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I Parrucchieri Salveranno i Giornali?

Romanesko segnala che in Canada Google ha comprato delle pagine publicitarie sui principali quotidiani nazionali per promuovere Google AdWords.

Gli annunci, apparsi martedì scorso, recitano: “Sai chi ha bisogno di un taglio di capelli? Quelli che cercano un taglio di capelli. Forse è per questo che la pubblicità su Google funziona”.

Impossibile non notare la contraddizione nei termini, come fa il giornalista canadese Steve Ladurantaye che giustamente si chiede se in realtà la campagna del gigante di Mountain View dimostri esattamente al contrario il valore della pubblicità sui giornali.

Qualunque sia la risposta sarà bene non farlo sapere ad Andrea Riffeser Monti, ossessionato da tempo dall’idea di far pagare le “sale da lettura’ nei bar”, potrebbe decidere di rilanciare chiedendo lo stesso trattamento anche per i parrucchieri.

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E’ la somma che fa il totale

Crisi dei quotidiani e degli editori continuano ad essere temi da prima pagina con frequenza pressoché giornaliera.

La necessità di recuperare redditività sta, tra l’altro, comportando il taglio di migliaia di posti di lavoro e la precarizzazione di almeno altrettanti nel settore.

Nel confronto in atto relativamente al pagamento delle notizie on line, oltre ad averne dimostrato l’inconsistenza, mi sono spesso chiesto del perchè di questo accanimento da parte degli editori su questo tema mentre al tempo stesso gli omaggi effettuati apparivano di dimensioni rilevati.

Fedele alla celebre massima di Antonio De Curtis, del quale sono tra i tanti grandissimo estimatore, “è la somma che fa il totale”, sono dunque andato a verificare la dimensione degli omaggi nell’ambito del mercato dei quotidiani.

Partendo dalla recente pubblicazione dei dati di diffusione per l’anno mobile terminante ad aprile 2009 ho avuto modo [potete controllare voi stessi ovviamente] di dare finalmente una dimensione a questa area della quale si parla e si scrive normalmente davvero poco.

Ho avuto così modo di constatare che [passatemi gli arrotondamenti nel rendiconto sottostante delle cifre] :

La diffusione media dei quotidiani nel nostro paese è di 5.193.000. Il calcolo è stato effettuato escludendo la diffusione di “E Polis” e prendendo a riferimento le diffusioni dei giorni della settimana – escluso il lunedì – per i quotidiani sportivi.

Il totale pagato ammonta a 4.759.000 copie delle quali circa 516.000 sono in abbonamento.

Per differenza si calcola che gli omaggi, le copie distribuite a vario titolo sul territorio nazionale gratuitamente, siano 433.000.

Circa il 10% delle copie che circolano sono dunque regalate dagli editori stessi. Se a queste aggiungiamo gli abbonamenti, poiché a tariffe normalmente estremamente agevolate rispetto al prezzo di copertina in edicola, arriviamo ad oltre il 18% di incidenza.

Saranno forse conti da salumiere – o meglio da giornalaio – ma mi pare che un recupero di una quota così rilevante di prodotto omaggiato possa potenzialmente fornire ampi spazi di recupero contributivo per gli editori al borde de un ataque de nervios [parafrasando Almodovar].

Prima di ipotizzare fantasiose soluzioni legate a meravigliosi e reader o altre ipotesi altrettanto velleitarie, consigliamo di verificare i conti sopracitati e di apportare i doverosi correttivi che dovrebbero garantire il recupero di milioni di euro di spesa e d mancato fatturato e, se d’interesse, la possibilità di qualche vendita in più in edicola.

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A margine segnaliamo che “Il Resto del Carlino” omaggia oltre 4mila copie/die, caso mai Monti non avesse il dato ho ritenuto interessante fornirlo in maniera specifica al di là dell’analisi generale effettuata.

A titolo di curiosità, infine, “Il quotidiano della Basilicata” è il giornale meno venduto d’Italia con una diffusione di 3.860 copie delle quali 1.902 vendute; gli abbonamenti al quotidiano sono 10.

“Libero” è invece il quotidiano che presenta l’incidenza più alta nel rapporto tra tiratura e resa: tiratura 216mila copie, vendite 119mila, resa 96mila, omaggi 15mila; che sia perchè i contributi all’editoria sono sulla base delle tirature? Ai poster l’ardua sentenza.

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Eravamo quattro amici al bar

A metà giugno avevo indicato con chiarezza quali fossero i cinque punti essenziali per il rilancio dell’editoria, specificando tra l’altro che si rendeva necessario il << divieto assoluto per i bar di rendere disponibili quotidiani e riviste ai loro avventori. I bar , infatti, si sono trasformati in sale di lettura gratuita minando seriamente le vendite ed i conseguenti ricavi per l’editoria nazionale. I bar che previa autorizzazione ministeriale volessero offrire questo servizio alla propria clientela dovranno registrarsi presso il locale “centro di lettura” autorizzato e pagare una tassa mensile basata sul rapporto tra il numero di quotidiani acquistati e gli scontrini fatti nel mese di competenza >>.

La tesi era stata successivamente ripresa dal relatore sui contributi all’editoria della Camera dei Deputati che infatti non aveva mancato di ricordare che: “[……] è lo stesso discorso dei giornali dati gratuitamente in lettura nei bar e in tutti i locali pubblici: gli editori non possono più permetterselo

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Una ulteriore conferma della gravità del fenomeno arriva ora grazie alle dichiarazioni di Andrea Riffeser Monti che, secondo quanto riportato da Italia Oggi, ha reso noto di “aver attivato una collaborazione con lo Studio Ruffolo per valutare una serie di interventi che tutelino anche per i quotidiani il diritto d’autore, attraverso la regolamentazione della lettura dei giornali in pubblico [….] mettere in atto azioni di razionalizzazione strutturale dei costi, ma anche iniziative per far si che i giornali non debbano essere più regalati o messi a disposizione senza opportuna regolamentazione”.

Al di là della conferma di come la realtà superi spesso e volentieri la fantasia, sono certo che la concessionaria di pubblicità [non visitatelo, non hanno un sito web!] del gruppo quando andrà ad argomentare le readership presso i key clients non mancherà di riportare il messaggio di Monti.

Continuano a manifestarsi le dicotomie tra i diversi pubblici di riferimento [lettori vs inserzionisti + potere politico], anime dei giornali [giornalisti vs commerciale] e ornai presi dalla disperazione del momento, come in questo caso, si sfiora il ridicolo. I divergenti interessi della filiera editoriale non potranno essere appianati o risolti dagli studi legali ma imparando dalle lezioni e riprogrammando su nuovi equilibri i rapporti tra gli stakeholder, giornalai compresi ovviamente.

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