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State of the News Media 2012

Rilasciato questa mattina “State of the News Media 2012” rapporto annuale realizzato da PEW Research Center’s Project for Excellence in Journalism sullo stato dei media, dalla televisione alla stampa passando ovviamente per il web e social media, negli Stati Uniti.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 3,016 interviste telefoniche ad adulti over 18, con affidabilità del campione che può avere oscillazioni dal 2 al 7,5% in funzione della numerosità che inficia sul valore statistico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evidenze di ricerche svolte nel corso del 2011 da PEW stessa e da altri istituti di ricerca.

La ricerca è davvero estremamente ampia e, per coloro che sono interessati a queste tematiche, è un must la lettura completa delle diverse aree, dei diversi media che lo studio analizza. Per sintesi e focalizzazione ho concentrato la mia analisi alla parte relativa ai quotidiani, alla stampa ed al digitale.

Dai risultati emerge, si conferma, che i quotidiani e la carta stampata in generale siano il media che registra il peggior andamento in assoluto tra tutti i mezzi presi in considerazione.

E’ una situazione paradossale poichè nel complesso il rapporto evidenzia un crescente interesse per le notizie, per l’informazione nel suo insieme, che da un lato i quotidiani nella loro versione cartacea non riescono più a sfruttare, in particolare in termini di ricavi pubblicitari e, dall’altro lato, come emergeva già dallo studio rilasciato da PEW stessa non più tardi della scorsa settimana, fonte delle difficoltà a compensare il crollo della carta stampata con il digitale.

Difficolta’ che, al di là degli aspetti sottolineati in precedenza,  è da attribuirsi ad un’estroimissione, o comunque una marginalizzazione dei quotidiani online da parte dei pure players, Facebook e Google in primis evidentemente, che assorbono la fetta principale dei ricavi, delle revenues dal digitale anche nella categoria display, quella attualmente privilegiata nei siti web dei giornali.

Un aspetto che avevo già evidenziato con chiarezza nella mia personale analisi di quali modi e modalità potessero essere realistici per una sostenibilità economica dell’informazione online.

Conferma dell’utilizzo inadeguato che i mainstream media ed i quotidiani fanno dei social media è l’incidenza di questi come refferrals, come fonti di traffico, con un peso complessivo generale del 9% contro il 32% degli utenti che arriva alle edizioni online dei quotidiani attraverso una ricerca. Emerge un ruolo diverso tra Facebook e Twitter, con il secondo che per l’ennesima volta pare essere in grado di coinvolgere e convincere l’utenza, le persone, con il ruolo riconosciuto di newswire,  ed il primo che invece ha un ruolo prevalentemente di rivale, di concorrente dei quotidiani online per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria.

Si evidenzia inoltre uno scollamento, una differenza, in alcuni casi anche sostanziale tra quelli che paiono essere gli interessi delle persone, sulla base degli argomenti trattati nei blog e su Twitter e l’agenda setting, le tipologie di informazioni proposte dai media. Un elemento di distanza che non e’ da sottovalutare per la portata che puo’ assumere nel tempo.

Se le tendenze che il rapporto evidenzia non saranno invertite definitivamente il più rapidamente possibile molti giornali potrebbero passare nel medio – lungo periodo, da qui ad almeno cinque anni, alla sola edizione domenicale stampata lasciando all’online il ruolo dell’informazione quotidiana. La “settimanalizzazione” dei quotidiani avrebbe inevitabilmente una ricaduta pesante sui periodici che sono altrettanto in sofferenza qanche se l’idea, allo stato attuale, pare più il frutto di mancanza di alternative concrete che una scelta ragionata alla quale in realtà potrebbero davvero accedere in pochi.

Personalmente su quale più realisticamente sia la strada ho una visione abbastanza precisa. Magari lo schema concettuale sottoriportato può aiutare ulteriormente il processo.

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La Crisi è Nera

Ormai non si parla d’altro, l’unico argomento pare essere quello del crollo dei mercati finanziari di mezzo mondo.

Già nella settimana dal 25 al 31 luglio più del 50% della copertura informativa dei media era dedicata ai temi legati all’economia ed alla finanza internazionale.

Anche il criminale attentato in Norvegia è stata una meteora durata pochi giorni, il flusso ininterrotto di notizie  sul crack delle borse e della finanza delle economie avanzate si sussegue senza interruzione  mentre già si mormora di un possibile ulteriore declassamento da parte di S&P dell’economia statunitense.

Nel frattempo continua consumarsi una tragedia alla quale non pare interessarsi nessuno, o quasi.

La riassume in tutta la sua drammaticità l’infografica realizzata dal National Post che sintetizza i dati della tragedia del popolo somalo.

La crisi è nera, forse anche per quello non ottiene l’esposizione mediatica e l’attenzione che meriterebbe.

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Vita da Cani

La foto, pubblicata dall’Atlantic all’interno di un più ampio fotoreportage sulla situazione in Giappone ad un mese dal terremoto, mostra  un gruppo di cani che vaga solitario, si immagina abbandonato dai padroni in fuga, a Minami Soma, località all’interno dell’area di 20 chilometri intorno a Fukushima evacuata per la pericolosità delle radizioni nucleari.

Ritratto simbolico della desolazione e del silenzio che caratterizza quello che si sta configurando come il più grave disastro nucleare della storia.

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Agenda Setting: Dalle Radiazioni ai Bombardamenti [e ritorno?]

PEJ, Pew Research Project for Excellence in Journalism, riporta a cadenza regolare le storie, le notizie, che hanno ottenuto maggior esposizione mediatica nella settimana precedente.

La rilevazione della settimana dal 14 al 20 marzo mostra come, a partire da giovedì 17, vi sia stata una drastica riduzione delle informazioni relative al terremoto, ed al relativo allarme nucleare, in Giappone e il focus si sia progressivamente spostato sulla guerra in Libia.

Dando una scorsa alle prime pagine dei quotidiani nazionali, pare si verifichino le medesime dinamiche anche nel nostro paese.

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Odio Mediatico

Che l’agenda setting proposto dai media [ad esclusione di rare eccezioni] fosse strumentale alla manipolazione dell’opinione pubblica è un aspetto che è stato documentato e che fa parte della cornice nella quale va contestualizzata l’attuale crisi nazionale ed internazionale dell’editoria.

Una conferma, purtroppo, viene dalla ricerca presentata venerdì 18 dicembre dall’Osservatorio sui media della Carta di Roma relativamente a immigrazione e asilo nei media italiani.

Lo studio è riferito ai primi sei mesi del 2008 e riguarda le edizioni serali dei telegiornali delle principali emittenti in chiaro del nostro paese [Rai, Mediaset e La7] oltre ad un campione di sei quotidiani [Corriere della Sera, La Repubblica, l’Unità, Il Giornale, Avvenire e Metro]. Su un totale di 5.684 servizi di telegiornale andati in onda durante il periodo di rilevazione, solo 26 affrontano l’immigrazione senza contemporaneamente legarla a un fatto di cronaca o al tema della sicurezza.

Il ruolo dell’immigrato viene discriminato pesantemente sia dalla stampa che dalle televisioni generaliste nazionali sia per terminologia utilizzata che per la contestualizzazione delle notizie; sono aspetti che erano emersi già nel 2002 nei risultati di uno studio effettuato dal Censis sul medesimo tema di fondo. Cattive notizie confermate per l’editoria nostrana.

Più odio nei prossimi notiziari

Che il Ministro Maroni si occupi urgentemente di questa permanente campagna d’odio che ha permanenza e amplificazione di gran lunga superiore a quella che pare lo animi tanto in questi giorni; sarebbe un atto responsabile e doveroso.

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