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Agenzie Stampa & Ecosistema dell’Informazione

Nel nuovo, sempre in mutamento, ecosistema dell’informazione si rompono i vecchi equilibri: i giornali hanno meno bisogno delle agenzie stampa di un tempo grazie a social media e citizen journalism; mentre dall’altro lato, le agenzie immaginano in un futuro prossimo di entrare in concorrenza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbracciano sempre più l’idea di diventare loro stessi editori, produttori di contenuti dando vita a quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism.

Ne parlo nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory partendo dai risultati della  ricerca “Il ruolo delle agenzie di stampa nel XXI secolo”.

Buona lettura.

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Giornalisti Digitali & Dintorni

Il Comune di Firenze, in collaborazione con Associazione Stampa ToscanaLSDI, Libertà di Stampa e d’Informazione e Di.gi.ti, presenta “Giornalisti Digitali e Dintorni”, 4 incontri 2.0 per parlare di libri, eventi, storia, e quotidianità del web e per il web.

Gli incontri si terranno tutti i mercoledì dal 26 giugno al 17 luglio dalle 18:30 alle 20:30 presso il Caffè Letterario delle Murate – Piazza delle Murate – Firenze.

Locandina Giornalisti digitali

Come mostra la locandina sopra riportata tocca al sottoscritto inaugurare la serie di incontri con l’arduo compito di provare a dare una risposta all’interrogativo: Riusciranno le edicole ad evitare la fine delle cabine telefoniche? Tema che verrà affrontato partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” del quale Marco Renzi, che presenta ed introduce ciascun incontro, ha pubblicato  un ampio stralcio non più tardi di ieri.

Se riuscite a presenziare all’incontro ci vediamo, con grande piacere lì. In caso contrario potete dare un’occhiata alla presentazione che ho preparato per l’occasione, tenendo presente, come sempre, che le slide sono semplicemente un punto di appoggio al ragionamento.

Infine, se vi garba, come si dice giust’appunto in toscana, potete fare delle domande, o seguire le opinioni di chi sarà presente, utilizzando l’hashtag #giornalaio su Twitter.

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Questo NON è un Blog

Ci sono termini che vengono usati convenzionalmente sino a perdere il loro significato divenendo una “parola scatolone”, un  termine che vuol dire tutto e nulla per quanto è vago. Uno di questi termini è sicuramente blog e, peggio ancora, il suo derivato blogger, colui che, come noto, scrive, appunto, un blog.

Si stima che i redattori di “blog” che pubblicano “post” [iniziamo a virgolettare questi termini] in modo continuato in Italia, sarebbero circa 500mila, una popolazione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di esprimersi e di entrare in relazione con altri a distanza, su Internet.

Originariamente, l’insieme dei comportamenti e del lavoro in Rete di queste persone costituiva la “blogosfera”, termine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per denotare il sistema aperto e interconnesso di “blog”, che viene configurato progressivamente dai “blogger”: un sistema che produce conoscenze in quantità superiori a quelle generate finora dall’umanità nei millenni passati.

Oggi i “blog” sono un format editoriale al quale attingono ampiamente gli editori tradizionali per fare traffico, per portare visite ai loro siti web, ed i giornalisti per diletto o, più spesso, per migliorare la loro visibilità e reputazione. Questa galassia di produttori e consumatori di informazioni , di organizzazioni sociali rette dalla comunicazione, appare come un medium davvero globale, che, in chiave corporate, può diventare utile per veicolare commerci di massa e fidelizzare consumatori o per trasmettere modelli di comportamento pubblico e ottenere consenso dai cittadini, su vasta scala.

I  “blogger” da sempre sono soggetti che prestano opera gratuitamente per ottenere al massimo collanine e perline, et similia, quando si prestano ad azioni di comunicazione aziendale, o “visibilità” quando, appunto, scrivono gratuitamente, all’interno di testate registrate quali, uno per tutti, l’Huffington Post.

E’ per questo che, come avrà notato chi ha la pazienza di leggere quotidianamente ciò che scrivo,per questo spazio alla definizione di blog personalmente privilegio da anni quella di T.A.Z, di zona temporaneamente autonoma, concetto introdotto nel 1991 nel libro di Hakim Bey che descrive la tattica sociopolitica di creare zone temporanee che eludono le normali strutture di controllo sociale, poichè, credo davvero di poter dire, all’interno di “Il Giornalaio”, con la dovuta attenzione alla legge, scrivo ciò che voglio, quello di cui ho voglia di parlare e che mi appare interessante condividere senza prestarmi a “marchette” di sorta come ho avuto modo di spiegare, di ribadire, anche nella mia intervista contenuta in questo libro degli amici Daniele Chieffi, Claudia Dani e Marco Renzi di recentissima pubblicazione.

Ancor meno sono un “blogger”. Il mio lavoro credo sia noto, anche se poi talvolta mi trovo appiccicata questa definizione, non è fare blog, io di professione faccio altro.

In un momento nel quale content curation sta divenendo una delle tante “buzzwords” usate, ed abusate, con una grande maggioranza di soggetti che immaginano che la cura dei contenuti sia fare copia-incolla di pezzi di articoli, o immagini e video, altrui su Scoop.it o altre piattaforme simili, credo che il termine blogger possa finalmente essere sostituito da content curator, o curatore di contenuti se si preferisce una volta tanto l’italiano, poichè è questo che i migliori fanno, una selezione accurata di contenuti che vengono riaggregati e commentati, rielaborati in nuove forme e contenuti.

Per concludere questo mio ragionamento vorrei anche sottolineare che a mio avviso i “post” sono quelli che si mettono sulla bacheca di Facebook ed altri social media. Il termine post attribuito ai contenuti prodotti per una TAZ è inadeguato, frutto di un classismo culturale atavico secondo il quale gli articoli li scrivono i giornalisti che nell’era dell’informazione partecipata non ha più senso di esistere.

Questa è una TAZ, io, per hobby, per curiosità intellettuale, ed anche per lavoro fuori da confini di “Il Giornalaio,” curo contenuti e scrivo articoli,

Questo NON è un blog, i blogger NON esistono, era un po’ che volevo dirlo. Comment is free!

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Si ringrazia l’amico Massimo Gentile per la realizzazione in esclusiva dell’immagine sopra riportata

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I Trend della Rete e le Tecnologie Emergenti

Pressoché contemporaneamente sono stati pubblicati due rapporti, tanto interessanti quanto esaustivi, sulle tendenze della Rete nel 2013, consueto appuntamento annuale al quale ci ha ormai abituato la venture capitalist Mary Meeker, e sulle tecnologie emergenti, il loro impatto economico e più in generale sulla società, realizzato da McKinsey.

Ne sintetizzo, e commento, le principali evidenze emergenti nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory.

Buona lettura.

McKinsey 12 Tecnologie

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Ciao Mamma Sono alla Tele

Tech and the City è una trasmissione girata completamente con smartphone e tablet che va in onda tutte le domeniche alle 18 su Italia 7 Gold network televisivo nazionale.

Al suo interno Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech, tiene una propria rubrica in cui ogni settimana viene recensito un libro. Domenica scorsa è toccato al mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Se in questa prima domenica di giunembre non avete di meglio da fare potete vederla, ascoltarla, nel video sottostante.

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Come Impostare le Relazioni & Come Crescere nell’Era del Web 2.0

Ieri ed oggi presso la sede di ACIMGA, l’associazione industriale di categoria che rappresenta i costruttori di macchine per i settori: grafica, cartaria, di trasformazione ed affini, a tenere due giornate di formazione sul social media marketing B2B agli addetti delle aziende associate, il personale dell’associazione stessa ed al gruppo di lavoro dell’area marketing e comunicazione di Ipack-Ima, fiera di rilevanza internazionale dedicata a macchine, tecnologie e materiali per il processo, confezionamento, packaging e logistica.

Comparto della filiera di carta, editoria, stampa e trasformazione  che nel suo insieme vale, against all odds, circa 10mila milioni di euro e che, grazie alle esportazioni, rappresenta uno dei settori industriali italiani dall’andamento positivo.

Qui sotto trovate la presentazione che sto utilizzando per lavorare insieme ai partecipanti. Tenendo conto, come sempre, che le slide sono “un appoggio”.

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Se Spunta il Sole sulle Edicole

Maniscalchi, ciabattini, lattai e perfino “spegnilumini” le professioni accomunate a quella dell’edicolante nei 132 commenti alla mia intervista-recensione pubblicata pochi giorni fa su «Il Fatto». Commenti che prevalentemente denotano un’ignoranza sul tema e che si aggrovigliano su luoghi comuni sfociando in querelle sul finanziamento pubblico ai giornali ed altre amenità distanti dal tema di fondo ma che concordano, quasi, tutti su un una cosa: il destino delle edicole, e della carta stampata, è irrimediabilmente segnato.

Newspaper seller

Il caso vuole, diciamo, che in un momento di slacking, di intermezzo durante la produzione compulsiva di slides per un corso che terrò la settimana prossima, incappi nell’edicola del sole. Edicola la cui storia è ben descritta su “L’Arancia”, progetto del Consiglio Nazionale del Notariato, che racconta come ci sia il tentativo di realizzare un  franchising di edicole su Roma, di software gestionali ed informatizzazione dell’edicola gestita e di quelle affiliate, e persino  di fidelity card e di un progetto di riqualificazione delle edicole, con “finanziamenti dal basso”, come riassume il video sottostante.

Temi proposti, in maniera più articolata, se posso dirlo, nel mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, che il caso dell’edicola del sole dimostra quanto, volendo, siano concretamente realizzabili.

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