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Sempre più Mass Media

Una giovane sola, con lo sguardo perso nel vuoto, avvolta in una lunga coperta, che tiene in mano un sacchetto da supermercato, è sullo sfondo di edifici e autoveicoli distrutti.

Questa fotografia, scattata tra le macerie della città d’Ishinomaki, una delle più colpite dal terremoto e dallo tsunami che si sono abbattuti sul Giappone undici giorni fa, ha fatto il giro del mondo.

E’ apparsa sulla prima pagina del Wall Street Journal, del Daily Telegraph, della Stampa, del Figaro, dell’Estado de S.Paulo e di numerosi settimanali in Europa, nelle Americhe e in Asia.

Il fotografo è stato Tadashi Okubo, appartenente alla redazione dell’Yomiuri Shimbun, il più grande quotidiano giapponese, diffuso in 13 milioni 800 mila copie al giorno, che ha messo l’immagine a disposizione di tre grandi agenzie di stampa, l’Associated Press, la Reuters e l’Agence France Presse. Queste l’hanno offerta ai giornali. Altre agenzie hanno naturalmente presentato le loro riprese. Ma quella della giovane giapponese è stata la preferita a livello internazionale.

Il responsabile del reparto fotografico del francese Télérama, che ha pubblicato la notizia, ritiene che le ragioni della scelta siano state la gioventù della protagonista, sommariamente coperta e collocata al centro delle distruzioni, quasi una figura simbolo del cataclisma e la tempestività della diffusione.

Le redazioni l’hanno preferita ad altre fotografie, più informative, che avrebbero confermato la gravità dei fatti contenuti nelle corrispondenze, ma esponevano al rischio del sensazionalismo.

Il giornalismo su carta si sarebbe oltre tutto imbarcato in una competizione, persa in partenza, con le migliaia di immagini riprese dalle televisioni e dalla rete. A queste tocca spettacolarizzare le notizie, alla stampa di favorire la riflessione.

Riprodotto da Iriospark

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Communications Market Report 2010

Ofcom, organismo anglosassone equivalente all’ AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni], ha rilasciato il 19 di questo mese la settima edizione del rapporto annuale sul mercato delle comunicazioni in Gran Bretagna.

Il Communication Market Report 2010 consta di ben 377 pagine ed analizza con profondità e dettaglio ogni media, ogni mezzo di comunicazione, fornendo un panorama del mercato di riferimento davvero particolareggiato ed esaustivo.

Ho selezionato alcuni dei dati di sintesi che mi sono sembrati più interessanti, che maggiormente mi sono parsi in grado di stimolare la riflessione ed il confronto sul panorama mediatico, concentrando i commenti sull’area relativa alla carta stampata.

La televisione continua ad essere il mezzo principale ed in generale i media tradizionali tengono in termini di penetrazione della popolazione. La carta stampata complessivamente ha una penetrazione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaffezione dei lettori nei confronti della carta stampata emerge con chiarezza esaminando la tendenza delle variazioni relativamente a quali mezzi i cittadini sentirebbero una maggiore mancanza. Come evidenzia il grafico di sintesi sottostante, la stampa risulta essere il media che ha il peggior rapporto, del quale con minor difficoltà i consumatori-lettori potrebbero prescindere. Questo si acutizza nella fascia di popolazione in età tardo adulta che rappresenta complessivamente “lo zoccolo duro” di questo mezzo.

Si evidenzia, inoltre, come per la fascia d’età 16-24 anni i videogiochi rappresentino il media che riscuote maggior affezione.

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La collocazione della stampa nel quadrante in basso a destra, relativo ad alta importanza ma basso livello di attenzione, è un altro campanello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rapporto con i lettori che in riferimento alla relazione con gli investitori pubblicitari.

Sotto questo profilo la soluzione presentata ieri potrebbe rappresentare un importante contributo sia per i contenuti informativi che per le proposte di comunicazione pubblicitaria, soprattutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a raccomandare inevitabilmente la lettura completa del documento, sono di assoluto interesse, a mio avviso le considerazioni espresse da Silvia Cobo, giornalista presso la Fundació Escacc , che giustamente rileva come l’analisi delle diverse fasce orarie di consumo dei media debba essere tenuto in considerazione nella progettazione di nuovi prodotti editoriali.

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