Archivi tag: dead media

Commenti Chiarificatori

Ieri ho pubblicato un articolo di critica ad un’iniziativa lanciata da «Il Giornale». Le critiche non sono piaciute ad uno dei due reporter che realizzeranno, se si raggiungerà la soglia stabilita di raccolta fondi, uno dei servizi di “Gli occhi della guerra”. Il caso vuole proprio quello dal titolo più esilarante, paradossale: “Libia, il nostro petrolio è in pericolo servono 5000 euro”.

Il signor Gian Micalessin, “perde le staffe”, nonostante voglia immaginare che un reporter di guerra con un curriculum di tutto rispetto debba essere abituato a situazioni di stress emotivo, e la mette sul personale scrivendo nei commenti:

A Pier Luca Santoro alias “Il Giornalaio” non varrebbe la pena di rispondere. E’ uno dei tanti inetti del web che invece di “fare” sputa sulle iniziative degli altri. Rispondendogli so di attribuire ai suoi commenti un rilievo che non hanno. Ma vorrei ricordare un dettaglio. Il sottoscritto, Fausto Biloslavo, e Toni Capuozzo testimonial di Occhi della Guerra, lavorano da trent’anni nel campo del reportage a livello internazionale. “Il Giornale” è una testata nazionale di cui uno può condividere o meno le posizioni, ma che offre un punto di vista sulla realtà. Quali sono i meriti professionali del signor Santoro? Cos’ha fatto nella sua vita oltre a vantare una collaborazione con un fantomatico osservatorio del giornalismo europeo? Probabilmente nulla. Cari amici del web prima di criticare e sputare sentenze imparate a “fare”. E imparate una regola del giornalismo chiamare e chiedere l’opinione di tutti. Anche di quelli che intendete attaccare.

Per quanto riguarda ciò che io ho fatto nella mia vita professionale si rimanda alla sezione about, che evidentemente non è stata letta con sufficiente attenzione ma solo per trovare chi vi fosse a firma dell’articolo visto che mi si cita per nome e cognome, e, se d’interesse, al profilo Linkedin per maggiori dettagli. In riferimento all’European Journalism Observatory credo sia sufficiente visitare la pagina del sito web dedicata ai partner, tra cui spicca, uno per tutti, il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’ Università di Oxford, per eliminare i dubbi pour cause del Micaselin.

Ciò premesso, rassicura, in caso di bisogno, la chiarificazione offerta dal reporter sullo spirito reale del crowdfunding, che secondo le dichiarazioni dovrebbe essere di costruire un rapporto più diretto con i lettori grazie al Web. Web contro il quale, in almeno due passaggi, si spara a pallettoni chiarendo con efficacia quale sia il reale vissuto.

Al Micalessin fa eco, in un altro commento, Luca Pautasso, che secondo quanto si legge sul suo profilo Twitter è social media editor per una trasmissione di La7, e che paradossalmente, nonostante il suo lavoro, parla di “socialqualunque 2.0”.

Sono commenti chiarificatori che confermano le reali intenzioni di un’iniziativa, mal congegnata, per recuperare visibilità da parte del giornale di famiglia, e di  quanto profonda sia, anche in questo caso, la distanza tra dichiarato ed il vissuto e il realizzato.

Grazie per la conferma all’ipotesi di lavoro. Keep trying.

Keep Trying

2 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Marketing Editoriale “De Noantri”

Dopo il social media marketing  ed il content marketing “de noantri” è oggi la volta di il marketing editoriale “de noantri”, definizione romanesca nella quale ho pensato abbia un senso far ricadere “il peggio di” per una volta al mese.

Lo spunto viene da un’iniziativa lanciata in questi giorni da «Il Giornale» che propone “Gli occhi della guerra” [Un nuovo modo di fare giornalismo], iniziativa di crowdfunding per finanziare reportage approfonditi dai fronti caldi del pianeta.

Attualmente i reportage proposti sono due: uno dedicato all’Afghanistan e l’altro alla Libia. Ai lettori vengono richiesti rispettivamente 4mila euro per il primo e 5mila per il secondo. Per entrambi la scadenza della raccolta di fondi è il primo marzo 2014 e a questo momento sono stati raccolti 6 € in un caso e 5 € nell’altro donati da unico sostenitore. Non esattamente una partenza “a razzo” come conferma l’account Twitter dedicato [che però non ha ancora tweetato] che ha un follower – chissà che non sia il misterioso donatore –  e la pagina Facebook con due fans.

Il perchè è facilmente comprensibile leggendo la presentazione dell’iniziativa dove tra le altre cose è scritto:

Il web, nonostante la crisi dell’editoria, ci offre gli strumenti per un nuovo modo di fare giornalismo costruendo un rapporto più diretto con voi lettori.

Un mix di rammarico, piagnisteo, sulla situazione economica e la banalizzazione di stereotipi consunti, usati ed abusati ma mai veramente perseguiti.

Il rapporto diretto con i lettori si costruisce dialogando con i lettori sul sito web, dove non vi è traccia dell’iniziativa, sui social e attraverso quello che viene definito “open journalism”, non con un’iniziativa di crowdfunding spuria, che gode anche del sostegno di sponsor, di imprese, da parte di una testata di proprietà del magnate dell’editoria italiana che chiede “quattro spicci” ai propri aficionados.

E’chiaro che si tratta invece di un’iniziativa, mal congegnata, per recuperare visibilità. Il marketing editoriale “de noantri”.

every model

8 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

Social Media Marketing “De Noantri”

Dopo che il mese scorso è stato pubblicato il content marketing de noartri è oggi la volta del social media marketing de noartri [chissà mai che diventi una rubrica fissa con cadenza mensile].

Lo spunto viene dalla pagina Facebook del quotidiano del Nordest «Il Gazzettino» [*]  che, come riporta anche la classifica mensile realizzata da Blogmeter, sta scalando la classifica dell’engagement in casa Zuckerberg e al momento della redazione di questo articolo ha un PTAT – persone che ne stanno parlando –  del 35.8%.

Molto bene dunque parrebbe. E invece, a mio avviso, assolutamente no.

Per fare questo “risultato” sulla pagina Facebook del quotidiano in questione da qualche mese vengono caricati contenuti che nulla hanno a che vedere con l’identità del giornale. Ad esempio uno dei post con il maggior numero di condivisioni, altro parametro di engagement, di ieri è questo sottoriportato.

Gazzettino

La pagina Facebook viene alimentata con una frequenza davvero elevata ed i contenuti quali quello sopra riportato come concreta esemplificazione si sprecano. Cosa che invece non avviene su Twitter dove invece il quotidiano mantiene maggior rigore e identità.

Si tratta della più amara delle evidenze della sopraffazione dell’informazione spettacolo sulla qualità giornalistica, dell’effetto auditel [adattato alla realtà nostrana] dettato dalla rincorsa, tanto spasmodica quanto scomposta, al recupero delle revenues inseguendo le pagine viste ad ogni costo anche a quello di snaturare l’identità, e dunque il valore del brand, della testata.

Ma funziona almeno? Dalla mia analisi parrebbe di no.

La storia che ottiene il massimo tasso di engagement nell’ultima settimana, tra quelle con elementi multimediali [foto e video], con 1565 “mi piace”, è relativa ad una storia d’amore tra due anziani di Treviso, del territorio nel quale il quotidiano è storicamente radicato.

Anche a livello di click non sembra che questo tipo di politica di informazione spettacolo su Facebook paghi come mostra il grafico degli outbound posts, confermando come i like non siano voti nè propensione all’acquisto.

Il social media marketing de noartri serve solo a svaccare, a intaccare pericolosamente la reputazione del brand della testata. Sapevatelo!

Gazzettino Outbound

[*] Il caso de «Il Gazzettino» è stato preso solo come esempio di pratiche tanto diffuse quanto inopportune.

6 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

Recupero Crediti

Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria nella sezione dedicata ai contributi all’editoria ha pubblicato i dati relativi alle procedure di recupero avviate nei confronti di diversi editori che in base agli accertamenti svolti hanno evidenziato situazioni di irregolarità e di carenza dei requisiti che la legge richiede per legittimare l’erogazione del contributo pubblico. Alcuni dei recuperi sono invece frutto di accertamenti svolti nell’ambito di indagini avviate in sede giudiziaria.

In entrambi i casi, il Dipartimento ha disposto l’annullamento dei contributi erogati nelle annualità oggetto di accertamento e ha dato avvio alle procedure per il recupero delle somme a suo tempo erogate.

Complessivamente ammonta a 8.7 milioni di euro la quota di contributo erogati nel 2010 che lo stato intende[rebbe] recuperare dagli editori per contributi e ce n’è davvero per tutti. Sono 239 le testate, tra quotidiani e periodici, interessate dal provvedimento.

La palma d’oro, l’importo massimo da recuperare, va a «L’Unità» con € 388.582 da restituire seguita da «Italia Oggi» a € 336.771. Ed ancora «Il Foglio» € 220.196, «Europa» € 211.919, «La Padania» € 251.273, «Il Manifesto» € 239,625, «Liberazione» € 213.720 e «Cronaca Qui.it» € 239.625, per citare solo quelli con gli importi più elevati.

Segue un elenco infinito di testate locali con importi oltre i 100mila €. Spiccano anche alcune testate estere in lingua italiana quali «America Oggi» € 161.909 ed il «Corriere Canadese» € 181.338,35.

Testata quest’ultima posta in liquidazione a maggio di quest’anno che pare dovrebbe riprendere le pubblicazioni grazie una cordata di imprenditori guidati dall’ex ministro federale, l’onorevole Joe Volpe. Nomen omen [*].

A questi, per importi decisamente più cospicui, che nell’insieme ammontano alla bellezza [si fa per dire] di 64.3 milioni di euro, si sommano gli importi da recuperare per indagini giudiziarie svolte dalla Guardia di Finanza che riguardano l’arco temporale che va dal 1998 al 2011 a seconda dei casi.

Per oltre la metà del totale pesano insieme l’«Avanti» con € 22.605.391 per il quale sono stati posti sotto sequestro appartamenti per un valore di 9 milioni di euro – meno di un terzo del totale –  nel novembre del 2012, e il giornale diretto da Maurizio Belpietro, «Libero», con € 15.117.891, testata che in sette anni ha ricevuto 39 milioni di euro di fondi pubblici.

Amen!

Game over hands

3 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Immaginare [un Quotidiano] senza Immagini

All’inizio di questa settimana Poynter ha pubblicato i dati della American Society of News Editors sulla perdita di posti di lavoro tra i giornalisti statunitensi dal 2000 al 2012.

Colpisce che anche gli online producers, per i quali ci si aspetterebbe un’espansione, siano colpiti dalla crisi con una perdita occupazionale non trascurabile, ma il maggior calo percentuale [-43%] è per i redattori del settore fotografico e videografico dei giornali americani.

pew-asne-photogs

Il quotidiano francese «Libération», che della fotografia e della qualità delle immagini ha sempre fatto un proprio elemento distintivo, un punto di forza del giornale [basti vedere la prima pagina di Libération Week-end di questa settimana], provocatoriamente è uscito in edicola giovedì con un edizione completamente senza immagini.

Nell’editoriale di spiegazione della scelta si legge “Nel corso degli anni, la nostra passione per la fotografia in tutte le sue forme, non ha mai vacillato. Non per  abbellire, per scioccare o illustrare, ma perché la foto ha messo gli occhi su gli usi e i costumi del nostro mondo.”, proseguendo “tutti sanno della situazione disastrosa in cui i fotografi della stampa si ritrovano, specialmente  i reporter di guerra che hanno messo le loro vite a rischio per miseri guadagni”.

Al  posto delle immagini sono state inserite una serie di cornici vuote che creano uno spazio di silenzio piuttosto scomodo dell’ovvia mancanza di informazioni.

Un forte segno di interrogazione. Svuotamento di qualsiasi rappresentazione che offrendo solo parole evidenzia, in caso di dubbio, quanto il linguaggio delle immagini sia essenziale per la comprensione.

Sotto riportate alcune delle pagine del quotidiano rese disponibili dal «British Journal of Photography”. Comment is free.

liberation-02

liberation-04

2 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Pagherete Caro, Pagherete Tutto?

Lightspeed Research, per conto di Kantar Media, ad agosto di quest’anno ha indagato la propensione degli internauti britannici, delle persone a pagare per l’informazione online.

Dai risultati, pubblicati in questi giorni, emerge, o forse per meglio dire si conferma ancora una volta, come la disponibilità a pagare sia assolutamente minima. Complessivamente solo il 4% degli intervistati afferma di aver pagato per dei contenuti informativi online e l’80% afferma che smetterebbe di visitare il sito web di una testata se questa adottasse un paywall.

Il 43% dei rispondenti afferma che non ci sia motivo di pagare per avere informazione che altrove è disponibile gratuitamente ma il 21% dice che può avere senso se il contenuto è di nicchia, specializzato.

Al di là della conferma della scarsissima propensione a pagare, che emerge in tutte le ricerche sul tema, nella mia interpretazione, i dati dicono da un lato che le notizie sono perlopiù unbranded e che dunque senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è speranza di sopravvivenza, e dall’altro lato che la specializzazione paga anche da questo punto di vista.

Non è necessario guardare esclusivamente ai successi del «Financial Times» in tal senso ma è sufficiente vedere l’andamento delle vendite di copie digitali nel nostro Paese per capirlo.

Paywall UK

1 Commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Il Muro Intorno al Mondo

Da ieri il quotidiano spagnolo «El Mundo», secondo giornale per vendite dopo «El Pais», “appendice” spagnola di RCSMediagroup che proprio a quella partecipazione deve una parte consistente della propria situazione debitoria, ha rinnovato il proprio sito web e deciso di innalzare un metered paywall intorno ai propri contenuti, intorno al suo sito internet, il più visitato fra quelli di tutti i mezzi d’informazione europei in lingua spagnola.

Nei due video sottostanti i cambiamenti principali del quotidiano e la campagna di comunicazione lanciata per l’occasione.

Il metered paywall consentirà di visionare sino ad un massimo di 25 contenuti mensilmente senza dover pagare. Da qui le opzioni sono tante e tutte a pagamento: abbonamento a Orbyt, l’equivalente della futura “edicola italiana” attraverso la quale in due anni sono stati raggiungi 85mila abbonamenti a «El Mundo», a prezzi da saldo, e che da diritto all’acceso a tutte le versioni del quotidiano, la sottoscrizione all’edizione cartacea, che da accesso a tutti i contenuti del sito web. o pagare solo per una particolare applicazione.

Il prezzo richiesto [che pagheranno?] gli utenti varia da 2,95€  per le applicazioni di telefonia mobile a 4,95€ per la versione per tablet sino ai 10€ per la sottoscrizione di Oribyt che, come detto, rende accessibili tutti i contenuti e le versioni. Inoltre, chi acquista quotidianamente la versione cartacea otterrà un codice per accedere al web senza limiti per quel giorno.

Ma la domanda resta sempre quella: perchè si dovrebbe pagare, considerando anche che «El Pais» resta invece aperto. Secondo quanto dichiarato in un hangout con streaming dal vivo Pedro J. Ramírez, Direttore del giornale, si sostiene che vengono offerte informazioni di valore e che dunque si debba pagare affermando che:

Me molesta que haya quien piense que la información no tiene valor. Nuestro objetivo es devolver el valor al trabajo que hacen los profesionales, poniendo un precio para quien quiera pagar [Mi dà fastidio che alcune persone pensino che l’informazione non ha valore. Il nostro obiettivo è quello di riportare il valore al lavoro fatto da professionisti, mettendo un prezzo per chi vuole pagare].

Il ritornello di sempre insomma. Una motivazione che per quanto legittima resta vuota, priva di significato, e di speranza effettiva di ottenere dei ricavi, nello scenario attuale.

Buona fortuna!

newspaper_paywall

Per approfondire. L’editoriale di Pedro J. Ramírez “El Mundo cambia pelle, ci guadagnano tutti” e un altro articolo, pubblicato sempre sul sito web del giornale, “Non ci sarà un solo lettore che non avrà benefici da El Mundo”.

Bonus track l’infografica realizzata da Blogmeter Spagna sulle “Facebook Top Brands” della penisola iberica per settembre 2013 dalla quale emerge come «El Mundo» abbia un tasso di engagement inferiore a «El Pais» ed a molti altri quotidiani spagnoli.

4 commenti

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali