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L’Impatto di Internet sul Giornalismo & l’Industria dell’Informazione

Durante l’estate «The Economist» ha realizzato uno speciale dell’evoluzione degli ultimi anni sia sotto il profilo concettuale di sviluppo di nuovi giornalismi, in termini di mezzi e format, che di analisi delle dinamiche economiche offrendo al lettore un panorama davvero esauriente dello stato dell’arte.

Il video sottostante realizzato dal settimanale britannico, oltre ad essere un ottimo esempio di storytelling, riprende le argomentazioni di Jay Rosen, favorevole alle evoluzioni in corso, e di Nicolas Carr che invece evidenzia i lati negativi sia in termini di impatto economico che, a suo dire, di qualità dell’informazione.

Sul tema da leggere con attenzione l’articolo pubblicato da Slate sulle evoluzioni del giornalismo digitale, ancora una volta sia in riferimento alla produzione di contenuti che economico.

Personalmente, in sintesi, ritengo che i vantaggi apportati nel complesso all’ecosistema dell’informazione dalla Rete siano superiori agli svantaggi, che pure esistono. Certamente il binomio vendite + pubblicità che ha sostenuto sin ora l’industria dell’informazione non appare più essere un modello perseguibile e dovrà, in tempi e modalità distinte a seconda delle diverse nazioni e delle caratteristiche di ciascuna testata [o di quelle che sopravviveranno, almeno], essere sostituito da un approccio che fondi il modello di business su criteri transmediatici e multipiattaforma.

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Occupare le Redazioni

David Carr, dalle sue celebri colonne dedicate al mondo dei media del «New York Times», tratteggia gli effetti della crisi del mondo editoriale per i giornalisti d’oltreoceano, dipingendo una situazione che pare molto simile a quella della finanza e delle banche.

Perdita di posti di lavoro e, per chi resta, condizioni sempre più difficili di precarietà basata su ritmi lavorativi crescenti e compensi calanti sono la norma alla quale fanno invece da contraltare bonus stellari per i manager che hanno, sostiene Carr, generato questa situazione.

Dal parallello ne nasce la provocatoria proposta di adottare le stesse modalità del movimento partito da Occupy Wall Street occupando le redazioni per essere ascoltati.

E’ la misura estrema della drammaticità del dilemma del prigioniero.

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