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Engagement

Il tempo speso sul sito del giornale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Indicatore che, per essere speculativo viste le difficoltà complessive di monetizzazione, che può essere speso per aumentare il valore di vendita per CPM. In questa prima metà del 2013 sono tornato su questo argomento diverse volte [qui, qui, qui, qui ed anche qui nella mia analisi relativa alle principali fonti d’informazione online italiane].

I dati pubblicati da eMarketer in questi giorni sintetizzano i risultati della ricerca “Multimedia Mentor” condotta ad aprile da GFK in collaborazione con IAB relativamente al tempo speso online dagli statunitensi con lo spaccato, con il dettaglio di ciascuna attività svolta. Come mostra la tavola di sintesi sotto riportata quotidiani e periodici online sono al fondo della classifica del tempo speso con valori inferiori persino a prodotti editoriali amatoriali quali i blog.

Dati confermati ulteriormente, se necessario, da Experian per quanto riguarda il Regno Unito e l’Australia oltre che gli USA.

Daily Time Media Online

Durante la 15esima conferenza internazionale per l’editoria e la stampa quotidiana italiana, tenutasi la settimana scorsa a Bergamo, Vincent Peyrègne, CEO di WAN-IFRA, ha dedicato una parte rilevante del suo intervento al tema.

Si conferma come l’informazione online attiri le persone ma non riesca a coinvolgerle. Ricorda Peyrègne come le persone siano disponibili a pagare, ad effettuare un esborso economico a fronte di tre elementi:

  • Expertise
  • Esperienza
  • Emozione

Concludendo che il futuro dell’informazione passa inevitabilmente dal coinvolgimento dei lettori, delle persone.

Mi auguro che chi era presente al convegno abbia ascoltato con sufficiente attenzione il monito e, nel mio piccolo, rilancio, per l’ennesima volta, il concetto da questo spazio. Come si suol dire volgarmente, uomo avvisato, mezzo salvato.

WAN IFRA Engagement 1

WAN IFRA Engagement 2

WAN IFRA Engagement 3

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Il Punto di Arrivo o Il Punto di Partenza?

Il futuro dell’informazione è digitale. E’ questo probabilmente l’unico punto sul quale la stragrande maggioranza di giornalisti ed esperti del settore pare essere d’accordo.

Come sappiamo, non sono noti i contorni, i tempi e, soprattutto, allo stato attuale non è chiaro con quale sostenibilità economica, ma non passa giorno senza che venga sostenuta a gran voce la scomparsa, più o meno prossima, della carta ed i vantaggi, le opportunità e le prospettive del digitale.

Approccio, oserei direi quasi “ideologico”, che è spesso sintetizzato nel concetto di digital first del quale «The Guardian» è diventato quasi sinonimo e bandiera per il coraggio e la determinazione nell’affrontare tale percorso.

Certamente, come recita la frase di Clay Shirky sopra riportata [NB: cliccando sull’immagine avrete accesso alla presentazione completa della quale vi consiglio la lettura se vi fosse sfuggita in precedenza] , il modello sul quale si è basata la carta stampata negli ultimi 100 anni non funziona e non è più funzionale ad editori, investitori pubblicitari e persone, nel nuovo ecosistema dell’informazione.

Altrettanto certamente si è generalmente ampiamente travisato il significato dell’idea di digital first sia perchè è stato complessivamente, come spesso avviene, tralasciato l’impatto e le implicazioni sull’organizzazione del lavoro delle redazioni che, soprattutto, per la persistente tendenza a ragionare in termini di contrapposizione invece che di sinergia e complementarietà tra carta e digitale, tra vecchio e nuovo.

L’equivoco di fondo è però, direi, di maggior ampiezza e portata.

Si continua fondamentalmente a concentrarsi sul mezzo, sulle soluzioni, tavolta sulle “trovate”, che la tecnologia offre, dimenticando troppo spesso, ho l’impressione, che tutto quello di cui si discute, tutto quello che è è fonte di ragionamenti più o meno condivisi o condivisibili non può prescindere da un punto: le persone.

Devo ancora riflettere, approfondire, per dirmi se sia il punto di partenza o il punto di arrivo, certamente l’idea di mettere al centro i lettori, le persone, il passaggio dal digital first ad un più fondamentale audience first, o ancora meglio, appunto, people first, è imprescindibile per editori, imprese che investono in comunicazione pubblicitaria e, ovviamente, per le persone stesse.

Se, come si va ripetendo da tempo, l’ecosistema dell’informazione, e l’equilibrio di gestione delle redazioni tra costi e ricavi aggiungo io, non può prescindere dalla collaborazione con le persone. Se le persone, la loro attenzione ed il loro coinvolgimento, sono il bene che gli editori da sempre [s]vendono agli investori. Se, come credo, senza persone interessate e coinvolte, non esistono di fatto notizie.

Allora, che sia il punto di arrivo o quello di partenza diviene trascurabile, resta fondamentale [ri]mettere, anche nel caso del giornalismo, al centro le persone troppo a lungo, nella migliore delle ipotesi, trascurate.

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Apertura & Trasparenza

«The Guardian», prosegue con coerenza straordinaria, senza esitazioni, il proprio percorso di apertura e trasparenza nei confronti dei lettori.

Dopo aver scelto, ad ottobre dell’anno scorso, di rendere noto pubblicamente il piano editoriale giornaliero del quotidiano coinvolgendo i lettori sia in termini di feedback rispetto alle scelte che di suggerimenti delle tematiche da pubblicare, verificati i limiti ed i vantaggi della prima fase della sperimentazione, compie ora un ulteriore passo di avanzamento nel percorso strategico tracciato.

Da due giorni è attivo Newsdesk Live, blog che in tempo reale, in stile live blogging, informa il lettore sulle motivazioni delle scelte editoriali effettuate e lo coinvolge chiedendogli il proprio contributo al riguardo.

In un unico spazio sono ora raccolti il piano editoriale giornaliero e, con aggiornamenti in tempo reale,  le informazioni, le notizie, e la spiegazione delle scelte effettuate dalla redazione del Guardian. I lettori possono interagire attraverso Twitter, con due account appositamente dedicati, o, se preferiscono, via mail, sui temi del giorno.

Finalmente in ambito editoriale apertura, trasparenza e conversazione sono termini riempiti di significato.

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The Monkeys that Wrote Shakespeare

Almost a month ago I reported on computer generated articles who’s autors claim it will probably win a Pulitzer in the next 5 years as Nicola Bruno and Raffaele Mastrolonardo  wrote in their book “The Monkey That Won a Pulitzer”.

Jesse Anderson a week ago has announced that, through an application he has written, he successfully mimicked a million monkeys typing and it has recreated all Shakespeare’s work.

Apparently he was inspired in his work by one of his favorite Simpsons episodes as the video below shows.

With the uprising of these technologies, which are very reliable for data or, as Anderson’s work shows, re elaborating existing sources, the concerns for journalists should be focused on  fact checking and engagement of those which, otherwise, were once their audience.

Recent experiment carried out by «The Guardian» is a good example of how to do it.

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Donec ad Metam

Sono trascorsi meno di 4 mesi dall’annuncio fatto dal «The Guardian», in termini di filosofia di approccio e di organizzazione, verso una trasformazione della media company da una basata sulla carta stampata ad una la cui filosofia, e pratica, si fondi sul digital first e già si iniziano a vederne i primi risultati.

Il lancio, finalmente, dell’applicazione per iPad ne è la prima evidenza, non tanto perchè dovuto per restare al passo con i tempi quanto per l’attenzione al posizionamento sia in termini di prezzo che, soprattutto, di ruolo assegnato a ciascuna piattaforma.

Pressochè contemporaneamente, coerentemente con la filosofia progettuale open, mantenuta nonostante il calo dei ricavi, sceglie di rendere noto pubblicamente il piano editoriale giornaliero del quotidiano coinvolgendo i lettori sia in termini di feedback rispetto alle scelte che di suggerimenti delle tematiche da pubblicare.  Interazione che può essere effettuata sia via mail  [newseditor@guardian.co.uk] che attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #opennews e dialogando con i redattori degli articoli i cui account della piattaforma di microblogging sono inseriti, laddove disponibili, a lato dell’articolo come mostra l’immagine sottostante.

“Donec ad metam” [fino alla meta] scriveva D’Annunzio nel 1918 incitando a non arrestarsi mai. Motto che sembra coniato su misura per il coraggio di sperimentare e la determinazione verso gli obiettivi del quotidiano anglosassone nel percorso evolutivo che sta affrontando con una visione d’assieme ed una coerenza rari.

Al momento della redazione di questo articolo, ne parlano anche: The New York Times, Mashable!, 10,000 Words, Rhetorica, Press Gazette, Magforum, Poynter e Jon Slattery.

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