza di internet nell’economia dei diversi Paesi classifica l’Italia tra i Paesi “pigri”, ovvero tra le nazioni con una scarsa propensione all’innovazione digitale.

Una amara conferma di come le priorità siano state incentrate sin ora [pour cause?] su altri aspetti quali, ad esempio, il DTT.

Per sensibilizzare Governo ed opinione pubblica sul tema, si terrà la prossima settimana una maratona digitale dedicata all’innovazione che vedrà la collaborazione online di migliaia di utenti [si stima almeno 20mila] per far emergere, confrontarsi e discutere il valore dell’innovazione in Italia.

Iniziativa per la quale sono stato “arruolato” nel forum dedicato a come i nuovi strumenti del digitale possono abbattere il digital divide dell’informazione a cui non posso che caldamente invitarvi a partecipare. Pare ve ne sia davvero un gran bisogno.

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Senza giornali [di carta] per un anno

Adam Vincenzini, londinese consulente nell’area delle public relations, ha deciso di provare a sperimentare se sia possibile vivere per un anno senza acquistare o leggere alcun quotidiano nel formato tradizionale.

Le regole sono state descritte nel suo blog ad inizio 2010 e da allora, con frequenza settimanale, vengono pubblicati degli aggiornamenti sull’andamento dell’esperimento in corso.

Per la natura del suo lavoro, Vincenzini è [era] legato alla lettura dei giornali oltre che per avere aggiornamenti sulle notizie per verificare il buon andamento, o meno, delle campagne promosse dalla sua società di PR.

Nel corso di tutto il 2010, perciò, tenterà di leggere le notizie solamente su supporti elettronici via internet dovendo evitare a tutti i costi qualsiasi contatto con la versione cartacea dei quotidiani. L’esperimento tende dunque a dimostrare se questo sia possibile o meno. Dal video pubblicato sabato 16 gennaio scorso si iniziano a vedere le prime difficoltà e si apprezza come i giornali nella loro versione tradizionale [di carta] siano parte integrante e fondamentale della nostra quotidianità.

Sarà interessante continuare a seguire il test durante il corso dell’anno per verificarne l’avanzamento e l’impatto. Stay tuned.

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