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Dal Triangolo al Rombo

Edelman, una delle più importanti agenzie di pubbliche relazioni al mondo con sede in  66 nazioni, ha pubblicato i risultati generali della tredicesima edizione del Trust Barometer. La ricerca ha coinvolto circa 32mila individui in 26 nazioni diverse del mondo, Italia inclusa, analizzando il livello di fiducia nei confronti di imprese, istituzioni e media. La ricerca è stata condotta da Edelman Berland, una consociata, con un’intervista online della durata di circa 20 minuti tra la metà di ottobre e la fine di novembre del 2012. Mille gli individui intervistati per ciascuna nazione ai quali sono stati integrati altri 5800 rispondenti definiti come “popolazione informata”,  gruppo di persone di istruzione medio-superiore, con un  reddito nel primo quarto della propria nazione, che legge o vede notizie sia generaliste che specialistiche del mondo degli affari più volte alla settimana.

Il rapporto indica una ripresa generale della fiducia nei governi e nelle istituzioni con un valore medio che cresce da 51 del 2012 a 57 di quest’anno. Crescita della fiducia  che resta comunque modesta con “avere grande fiducia” che si assesta al 16% degli intervistati per quando riguarda l’azione del governo e resta stabile al 17% relativamente ad imprese, al mondo degli affari, ed ai media. Ripresa di fiducia che comunque non riguarda l’Italia che scende a 51 rispetto al 56 di 2012 e 2011 e che arriva addirittura a 40 escludendo la “popolazione informata” collocando il nostro Paese tra i “distruters”, tra le nazioni senza fiducia.

Dei quattro attori considerati: governo, imprese, media e organizzazioni non governative [onlus], le ultime sono quelle che godono di un maggior livello di fiducia. Sensibile la differenza tra la fiducia riposta nel governo e quella data alle imprese, al mondo degli affari. Se complessivamente il gap è di 10 punti, per quanto riguarda l’Italia la differenza a favore delle imprese rispetto al governo è di ben 19 punti. Un dato che si commenta da solo.

Le banche e le istituzioni finanziarie si confermano come il settore che gode di minor fiducia. Non va molto meglio alle aziende che operano nel settore dei media come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato.

Edelman Fiducia per Settori

Se la fiducia nei media cresce dal 51% al 57% complessivamente, così non è in specifico riferimento all’Italia dove invece, unica nazione tra le 26 esaminate oltre alla Polonia a mostrare tale dinamica, si assiste ad un calo dal 57 al 50%.

In questo quadro, le fonti di informazione tradizionale sono quelle alle quali continua ad essere riconosciuto complessivamente il maggior tasso di fiducia seppure registrino il minor incremento rispetto agli altri media. Si conferma “la galoppata” dei social media con un incremento del tasso di fiducia quasi doppio rispetto all’anno scorso. Social media che, comunque, nonostante il fortissimo sviluppo continuano ad essere l’ultima tra le fonti d’informazioni. I motori di ricerca come fonte d’informazione godono dello stesso livello di fiducia dei media tradizionali.

Edelman Fiducia nei Media

Il panorama attuale dei media, e lo scetticismo di cui è contornato nel complesso lo scenario di riferimento, richiedono molteplicità di voci e canali di comunicazione nonché un tasso di ripetizione del messaggio medio di 3 – 5 volte.

Edelman identifica 5 aree e 16 attributi specifici per la costruzione della fiducia da parte delle imprese. Fra questi l’engagement, che si compone di ascolto e feedback nei confronti delle persone, trattamento corretto del personale, dare priorità ai clienti invece che ai profitti e comunicare frequentemente ed onestamente lo stato del proprio business, è l’areea di maggior rilevanza in assoluto con il 59% dei rispondenti. E’ proprio su quest’area e sui relativi attributi che la ricerca rileva il maggior gap tra importanza attribuita e performance aziendali come mostra la slide 35 della presentazione dei risultati.

Si tratta di evidenze che non nascono solamente dall’attuale stato di crisi ma da una complessiva carenza delle imprese [ e delle istituzioni] nel dare risposte e relazionarsi secondo le attese delle persone.  Una dicotomia, un gap tra attribuzione di importanza dei fattori da parte delle persone e performance delle aziende caratterizzato da una distanza davvero significativa. Si veda a tale proposito anche la slide 36.

Nuove dinamiche ormai consolidate spostano le modalità di influenza dal triangolo, da logiche piramidali “top down” al rombo, o diamante come lo definisce Edelman. Co-creazione, dialogo, flessibilità divengono, sono, attributi e comportamenti dai quali le imprese [e i media] non possono più prescindere.

Edelman Influenza

Per tutti gli approfondimenti del caso e la presa di visione di aspetti non considerati dalla sintesi e commento si rimanda, come di consueto, alla lettura integrale dei risultati liberamente scaricabili. Comment is free.

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Social Network & Dintorni

The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha realizzato una ricerca in 21 nazioni del Mondo, Italia compresa, riguardo alla penetrazione di Internet, utilizzo dei social network e degli smartphones. Sia dal confronto tra il nostro Paese e le altre nazioni che più in generale emergono alcuni aspetti che mi appaiono interessanti.

Di quel 62% della popolazione italiana che utilizza Internet almeno occasionalmente il 24% non è iscritto, non usa alcun social network. E’evidenza, nella mia personale decodifica, di come vi sia un’ampia fascia di utenza, di persone, che  fanno un uso della Rete estremamente sporadico, marginale, come del resto emerge anche dalle rilevazioni Audiweb tra gli utenti attivi nel mese e quelli nel giorno medio che sono meno della metà.

L’Italia, insieme a Gran Bretagna e Spagna, è la nazione con il maggior gap generazionale nell’utilizzo dei social network con il 91% dei giovani [fascia d’età 18-29 anni] che ne fa uso contro 13% degli over 50. Un altro fattore di discriminazione è legato al livello di istruzione confermando ancora una volta come il digital divide sia dunque più culturale e generazionale che tecnologico.

Se musica e film sono gli argomenti più popolari di discussione sui social network quello immediatamente successivo è relativo alla istanze sociali. Si evidenzia come l’Italia sia, tra le nazioni europee prese in considerazione, il Paese dove questo tema gode di maggior popolarità, così come avviene altrettanto per la politica, avvicinandosi ai Paesi arabi in termini di percentuale. La tanto declamata “antipolitica” parrebbe essere, ancora una volta, un  problema di ascolto, di capacità di coinvolgimeto e di conversazione più che di [dis]interesse al tema.

Chissà se l’esordio di @Pontifex sarà in grado di risvegliare l’attenzione verso la religione, tema che in Italia gode di scarsa popolarità.

Utilizzo Social Network & Argomenti

L’Italia, nazione che nel rapporto tra numero di abitanti e telefoni cellulari primeggia nel Mondo, ha la più bassa penetrazione in Europa nell’utilizzo di Internet da parte di coloro che posseggono un telefonino. Indicatore anche di quanto [ir]rilevante sia al momento l’informazione in mobilità nel nostro Paese.

Nei rari casi in cui si utilizza uno smartphone per collegarsi al Web l’azione più comune è quella di farlo per utilizzare un social network. L’acquisisione di informazioni politiche, di notizie e fatti di attualità è l’ultima delle attività tra quelle rilevate dalla ricerca e ci vede anche in questo caso al fondo della classica dei 21 Paesi considerati.

Dati sulla penetrazione dei social network nel Mondo e proiezioni per i prossimi due anni erano stati pubblicati ad inizio 2012 da eMarketer che anche in questo caso inseriva l’Italia tra gli “hottest social networking countries”, tra le nazioni con il maggior utilizzo dei social network.

Se volete parlare, qualunque sia il motivo, alle persone in Rete esistono ora due possibilità: o andate a prenderli sui social network o trovate almeno un motivo sufficientemente interessante per attirarli verso di voi, o forse ancora meglio tutte e due le cose.

Social Network per Nazione

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Insoddisfatti

Marketing Charts segnala uno studio effettuato da Performics, società internazionale di consulenza di marketing, “S-Net: A Study in Social Media Usage and Behavior”, relativamente all’importanza attribuita dalle persone a ciascun social network ed al loro atteggiamento nei confronti delle imprese presenti al loro interno.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dallo studio emerge una buona propensione ad esprimere soddisfazione e giudizi positivi nei confronti delle aziende. Così non è per le imprese del comparto editoriale che raccolgono un livello di approvazione, una soddisfazione davvero scadente come mostra il grafico di sintesi sottostante.

E’ l’evidenza di come ci si impegni nell’accumulare fans e followers senza poi gestire alcuna interazione, senza un ascolto ed una conversazione effettiva. Una visita ad una pagina di Facebook di un qualsiasi quotidiano a vostra scelta non potrà che confermarlo.

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Cinguettii Quotidiani

Twitter nel nostro paese è un fenomeno relativamente modesto nei numeri, con valori assoluti e penetrazione dell’utenza nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Facebook.

E’ una realtà che, se applicata specificatamente ai quotidiani, diviene ancor più limitata con soltanto il 16% dei giornali italiani che ha un account ufficiale su Twitter come rilevato dal monitoraggio effettuato prima di quest’estate.

Utilizzando questo strumento ho voluto verificarne  le tendenze attualizzandole rispetto alle precedenti indagini.

Per semplicità di lettura mi sono concentrato sui principali quotidiani generalisti. E’ stato escluso <<Il Sole24Ore>> poichè con oltre 20 account distinti diviene molto difficile da censire.

E’  <<La Repubblica>> il giornale nazionale con il maggior numero di followers, mentre la miglior tendenza negli ultimi tre mesi è quella registrata per <<Il Fatto Quotidiano>> con un incremento quasi al raddoppio.

Complessivamente tutti i quotidiani presi in considerazione hanno un trend estremamente positivo con tassi di crescita che, partendo da valori assoluti relativamente contenuti, sono davvero importanti.

- Elaborazione "Il Giornalaio" -

- Elaborazione "Il Giornalaio" -

Con uno stato dell’informazione sul web, che anche nel nostro paese ha ormai un peso rilevante, è proprio il successo del “Fatto” che dovrebbe indurre a riflettere circa l’opportunità offerta da una presenza corretta, inserita all’interno di una più ampia strategia di relazione con l’utenza,  su una piazza virtuale comunque significativa quale è Twitter.

Se si vuole che le persone parlino delle notizie e dei giornali, promuovendoli dunque, non esiste altra alternativa che non sia quella di divenire significativi, nell’accezione più ampia del termine, per loro.

Anche per le imprese del comparto editoriale è giunto il momento di rovesciare i paradigmi, abbandonare identità precostituite ed ingaggiare la conversazione partendo dall’ascolto attento dell’utenza, della comunità di riferimento.

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Update: Grazie al confronto sorto su FriendFeed, relativamente ai dati pubblicati ed alle relative implicazioni, due integrazioni rispetto a quanto pubblicato stamattina.

1) Gli account Twitter @corriereit & @gazzettait NON sono ufficiali ma importano i feed rss dai rispettivi siti dei due quotidiani.

2) Grazie alla segnalazione di FedericaB del tool che mi ha consentito di effettuare l’approfondimento all’analisi di stamane relativamente a sovrapposizione degli utenti, dei followers, del <<Fatto Quotidiano>> e dell’ <<Antefatto>> sottoriportata.

Emerge come vi sia una sovrapposizione di circa 7mila utenti e dunque l’utenza totale ammonta a 23.960 utenti unici.

Non mancherò di approfondire ulteriormente nei prossimi giorni. Sfido chiunque ad affermare che la conversazione è inutile, superflua.

- clicca per ingrandire -

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Twitter ed i Quotidiani [Rotflmao]

Il quotidiano spagnolo El Pais ha superato recentemente la barriera dei 200mila followers su Twitter.

Grazie a questo risultato, secondo quanto riportato, si pone non solo primo tra i quotidiani della sua nazione ma anche all’interno della ristretta cerchia della quale fanno parte pochissimi players dell’informazione al mondo quali gli statunitensi New York TimesHuffingthon Post ed i britannici Time e Guardian.

Sono numeri che danno la dimensione della distanza da colmare, anche sotto questo profilo, da parte dei quotidiani nostrani tra i quali anche il giornale più sostenuto dal popolo della rete supera di poco i 13mila followers.

Difficile non segnalare come aspirante al titolo di “Palma d’Oro dell’Interazione” il giornale generalista nazionale “La Repubblica”, sempre pronto ad immolarsi all’altare del coinvolgimento solo nelle battaglie di proprio interesse, si distingue seguendo ben una sola fonte che non voglio privarvi del piacere di scoprire voi stessi.

Stabilito da tempo che la feeducia è una cosa seria, pare che Evan Williams in persona abbia commissionato una nuova immagine del celebre uccellino di Twitter da dedicare specificatamente alla nostra realtà nazionale. “Il Giornalaio” è in grado di mostrarvela in anteprima assoluta.

Da ridere e anche NO.

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Reti Sociali & Utenti Unici

L’agenzia madrilena The Cocktail, ha reso disponibili pubblicamente i risultati di una desk research effettuata all’inizio dell’anno relativamente all’audience dei social network nella penisola iberica.

Lo studio, in particolare, evidenzia la sovrapposizione degli utenti all’interno dei diversi social network. Tra le cinque reti sociali prese in considerazione la percentuale di utenti unici è davvero risibile; il massimo livello di esclusività viene raggiunto da Facebook con il 10% degli iscritti che non partecipa/non è iscritto ad altri.

Le indicazioni fornite dalla ricerca possono aiutare il community manager ad ottimizzare gli sforzi, razionalizzare gli investimenti ed evitare la duplicazione dei contenuti al fine di migliorare la conversazione con il pubblico di riferimento e favorire il passaparola.

Senza mai dimenticare, ovviamente, che mezzi diversi assolvono a distinti obiettivi.

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Risonanza & Rilevanza

Complemento ideale dei concetti espressi, non più tardi di venerdì scorso, relativamente all’utilizzo dei social media da parte dei mainstream media arriva dal lavoro di Stefano Maggi.

Il modello realizzato si basa su questi due valori. “Relevance” mette in luce il “Perché è rilevante per me”, mentre “Resonance” mette in luce il “Perché è rilevante per il mio network”.

Seppure sia stato prodotto con specifico riferimento alla diffusione dei contenuti su Twitter, credo che possa essere concettualmente applicato anche agli altri contesti sociali.

Sino ad oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, i mainstream media hanno utilizzato i social media come elemento di rilevanza, come mezzo di promozione dei contenuti presenti all’interno dei loro siti web.

E’ arrivato ora il momento di applicare il concetto di risonanza, verificando quale valore questi contenuti, di volta in volta, possono generare per il network di utenti così, da favorire, da un lato, l’ulteriore condivisione dei contenuti stessi e, dall’altro lato, la comprensione dei bisogni, degli interessi, dei gruppi di utenti agevolando al tempo stesso la conversazione. In caso contrario basta un attimo per finire nello spam.

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La Feeducia è una Cosa Seria

Sono stati rilasciati questa settimana i risultati di una ricerca sull’utilizzo dei social media da parte dei principali mezzi di comunicazione spagnoli.

L’indagine segue ad un’altra effettuata specificatamente relativamente all’utilizzo di twitter da parte dei quotidiani catalani.

Ho pensato di segnalarla sia perchè tra quelle rese disponibili pubblicamente sul tema mi pare la più analitica, la più completa, sia in virtù delle similitudini tra Spagna ed Italia nell’utilizzo generale da parte degli internauti dei social media.

Elemento di comunanza di tutti gli studi è la mono-direzionalità dei media che nella grandissima maggioranza dei casi utilizzano i social media come veicolo di promozione dei contenuti sui loro siti web e non come strumento di dialogo, conversazione e apprendimento con chi li segue.

Anche il sottoscritto ha svolto qualche prova con alcuni quotidiani italiani, seppure non abbia nessuna valenza complessiva è comunque un indicatore, verificando come non vi sia mai una conversazione.

Le persone vogliono conversare con altre persone, il dialogo è [come noto] un processo bidirezionale, non vi è nulla di più frustrante che dialogare con dei feed automatici, spersonalizzati. Non a caso i mezzi di comunicazione hanno un evidenza ridotta all’interno dei social network.

Come diceva una campagna pubblicitaria che è rimasta nella storia della comunicazione, la fiducia è una cosa seria. I nuovi modelli di informazione giornalistica devono riconsiderare i concetti della qualità e della governance delle notizie, puntando su una diversificazione dei media a beneficio della partecipazione e soddisfazione del lettore.

Il giornalismo ed i giornalisti devono lavorare per il pubblico. Questo ad oggi, al di là delle iniziative individuali di qualche singolo giornalista più attento, non è avvenuto ancora. L’alternativa è perire.

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No Martini, No Party

Aurelio Medel, Direttore della Comunicazione del Banco di Santander, su Negocios di domenica 8 novembre pubblica “La Prensa y el efecto Martini” [La stampa e l’effetto Martini].

Nell’articolo viene effettuato un interessante parallelo tra l’impatto dell’avvento del banking on line per le istituzioni bancarie e quello del web per la stampa, arrivando a concludere che così come le operazioni di maggior importanza continuano ad essere effettuate nelle succursali altrettanto potrebbe realizzarsi per quanto riguarda la stampa. Di fatto i siti di informazioni maggiormente visitati [escludendo motori di ricerca ed aggregatori] sono l’emanazione on line di quanto precedentemente su supporto fisico/cartaceo.

Medel continua sottolineando come gli attributi chiave siano in entrambi i casi credibilità e fiducia, elementi che anche in questi spazi sono stati rimarcati sin dall’inizio. I lettori fondamentalmente vogliono informazioni e per soddisfare questa necessità i gruppi di comunicazione [ed in particolare la stampa] devono avanzare verso lo stesso concetto di posizionamento del noto drink in termini di disponibilità e reperibilità.

Il lettore vuole sapere cosa sta succedendo in qualunque momento e vuole che questa informazione gli venga fornita da qualcuno di cui si può fidare, nel senso più ampio del termine. Il cittadino vuole che le sue marche di fiducia gli diano accesso a ciò di cui ha bisogno senza limiti di spazio o di tempo.

Relativamente alle reti sociali viene correttamente rilevato, a mio avviso, come non solo sulle stesse continui a pesare ancora oggi la carenza di un modello di business credibile ma anche il fatto che per molti degli utenti la pubblicità è ritenuta inopportuna o addirittura invasiva, elemento che ne mina la potenziale redditività anche in prospettiva. Meno azzeccata mi pare invece la linea netta che viene tracciata tra le reti sociali e reti informative; la comunicazione pubblicitaria ed i suoi attori saranno [sono] presenti in entrambe ed è pressoché impossibile che non si comportino come vasi comunicanti.

ejecutivo

La fine dei giornali e della carta stampata è dunque tutt’altro che segnata , i media digitali sono uno strumento, un mezzo, per servire e coinvolgere ancora meglio gli utenti così come è avvenuto con altri prodotti in altri settori.

Le nuove piattaforme disponibili ci consentono processi di comunicazione sino a poco tempo fa inimmaginabili, realizzando prodotti e servizi editoriali di altissimo standing per profondità d’azione e livello di interazione.

Domani si chiama ritardo anche da questo punto di vista.

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