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La Lezione di Business Insiders

Business Insiders, testata all digital statunitense, si racconta e svela molte informazioni riservate sul suo successo, su come in 5 anni sia passata da mille ad un milione di visitatori al giorno. Una case history di grande interesse per cercare di comprendere quali dinamiche e leve per ottenere interesse e redditività con l’informazione online.

Cinque anni dopo il lancio il suo Direttore, Henry Blodget, identifica le quattro chiavi, i quattro elementi del successo:

  • Contenuto pensato esclusivamente per il digitale, elemento che le edizioni online delle testate tradizionali nella grande maggioranza dei casi faticano a proporre, o non propongono del tutto, privilegiando spesso la versione cartacea in tal senso.
  • Adattamento ad una distribuzione multischermo, multipiattaforma, con un forte accento su ottimizzazione dei contenuti in ottica SEO e reti social, social network
  • Misurazione dei risultati in tempo reale
  • Alta produttività della redazione

Un modello di giornalismo digitale estremamente aggressivo nella sua strategia di crescita dell’audience fatto di un mix di informazione economica e specializzata nel mondo della tecnologia e del business proposta con uno stile da intrattenimento di largo consumo.

Qui di seguito cinque immagini selezionate, quelle che mi sono apparse più significative, più rivelatrici, che meglio spiegano l’approccio e la strategia di Business Insider, tratte dalla presentazione completa che, ancora una volta, consiglio di leggere e “digerire” attentamente.

BI Digital Content

BI Distribution

BI Mix

BI Analitycs

BI Newsroom

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80 Anni e non Sentirli

Lego Group, l’azienda dei “mattoncini”, 8.000 dipendenti in 130 Paesi, il quinto produttore al mondo di materiali ludici, è un’impresa che ha saputo evolversi pur mantenendosi nel solco della tradizione del suo prodotto originario sopravvivendo a giochi elettronici ed altri fenomeni, più o meno passeggeri, che hanno attraversato negli ultimi vent’anni il mercato in cui opera.

Credo sia davvero un caso straordinario di buone pratiche e ottima gestione dell’impresa. I suoi prodotti sono stati utilizzati dalla banca americana J.P. Morgan per illustrare la crisi del debito pubblico nell’UE, per un riepilogo delle 10 notizie principali del 2011 dal «The Guardian», e ad inizio di quest’anno ha lanciato una piattaforma di condivisione sociale delle creazioni realizzate con i propri prodotti, tanto per citare alcuni casi.

Adesso, il 10 agosto, per celebrare 80 anni dalla fondazione ha realizzato un video con il quale racconta la storia dell’azienda. Il filmato, sapientemente realizzato in animazione, veicola un messaggio fondamentale: “fail, try harder, succeed”. Emerge, altrettanto, la filosofia di prodotto basata sul fornire un sistema di gioco più che sul singolo elemento, sul favorire creatività ed immaginazione. Aspetti che, adattati, sono cruciali in epoca di convergenza editoriale.

Il video, al momento della redazione di questo articolo, in otto giorni ha quasi un milione e 700mila visualizzazioni e oltre 2800 commenti su YouTube mentre sono più di 4500 i “like” e oltre 300 i commenti sulla fan page aziendale su Facebook.

Si tratta non soltanto di un esempio di storytelling che coniuga tradizione ed innovazione ma anche di una case history che è assolutamente da assemblare, per restare nella metafora, dalla quale indubbiamente gli editori potrebbero, volendo, avere molto da imparare.

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Digital & Open

Anche questa settimana all’interno della mia colonna per l’ European Journalism Observatory prosegue la serie di case studies sulle principali testate giornalistiche del vecchio continente.

Dopo aver analizzato, in ordine cronologico di pubblicazione, «Il Sole24Ore», «Le Monde», «El Pais» ed in ultimo il «Financial Times», questa settimana vengono esaminati i risultati, e le motivazioni degli stessi, di uno dei quotidiani generalisti più autorevoli a livello internazionale: il «The Guardian».

Ad un anno dall’annuncio dell’adozione di una strategia “digital first” il punto della situazione del quotidiano anglosassone.

Stiamo così creando all’interno dell’Osservatorio Europeo di Giornalismo, credo di poter dire, un archivio liberamente consultabile di diverse posizioni ed approcci al “dilemma del prigioniero“, in modo da fornire a chi lo desideri gli elementi di base per il benchmarking rispetto alla propria realtà editoriale. Ci manteniamo anche noi, così come il «The Guardian», digital e open.

Buona lettura e buon lavoro.

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