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Visibilità Vò Cercando

Dopo la decisione da parte di WikiLeaks di diffondere tutti i 251mila cablogrammi in suo possesso è stata definitivamente guerra tra l’organizzazione guidata da Julian Assange ed i principali [ex] media partner. Una scelta apparentemente in nome dei principi deontologici del giornalismo dietro la quale, leggendo i 9 principi pubblicati da PEJ [Project for Excellence in Journalism, si comprende come si celino in realtà motivazioni diverse e più articolate.

Assange all’epoca aveva affermato che i media partners di “secondo livello”, e il milione di followers su Twitter avrebbero consentito a WikiLeaks la stessa ampiezza di diffusione che veniva generata dai principali quotidiani del mondo.

Ipotesi che, nonostante ora i followers su Twitter abbiano raggiunto quasi il milione e mezzo non pare essersi concretizzata, come dimostrato anche con i dati forniti da Google Trends che evidenziano la correlazione tra volume delle notizie e traffico generato in Rete e, comunque, interesse generale decisamente calante anche in occasione del tanto annunciato ritorno.

Ecco che allora il fondatore di WikiLeaks approda con un programma tutto suo sul medium di massa per definizione: la televisione.

Dalla prossima settimana infatti, Julian Assange partirà con un talk show tutto suo: “The World Tomorrow with Julian Assange” affidando al broadcaster russo «Russia Today», canale televisivo creato dal Governo Russo per propagandare la propria immagine a livello internazionale il ruolo di mezzo di diffusione del proprio messaggio.

Scelta che certamente dovrebbe garantirgli la visibilità perduta ma che stride decisamente viste le posizioni su libertà d’informazione e corruzione della Russia certamente non in linea con i principi minimi dell’etica su entrambi i fronti.

Come avviene in tutte le guerre, la battaglia tra l’organizzazione di Assange ed i mainstream media sta avendo un impatto negativo su entrambe le parti. Il torpore delle coscienze, alimentato dagli interessi di parte, rischia di avere la meglio sulla trasparenza e sulla verità.

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L’Impatto della Guerra tra WikiLeaks ed i Quotidiani

Le prime avvisaglie dell’incrinarsi delle relazioni tra WikiLeaks ed i suoi media partners ufficiali si erano già manifestate con chiarezza a fine aprile in occasione della publicazione dei cablograbbi segreti, o comunque riservati, sulle vicende di Guantanamo.

Dopo la decisione di questi giorni da parte di WikiLeaks di diffondere tutti i 251mila cablogrammi in suo possesso è definitivamente guerra tra l’organizzazione guidata da Julian Assange e i principali [ex] partner.

Da un lato si giustifica la decisione presa con la rottura degli accordi da parte del Guardian ed il favore dei sostenitori a larga maggioranza di diffondere le informazioni in proprio possesso, dall’altro ci si dissocia e si critica apertamente la scelta in nome dei principi deontoligici del giornalismo.

La testimonianza di Gennaro Carotenuto aiuta a far luce sulle motivazioni e sulle responsabilità delle parti in causa.

Di altrettanto interesse, a mio avviso, verificare l’impatto in termini di diffusione delle informazioni.

Se infatti WikiLeaks è diventata non solo simbolo della libertà di espressione ma anche fonte indispensabile per i giornalisti e per attirare visitatori alle pagine delle edizioni online dei quotidiani, quanto dipende la diffusione di queste informazioni dai giornali? E’ possibile che fonti ufficiali di minor rilevanza, i media partners di “secondo livello”, e il milione di followers su Twitter  consentano a WikiLeaks la stessa ampiezza di diffusione che veniva generata dai principali quotidiani del mondo come afferma Assange?

Sulla base di alcune evidenze raccolte dal sottoscritto, la risposta pare essere negativa.

Mentre circa un anno fa il livello di tweet si attestava intorno all’1,5% del totale con picchi sino al 2% in questi giorni siamo intorno allo 0,1%.

Si tratta di una tendenza che l’analisi condotta utilizzando Google Trends conferma nella sua globalità che definisce la piattezza del traffico sul Web in assenza di evidenza fornita dai mainstream media. Il grafico di sintesi dei risultati sottoriportato evidenzia con chiarezza la correlazione tra volume delle notizie e traffico generato in Rete.

Trend che l’ultilizzo di WE twendz pro, applicazione dedicata a monitorare ed analizzare dinamiche ed impatto delle conversazioni su Twitter, consente di approfondire.

Ne emerge un quadro d’assieme che descrive puntualmente come la maggior influenza sia in chiave positiva che di sentiment negativo venga generata prevalentemente da account ufficiali di fonti d’informazione tradizionali [quali ad esempio BBC e NPRNews] e di come, comunque, il traffico non abbia mai superato i 1400 tweet.

Se sia maggiormente discutibile l’etica di WikiLeaks o quella delle trame oscure dei Governi può certamente essere tema da approfondire, quello che appare certo è che, come avviene in tutte le guerre, la battaglia tra l’organizzazione di Assange ed i quotidiani stia avendo un impatto negativo su entrambi i fronti.

 

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Notizie & Micromessaggi

Il video realizzato da Justin Blinder, “We Read, We Tweet”, visualizza la diffusione di alcuni articoli del New York Times attraverso Twitter.

Ogni linea collega il luogo dal quale è partito il tweet con la località alla quale fa riferimento l’articolo. Le linee sono generate secondo la sequenza temporale dei micromessaggi.

Il progetto esplora ed esemplifica la distribuzione delle notizie attraverso la piattaforma di microblogging.

Affascinante e interessante.

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Newsmaking & Troian Marketing

Le notizie sono un prodotto come qualsiasi altro la cui materia prima è la massa infinita e informe di accadimenti che caratterizzano la vita sociale e i cui consumatori sono un insieme di persone diverse che vogliono sia soddisfatta un’esigenza i cui contorni non sono chiaramente definiti. Secondo le teorie più accreditate i media rispondono a uno strano mix di bisogni (informazione, identità personale, integrazione sociale e intrattenimento) diversamente declinati e miscelati nella moltitudine eterogenea dei consumatori. Per questa ragione e per ragioni economiche il giornalismo è improntato a una prospettiva principalmente pratica sugli eventi, finalizzata a riassemblarli rapidamente e darne valutazioni semplici in maniera capace di intrattenere il pubblico e di fidelizzarlo.

"La Repubblica" - 24.02.2009 -

"La Repubblica" - 24.02.2009 -

Per continuare a leggere il seguito, se d’interesse, click on image.

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The Washington Post is on Friendfeed

The Washington Post, primo tra tutti i quotidiani al mondo per quanto mi risulti, da circa 12 ore ha attivato un proprio canale di comunicazione su Friendfeed.

Si introduce così un ulteriore elemento nel senso della notizia.

Click on image for further details.

Update: Grazie alla segnalazione di Giuseppe Granieri si apprende che erano già approdati su FF due quotidiani italiani ed uno anglosassone.

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