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Un Politico Corrotto Preferisce i Blogger ai Giornalisti

La mappa realizzata dall’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford visualizza in quali nazioni sono i 100 principali quotidiani nel mondo.

Seppure non offra il ricchissimo database della mappa mondiale dei giornali, evidenzia il collegamento diretto tra richezza e diffusione dei giornali con Scandinavia e Giappone in testa alla classifica del rapporto tra numero di abitanti e copie vendute.

La mappa inoltre fa emergere come spesso l’importanza dei mezzi d’informazione sia sovrastimata rispetto alla loro portata effettiva.

Un eccesso di considerazione che emerge anche dalle parole di Paddy Coulter, Direttore di Oxford Global Media, che in un’intervista rilasciata ieri al quotidiano catalano «La Vanguardia», attacca con durezza blog e social media in generale assegnando solo ai giornali il ruolo di tutori della democrazia.

A prescindere da qualunque altra considerazione possibile, ritengo non sia attraverso la contrapposizione che si costruiscano solitamente processi virtuosi.

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Con la Matita tra i Denti

Da questa zona temporaneamente autonoma diffondo l’invito ad andare a votare domenica 12 e lunedì 13 per i quattro referendum convinto che non esercitare l’opzione di esprimere la propria opinione sui fatti della società civile costituisca pericoloso precedente che potrebbe ulteriormente abbassare la soglia della democrazia, già tanto bistrattata nell’ultimo decennio, a prescindere dalla decisione di votare a favore dell’abrogazione o meno delle leggi.

Non votare significa abrogare la democrazia. Rifletteteci.

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Passaggi & Paesaggi [13]

È mia convinzione che, esprimendo il problema della politica nella forma: “Chi deve governare?” o “La volontà di chi dev’essere decisiva?”, ecc., Platone ha prodotto una durevole confusione nel campo della filosofia politica. […]

È evidente che, una volta formulata la domanda: “Chi deve governare?”, non si possono evitare risposte di questo genere: “i migliori” o “i più sapienti” o “il governante nato”… Ma una risposta siffatta, per quanto convincente possa sembrare — infatti, chi potrebbe propugnare il governo del “peggiore” o del “più grande stolto” o dello “schiavo nato”? — è, come cercherò di dimostrare, assolutamente sterile.[…]

Ma ciò ci porta a un nuovo approccio al problema della politica, perché ci costringe a sostituire alla vecchia domanda Chi deve governare la nuova domanda Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?

K. Popper – La società aperta e i suoi nemici –

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Studio sulla Correlazione tra Advertising e Copertura Giornalistica

In molti spesso si sono chiesti quale fosse la reale indipendenza e quale invece il legame tra informazione e potere politico ed economico. Domanda che in una nazione quale l’Italia, dove la concentrazione da una lato del potere e dall’altro dell’editoria è superiore ad altri paesi, assume un ruolo di importanza primaria per il futuro del giornalismo e della nazione stessa.

Una prima risposta a queste tanto legittime quanto rilevanti questioni, è stata fornita verso la fine del 2009 da uno studio pubblicato sul numero di novembre del “Journal of Marketing” che analizzando la spesa pubblicitaria e la copertura giornalistica di 291 imprese italiane della moda sulle pubblicazioni di 123 editori in Italia [61], Francia [15], Germania [15], Gran Bretagna [16] e USA [16],concludeva perentoriamente che “ci sono le prove di una forte influenza <<positiva>> della pubblicità sulla copertura giornalistica”.

Arriva ora la conferma da una ricerca specificatamente dedicata all’Italia sul rapporto tra copertura giornalistica e pubblicità condotta da Marco Gambaro, professore di Economia della Comunicazione al dipartimento di Scienza Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università Statale di Milano, e Riccardo Puglisi, ricercatore all’Università di Pavia.

Lo studio, articolato su un periodo di di due anni, si è concluso nel dicembre 2009 ed i risultati sono stati rilasciati recentissimamente. Sono stati presi in esame gli articoli pubblicati ogni giorno nel biennio da 6 quotidiani italiani su 13 società quotate in borsa analizzando complessivamente 56mila articoli che sono stati confrontati sia con i comunicati stampa diffusi che con gli investimenti in advertising [secondo i dati Nielsen] delle società prese in considerazione.

Le testate analizzate sono state: Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Resto del Carlino, Tirreno e Mattino di Padova. Le aziende prese in considerazione a campione: Campari, Edison, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica, Geox, Indesit, Luxottica, Mediolanum, Telecom Italia, Tiscali e Tod’s.

L’analisi conferma come il ritorno, in termini di articoli pubblicati, sia direttamente correlato al crescere degli investimenti pubblicitari, aumentando sia in funzione dei comunicati stampa diffusi che del livello di investimento in comunicazione pubblicitaria delle imprese.

Fonte: “WHAT DO ADS BUY? DAILY COVERAGE OF LISTED COMPANIES ON THE ITALIAN PRESS” Working Paper Dicembre 2009.

Un ulteriore effetto che emerge è quello che deriva dalla proprietà dei quotidiani, con “La Stampa” che ha un rapporto quasi doppio rispetto agli altri quotidiani oggetto dello studio nelle citazioni, negli articoli, sul proprio azionista: la Fiat.

I ricercatori segnalano come queste dinamiche abbiano un impatto non solo in chiave strettamente di marketing di valorizzazione, o perlomeno di accrescimento di notorietà, del brand, ma anche sulla probabilità di acquisto dei titoli in borsa delle società esaminate che trarrebbero un vantaggio anche in chiave finanziaria dalle dinamiche emergenti.

Una delle argomentazioni più ricorrenti propone una visione secondo la quale i giornali rappresentano un pilastro indispensabile per la democrazia per il ruolo di custodi della correttezza di informazione che rivestirebbero. Diceva Norberto Bobbio “la democrazia vive di buon e leggi e buoni costumi”. E’ un periodo questo in cui pare che manchino entrambi.

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