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Il Crollo dei Quotidiani Online [o di Audiweb?]

E’ da parecchio tempo che non vengono pubblicati i dati Audiweb delle fonti di informazione online all’interno di questo spazio. Il motivo nasce dalle perplessità sulla parzialità, e dunque inevitabilmente sull’inaffidabilità, dei dati.

Secondo la tabella sottostante pubblicata da «Italia Oggi» il 9 agosto scorso, a parte rarissime eccezioni il mese di giugno di quest’anno [ultimo dato disponibile] avrebbe visto un calo, o addirittura un crollo in alcuni casi, degli accessi alle principali fonti d’informazione italiane. Repubblica.it calerebbe, il condizionale è d’obbligo, del 16% rispetto al giugno 2012, Corriere.it addirittura del 21%, Il Sole24Ore di ben il 23%, La Stampa.it del del 13% ed il Fatto online solamente, si fa per dire, del 8%, per restare ai “top five”.

Buona parte della spiegazione a questi dati risiede nella mancanza di rilevazione degli accessi da mobile, da tablet e smartphone, da parte di Audiweb. Complessivamente dunque i dati attualmente se non inaffidabili sono certamente estremamente parziali, fotografia sfuocata di quello che è il panorama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Una carenza che l’istituto di rilevazione si starebbe impegnando a colmare entro la fine dell’anno. In attesa di quel giorno gli investitori pubblicitari, i centri media, ed ovviamente i responsabili delle testate online e chi ci lavora, restano senza un dato ufficiale valido e validato. Amen.

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Dati Audiweb: Parzialità Versus Inaffidabilità

Dopo la pubblicazione dell’articolo di lunedì sulle logiche dei dati Audiweb e gli aspetti di parzialità degli stessi, in parte chiariti dallo stesso istituto di rilevazione, sono stato contattato da due loro responsabili che in una teleconfernza a tre hanno, cortesemente, provato a dissipare alcune delle questioni messe sul piatto dal precitato articolo e dal precedente articolo pubblicato da «Il Fatto Quotidiano» sul tema.

Credo sia opportuno specificare che il sottoscritto non aveva, non ha mai come obiettivo quello di denigrare il lavoro di persone e/o di organizzazioni, di imprese, Audiweb compresa ovviamente, bensì quello di fare luce su aspetti che possono essere poco chiari e dunque fuorvianti, provando così ad aprire il confronto professionale sui temi di cui si parla, si scrive, in questo spazio.

Ciò premesso, credo sia opportuno e interessante riassumere gli elementi salienti dei 40 muniti di “chiacchierata” con i due professional di Audiweb. Per punti nella maniera più schematica e sintetica possibile:

  • Mi viene assicurato che è stata offerta una “poltrona”, un  posto ad AGCOM per presenziare  agli incontri che vengono tenuti ogni meroledì. Elemento che dovrebbe rimuovere i dubbi sulla parzialità, “partigianeria” di Audiweb.
  • Mi viene ricordato che i criteri di Google Analytics sono diversi da quelli di Audiweb. Elemento che, spero, era già chiaro sia dal mio articolo sulla questione che, ancora una volta, da quello pubblicato su «Il Fatto Quotidiano». In particolare mi viene specificato che Audiweb rileva solamente il traffico di italiani [dunque NON di stranieri residenti in Italia] da PC in Italia. Mi viene inoltre specificato che Google Analytics riconosce il browser non  le persone, “le teste” come Audiweb. E’ dunque normale che i dati di Google, o altri, siano più elevati poichè se lo stesso soggetto si connette allo stesso sito con un browser diverso – cosa improbabile ma non impossibile –  e/o da un diverso device [PC/Mac/Smartphone/Tablet] per Google Analytics sono accessi diversi che si sommano mentre per Audiweb no.
  • In particolare riferimento all’accesso da mobile si conferma che è attualmente allo studio la possibilità di rilevare anche gli accessi al Web in mobilità ma non si è ahimè in grado di dare un termine, una data alla risoluzione della questione. Secondo quanto dichiarato dal responsabile tecnico di Audiweb con il quale ho colloquiato nel primo trimestre 2012 vi sono stati 15 milioni di italiani che hanno avuto accesso ad internet via mobile [dato cumultato]. E’ evidente a tutti come questo sia elemento di parzialità crescente delle informazioni diffuse dall’istituto di rilevazione.
  • Come era stato segnalato nelle note dell’elaborazione da me effettuata ad inizio di ottobre sui dati di agosto, Audiweb conferma che “a causa delle frequenti variazioni di perimetro e dell’evoluzione delle applicazioni [leggi pagine in HTML5 e t similia] e delle relative metodologie di misurazione, il confronto delle audience correnti dei Brand iscritti ad Audiweb con le corrispondenti serie storiche potrebbe risultare statisticamente scorretto”. Mi viene detto che una tantum l’istituto si rende disponibile ad un ricalcolo ad una riparametrazione effettauata ad hoc per analisi specifiche. Credo che ne approfitterò quanto prima.
  • Mi viene detto che la ponderazione censuaria cerca di ovviare al problema oggettivo di rilevazione degli accessi da lavoro stante le limitazioni di mettere un meter nei PC aziendali.
  • Si afferma che il dato censuario delle pagine viste di «Repubblica» e «Corriere della Sera» viene effetivamente utilizzato per una ritaratura degli altri soggetti ma che viene fatto mese su mese e dunque non inficia i dati del trend, che peraltro, come già detto, non è possibile calcolare se non con analisi ad hoc su richiesta.
  • Alla richiesta di capire quale sia dunque effettivamente il trend degli accessi alle edizioni online dei quotidiani mi viene risposto in maniera molto diplomatica che Audiweb si occupa di rilevare i dati non di interpretarli ma che il trend non appare negativo, dunque neppure molto positivo, nel complesso e che certamente la presenza sui social network, Facebook in primis, parrebbe togliere accessi ai siti web dei giornali poichè sempre più le persone leggono le notizie direttamente lì.

Due giorni fa, ancora una volta, «Il Fatto Quotidiano» ha [di]mostrato, con esempi e dati molto concreti, gli aspetti accennati in questo spazio il 10 ottobre scorso sulle distorsioni dell’aggregazione, degli accorpamenti delle testate che, pur trattandosi di una procedura lecita, rischiano di rendere ancor meno trasparente la percezione del peso effettivo delle testate editoriali e la lettura delle classifiche dei siti più letti.

Complessivamente dunque i dati Audiweb attualmente se non inaffidabili sono certamente estremamente parziali, fotografia sfuocata di quello che è il panorama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Resta dunque aperto il confronto su come ragionevolmente si possano ottenere dati omogenei che investitori e centri media adottino per gli investimenti in advertising online. Se la forza del Web rispetto ad altri media, apparentemente, sta nella misurabilità, pare chiaro che la strada da percorrere in tal senso sia ancora molta; nei social network si direbbe #sapevatelo [sigh!].

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Il Dato è Adulterato

Che si stia attraversando un periodo di incertezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le polemiche sull’Audipress e sui dati di rilevazione di Internet, difformi proprio tra Audipress stessa ed Audiweb, l’esistenza di altre ricerche, quali l’Eurisko Media Monitor, dai contorni interessanti ma non ben definiti, sono terreno di confronto da parte di chi si occupa di comunicazione e media con onestà professionale.

La pubblicazione in questo spazio dei dati Audiweb per il mese di agosto 2012 dei principali quotidiani online e di alcune testate all digital, ed ancorpiù le note  che Audiweb stessa inserisce sulla parzialità dei dati hanno riscosso un grande interesse tra gli addetti ai lavori.

Interesse ma anche sconforto, se non  rabbia, rispetto alla manifesta inattendibilità dei dati diffusi che, come dicevo, deve assolutamente essere prontamente risolto poiché impatta direttamente sui ricavi dell’industria dell’informazione online.

Infatti il panorama che pare emergere dai dati pubblicati, confermati anche dall’elaborazione pubblicata da «Il Sole24Ore» e ripresa da «Dagospia»,  mostra una situazione davvero preoccupante, tranne rare eccezioni, per quanto riguarda l’informazione online nel nostro Paese. Ma è davvero così?

Quale sia l’impianto di ricerca e la metodologia Audiweb viene spiegato sia in sintesi che in dettaglio dall’istituto di rilevazione stessa. Sempre sul sito di Audiweb è disponibile la nota informativa dell’AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni] al riguardo che è ancora più dettagliata sulla metodologia utilizzata.

E’ proprio l’AGCOM, ed in particolare l’ex commissario Nicola D’Angelo a sollevare una prima serie di questioni sulla bontà dei dati Audiweb e sull’imparzialità dell’istituto di rilevazione. Secondo quanto riporta «Articolo 21» l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha infatti lanciato un allarme sul problema della mancanza di “trasparenza” nella rilevazione, che “può seriamente alterare la concorrenza sul mercato degli investimenti pubblicitari sia sul web che in tv”, affermando inoltre che le società che al momento si occupano di queste rilevazioni “spesso non sono rappresentative dell’intero settore di riferimento e non riflettono lo sviluppo tecnologico del settore di rilevazione”.

Per ragionare sulla questione, cinque direttori di altrettante testate online mi hanno inviato spontanemente i loro dati interni e in un caso, per «Il Fatto Quotidiano», sono stati diffusi online i dati di Google Analytics rendendoli disponibili a chiunque.

Dall’analisi dei dati ricevuti, che riguardano testate che hanno dimensioni diverse che vanno da 30mila a 150mila utenti unici [secondo Audiweb] e che dunque rappresentano un campione sufficientemente variegato, emerge come sia il rapporto delle pagine viste che degli utenti unici sia profondamente diverso tra i dati diffusi dall’istituto di rilevazione ed i dati interni. Le varianze degli utenti unici sono nell’ordine del 35% ma anche del 72% e raggiungono in due casi, quelli che hanno il maggior numero di utenti unici per i quali – teoricamente – la varianza statistica dovrebbe essere inferiore, un picco del 129%.

E’ evidente, credo, che non siano variazioni che si possono spiegare solamente con le diverse tecniche di rilevazione ma siano un chiaro indicatore dell’inaffidabilità, dell’adulterazione dei dati forniti da Audiweb.

Adulterazione che, oltre alle note ed alla metodologia –  per così dire – che Audiweb fornisce sono dovute ad una serie di fattori che è bene evidenziare.

Infatti, come segnala il precitato articolo sulla questione realizzato da «Il Fatto Quotidiano», l’inattendibilità dei dati riguarda la navigazione dal posto di lavoro poichè di fatto il panel di riferimento non può conteggiare correttamente le persone che si connettono dall’ufficio, perché la maggior parte delle aziende vieta ai propri dipendenti di navigare e soprattutto di scaricare programmi.

Aspetto al quale si aggiungono alcuni aspetti relativi alla “ponderazione” che, secondo quanto riferitomi, tra gli elementi sarebbe, tra l’altro, legata all’andamento, al trend, di «Repubblica» e «Corriere della Sera» che se in calo trascinano al ribasso anche gli altri. Evidente elemnto di ulteriore distorsione.

Da non sottovalutare inoltre l’aggregazione dei dati con siti “partner”, come ad esempio avviene sul sito di Meteo.it con TGcom 24 e il tempo di refresh automatico delle loro pagine di alcuni siti di giornali, poichè, ad esempio, se «Repubblica» l’ha impostato su 2 min. e il tempo medio di permanenza è 6 e qualcosa, il numero di pagine vista potrebbe, teoricamente, essere un terzo di quel numero.

I troppi riferimenti, la non chiarezza degli stessi, facilita se non l’inganno certamente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segnalare in precedenza.

La chiarezza di riferimenti è sempre la base indispensabile di qualsiasi riflessione su opportunità e prospettive. In caso contrario si resta nel campo delle, pur legittime, opinioni.

Spero di aver facilitato il necessario processo di trasparenza e di chiarezza con queste riflessioni, resto speranzoso di ricevere un chiarimento dal comitato tecnico Audiweb [dove ci sono i rappresentanti di tutti?].

– Confronto Dati Web Il Fatto Quotidiano –

Update: Mi viene segnalata l’esistenza di un libricino prezioso sul tema: “L’ arbitro è il venduto. Auditel, Audiradio, Hit parade, Audiweb, Audisat”

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Audience Online dei Quotidiani Italiani

Sono stati pubblicati ieri i dati di audience online del mese di agosto 2012 forniti da Audiweb.

In vista di uno dei due panel all’ Internet Festival a cui parteciperò come relatore, ho estratto i dati dell’audience online [*] dei principali quotidiani e dei “pure players”, delle testate d’informazione solo digitali, ed elaborato il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente [#].

Emerge come i due leader: «Repubblica» e «Corriere della Sera» subiscano una seria débâcle con un calo di utenti unici rispettivamente del 13% e dell’11%; calo che per quanto riguarda il secondo è dell’11% anche per quanto riguarda il tempo speso sul sito.

Davvero pesanti le perdite di utenti per «Il Fatto Quotidiano» e per «L’Unità» che registrano una flessione del -25% e del -31% anche se per l’edizione online del quotidiano fondato da Antonio Gramsci si evidenzia una crescita [+59%] del tempo speso per utente, segnale di un pubblico meno numeroso ma, forse, più coinvolto, attento e interessato alle proposte del giornale.

Tra i grandi quotidiani nazionali in crescita solamente i due quotidiani in rosa: «Il Sole24Ore» e «La Gazzetta dello Sport». Dati ancora più negativi se si considera che complessivamente gli utenti nel giorno medio sono stati 11,7 milioni, in crescita del 9% rispetto al mese corrispondente del 2011.

Escludendo Libero/Affari Italiani», che, pur non avendo un suo distinguo dal portale generalista di cui fa parte nelle rilevazioni Audiweb, si aggira, pare, secondo quanto dichiarato, intorno ai 9milioni di utenti unici [mensili però], tra le testate “all digital” è leader «Fanpage», testata per la quale però non è disponibile il dato relativo ad agosto 2011.

Esplosiva la crescita di «Lettera43» con utenti unici più che raddoppiati mese su mese del quale il Direttore, Paolo Madron, sbagliando il nome di una delle testate concorrenti, ovviamente si bea su Twitter. Buona la performance del «Il Post» anche se i valori assoluti restano decisamente modesti per una testata nazionale, anche se poi spulciando tra i dati si viene a scoprire, ad esempio, che «Prima Comunicazione» fa meno accessi di questo “blog”.

In deciso calo «Dagospia», una buona notizia per chi, come il sottoscritto, è insofferente verso la “dagospiazione dell’informazione”. «Linkiesta», ahimè, “non pervenuto”.

Dati che sento necessità di approfondire, sperando che qualche amico nei prossimi giorni mi passi i propri analytics interni, ma che sicuramente sono il termometro di un problema di attenzione ed interesse verso l’informazione online nel nostro paese.

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[*] Audiweb nelle note ai dati avvisa che la rilevazione riguarda solamente gli accessi da PC [casa & lavoro] mentre attualmente non sono rilevati accessi in mobilità da tablet e smartphones che, come l’istituto di rilevazione stesso ammette, rappresentano una quota crescente. Potrebbe essere questa una delle concause alla negatività dei dati.

Come sottolineavo, il problema della certezza dei dati e dunque della [in]affidabilità, o comunque parzialità, degli attuali istituti di rilevazione è serio. Un problema che, ancora una volta, tutti coloro che operano nel settore ben conoscono e che non può essere risolto soltanto mostrando i propri dati ex factory, i Google Analytics, che deve assolutamente essere prontamente risolto poiché, appunto, impatta direttamente sui ricavi dell’industria dell’informazione online.

[#] Audiweb nelle note ai dati avvisa che “a causa delle frequenti variazioni di perimetro e dell’evoluzione delle applicazioni e delle relative metodologie di misurazione, il confronto delle audience correnti dei Brand iscritti ad Audiweb con le corrispondenti serie storiche potrebbe risultare statisticamente scorretto”. Evidenziando anche in questo caso i problemi di affidabilità e di valore dei dati come sopra riportato.

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Mappatura dell’Utenza nell’ Ecosistema Digitale

Global Web Index va oltre le comuni ricerche e studi di mercato consentendo di calcolare le affinità dei diversi cluster di utenza per la comunicazione nei social media e più in generale nell’ecosistema digitale.

Lo strumento prende in considerazione i dati di diverse nazioni, Italia inclusa, effettuando una mappatura che fornisce elementi specifici di analisi dell’audience di riferimento.

 

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La versione trial, permette una profilazione per nazione, fascia d’età e profilo attitudinale dell’utenza restituendo numerosissime variabili guida per la comunicazione e la relazione con l’audience. Sono identificati i fattori motivazionali, i livello di coinvolgimento nei diversi social media [dai blog all’ascolto di radio on line] e la percezione dei marchi attivi nei social media.

Per ogni variabile è disponibile il confronto tra il pubblico selezionato e la media generale della nazione presa in considerazione e viene offerta la possibilità di selezionare più di una fascia d’età.

Trattandosi di una versione gratuita il livello di approfondimento consentito è decisamente interessante e può essere utilizzato come primo ausilio nelle prese di decisione. Senza mai dimenticare che nella comunicazione, nella conversazione, l’ascolto è di fondamentale importanza.

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