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Na’ tazzulella ‘e cafè

L’esempio del settimanale ceco Nase Adresa, dopo aver raccolto approvazione e consenso, fà scuola e diviene un caso da imitare.

Freehold InJersey copia il modello proposto e scommette anch’esso sul giornalismo iperlocale, sulla combinazione tra carta e digitale e, soprattutto, sulla relazione con i lettori.

Dalla scorsa settimana il quotidiano statunitense del New Jersey ha deciso di installare la propria redazione all’interno di una caffetteria nel centro della città affinché il pubblico possa interagire di persona con i giornalisti su determinate istanze, notizie, e sui problemi della comunità locale.

L’iniziativa è l’ultimo coerente passo della testata nella costruzione di una forte relazione con la comunità di riferimento come una visita al sito del quotidiano consente di comprendere a prima vista. Oltre all’utilizzo, ormai abbastanza abituale, di Twitter e Facebook, infatti, ampio spazio viene dedicato al dialogo con i lettori ed alle istanze prioritarie dell’ambiente di riferimento ed alle segnalazioni.

Oltre ad incentivare il rapporto, l’iniziativa è degna di attenzione anche sotto il profilo economico poiché i ricavi della caffetteria coprono una parte dei costi della redazione divenendo così un sistema per finanziare progetti di giornalismo investigativo a livello locale.

Sono sperimentazioni del tutto assenti nel nostro paese che sarebbero assolutamente da importare al posto, in sostituzione, degli iCosi®.

Ah, non ditelo a Riffeser Monti, non capirebbe.

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Mi si è Staccato un Bottone

Ragionare per differenze aiuta a esemplificare, agevola, attraverso il paragone, il processo logico. Ci proviamo.

Nel corso della stessa settimana due quotidiani nazionali di due diversi stati cambiano la veste grafica ed alcuni contenuti della home page.

Da un lato, in Italia, “La Repubblica”, che approfitta dell’occasione per attaccare qualche bottone << social >> ed inaugurare al tempo stesso la stagione dell’invasività pubblicitaria.

Dall’altro, in Argentina, “La Voz”, che, letteralmente, << sbatte il lettore in prima pagina >>, inserendo nella home page la sezione dedicata agli utenti del giornale ed all’area dedicata ai contributi realizzati dagli stessi.

Come ricorda giustamente l’amico Gianluca Diegoli “non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto”.

Per quanto mi riguarda, null’altro da aggiungere.

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Stay

L’80% delle conversazioni avvengono altrove rispetto al sito web dove sono state generate, o forse per meglio dire, iniziate.

Un dato, quello riportato dall’ infografica, che fa parte, anche, della mia esperienza quotidiana di partecipazione a FriendFeed, dove l’ultimo caso, in ordine cronologico, al momento della redazione di questo articolo registrava oltre 400 commenti contro i “miseri” sei all’interno del blog di chi aveva originato la discussione.

Questa evoluzione trova conferma anche in termini di accessi alle edizioni on line dei quotidiani e potrebbe avere un ulteriore impatto negativo in termini di prospettive sui già miseri ritorni che gli editori complessivamente ottengono dal web in termini di revenues pubblicitarie.

La reazione degli editori a questo fenomeno attualmente parrebbe essere quella di affidarsi maggiormente ai blog all’interno delle loro piattaforme, generando un modello di e-journalism dove i giornali assomigliano sempre più ai blog e viceversa, rendendo, forse, ancor più complessa la situazione.

Ad adbundatiam, in questo modo, da un lato, si legittimano le attese di un riconoscimento economico da parte di quelli che sapientemente Roberto Favini ha definito “i giardinieri”e, dall’altro, si rischia di complicare la già spinosa questione sulla trasparenza di quanto viene pubblicato.

Ai tempi della mia giovinezza era in voga, tra le tante, una canzone il cui ritornello: “Oh, won’t you stay, just a little bit longer, please let me hear you say that you will, say you will” sembra composto ad hoc per descrivere le attuali aspirazioni frustrate degli editori.

Torneremo sicuramente a parlarne, anche di persona.

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The opposite of open is theirs

Il New York Times risponde ai dubbi, alle domande, dei suoi lettori relativamente alla decisione [che dalla primavera 2010 viene spostata al 2011] di far pagare i contenuti dell’edizione on line del quotidiano.

Visti i risultati di chi ha effettivamente intrapreso la strada del pagamento, non limitandosi alle dichiarazioni d’intenti, non ci sarebbe da stupirsi se nella realtà dei fatti l’idea di far pagare i contenuti non venisse realizzata.

Personalmente ritengo che, al di là di ogni altra possibile considerazione sul tema, le barriere siano concepite nell’ipotesi di non avere una crescita di audience.  Le barriere per definizione costituiscono un limite, un freno.

Sotto questo profilo è di una lucidità straordinaria la sintesi effettuata da David Weinberger che afferma:  << the opposite of “open” is “theirs.” >>. Non credo sia possibile miglior risposta all’idea dei quotidiani di far pagare i contenuti on line.

clicca per ingrandire

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La notizia partecipata

LSDI segnala la nascita di ExplainThis, modello sperimentale di produzione giornalistica, recentemente lanciato da Jay Rosen, che si fonda sull’idea del giornalismo partecipativo.

Il concept, l’idea, che sostiene la nascita di questa iniziativa mi pare di assoluto interesse, mentre resto perplesso sul risultato, sull’output prodotto che, pur considerando che si tratta ancora di una fase sperimentale dell’iniziativa, mi pare più funzionale a finalizzare una ricerca sulle questioni poste dagli utenti che altro.

Di gran lunga superiore la realizzazione degli spagnoli di Lainformacion che, sull’onda del successo ottenuto, a solo 8 mesi dalla nascita del portale informativo hanno lanciato La noticia que quieres leer [la notizia che vuoi leggere] che si fonda sulla stessa prospettiva dell’iniziativa di Jay Rosen e che consente, appunto, agli utenti di richiedere e visualizzare le notizie di interesse.

Consideriamoli necessari esperimenti funzionali allo sviluppo di nuovissime prospettive sul futuro dell’informazione.

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Giocate il vostro [social] Jolly

Martedì 05 Gennaio dalle 20.00 in poi a Modena, presso il ristorante/pizzeria Jolly, cena e chiacchiere con Valeria Maltoni & Gianluca Diegoli.

Per motivi organizzativi la raccolta delle adesioni verrà chiusa il 03 Gennaio.

Vi aspettiamo per far diventare la conversazione  [un pò più] reale.

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