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Divieti Medievali

Come accennavo qualche giorno fa, sto lavorando, anche, alla produzione di un libercolo. Il libro, in uscita a fine marzo 2013, nasce con l’obiettivo di far conoscere la realtà di una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese descrivendo la vita di chi ci lavora, raccontando la realtà di tutti i giorni della filiera editoriale tradizionale per fare il punto della situazione su uno degli argomenti più trascurati ed aiutare il lettore a comprenderne le dinamiche.

Ne verrà ripercorsa la storia dalla nascita delle edicole ai giorni nostri, analizzando se e  come si è evoluta la filiera editoriale nel nostro Paese, quali sono state le criticità risolte e quali invece i problemi non affrontati ancora irrisolti, per tentare di immaginare le edicole del futuro ma anche il futuro delle edicole e di riflesso dell’editoria su carta stampata negli anni a venire.

All’interno del libro, a cavallo tra l’istant book ed il longform journalism, ho pensato di raccogliere le testimonianze degli addetti ai lavori del settore che infatti sto contattando in questi giorni. Qui sta il punto.

Grazie ad un’amica invio per mail lo schema d’intervista, una decina di domande, alla segretaria di un’importante dirigente di un distributore nazionale, coloro che si interfacciano e gestiscono la logistica tra editori e distributori locali che poi a loro volta consegnano alle singole rivendite, alle edicole, per chi non lo sapesse.

In meno di due ore ricevo la seguente risposta:

Buongiorno dott. Santoro.

Il dott. XXXX La ringrazia per la proposta e la considerazione dimostrata, ma purtroppo la policy aziendale non gli consente di rilasciare interviste.

Cordiali saluti

L’episodio è la più concreta testimonianza di quanto e come questo settore sia pervaso da logiche medievali che non a caso vivono ancora sulla tradizione amanuense.

Già due anni fa al Festival Internazionale del Giornalismo del 2011, in qualità di moderatore del panel “Chi vende le notizie. Distribuzione dell’informazione: visioni & modelli per la convergenza editoriale” avevo tentato di invitare a fornire un loro contributo al dibattito ed al confronto sul tema rappresentati dei distributori nazionali e locali ottenendo solamente dinieghi o addirittura nessuna risposta.

Ora la storia si ripete. Come si suol dire, se una volta è un caso due fanno un indizio. E’ l’indicazione di una chiusura a riccio frutto di una mentalità medievale testimoniata, anche, dal fatto che nessuna delle due associazioni che riuniscono i distributori abbia un sito web. Nè l’Associazione Distributori Nazionali A.d.n. e neppure la principale, l’A.NA.DIS, l’Associazione Nazionale Distributori Stampa hanno una presenza in Rete.

Per confronto si veda cosa succede oltralpe da parte della Société Professionnelle des Papiers de Presse, l’omologo francese delle due associazioni precitate, che ha un sito web estremamente ricco di informazioni e che mostra quale sia il livello di servizio, l’informatizzazione e le logiche al di là del confine.

E’ anche paradossalmente il segnale, nel caso specifico, di aziende, attive nel mercato dell’informazione, con logiche di controllo dell’informazione bolsceviche.

Divieti medievali sintomo, evidenza di miopia grave, di un’arretratezza culturale che non lascia sperare niente di buono per il futuro dei giornali qualsiasi esso sia.

divieti

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Linguaggio

Nell’attualità, fatta di relazione e di conversazioni con le persone, anche, attraverso i social media, la modalità di porgere, il linguaggio utilizzato diviene una discriminante tra il coinvolgere ed il respingere, tra il con-vincere e l’esclusione.

L’infografica sottoriportata, nella sua semplicità, riassume i punti principali, gli elementi salienti che distinguono il burocratese aziendale da una comunicazione efficace.

Nell’epoca dell’infobesità, caratterizzata da scarsità generale di attenzione e selettività, trascurarne gli effetti è un errore che si paga a caro prezzo.

Appendetevela in ufficio o fatene dono a chi di dovere come utile promemoria.

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Perchè le Persone Condividono i Contenuti in Rete

“The New York Times” ha pubblicato i risultati di uno studio sulle motivazioni che spingono le persone a condividere i contenuti in Rete.

La ricerca è stata finalizzata sia utilizzando metodologie di analisi qualitativa, con interviste personali, che quantitativa, con l’osservazione durante una settimana di comportamenti e modalità di condivisione. Sono state analizzate complessivamente 2.500 persone che condividono  contenuti con intensità media e forte.

Lo studio ha identificato cinque motivazioni principali che spingono le persone alla condivisione, tre delle quali sono ego riferite in termini di rappresentazione di se stessi di fronte agli altri ed auto affermazione. In tal senso la definizione di status – sfera sembra calzante, rappresentativa di buona parte delle persone che popolano la Rete.

Sono stati identificati 6 cluster di persone sulla base delle motivazioni psicologiche comuni. Ogni gruppo di persone è segmentato in funzione delle motivazioni emozionali, il ruolo della condivisione nella propria vita ed il valore attribuito ad essere il primo a condividere una determinata informazione. Si va dagli altruisti ai carrieristi passando per networkers e selettivi.

Le conclusioni dello studio offrono spunti utili per facilitare, per favorire il processo di condivisione e dunque il passaparola online.

“The Psychology of Sharing”è un utile supporto per marketers e comunicatori che fornisce elementi di circonstatazione e qualificazione del processo di coinvolgimento delle persone online.

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Guida Rapida all’Utilizzo dei Social Media

Utile sommario per neofiti [e non?] proposto da Getit Comms, società asiatica di consulenza nell’area marketing e comunicazione, sull’utilizzo corporate dei social media.

L’infografica sintetizza il percorso, gli step, da compiere  per utilizzare efficacemente i social media nell’ambito di una strategia di comunicazione. Vista la confusione e l’approssimazione che tutt’oggi caratterizza quest’area ho tradotto gli elementi qualificanti del necessario piano di sviluppo, del piano di comunicazione.

1. Stabilire gli Obiettivi:

  • Chiedetevi perchè avete bisogno di utilizzare i social media
  • Definitene gli scopi e gli obiettivi
  • Allineateli agli obiettivi dell’impresa
  • Raccogliete gli input dai vostri stakeholders: Conducete interviste e sondaggi per stabilire quale social media potrebbe essere più funzionale per l’azienda ed i suoi obiettivi

2. Dove Sono i Vostri Acquirenti:

  • Effettuate una mappatura della vostra clientela [attuale e prospect]
  • Identificate i canali dove il vostro gruppo di lavoro, il vostro personale, e gli acquirenti si incrociano
  • Determinate quale tra i social media è più adatto

3.  Mappatura degli Influenzatori:

  • Utilizzate strumenti di monitoraggio per comprendere meglio i vostri prospect
  • Identificate gli influenzatori del processo di acquisto

4. Mappatura delle Responsabilità:

  • Distribuite i ruoli chiave ai diversi stakeholders
  • Create una “task force” dedicata ai social media in funzione delle responsabilità chiave di ciascun ruolo

5.  Attivate i Vostri Canali:

  • Utilizzate i risulati dell’indagine interna [vd. al punto 1] per determinare quali mezzi, quali canali utilizzare: Linkedin, Facebook, Twitter…

6. Stabilite i Contenuti della Vostra Strategia di Comunicazione:

  • Fonti di contenuti esistenti da utilizzare: white papers, editoriali, video…
  • Identificate gli argomenti in linea con il vostro focus
  • Investigate la rilevanza dei contenuti

7.  Stabilite le Metriche:

  • Create ed allineate le metriche e l’architettura di monitoraggio agli obiettivi strategici
  • Misurate solo quello che è importante per il vostro business
  • Alcuni dei fattori chiave della misurazione includono la penetrazione, il passaparola, l’influenza e attegiamento

8. Personalizzate i Vostri Canali/Mezzi

9. Attivate l’Architettura per il Coinvolgimento:

  • Definite concretamente chi risponderà, come, dove  [quali canali/mezzi] e con quale frequenza
  • Costanza ed Immediatezza sono fondamentali per una buona gestione del coinvolgimento nei social media

10. Definite una Politica Aziendale sui Social Media:

  • Codificate ogni aspetto per evitare di generare aree grigie avverse al coinvolgimento nei social media
  • Basandovi sulle “best practices”. stabilite ciò che è accettabile e ciò che non lo è

11. Pubblicate i Vostri Contenuti Iniziali:

  • Sviluppate un piano editoriale
  • Popolate i diversi canali – mezzi con contenuti appropriati
  • Stabilite i meccanismi di aggregazione e condivisione dei contenuti

12. Monitorate e Misurate i Risultati

13. Gestite la Forza del Vostro Network:

  • Propagate, pubblicizzate, promuovete

14. Siete Pronti per il Decollo:

  • Analizzate, adattate e migliorate l’attuale processo in essere
  • Ricordatevi che è un processo, un percorso, interattivo.

clicca per ingrandire

Update: Grazie ad un commento a questo articolo ricevuto su FriendFeed, si segnala Social media: A guide for researchers, link, risorse e case studies sul tema.

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