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Crisi Egiziana: The Revolution Will Not Be Tweeted?

Nella crisi egiziana Twitter gioca un ruolo di primo piano come fonte informativa.

Deputato a media di streaming delle notizie e fonte inesauribile degli updates che si susseguono ininterrottamente sul tema, pare aver assunto centralità nella diffusione e raccolta di informazioni divenendo al tempo stesso icona della libertà d’informazione, come testimonia l’alleanza Google-Twitter .

Sysomos ha analizzato 52 milioni di utenti della piattaforma di microblogging rilevando hashtag e localizzazione dei tweets relativamente alla rivolta in corso in questi giorni in Egitto. La società di business intelligence nei social media, dopo aver correttamente segnalato che una quota di utenti certamente non rende disponibile la propria localizzazione al fine di proteggere la propria identità, evidenzia come una percentuale irrisoria, pari al 0,027% dei tweets provenga da Egitto, Tunisia e Yemen.

Nella mia interpretazione dei dati resi disponibili, ritengo che la rivoluzione, la destituzione sempre più prossima del potere precostituito che ha regnato in Egitto negli ultimi trent’anni, sarà diffusa prima che da qualsiasi altro mezzo su Twitter.

Sono portato a ritenere infatti, che i 14mila utenti identificati, che segnalano gli aggiornamenti sulla situazione, rappresentino l’elite, la rete di influencers che rende possibile l’esistenza della maglia allargata dei 1,3 milioni di tweets sul tema rilevati nella settimana dal 24 al 30 gennaio-

Twitter si conferma essere efficace arma di disseminazione di massa di quanto sta avvenendo. The revolution will be tweeted.

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Mappatura della Crisi Egiziana

The CrisisMapper ha condiviso su Twitter diverse mappe della rivolta egiziana in corso nell’ultima settimana, lista alla quale ho aggiunto quanto trovato dal sottoscrittto per fornire un elenco il più completo possibile.

Cliccando sulle immagini, sugli screenshot, avrete accesso alle mappe interattive originali sotto riportate.

Per chi volesse approfondire il tema del “crisis mapping”, della mappatura delle crisi, credo che il sito dell’ Harvard Humanitarian Initiative sia il punto di partenza ideale.

Esri, impresa privata statunitense che fornisce sistemi d’informazione geografica, ha realizzato quella che, a mio avviso, è probabilmente la più interessante tra  tutte poichè integra la localizzazione dei video caricati su YouTube, le foto condivise su Flickr e, naturalmente, i teewts.  La realizzazione rappresenta anche un’ottimo esempio indubbiamente di come dimostrare il proprio expertise in ambito social.

ANHRI, The Arabic Network for Human Rights, fonte informativa da seguire in questi giorni, ha realizzato la Jan 25th CrowdMap. Mappa che, come suggerisce il nome, viene aggiornata grazie ai contributi degli utenti.

Il Guardian pubblica una mappa generale che visualizza i punti e i momenti della rivolta in tutta la penisola araba ed il dettaglio di quelli in Egitto.

Anche le edizioni online del Los Angeles Times e del New York Times hanno prodotto la loro versione delle mappe della crisi in corso.

[Via]

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