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Alla Fame per la Fama

Come molti ricorderanno, dopo la cessione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straordinaria cifra di 315 milioni di dollari, una parte dei blogger che scrivevano gratuitamente per la testata all digital più famosa al mondo intentarono una class action pretendendo una parte dei ricavi ottenuti dalla cessione d’azienda sostenendo che aveva raggiunto quel valore, anche, grazie al loro lavoro mai pagato, e reclamandone un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva prodotto un’analisi esaustiva che quantificava concretamente il valore economico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’articolo, prodotto allora, viene identificato specificatamente il peso dei blog, analizzando il numero di pagine viste sul totale ed i commenti [e dunque la partecipazione dei lettori] per arrivare a quello che potrebbe essere il valore in termini di ricavi pubblicitari. Ne emerge un rapporto di 1 a 20 tra gli articoli retribuiti e quelli gratuiti di blogger che darebbero luogo a revenues pubblicitarie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rapporto decisamente inferiore alla quota di revenues pretesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arrivata ieri la sentenza, favorevole ad AOL.

Nelle motivazioni il giudice afferma che nulla è dovuto poichè non è mai stato stipulato un contratto oneroso tra «Huffington Post» ed i blogger che sin dall’inizio sapevano che il loro lavoro non sarebbe stato remunerato ed avendo accettato ugualmente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licenziato con “prejudice”, dunque non potrà essere impugnata la sentenza o riproposta la causa in altra forma.

Ovviamente positiva la reazione della testata statunitense che esprime soddisfazione per la sentenza e rinnovato impegno nella collaborazione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appoggiandosi ai quotidiani nazionali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risultati, per quanto riguarda la Francia, e attesa imminente per le versioni spagnole, inizialmente previsto a marzo e poi riviato a giugno, ed italiane, per le quali sono già stati scelti i direttori, sarà interessante verificare il peso di blog e blogger nell’impostazione editoriale. Se infatti, a parità di mantenimento della medesima gabbia grafica in entrambe le versioni europee, nell’edizione britannica si nota un largo impiego di blogger, mentre in quella francese pare di gran lunga inferiore. Una differenza probabilmente dovuta sia alla cultura, alla mentalità delle persone che alle differenze nella legislazione nazionale.

Con la legge sull’equo compenso per i giornalisti in dirittura d’arrivo nel nostro Paese, la definizione di blogger, altra “parola scatolone” senza significato che, come noto, non apprezzo a prescindere dal caso specifico,  potrebbe divenire sinonimo di produttore di contenuti non pagato. Un bel tema da affrontare insieme al Festival Internazionale del Giornalismo il mese prossimo.

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Concentrazione di Poteri

L’infografica realizzata da Mashable, seppur necessariamente articolata e complessa, si distingue per completezza e facilità di comprensione.

Emergono con chiarezza due aspetti:

  • Interconnessione tra aziende rivali sul mercato, quali, ad esempio, Google e Facebook.
  • Forte concentrazione dei poteri, a colpi di acqusizioni, nelle mani di pochi soggetti. Big players che dominano direttamente, e indirettamente attraverso le controllate/consociate, nell’ambito della tecnologia, dell’information communication tecnology ed inevitabilmente della Rete.

Il villaggio globale è nelle mani dei soliti noti.

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Il Valore dell’Utenza

L’acquisizione da parte di AOL dell’Huffinghton Post è stata sicuramente la notizia del giorno per rilevanza ed impatto nello scenario editoriale.

Il “superblog” statunitense occupa la terza posizione nel ranking mondiale dei quotidiani on line per numeri di utenti mensili ed il secondo per traffico come illustra la tavola di sintesi sotto riportata.

Fonte: ComScore Dicembre 2010

Con oltre 30 milioni di utenti mensili nel mese di dicembre il valore dell’acquisizione, i 315 milioni di dollari investiti da AOL, corrispondono a 10,1 US $ per utente unico. Paramentro che potrebbe rappresentare un criterio interessante nella difficile attribuzione di quale sia il giusto prezzo per le “imprese puntocom”.

L’attenzione, l’enfasi che AOL pone sul traffico è sicuramente il criterio guida delle principali acquisizioni realizzate e potrebbe rappresentare lo scoglio più duro da superare nel mantenimento di contenuti di qualità per l’Huff Post.

Interessantissima case history, ancora in corso, sui modelli di business dell’editoria digitale, la cui morale allo stato attuale potrebbe essere sintetizzata in una battuta con una sentenza dissacratoria: crea una start up e vendila ad un colosso o ad un fondo d’investimento se vuoi ottenere dei ricavi.

To be continued!

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La Notizia del Giorno: AOL Compra Huff Post

La notizia del giorno in campo editoriale, non vi è dubbio, è l’acqusizione da parte di AOL dell’Huffington Post.

Lo comunica Arianna Huffinghton stessa con un editoriale in cui parla di visioni condivise e dell’impatto dell’accordo

By combining HuffPost with AOL’s network of sites, thriving video initiative, local focus, and international reach, we know we’ll be creating a company that can have an enormous impact, reaching a global audience on every imaginable platform.

Secondo le prime indiscrezioni l’ammontare dell’affare è nell’ordine di  315 milioni di dollari.

Tutti i primi articoli, le prime anticipazioni, della stampa statunitense sul tema del quale certamente si parlerà molto nei prossimi giorni. In Italia, al momento della redazione di questo articolo, ne parla solo “Il Post” dimostrando un’ottima capacità di reazione.

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