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Audience Online dei Quotidiani Italiani

Sono stati pubblicati ieri i dati di audience online del mese di agosto 2012 forniti da Audiweb.

In vista di uno dei due panel all’ Internet Festival a cui parteciperò come relatore, ho estratto i dati dell’audience online [*] dei principali quotidiani e dei “pure players”, delle testate d’informazione solo digitali, ed elaborato il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente [#].

Emerge come i due leader: «Repubblica» e «Corriere della Sera» subiscano una seria débâcle con un calo di utenti unici rispettivamente del 13% e dell’11%; calo che per quanto riguarda il secondo è dell’11% anche per quanto riguarda il tempo speso sul sito.

Davvero pesanti le perdite di utenti per «Il Fatto Quotidiano» e per «L’Unità» che registrano una flessione del -25% e del -31% anche se per l’edizione online del quotidiano fondato da Antonio Gramsci si evidenzia una crescita [+59%] del tempo speso per utente, segnale di un pubblico meno numeroso ma, forse, più coinvolto, attento e interessato alle proposte del giornale.

Tra i grandi quotidiani nazionali in crescita solamente i due quotidiani in rosa: «Il Sole24Ore» e «La Gazzetta dello Sport». Dati ancora più negativi se si considera che complessivamente gli utenti nel giorno medio sono stati 11,7 milioni, in crescita del 9% rispetto al mese corrispondente del 2011.

Escludendo Libero/Affari Italiani», che, pur non avendo un suo distinguo dal portale generalista di cui fa parte nelle rilevazioni Audiweb, si aggira, pare, secondo quanto dichiarato, intorno ai 9milioni di utenti unici [mensili però], tra le testate “all digital” è leader «Fanpage», testata per la quale però non è disponibile il dato relativo ad agosto 2011.

Esplosiva la crescita di «Lettera43» con utenti unici più che raddoppiati mese su mese del quale il Direttore, Paolo Madron, sbagliando il nome di una delle testate concorrenti, ovviamente si bea su Twitter. Buona la performance del «Il Post» anche se i valori assoluti restano decisamente modesti per una testata nazionale, anche se poi spulciando tra i dati si viene a scoprire, ad esempio, che «Prima Comunicazione» fa meno accessi di questo “blog”.

In deciso calo «Dagospia», una buona notizia per chi, come il sottoscritto, è insofferente verso la “dagospiazione dell’informazione”. «Linkiesta», ahimè, “non pervenuto”.

Dati che sento necessità di approfondire, sperando che qualche amico nei prossimi giorni mi passi i propri analytics interni, ma che sicuramente sono il termometro di un problema di attenzione ed interesse verso l’informazione online nel nostro paese.

– Clicca per Ingrandire –

[*] Audiweb nelle note ai dati avvisa che la rilevazione riguarda solamente gli accessi da PC [casa & lavoro] mentre attualmente non sono rilevati accessi in mobilità da tablet e smartphones che, come l’istituto di rilevazione stesso ammette, rappresentano una quota crescente. Potrebbe essere questa una delle concause alla negatività dei dati.

Come sottolineavo, il problema della certezza dei dati e dunque della [in]affidabilità, o comunque parzialità, degli attuali istituti di rilevazione è serio. Un problema che, ancora una volta, tutti coloro che operano nel settore ben conoscono e che non può essere risolto soltanto mostrando i propri dati ex factory, i Google Analytics, che deve assolutamente essere prontamente risolto poiché, appunto, impatta direttamente sui ricavi dell’industria dell’informazione online.

[#] Audiweb nelle note ai dati avvisa che “a causa delle frequenti variazioni di perimetro e dell’evoluzione delle applicazioni e delle relative metodologie di misurazione, il confronto delle audience correnti dei Brand iscritti ad Audiweb con le corrispondenti serie storiche potrebbe risultare statisticamente scorretto”. Evidenziando anche in questo caso i problemi di affidabilità e di valore dei dati come sopra riportato.

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Rapporto 2012 sull’ Industria dei Quotidiani in Italia

La settimana scorsa, nell’ambito della conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa quotidiana, promossa da WAN-IFRA, l’associazione mondiale degli editori e della stampa quotidiana, da FIEG e da ASIG [Associazione Stampatori Italiana Giornali], è stato presentato il Rapporto 2012 sull’industria dei quotidiani in Italia.

La ricerca annuale sull’industria della stampa italiana analizza lo status quo dell’informazione quotidiana nel nostro Paese relativamente ai lettori, al mercato pubblicitario, agli indicatori economici e alla situazione occupazionale e retributiva del settore. Il rapporto si articola nelle diverse sezioni per 130 pagine complessive, come sempre, tutte da leggere.

Anche per fornire un contributo ulteriore al dibattito stimolato domenica in questi spazi relativamente all’audience dei quotidiani online, ho focalizzato la mia attenzione quest’oggi sulla parte relativa a lettori, readership e interesse verso, appunto, le edizioni online dei giornali nostrani.

Se l’andamento delle vendite di quotidiani continua a scivolare sempre più verso il basso, con il 2011 in flessione del 2,7% e i primi tre mesi di quest’anno intorno al -5% medio [Nota], secondo i dati Audipress ed Audiweb raccolti nel rapporto, non altrettanto avviene per i lettori di quotidiani che sono in crescita sia per l’edizione cartacea che per quella online.

Secondo i dati soprariportati vi sarebbero quasi 25 milioni di lettori di quotidiani su carta nel giorno medio, con una crescita di circa 4 milioni di lettori negli ultimi dieci anni [anche la curva tende alla stabilizzazione dalla 2^ rilevazione del 2010 in poi], e 3,3 milioni di lettori per le edizioni online, con un incremento di 1 milione di lettori dall’inizio delle rilevazioni [2010] ad oggi.

Si evidenzia dunque come la carta sia il mezzo di fruizione privilegiato con un rapporto di poco inferiore di 10 ad 1 rispetto all’online. Soprattutto, come viene citato nel rapporto, la differenza tra andamento delle vendite e lettura evidenzia come “l’informazione appare ormai a molti come una commodity alla quale non si riconosce un valore significativo”. Problema che qualcuno assimila, fa coincidere con quello dell’industria pornografica.

Aspetto che, come ricordavo pochi giorni fa, deve ulteriormente far riflettere sulla cura necessaria nella relazione con i lettori, con le persone, da parte dei giornali in un momento in cui “la pubblicazione è un bottone”, e la differenza, il valore aggiunto viene creato dai servizi aggiuntivi forniti e dall’apertura, nei contenuti e nella relazione, con il pubblico di riferimento.

Per quanto riguarda specificatamente le edizioni online dei giornali, nel rapporto si evidenzia come il 53,5% degli internauti non visiti mai il sito web di un quotidiano. Elemento che se, da un lato, rappresenta un bacino potenziale d’interesse, dall’altro lato, fa riflettere su come il problema dei numeri dell’audience dell’informazione nostrana non siano certamente solo riconducibili all’idioma, nonostante gli utenti internet nel giorno medio siano aumentati del 22%, mentre gli utenti dei siti dei quotidiani sono cresciuti del 47% tra il 2009 ed il 2011.

Si tratta evidentemente di dati generali che nelle pieghe delle medie statistiche celano andamenti spesso ben diversi tra loro com’è il caso, per citare un esempio, del buon andamento dell’edizione online del «Il Sole24Ore» e quello negativo di «L’Unità», che rischiano di alimentare la “reach” ma lasciano insoluto l’aspetto dei ricavi.

Per quelli, appare sempre più chiaro, non basta soddisfare il narcisismo dei numeri grossi, occorre diversificare, specializzarsi ed ottimizzare i processi. Ne parleremo domani, promesso.

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Analisi della Condivisione Sociale delle Notizie Online in Italia

Verificato il grande interesse, sia da parte dei professionals del settore che delle imprese coinvolte, che si è generato in seguito alla pubblicazione dei dati relativi alle connessioni ed alle condivisioni  delle fonti d’informazione principali nel nostro paese, il cui obiettivo di fondo era di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, Human Highway ha realizzato delle nuove elaborazioni sul tema.

I dati si basano sull’incrocio tra i dati Audiweb e quelli di UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dal precitato istituto di ricerca. Rispetto a quelli precedentemente pubblicati, oltre ad essere attualizzati, è stata effettuata l’analisi del peso di ciascun social network, offrendo il dettaglio di Facebook e di Twitter per ciascuna delle testate giornalistiche prese in considerazione.

Si conferma, e non poteva essere altrimenti, la predominanza assoluta di Facebook che pesa complessivamente il 91,4% degli sharing acts, delle condivisioni, Twitter, il newswire per eccellenza, incide l’8%; irrisoria l’inicidenza di Google+.

La mappa di affinità tra le testate e le due piattaforme principali consente di verificare il diverso posizionamento delle singole testate al loro interno con, ad esempio, «Giornalettismo» che raccoglie il 98% delle condivisioni da Facebook mentre per «Il Post», per restare nelle testate all digital, l’incidenza dei tweet sul totale delle condivisioni è superiore al 40%.

Elementi ulteriormente confermati dall’analisi specificatamente condotta sui dati relativi alla condivisione delle notizie su Twitter che vede un ribaltarsi delle posizioni con «Il Corriere della Sera» che scavalca «La Repubblica”.

Se la gerarchia delle condivisioni su Twitter  complessivamente rispecchia i dati generali che facevano emergere come, ad  esclusione di «Lettera43», fossero i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato, è il rapporto tra le condivisioni su Twitter e quelle su Facebbok che aiuta ad inquadrare meglio il panorama attuale.

Si evidenzia una sorta di bipolarismo con una generale elevata affinità tra i pure players all digital fortemente concentrati su Twitter e le testate tradizionali che invece la fanno da padrone, per così dire, su Facebook. Parebbe quasi di vedere in Twitter un pubblico, minoritario, fatto di avanguardie, al quale si contrappone la grande massa multiforme di persone attive su Facebook. Il nuovo viaggia su Twitter, come testimonia anche l’affinità con «SKI.it», la testata giornalistica digitale di Sky che si è recentemente rifatta il look, ed il vecchio, o perlomeno ciò che è più tradizionale resta su Facebook, pare.

La testimonianza [in]diretta di pubblici diversi con attitudini distinte per le varie testate che non si può che portare alla conclusione della necessità di utilizzare, in chiave di comunicazione e di relazione da parte delle testate, i distinti mezzi in maniera diversa e, possibilmente, complementare.

Aspetti che avremo modo di approfondire ulteriormente al Festival Internazionale del Giornalismo grazie ai dati che verranno presentati in quella sede da Vincenzo Cosenza.

Una cosa è certa, come segnala Giuseppe Granieri, “Non coglieremo mai le nuove opportunità se le raccontiamo con la nostalgia per come andavano le cose prima, se continuiamo a descrivere le spinte della cultura digitale in termini generazionali, o se continuiamo ad assolverci dalla responsabilità di usare queste possibilità per creare un mondo in cui la qualità delle connessioni è la norma e non l’eccezione”.

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Social Popularity & Sharing Through dell’Informazione in Italia

Visto l’interesse rispetto all’analisi proposta ieri, manifestato, a proposito, con numerose condivisioni sulle diverse piattaforme social, ho pensato di rendere disponibili pubblicamente i dati, le elaborazioni realizzate in collaborazione con Human Highway grazie a UAC Meter.

Rispetto ai dati proposti, ho avuto modo di apprendere che Banzai, società attiva nel mercato Internet e focalizzata sui settori e-commerce, media, e Web design che da fine 2011 “controlla” «Giornalettismo», parla di 70mila lettori nel giorno medio per la testata in questione e che stime, riportate nella nota dell’articolo di ieri, erano quindi eccessive. I dati sono dunque stati corretti ed impattano, come potrete verificare nella presentazione sottostante, sullo sharing through e sulle mappe relative realizzate su tale base di dati.

L’amico Marco Dal Pozzo, riprendendo le elaborazioni fornite, spiega che i fattori che influenzano lo sharing through sono a suo avviso:

  • La qualità dei contenuti
  • La strategia social della testata
  • La propensione alla condivisione del pubblico di riferimento

Concludendo che il peso maggiore vada alla terza voce, alle terza variabile.

Ipotesi di lavoro che mi pare assolutamente condivisibile come, mi pare, affermavo già ieri confermandolo anche su Twitter in una conversazione sul tema.

Aspetti che, per correttezza e completezza, vanno integrati con interesse sul tema proposto e situazione ambientale di riferimento nel momento specifico. Variabili che, a parità di condizione, hanno un loro impatto sull’attenzione e la condivisione di determinate notizie.

Le conclusioni che tiravo ieri, alla luce dei dati diffusi in giornata sulle perdite del «The Guardian», sono, se possibile, ancor più rilevanti.

In prospettiva, a medio-lungo termine, ritengo che resteranno pochi giornali generalisti in grado di fare grandi volumi di traffico a livello internazionale, magari risolvendo da qui ad allora qualche “problemino“; per gli altri sarà d’obbligo la specializzazione, la focalizzazione su interessi specifici delle persone e la capacità di coinvolgere e realizzare una comunità attorno a questi interessi.

Iniziate a pensare come salvare il vostro dinosauro, pardon giornale. [#]

Note:

[#] La visione della slide n° 7 vi consentirà di comprendere meglio

Nota bene – I dati relativi ai portali [Virgilio, Libero, Yahoo, Tiscali], evidenziati in rosso nella tabella proposta ieri, sono puramente indicativi poichè non distinguono tra i servizi generici dei portali [search, posta, communities… etc.] e i canali specifici di news dei portali stessi.

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Connessioni & Condivisioni Quotidiane

Verificato il grande interesse per l’elaborazione realizzata partendo dai dati Audiweb di Febbraio, in collaborazione con Human Highway [#], società di ricerche di mercato tutta italiana a dispetto del nome, abbiamo approfondito cercando di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, provando, grazie a UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dall’istituto di ricerca, a dare elementi di razionalità ad un dibattito di assoluta rilevanza per l’ecosistema dell’informazione nostrana.

L’intento, meglio dirlo subito, non è quello di stabilire classifiche di merito o punteggi, che si preferisce lasciare ad altri, bensì di fornire elementi il più possibile fattuali a interrogativi spesso restati senza risposta sin ora, auspicando che non siano il punto di arrivo ma il punto di partenza, stimolo del dibattito al quale si ha, davvero, grande piacere nel poter partecipare.

Sulla base dei dati disponibili e delle relative elaborazioni [§] emergono, è davvero il caso di dirlo, moltissimi elementi di riflessione. E’ importante ricordarsi che sempre a valori assoluti ridotti corrisponde maggior varianza statistica.

Nel complesso le versioni online dei quotidiani tradizionali ottengono rispetto agli omologhi all digital un livello di diffusione e condivisione sulle tre piattaforme prese in considerazione enormemente superiore con un rapporto generale di 5:1. Sia per la versione digitale dei giornali stampati che per i new comers dell’informazione è Facebook la rete sociale che genera il maggior numero di condivisioni. Assolutamente irrilevante il valore di Google Plus la cui incidenza non lascia spazio a interpretazioni o equivoci.

Condivisione Articoli per Social Network e Tipologia Testate

Si tratta della conseguenza dei valori in gioco sia per numero di utenti unici che di persone presenti su Facebook in generale e specificatamente fans delle diverse fonti di informazione di gran lunga superiore a Twitter che mostra comunque una dinamicità davvero interessante anche nel breve, con testate quali «Il Post» e «Wired» dove il numero di condivisioni sulla piattaforma da 140 caratteri è molto vicino a quello dei likes, dei mi piace, su Facebook.

Il dettaglio delle diverse testate prese in considerazione dalla desk research mette in evidenza che a pesare però sono più gli aspetti qualitativi che non quelli quantitativi. In particolare è lo “sharing through” [°], l’indice di partecipazione che abbiamo voluto verificare, che evidenzia come non vi sia una correlazione diretta tra followers o fans e neppure con gli utenti unici.

Si evince infatti, ed è questo forse uno degli aspetti di maggior valore dell’elaborazione, come pubblici, gruppi di persone distinti con interessi, molto probabilmente, altrettanto distinti abbiano stili di partecipazione che sono estremamente distanti tra loro.

Un aspetto che, a titolo esemplificativo, si può verificare con chiarezza nelle differenze che emergono tra «Il Fatto Quotidiano» e « La Repubblica» che pur avendo un numero di fans su Facebook e di followers su Twitter quasi pari , come mostra la tabella di sintesi sottostante, hanno invece uno sharing through molto diverso. Piuttosto che la fortissima divergenza rilevata tra «Linkiesta» ed «Il Sole24Ore», per citare gli estremi opposti.

Condivisione Articoli Dettaglio Testate

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Se per testate quali «Il Sole24Ore» il divario tra interesse nei confronti della testata, in termini di utenti unici, ed adesione e condivisione all’interno dei social media può forse essere spiegato con una certa tradizionalità del pubblico di riferimento, è evidente che nel caso dei portali si tratta invece di una mancanza di attenzione a queste leve da parte dei responsabili.

Al di là di puntualizzazioni e distinguo si conferma come gruppi di persone diverse per tipologia ed interessi richiedano un approccio differenziato anche sui social media. Banalità scontata apparentemente che nella tendenza diffusa alla generalizzazione mi pare doveroso rimarcare.

Ad esclusione di «Lettera43» sono i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato. Un dato che incrementa l’ottimismo dopo due mesi di rilevazioni Audiweb che segnalano tassi di crescita a doppia cifra e che dovrebbe incentivare queste testate ad una partecipazione maggiore rispetto all’attuale, davvero scarsa, alla conversazione ed al coinvolgimento delle persone attraverso le reti sociali.

Dall’altro lato è evidente, fatto salvo quanto sin qui proposto, che le grandi testate tradizionali non hanno ancora padronanza dei meccanismi e delle modalità di coinvolgimento nella relazione con le persone attraverso i social media.

L’interazione delle persone, il “word of mouth” virtuale esercitato attraverso le diverse piattaforme di social networking, e tutti i fenomeni ad esso collegati, ha cambiato e continuerà a cambiare inevitabilmente l’attuale modalità di diffusione delle notizie che saranno sempre meno divulgate anonimamente ad una massa eterogenea di soggetti, sempre più diffuse attraverso l’interazione delle persone in funzione del livello di fiducia di cui queste persone godono tra i membri della propria comunità virtuale [e non].

Spero di poter dire che i dati presentati, in esclusiva sul “Il Giornalaio”, aiutano a metterne a fuoco modalità e dinamiche. La mappa sottostante ben sintetizza quanto sin qui espresso ed i valori [*] attualmente in gioco.

Mappa Lettori-Condivisioni nel Giorno Medio

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Note:

[#] Il sottoscritto NON intrattiene alcuna forma di collaborazione remunerata, neppure sotto forma di omaggi o regalie, con Human Higway.

[§] Fedele all’idea che questo possa essere un punto di partenza del dibattito sul tema, i dati completi che integrano quanto pubblicato sono disponibili a chiunque ne faccia richiesta. Il mio indirizzo di posta elettronica è disponibile allo scopo nell’about di questo spazio.

[°] Sharing through dei contenuti della testata: rapporto tra il numero di condivisioni complessive sulla testata nel giorno medio e il numero di lettori nel giorno medio della medesima testata.

[*] Il numero di condivisioni di un articolo è la somma dei Facebook Like, Twitter Tweets e +1 su Google+. Il dato relativo a Giornalettismo.com – è qui stimato dai dati di Google AdPlanner e da comunicazioni dell’editore sul numero di lettori nel mese, pari a poco meno di un milione.

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Disastri Quotidiani

Sono stati diffusi ieri i dati Audiweb relativi all’ audience online del mese di febbraio 2012.

Complessivamente l’audience online nel giorno medio registra una crescita del 7,3%, con 13,8 milioni di utenti attivi. Calano però sia il tempo speso, che passa da 1 ora e 37 minuti a 1 ora e 26 minuti, che le pagine viste, che si riducono a 166 da 202; il tempo per pagina si riduce altrettanto del 7,2%. Dunque, a parità di condizione, vi sono più persone che accedono ad Internet ma, pare davvero, vi dedicano meno tempo, minor attenzione ed interesse.

Allertato da questo campanello d’allarme, ho voluto verificare la situazione di quotidiani e “superblog”, quotidiani all digital, elaborando i dati forniti da Audiweb.

Per le edizioni online dei principali quotidiani nazionali emerge un panorama davvero desolante sia in termini di utenti unici che di pagine viste e tempo per utente. Vi sono cali di utenti unici che raggiungono picchi del – 63,5%, com’è il caso dell’ «Unità», e crollo di pagine viste sino al – 68,7% forte discesa delle pagine viste, – 30,3%, per «Il Fatto Quotidiano» [#], una situazione che nel complesso vede una riduzione degli utenti unici, dei soli quotidiani, dell 1,5% e una debacle per le pagine viste che raggiunge ben il – 20,1%. Riduzione che colpisce anche «Repubblica» e «Corriere della Sera», che da soli valgono oltre il 50% degli utenti.

In controtendenza, vuoi per la nuova linea editoriale apportata dal nuovo Direttore, vuoi per interesse generale verso i temi prevalentemente trattati, confermato anche dal buon andamento dell’edizione cartacea, «Il Sole24Ore» con quasi il 40% in più di utenti unici ed un incremento del 27,8% delle pagine viste.

Buona altrettanto la performance del «Post» di Luca Sofri e di «Lettera43» che confermano la tendenza positiva del mese scorso. Finalmente disponibili rispetto alle rilevazioni precedenti i dati dell’ «Linkiesta» che ha numeri davvero modesti rispetto agli altri due superblog e di «Varese News» che, per avere una connotazione locale rispetto agli altri, merita una menzione d’onore per il numero di utenti che riesce ad attrarre. Si tratta, comunque, nel complesso di valori ancora decisamente modesti sia per numerosità di utenti che per tempo speso per pagina. Gli all digital restano con un peso specifico molto ridotto allo stato attuale.

Tra i portali, infine, spicca Virgilio che stacca decisamente Yahoo e si avvicina minacciosamente ad intaccare la leadership di MSN di Microsoft, entrambi in calo netto.

Quotidiani & Superblog Feb 2012 vs Feb 2011

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Insomma, nel complesso un mese di febbraio a tinte fosche per l’informazione online del nostro Paese. Se per alcuni la causa potrebbe essere nella fine dell’effetto traino dell’anti berlusconismo, per altri le ragioni sono evidentemente distinte. Vedendo il numero di pagine viste ed il tempo medio per utente, direi, pare essere la conferma degli effetti della “snack information”.

L’evidenza ulteriore di come necessariamente i giornali debbano tornare ad essere  perno centrale degli interessi delle persone, delle loro conversazioni e dei diversi gruppi, delle distinte comunità, sia in Rete che fisicamente. O così o morte, non è un problema di supporto, di piattaforma di offerta, ma di approccio ancora una volta.

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[#] Update: Peter Gomez, mi segnala un errore da me commesso nel riportare i dati 2011 relativamente al «Il Fatto Quotidiano»; alle ore 11.00 l’articolo è stato aggiornato e doverosamente corretta la tebella dell’elaborazione. I dati sono certamente migliori di quelli riportati in precedenza ma non drammaticamente diversi nella sostanza, direi.

Il file di calcolo dell’elaborazione è disponibile, a chi interessasse, su richiesta, mandando una mail all’indirzzo di posta elettronica riportato nell’about.

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Il Dato è Scarso

Al termine della scorsa settimana sono stati diffusi i dati Audipress 2011/III sui lettori medi di quotidiani e periodici, risultante delle rilevazioni del secondo ciclo 2011 [4 aprile – 10 luglio] e del terzo ciclo 2011 [19 settembre – 18 dicembre].

Si tratta di un tripudio, di un successo strepitoso da parte praticamente di tutta la carta stampata con pochissime eccezioni. In totale i lettori crescono del 3% arrivando a quota 24.928.000 [+717.000] e numerose testate registrano incrementi davvero consistenti con tassi di crescita a doppia cifra. Un fenomeno che è trasversale a tutto il comparto della carta stampata coinvolgendo sia i quotidiani ed il loro supplementi settimanali ma anche settimanali e mensili.

Se il dato stride con le diffusioni, visto che può tenere conto solo parzialmente del generale buon andamento del mese di dicembre, scricchiola ancor di più rispetto ad un 2011 da dimenticare per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria di tutta la carta stampata che in generale registra un calo del -5.3% ed in particolare dei quotidiani nel loro complesso al -6.2% a fatturato.

Che si stia attraversando un periodo di incertezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le polemiche sull’Audipress e sui dati di rilevazione di Internet, difformi proprio tra Audipress stessa ed Audiweb, l’esistenza di altre ricerche, quali l’Eurisko Media Monitor, dai contorni interessanti ma non ben definiti, sono terreno di confronto da parte di chi si occupa di comunicazione e media con onestà professionale.

I troppi riferimenti, la non chiarezza degli stessi, facilita se non l’inganno certamente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segnalare in precedenza.

Si tratta di un aspetto che è complementare al confronto su come contabilizzare le [poche] copie delle digital edition dei quotidiani che vedrebbe attualmente propendere l’ipotesi di un coefficiente di 1:1 per la readership; aspetto che, a parità di condizione, sarebbe ingiustamente penalizzante rispetto al lettorato presunto della carta stampata che ha fattori ben più elevati come mostrano gli stessi dati Audipressi sopra citati.

La chiarezza di riferimenti è sempre la base indispensabile di qualsiasi riflessione su opportunità e prospettive. In caso contrario si resta nel campo delle, pur legittime, opinioni.

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Correlazioni & Correzioni

Marco Basile mi fa notare che i valori riportati nella tabella sono quelli della colonna “TOTALE VENDITA” di ADS ed ha assolutamente ragione.

I dati inseriti sono effettivamente quelli della sola vendita in edicola e non della totale pagata poichè avevo valutato di escludere le “altre vendite” che a mio avviso avrebbero sporcato il dato; immagino si tratti di vendite ad alberghi ed altro. In questo modo ho effettivamente escluso anche gli abbonamenti rendendo, da un lato, più corretto il confronto rispetto all’obiettivo dell’analisi: “verificare il mercato contendibile”, ma, dall’altro, inserendo nella legenda una descrizione errata.

Sicuramente per «Il Sole24Ore» gli abbonamenti pagati rappresentano una risorsa importante ed uno dei punti di forza del  quotidiano. Capisco quindi la giusta puntualizzazione anche sotto questo profilo.

Si pubblica dunque oggi la tabella rivista e corretta con il dettaglio degli abbonamenti ed il nuovo totale delle vendite dei quotidiani presi in considerazione nell’analisi proposta. Le “altre vendite” per i motivi precitati restano escluse dai conteggi, ed anche i dati Audipress sono stati eliminati per chiarezza e facilità di lettura.

Ad esclusione del quotidiano di Confindustria gli abbonamenti pagati rappresentano una quota talmente marginale del totale da non spostare la sostanza del commento precedentemente espresso.

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«Affari Italiani» pubblica la sintesi dell’andamento delle diffusioni dei quotidiani nazionali, tutti con segno negativo, ad eccezione del quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli che avanza dello 0,3% con 460,5 mila copie rispetto allo stesso mese del 2010 e, soprattutto, del «Il Sole 24 Ore» che avanza ad ottobre del 3,2% a quota 281,9 mila copie.

Mi scuso per l’errore e rigrazio Simone per avremi offerto l’opportunità di fare chiarezza.

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Correlazioni: Il Dato è Tratto

A complemento e completamento della visione che emerge dalle elaborazioni realizzate nell’ultima settimana, sollecitato da una mail a commento dei dati, inviatami da un professionista del settore di cui ho stima e considerazione,  ho deciso di paragonare i dati precedemente prodotti relativamente all’online con quelli delle vendite  [edicola + abbonamenti pagati] dei quotidiani nella loro versione cartacea.

Obiettivo dell’analisi verificare il mercato contendibile, quello di chi va a comprare in edicola ed ha la possibilita’ di scegliere una qualunque testata, e ogni volta che compra un giornale fa una scelta, come avviene altrettanto ogni volta che punta un browser ad un indirizzo di un sito web di un quotidiano online.

L’elaborazione realizzata si basa sui dati aggiornati a settembre di quest’anno per le edizioni online, mentre i dati delle vendite sono aggiornati a luglio 2011. Il totale del mercato è riportato a 100 in maniera “fittizia” per rendere il più omogeneo possibile il confronto tra i due segmenti che sappiamo essere molto più articolati e complessi di quanto rappresentato dalla tabella di sintesi sottoriportata. In base a questa, minima, precisazione metodologica, per inquadrare i contorni generali è possibile contestualizzare meglio il panorama generale e le singole specificità.

Complessivamente, tra le testate prese in considerazione, si evidenzia, ad esclusione di  «Gazzettino» e «Messaggero», entrambi dello stesso gruppo editoriale [Caltagirone], andamento negativo per le vendite della versione cartacea alle quali corrisponde invece positività per numero di utenti unici che accedono al sito web corrispondente alla medesima testata.

L’andamento negativo dei quotidiani tradizionali è confermato, anche se solo in forma aggregata, dai dati FIEG che sono aggiornati a settembre 2011.  Seppure in maniera meno accentuata rispetto ad altre nazioni, anche in Italia dunque si assiste ad un  progressivo spostamento verso l’online. Tendenza che, visti dati di permanenza sul sito e per singola pagina, al momento, a mio avviso si concentra sui lettori deboli di quotidiani tradizionali, su coloro, per dirla in una battuta, che comunque già prima non compravano quotidianamente il giornale in edicola.

Sono portato a ritenere che invece per gli “heavy users”, per chi fruisce di informazione con continuità, si tratti di duplicazione, di sovrapposizione tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata. E’ una sensazione, un’ ipotesi di lavoro, che pare essere confermata dallo share, dalla quota che ciascuna testata ha nei due formati.

Proprio dall’analisi dello share sulle diverse piattaforme emerge come «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mercato cartaceo, beneficiando sia di  investimenti realizzati in ambito digitale certamente superiori alle altre testate che del fatto di essere generalisti e nazionali.

A livello di singola pubblicazione si evidenzia, da un lato, la forza relativa del «Fatto Quotidiano» in Rete con una quota quasi doppia rispetto all’edizione cartacea e, dall’altro lato, un allineamento “perfetto” tra edizione digitale e cartacea del «Sole24Ore» contrariamente a quanto avviene per gli altri quotidiani presi in considerazione.

Forse il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata è relativo a come, complessivamente, l’informazione online sia decisamente più concentrata rispetto a quella cartacea con le prime 4 testate che raccolgono il 65% degli utenti contro il 49% delle vendite. Una concentrazione che contribuisce a spiegare ulteriormente la difficoltà di emergere da parte delle nuove iniziative editoriali, dei cosidetti “superblog”. Sotto questo profilo sembrerebbe dunque che la vantata pluralità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evidentemente, impatta direttamente non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle prospettive di ottenere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a commento dei dati Audiweb sono state mosse perplessità da più parti, personalmente resto decisamente più dubbioso sull’attendibilità dei dati Audipress che ho incluso nella tavola di sintesi che che preferisco, per questo motivo, astenermi dal commentare.

Sempre in  tema di commenti, in conclusione, ancora una volta, ogni commento è gradito, auspicato, nonchè gratuito.

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Andamento di Quotidiani e “SuperBlog” Italiani sul Web

Audiweb ha pubblicato il 05 settembre i dati di audience online aggiornati al mese di luglio di quest’anno. Complessivamente sono 26,2 milioni gli Italiani che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC nel mese di luglio 2011, con un incremento annuo del 10%.  Nel giorno medio sono online 12,2 milioni di utenti attivi, il 12,8% in più rispetto al 2010.

Se il dato generale consente, in attesa del consuntivo di agosto, di confermare che internet non va in vacanza, il dettaglio relativo ai giornali online permette di aggiornare la visione rispetto all’ andamento di quotidiani e “superblog” proposto ad aprile, che non aveva mancato di suscitare  dibattito ed anche qualche polemica.

L’elaborazione realizzata da jumpingshark si presta a più di una considerazione sia in riferimento ai quotidiani tradizionali che, forse ancor più, ai “superblog”, a quelle fonti di informazione all digital che sono nata relativamente di recente in Italia.

Per quanto riguarda le versioni online dei quotidiani tradizionali, jumpingshark ha elaborato l’andamento di pagine viste, visitatori unici e tempo di permanenza per 9 importanti quotidiani italiani [La Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, L’Unità, La Stampa, La Gazzetta dello Sport, Libero, Il Sole 24 Ore] più l’agenzia ANSA.  L’elaborazione realizzata consente di visualizzare in maniera dinamica l’andamento di questi elementi dal gennaio 2010 a luglio 2011 permettendo così anche una visione puntuale di quale sia l’impatto di certe notizie per ciascuna testata. E’ un fattore che, tempo permettendo, approfondirò domani.

In termini di pagine viste e visitatori unici si conferma lo strapotere di Repubblica e Corsera che hanno numeri del triplo superiori rispetto alla Gazzetta dello Sport, terzo quotidiano per volumi di visite,  seguito da La Stampa che evidentemente nella versione online riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di quotidiano solo piemontese, o addirittura torinese, grazie ad articoli e firme che hanno il potere di attirare un utenza più allargata rispetto alla versione cartacea ed alla possibilità di superare lacci e lacciuoli della distribuzione tradizionale che il Web permette.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

E’ una forza che il quotidiano della famiglia Agnelli conferma e rinforza per quanto riguarda la permanenza dei visitatori sul sito web. Se da un lato va reso il merito al direttore Calabresi ed allo staff della Stampa per il lavoro che svolgono in ambito digitale, risulta altrettanto evidente il problema di coinvolgimento e trattenimento di Repubblica e Corsera come il grafico di sintesi sottoriportato evidenzia.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

Per quanto riguarda i “superblog“, ed in particolare le testate che sono a cavallo tra un quotidiano tradizionale ed un blog. Nello specifico vengono pubblicati Il Post e Lettera43 mentre non compare L’Inkiesta ed altri che, probabilmente, non pagando Audiweb, così come avviene per Auditel, non vengono diffusi pubblicamente anche se certamente rilevati

Sia rispetto agli obiettivi dichiarati al lancio da Lettera43 che più in generale, i nuovi player “stentano”, non sembra che riescano a sfondare se non presso una ristretta cerchia di utenti fedeli come mostrano i dati relativi al tempo di permanenza del Post e Lettera43.

Se da un lato potrebbe esserci un tempo fisiologico di costruzione del brand da parte dei new comers che non godono evidentemente della notorietà accumulata negli anni dai player tradizionali [in primis Repubblica & Corsera come mostrano i dati], dall’altro lato potrebbe essere la conferma di come vi sia complementarietà e rinforzo reciproco di ciascun mezzo, di ciascuna piattaforma.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

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