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Communities Sulla Carta

Johnston Press, una delle principali organizzazioni editoriali del Regno Unito con decine di testate locali in Inghilterra, Scozia ed Irlanda, ha presentato venerdì 1 novembre un’iniziativa interessante volta a rendere le comunità più coinvolte nel decidere ciò che viene pubblicato nell’edizione cartacea dei loro giornali locali.

Sulla prima pagina del «Bourne Local»  di venerdì vengono invitati i lettori a iscriversi per essere una parte della nuova era del loro giornale locale proponendo alla popolazione locale di presentare fotografie, articoli e recensioni per gli argomenti di loro interesse. Invito che era stato ampiamente anticipato nei giorni precedenti con “call to action” attraverso Facebook e Twitter.

Love Bourne

Secondo quanto riportato  sul sito istituzionale di Johnston Press il quotidiano sarà ri-posizionato come “giornale del popolo”.  In prospettiva sino al 75% dei contenuti del giornale potrebbe essere realizzato dai cittadini, dalla comunità di riferimento.

In un’intervista al «The Guardian», il chief executive di Johnston Press, ha dichiarato che i giornalisti non devono temere di perdere il loro lavoro poichè saranno impiegati a “curare”, a valutare e selezionare le informazioni ricevute dalle persone, dando corpo e senso ai contenuti proposti dai non professionisti dell’informazione.

Interessante sperimentazione sia in termini di evoluzione del lavoro giornalistico che per la reale creazione del senso di comunità, o community che dir si voglia. Da seguire con attenzione.

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Sul tema vale la lettura “Forbes, dove i giornalisti sono solo una parte della produzione”

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Esempi di Buona Comunicazione Aziendale su Twitter

Gli account aziendali sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri sono prevalentemente eccessivamente promozionali o, nella migliore delle ipotesi, ingessati, noiosi.

Fortunatamente in un panorama generale abbastanza desolante spiccano delle eccezioni che vale la pena di prendere a riferimento come buoni esempi di comunicazione corporate su Twitter.

Strettamente in ambito editoriale un esempio di buone pratiche viene da @Einaudieditore che non a caso in un paese di gente che non legge libri ha la bellezza di circa 116mila followers – in questo sabato mattina – ma soprattutto un tasso di risposte del 24% e un tasso di retweets del 41%, chiari indicatori di un buon livello di interazione e coinvolgimento [per confronto si veda quello dei principali quotidiani italiani].

Più in generale ha attirato la mia attenzione ed ottenuto il mio apprezzamento l’account del  Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali al quale sono affidati i compiti di suscitare e sostenere adeguatamente l’azione della Chiesa e dei fedeli nelle molteplici forme della comunicazione. Cosa che a mio avviso gli riesce molto bene, anche, su Twitter.

I tre esempi sottostanti credo siano il modo migliore per provare a spiegarne le motivazioni.

1. Coinvolgimento delle persone

L’esempio sottostante, assolutamente replicabile dai newsmakers, dalle fonti d’informazione che invece continuano ad utilizzare Twitter come un megafono, mostra e dimostra le possibilità di coinvolgimento delle persone

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/311879625250861056]

2. Tono di voce/Mood di comunicazione

Se da un account ufficiale ci si aspetterebbe un rigore nella comunicazione pari o superiore a quella bancaria, un rigor mortis di formalismo. Il tweet sottostante evidenzia come, essendo ovviamente in prevalenza i giovani coloro ai quali ci si rivolge, utilizzare codici di comunicazione adeguati all’audience di riferimento. E così che nell’annunciare a gran voce l’habemus papam si utilizza un emoticon che sta a significare, per chi non lo sapesse, “dammi il cinque”

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/311901863631003648]

3. Crossmedialità, chiarezza delle fonti ed attribuzione

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/312511235562287104]

Se per caso non seguite i due account segnalati non posso che esortarvi a farlo. C’è molto da imparare.

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Rendere il Giornalismo Digitale Sostenibile & Coinvolgimento del Lettore

Lucia Adams, digital development editor del «The Times», durante newsrewired, convegno sul giornalismo digitale recentemente promosso da Journalism.co.uk, parla di come rendere sostenibile il giornalismo digitale cercando si sviscerare cosa i lettori siano disposti a dare in cambio di un giornalismo di qualità.

Interessante panoramica sui diversi modelli di business praticabili ricca di comparazioni utili sui diversi approcci [e strategie di pricing] per far pagare i contenuti ai lettori e/o sulle revenues pubblicitarie per l’industria dell’informazione ai giorni nostri e la necessità di diversificazione dei ricavi. Speech dal quale emerge la centralità dell’attenzione a quelli che brutalmente la Adams definisce clienti e che personalmente preferisco chiamare persone.

Una centralità che emerge, se possibile, con ancora maggior chiarezza dall’intervento di John Barnes, managing director technology and digital division di Incisive Media, sul valore della fiducia e della qualità dell’informazione come pilastri per la creazione di valore aggiunto e coinvolgimento del lettore.

Altri interventi sono raccolti nella pagina del BBC Academy College of Journalism, tra tutti, ad integrazione, segnalo quello di Tamara Littleton, chief executive di eModeration, su come gestire praticamente una community di notizie e coinvolgere le persone.

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Mappa delle Competenze del Community Manager

Steve Butty, Director of Community Engagement [Responsabile Interazione Sociale*], di TDB, interessante iniziativa in ambito editoriale, ha sviluppato una mappatura non convenzionale di quelle che sono le competenze e le attitudini richieste per un Community Manager.

Contributo minimo, di importante valore simbolico, nell’ambito di un necessario ridisegno dei ruoli e delle competenze funzionali ad uno sviluppo dell’editoria.

* Si ringrazia Markettara e gli altri amici per la partecipazione nella definizione/traduzione del ruolo in italiano.

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