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Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edizione solo digitale di «Newsweek» dopo la decisione di abbandonare la versione cartacea.

Il settimanale statunitense per l’esordio sceglie di dedicare la storia di copertina alle esplorazioni sottomarine e titola “Have we hit the bottom” come mostra l’immagine sottoriportata.

newsweek-cover

Nel tentativo di dimostrare tutta la dedizione, l’impegno e la capacità di utilizzo dei formati digitali il settimanale rende la copertina animata. Quando infatti gli abbonati alla versione per tablet scaricano l’edizione di questa settimana si apre un’animazione di circa quattro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sottomarine in movimento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia perplessi non essendo esattamente una “storia da urlo”, ancor più dubbioso il valore dell’animazione sia per la realizzazione che non pare davvero di qualità straordinaria che, soprattutto, perchè forse non è questo il tipo di caratteristiche che il lettore cerca nel formato digitale come confermerebbe la scelta di «The Economist» e i dati di una ricerca recentemente pubblicata da PEW.

A questo si aggiunga che in realtà tali proposte non sono esclusiva del digitale ed anzi possono essere perfettamente realizzate anche nella versione cartacea come dimostra Aurasma al CES in corso in questi giorni a Las Vegas, per tornare ad una proposta di cui ho parlato spesso in questi spazi.

A «Newsweek» sono le scelte editoriali ad avere toccato il fondo a mio avviso.

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Sorpresa?

Le vendite di abbonamenti a quotidiani e periodici su tablet non cannibalizzano il formato cartaceo ma addirittura lo alimentano.

Questo è quanto emerge da una ricerca pubblicata da The Professional Publishers Association [PPA], associazione inglese che riunisce oltre 200 editori di testate sia consumer che professionali.

La ricerca identifica una correlazione positiva tra la readership su tablet e qualla sulla carta. Emerge infatti come il 96% di coloro che possiedono un tablet abbiano letto nell’ultimo anno una pubblicazione cartacea contro una media nazionale dell’80%. La PPA sostiene che mentre è crescente l’interesse verso il formato digitale i lettori continuano a volere entrambi i formati.

Spiega Marius Cloete, responsabile dellla ricerca, che “i possessori di tablet hanno una probabilità maggiore rispetto alla media di aver letto una rivista – su carta – negli ultimi 3 mesi, dissipando il mito che i possessori di tablet stiano abbandonando la carta a favore del digitale. Al contrario le due piattaforme si combinano per ampliare il repertorio di lettura”.

La ricerca conferma la “lean back experience”, già nota nell’utilizzo dei tablet, la cui fruizione è prevalentemente domestica con il 73% delle peraone che lo usa a letto ed il 96% sul divano, un’abitudine di consumo molto simile a quella di riviste e giornali.

Al tempo stesso eMarketer ha diffuso i dati consolidati e le sue proiezioni sino al 2015 per la penetrazione dei tablet nella UE5 che include il nostro Paese.

Se attualmente in Italia circa il 20% degli utenti di Internet utilizzano un tablet, grazie alla condivisione del device tra più persone in ambito domestico, [Human Higway stima in 4 milioni di persone gli utilizzatori di tablet nel nostro Paese e due milioni di pezzi in circolazione] tale percentuale dovrebbe arrivare al 46% nel 2015.

Una crescita esponenziale, seppure con un trend in rallentamento dal 2013 rispetto ai due anni precedenti, che comunque ci vede dietro allo sviluppo previsto per Francia, Germania e Regno Unito.

Quanto questo aiuterà i ricavi del comparto editoriale è ovviamente tutt’altro discorso, ma quello che appare confermato è la necessità di lavorare in termini di integrazione e complementarietà delle diverse piattaforme. Ennesima lezione che viene dal fallimento, dalla chiusura del «The Daily» che invece, tra le altre cose, era mono-formato.

Sorpresi?

Tablet User Share UE5

Sul tema «The Economist», proprio nello spazio dedicato specificatamente alla “lean back experience”, segnala quelle che secondo The Economist Group e the Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism sono le migliori infografiche sul consumo di notizie in mobilità.

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Audience: La Massa Intelligente

«The Economist» è uno dei rari casi di successo nel panorama editoriale attuale. Ricavi e profitti in crescita costantemente negli ultimi cinque anni con  incrementi a doppia cifra anche in ambito digitale sia per quanto riguarda le revenues pubblicitarie che le sottoscrizioni che hanno recentemente raggiunto quota 100mila abbonati. Un successo che non prescinde dall’edizione tradizionale cartacea che cresce nella prima meta del 2011 del 3% e raggiunge quasi 1,5 milioni di copie vendute.

La presentazione “Lean back media: the shock of the old”, pubblicata pochi giorni fa dal settimanale britannico è ricca di dati sulla lettura digitale e, soprattutto, di spunti di riflessione sulle evoluzioni in corso.

Oltre a confermare abitudini di lettura dei possessori di tablets, che erano già emerse da indagini precedenti,  si evidenzia altrettanto quella che poi è la tematica che fornisce il titolo dello slideshow: un ritorno alle origini, alla lettura in poltrona nell’era – in prospettiva – post personal computer. Elemento che la presentazione cicoscrive al binomio carta stampata – digitale ma che in realtà amplia lo scenario in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» definisce “the sofa war”, la guerra che è trasversale a tutti i media. Si tratta di fattori che anche il rapporto “Adspend Forecast” di Zenith Optimedia conferma ulteriormente spingendomi a parlare di comunicazione “schermo centrica”.

La presentazione [slides 27 – 35] stratifica l’audience segmentandola in tre grandi comparti: elite media, mass intelligence e mass media. Si tratta, forse, dell’aspetto più interessante che sta a sottintendere l’esistenza di un gruppo di persone, la massa intelligente, sufficientemente ampio ed altrettanto evoluto che può rappresentare il nucleo centrale di riferimento per contenuti di valore non massificati. Definizione interessante che stride con il perdurare della consuetudine nell’utilizzo del termine audience che, al pari di target, andrebbe rivisto. Non si tratta solo di un problema semantico, ovviamente.

Vengono descritte, con buona sintesi ed altrettanta efficacia, l’impatto delle nuove abitudini di lettura sullla produzione di contenuti e sui modelli di business sostenibli. Risulta evidente come il successo di «The Economist» non sia un gioco a somma zero ma bensì di un caso nel quale il digitale si somma alla carta che, comunque, continua a rappresentare la stragrande maggioranza delle copie vendute in un rapporto di circa 15 a 1, come si evidenzia alla slide 59.

Interessante, in termini di sintesi e spunto di riflessione, il nuovo marketing mix, le nuove  “5P” del marketing proposte nella diapositiva 64.

Una case history davvero di grande valore per la capacità dimostrata di realizzare la tanto auspicata convergenza editoriale e renderla sostenibile economicamente. Elementi che, senza nulla togliere, vanno contestualizzati rispetto alla diffusione mondiuale del settimanale in questione ed alla qualità indiscussa dei contenuti. Fattori distintivi non trascurabili che non sono ovviamente alla portata di tutte le testate editoriali.

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