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Io, il mio Cane e le Communities

Ieri sera tornato a casa dopo cena mi sono messo a giocare con Romeo, il mio cane [vedi foto], e distrattamente ho lasciato il cancello del giardino aperto e lui è scappato. Dopo aver provato a seguirlo a piedi l’ho perso di vista. Sono rientrato a casa sperando che tornasse ma questo non è avvenuto, allora ho preso la macchina ed ho iniziato a girare un paio di isolati alla sua ricerca. Niente, del cane nessuna traccia. Disperazione!

La persona che era in quel momento con me decide allora di postare sul gruppo Facebook “Sei di Cervia se…”, community che riunisce la bellezza di oltre 3300 persone che vivono qui, la foto del cane dicendo che appunto era scappato e se qualcuno lo avesse visto di avvisarci.

Dopo tre minuti è arrivata la segnalazione e otto minuti dopo un angelo, una ragazza, aveva il cane, ci dava il suo numero di telefono e correvamo a prenderlo dove era stato fermato [a oltre 2 km da casa, btw].

Romeo Sdraio

La base dell’esistenza delle community è lo scambio di informazioni sul nesso di coesione. Le informazioni sono un valore per la community.

All’interno di una community gli scambi e le condivisioni sono intensi fra quanti si riconoscono nella stessa passione o interesse. Vi è un forte senso di comunità e identificazione nel gruppo. Un unico simbolo affettivo stabilisce un solido nesso di connessione grazie al quale vi è un alto tasso di attivazione e partecipazione alle dinamiche della community.

Se avessi avuto un  dubbio sul tema la vicenda della, breve, fuga del mio cane lo conferma. Credo che le conclusioni, e le indicazioni operative che ne derivano siano scontate.

Communities Frog

PS: Ovviamente, GRAZIE alla persona che mi ha ritrovato Romeo alla quale troverò modo concreto di dimostrare la mia gratitudine nei prossimi giorni.

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Communities Sulla Carta

Johnston Press, una delle principali organizzazioni editoriali del Regno Unito con decine di testate locali in Inghilterra, Scozia ed Irlanda, ha presentato venerdì 1 novembre un’iniziativa interessante volta a rendere le comunità più coinvolte nel decidere ciò che viene pubblicato nell’edizione cartacea dei loro giornali locali.

Sulla prima pagina del «Bourne Local»  di venerdì vengono invitati i lettori a iscriversi per essere una parte della nuova era del loro giornale locale proponendo alla popolazione locale di presentare fotografie, articoli e recensioni per gli argomenti di loro interesse. Invito che era stato ampiamente anticipato nei giorni precedenti con “call to action” attraverso Facebook e Twitter.

Love Bourne

Secondo quanto riportato  sul sito istituzionale di Johnston Press il quotidiano sarà ri-posizionato come “giornale del popolo”.  In prospettiva sino al 75% dei contenuti del giornale potrebbe essere realizzato dai cittadini, dalla comunità di riferimento.

In un’intervista al «The Guardian», il chief executive di Johnston Press, ha dichiarato che i giornalisti non devono temere di perdere il loro lavoro poichè saranno impiegati a “curare”, a valutare e selezionare le informazioni ricevute dalle persone, dando corpo e senso ai contenuti proposti dai non professionisti dell’informazione.

Interessante sperimentazione sia in termini di evoluzione del lavoro giornalistico che per la reale creazione del senso di comunità, o community che dir si voglia. Da seguire con attenzione.

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Sul tema vale la lettura “Forbes, dove i giornalisti sono solo una parte della produzione”

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Gestione della Comunità di Utenti & Crowdsourcing Nucleare

Le prime pagine dei quotidiani nazionali di oggi sono tutte dedicate, con accenti e visioni diverse come sempre accade, al nucleare.

Sul tema “The Guardian”, nella sua versione online che figura all’interno dei top 10 siti d’informazione a livelllo mondiale,  fornisce un’importante lezione su come gestire e favorire la partecipazione dell’utenza.

Dopo aver richiesto infatti, all’inzio di questo mese, il contributo dei lettori su come fermare le fughe radioattive della centrale di Fukushima, le ha raccolte in un documento riassuntivo con tutte le proposte ricevute.

Si va da quelle di diversi professori universitari esperti in materia al muratore che propone di costruire un sarcofago di cemento armato sopra la centrale, passando per astrofici e consulenti ambientali, senza trascurare quella di colui che si firma con la definizione di “genius”.

I contributi migliori sono stati ripresi e pubblicati ieri con un’infografica interattiva che è un pezzo d’autore per chiarezza e possibilità di approfondimento del tema.

Una case history da inserire nel prossimo libro sul “giornalismo 2.0”.

- Clicca per Accedere alla Versione Interattiva -

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