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Anatomia di un Post

Nella fase attuale  i blog sono sempre più un format redazionale, ampiamente adottato dalla versione online delle pubblicazioni editoriali tradizionali o addirittura rivale, in termini di attrazione dell’utenza, come dimostrano sia l’Huffington Post che la nostrana declinazione tutta italiana accomunati nella definizione di superblog.

L’infografica illustra le caratteristiche di quelli che, secondo l’autore, sono gli elementi imprescindibili per rendere perfetto un post di un blog, definendone priorità ed aspetti distintivi.

Utile guida per studenti di giornalismo e neofiti.

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La Repubblica & Il Social Media Marketing

Il 2 giugno il quotidiano “La Repubblica” ha lanciato l’iniziativa a sostegno del voto ai referendum di domenica prossima: “Io vado a votare: Passaparola”.

Si tratta di una campagna che è possibile classificare nell’ambito del social marketing, o cause related marketing che dir si voglia, che coniuga, appunto, una causa, una motivazione sociale, ad un obiettivo d’impresa.

Il 28 maggio infatti, “Il Fatto Quotidiano” annunciava trionfalmente il superamento di mezzo milione di fan su Facebook. Nell’articolo venivano riepilogati il numero di fan degli altri principali quotidiani nazionali Repubblica inclusa che, secondo quanto riportato, contava quel giorno 365.293 fan.

E’ quasi certamente questo l’obiettivo di quella che in qualche modo è possibile definire come una contromossa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, incrementare il numero di sostenitori su Facebook. Non a caso, nella pagina dedicata all’iniziativa [promossa anche in home page] sotto il logo disegnato da Altan, che si viene incitati a condividere, viene riportato con grande evidenza, tutto maiuscolo e in colore rosso, l’invito a diventare fan di Repubblica sul celebre social network.

Se su Twitter parrebbe che l’impatto della campagna sia limitato, la ricerca su Google all’interno dei blog restitusce circa 50mila risultati.

Per quanto riguarda specificatamente Facebook, ho monitorato il numero di fans sulla pagina del quotidiano rilevando, a questo momento, 383.143 fans. Un incremento di oltre 16mila utenti rispetto ai dati del 28 maggio e di poco meno di 1500 rispetto allo stesso momento di ieri quando avevo visionato il loro numero.  Il post   dedicato all’iniziativa ha ottenuto 1579 “likes” e 112 commenti. Continuerò a monitorare quotidianamente il numero di fan aggiornando quest’articolo con i nuovi dati sino al giorno del voto.

Pare dunque che l’iniziativa, ad eccezione di Twitter, che comunque ha una bassa penetrazione sia in assoluto che in riferimento specifico all’Italia, stia funzionando. Una volta incrementato il numero di fan e raggiunta una massa critica significativa resta il problema di come “sfruttare”, di come relazionarsi adeguatamente con queste persone, di quali obiettivi darsi e di come mantenerli attivi convertendoli in visitatori fedeli del sito del quotidiano. Non vi è dubbio che sia questa la parte più rilevante di una campagna di social media marketing di un quotidiano, e dunque anche di Repubblica.

Se fossi chiamato infine ad esprimere una mia personale raccomandazione, suggerirei di integrare questa presenza con la realizzazione di una piattaforma sociale proprietaria. In tal senso il miglior esempio, ad oggi, di gestione attiva delle relazioni con l’utenza in ambito editoriale, dal quale trarre spunto, è Eskup di “El Pais” che rinforza sia il brand della testata che il rapporto con l’audience.

Inutile dire che, al di là della sintetica analisi svolta, il 12 giugno personalmente non vi è dubbio che io vada certamente a votare.

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Giornalisti & Blogger

Il rapporto tra giornalisti e blogger è segnato già dalla terminologia che ne identifica differenze di status.

Si tratta una relazione che in più di un’occasione ho definito di controdipendenza, termine che suggerisce come vi sia dipendenza gli uni dagli altri ma al tempo stesso conflittualità.

Conflittualità che Paul Bradshaw spiega, come illustra la grafica di sintesi sottostante, in uno scontro di culture, forse persino di ideologie.  Una distinzione di mezzi e fini che  finirebbe inevitabilmente, pare, per generare contrapposizione.

Il tema è ricorrente da tempo, a ondate ritorna, così come l’ipotesi che i blog, al pari dei quotidiani di carta, siano morti sepolti, tanto da spingere persino Jay Rosen ad occuparsene in occasione del recente SXSW 2011.

Se certamente esitono delle distinzioni, all’interno del “nuovo” ecosistema informativo i confini si assottigliano, si fanno sempre più labili, rendendo davvero difficile tracciare una linea netta di demarcazione tra cosa sia un post e cosa un articolo, tra cosa sia un blog e cosa un web magazine, un quotidiano on line.

Se persino il NYT lascia ampi varchi nei propri recinti, riconoscendo implicitamente l’importanza dei “blogger”, e al tempo stesso  inaugura, come molti altri quotidiani, uno spazio su Tumblr,  diviene impossibile non cogliere i segnali inequivocabili di come nel tempo la contaminazione abbia lavorato su entrambi i fronti, trasferendo il valore dalla notizia al commento, all’analisi della stessa e rendendo complementari invece che alternativi e contrapposti questi due mezzi.

Il futuro dell’informazione si gioca, anche, sull’abbattimento delle barriere ormai insensate dei giornalisti contro i blogger.

Ben arrivati nell’era dei giornalisti e dei blogger, anche se personalmente non mi ritrovo in nessuna delle due classificazioni.

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Il Valore dei Blog dell’Huffington Post

La cessione dell’Huffington Post  ad Aol ed il valore della transazione, hanno scatenato il risentimento e la protesta da parte dei blogger che contribuivano gratuitamente al “superblog” statunitense.

Vista l’enorme somma ricavata dalla vendita, Arianna Huffington è stata richiamata ad ossequiare i propri principi e le dichiarazioni effettuate nel tempo chiedendo a gran voce una compensazione per il lavoro svolto, come segnalato anche dal quotidiano torinese.

Visto l’eco della notizia e l’interesse al tema generale, che si lega complessivamente al filone del crowdsourcing, il NYT ieri ha prodotto un’analisi esaustiva che quantifica concretamente il valore economico dei blog dell’Huffington Post.

Nell’articolo viene identificato specificatamente il peso dei blog, analizzando il numero di pagine viste sul totale ed i commenti [e dunque la partecipazione dei lettori] per arrivare a quello che potrebbe essere il valore in termini di ricavi pubblicitari.

Ne emerge un rapporto di 1 a 20 tra gli articoli retribuiti e quelli gratuiti di “blogger” che darebbero luogo a revenues pubblicitarie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste.

Se, da un lato, permane la difficoltà di quantificare il valore delle professioni intellettuali, dall’altro pare confermarsi allo stato attuale la necessità di una massa critica di utenti  per ottenere una sostenibilità economica all’informazione online nelle sue diverse forme.

Sino a quando non saranno rivisti e rielaborati in maniera condivisa i criteri di remunerazione, attualmente basati solo su parametri quantitativi,  la qualità continuerà ad essere opinabile accessorio all’interesse prevalente per le masse.

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Analisi del Ruolo dei Blog nell’ Informazione di Attualità

Dipendenza e controdipendenza, potrebbe essere sintetizzata in questo modo la complessa relazione tra bloggers e giornalisti.

In che modo vengono visti i blog dal pubbblico, quale il vissuto, la penetrazione e l’interesse nei confronti di questo media? I blog sono morti?

A queste ed altre domande fornisce risposta la ricerca effettuata, con specifico riferimento alla realtà italiana, da Liquida e Human Highway i cui risultati sono stati resi disponibili quest’oggi.

Vale pena ricordare che la ricerca è stata effettuata solo sull’utenza on line escludendo per definizione “l’altra metà del cielo”.

Il 23%, pari a oltre 5 milioni di individui, degli internauti legge un blog.  E’ una tendenza in crescita rispetto alla precedente rilevazione.

Evidentemente maggiore la penetrazione di lettura da parte dei lettori di quotidiani on line rispetto a quelli della versione cartacea. La lettura, la frequentazione è mediamente di 4 volte alla settimana.

I lettori [e gli autori] di blog sono comunque forti lettori di quotidiani [almeno 5 volte alla settimana] di istruzione media superiore.

La ricerca di informazioni per eventi di eccezionale importanza avviene nel 50% dei casi attraverso motori di ricerca, per ill 30% con quotidiani on line, e 45% tramite la TV.

Interessante rilevare come si dichiari in quasi l’8% l’utilizzo di Facebook per una tale circostanza, mentre i blog ottengono solo l’1,7% dei casi.  Per la prima volta in una ricerca compare FriendFeed che ottiene un peso del 50% rispetto a Twitter.

I blog sono commento, approfondimento, questo pare essere il loro valore in termini di attualità, di informazione, nonostante compaiano nell’elenco di quelli citati molti “journoggers”.

 

 

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Questo NON è un Post

Chi mi conosce da tempo sa con quale riluttanza utilizzi, in riferimento a me stesso ed ai temi proposti quotidianamente, i termini <<blogger>> e <<post>>.

Ho sempre immaginato di essere una persona che ha delle cose da dire, ipotizzando che il termine articolo non dovesse essere appannaggio esclusivo di chi si occupa full time [che è diverso da professionalmente] di giornalismo.

Questa personale opinione è talmente radicata che anche per questo spazio alla definizione convenzionale di blog prediligo quella meno usuale di zona temporaneamente autonoma.

Recentemente, a commento dell’infografica sullo stato della blogosfera nel 2010, mi chiedevo se il termine blog fosse divenuto un format editoriale, rilanciando il tema per approfondirlo nei giorni successivi.

Argomento rilanciato ed approfondito da Slate che pur segnalando alcune differenze “tecniche” rileva altrettanto come blog e web magazines si assomiglino sempre di più.

I confini si assottigliano, si fanno sempre più labili, rendendo davvero difficile tracciare una linea netta di demarcazione tra cosa sia un post e cosa un articolo, tra cosa sia un blog e cosa un web magazine, un quotidiano on line.

Sono segnali inequivocabili di come nel tempo la contaminazione abbia lavorato su entrambi i fronti, trasferendo il valore dalla notizia al commento, all’analisi della stessa.

Il primo vero punto di non ritorno su cosa sia informazione ai tempi del web.

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User Created Transmedia

Il grafico di flusso creato da Gary Hayes, aggiornato recentemente, illustra i flussi di diffusione della comunicazione  generata dalle persone evidenziandone tentativamente anche i tempi.

Rispetto ad altre proposte, questa mi è sembrata di particolare interesse poiché non si concentra solo sulla parte digitale, come normalmente avviene, considerando anche la fisicità del passaparola.

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Chips and Salsa

Chips and Salsa, rubrica fissa dell’inserto del sabato del Manifesto dedicata alle tecnologie ed alle culture digitali, sino ad ora, era stato, per un breve periodo, solo un esperimento di Franco Carlini.

Dall’inizio di questo mese riprende le pubblicazioni, anche in formato digitale, all’interno del suo alveo “naturale”.

L’apertura del blog, segue ad una rinnovata vivacità su Facebook da parte del quotidiano, coerentemente con le [ri]considerazioni recentemente effettuate.

Da seguire con attenzione.

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Lettura di Notizie dal Telefonino

Ad integrazione della recente esperienza di Raffaele Mastrolonardo relativamente alla lettura di notizie sul telefonino, arrivano i risultati di una ricerca di ComScore sull’utilizzo di diversi servizi in mobilità, notizie comprese, nel mercato europeo.

La ricerca prende in considerazione le dinamiche di cinque nazioni dell’UE Italia compresa.

Il nostro paese è quello con la maggior penetrazione di Smartphones che pesano ormai un terzo del totale.

La lettura di notizie dal telefonino ci vede al secondo posto, dietro alla Gran Bretagna, con 11,3%.

E’ interessante rilevare come, sia in Italia che negli altri paesi presi in considerazione, la lettura di notizie sia sempre inferiore ad altri utilizzi in mobilità quali l’accesso a social network e blog ed altri usi ricreativi.

Lo studio non risente delle recenti tariffazioni applicate da alcuni quotidiani nazionali essendo stato effettuato nel mese di febbraio e dunque precedentemente all’applicazione delle stesse.

Si tratta certamente di tendenze in fase iniziale, di dinamiche tutte da verificare nel tempo. Altrettanto certamente sono indicazioni non trascurabili per gatekeepers e tecnofans in ambito editoriale..

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Avanti c’è Post

Questa settimana dovrebbe essere ricordata per il fiorire di iniziative in ambito editoriale non tradizionale che stanno vedendo la luce.

Il debutto ufficiale di Blognation, aggregatore realizzato con il supporto economico di Telecom, che dopo un periodo di  test e “fasi beta”,  ha finalmente iniziato la propria attività in quella che possiamo immaginare essere la versione definitiva.

La spericolata iniziativa del Post,  che scommette su un modello ibrido di giornalismo online a cavallo tra l’aggregatore e il quotidiano.  “Copia di lusso”, grazie al sostegno di finanziatori, del modello proposto da Giuseppe Granieri, arenatosi nelle sabbie della blogosfera molle italiana che purtroppo, come anche io ho avuto modo di sperimentare nel tempo, è caratterizzata da una elevata distonia tra dichiarato e realizzato.

Paperblog, il cui esordio nella versione italiana di una iniziativa già in essere in Francia risale a ieri, e che mi pare abbia alcune frecce nell’arco sia per l’esperienza pregressa sulla quale può contare, che per i criteri di selezione che vanno ben oltre quelli della semplice aggregazione di blog e notizie rendendolo un vero media partecipativo. Prodotto editoriale che, come dice il nome, dovrebbe anche avere una versione cartacea, un magazine, sul quale verranno [se così sarà] stampati i migliori articoli.

Molti sono stati i commenti di augurio a queste iniziative anche se, ovviamente, non sono mancati scetticismo e critiche.

Personalmente ritengo che gli auguri vadano fatti a noi stessi più che ai responsabili dei prodotti, poichè è da noi, dalla nostra coerenza ed attenzione che queste iniziative di giornalismo digitale potranno ottenere il sostegno per il prosieguo. La storia da questo punto di vista non ci è di conforto. Vedremo.

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