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Scenario dell’Informazione Online Italiana

Human Highway, per conto di Banzai, ha condotto una ricerca di analisi del panorama dell’informazione online nel nostro Paese. La ricerca, alla sua terza edizione,  presenta le dimensioni del fenomeno e approfondisce i dati di lettura da mobile, la stima del numero di lettori online a pagamento e la dinamica di acquisizione e diffusione delle notizie.

I risultati della ricerca sono stati forniti al committente all’inizio di giugno ed anticipati ad un pool di professionisti all’inizio dei questo mese per poi essere resi disponibili pubblicamente stamane. Nelle slide di sintesi dei principali risultati sotto riportate, oltre alla decodifica dei ricercatori di Human Hiughway, sono stati inseriti i commenti del sottoscritto e di Luca Conti forniti alla società di ricerca come feedback dopo aver ricevuto in anticipo le informazioni contenute rispetto alla loro diffusione pubblica.

Nella lettura dei risultati va tenuto a mente che gli intervistati sono stati selezionati esclusivamente tra coloro che hanno accesso ad Internet escludendo dunque una larga fetta della popolazione italiana.

Le mie personali considerazioni dall’analisi dello scenario dell’informazione italiana, per punti, in estrema sintesi, sono:

I tablet, che sono quelli dai quali l’industria dell’informazione può immaginare di ottenere dei ricavi, e che forniscono un’esperienza di lettura degna di questo nome contrariamente alla lettura da smartphone che consente al massimo news snacking, sono ancora una nicchia. Mercato piccolo. I grandi quotidiani dovrebbero finanziare/facilitare/promozionare l’acquisto dei tablet a condizioni di grande vantaggio, come fanno alcuni in USA, per aumentare rapidamente penetrazione. In tal caso ovviamente il costo di acquisizione del cliente diventerebbe molto elevato, da spalmare su più anni, sperando di non perderlo per strada. In alternativa troveranno la loro maturazione nel giro di una generazione e quelli che notiamo ora sono piccoli trend anno su anno che diventano rivoluzionari solo dopo che si sono accumulati nel lungo periodo;  per non meno di 15-20 anni.

Che tra la popolazione online primeggino in caso di notizie importanti i motori di ricerca e la TV la dice lunga sulla debolezza dell’attuale proposta informativa nel nostro Paese.

Vedendo i tempi di permanenza su siti web dei quotidiani online [ed i contenuti proposti], credere che per approfondire le persone vadano sui siti dei giornali è decisamente poco credibile o comunque definisce un concetto di approfondimento molto aleatorio.

Il confronto, lo scambio sociale, di una notizia continua ad avvenire prevalentemente di persona, come mostra l’ultima slide della presentazione. Internet pesa il 16% mentre il confronto personale si assesta al 60% dei casi. L’amplificazione delle notizie prodotta dalla Rete passa per Facebook con buona pace del newswire per eccellenza: Twitter. Nel periodo preso in considerazione dalla ricerca vi sono state 2,6 milioni di segnalazioni su Facebook, 750mila tweet / retweet, 1 milione di post e commenti sui blog [con buona pace per quelli che sostengono che i blog sono morti] e 600mila segnalazioni via mail.

Quest’anno, per la prima volta, la ricerca ha anche analizzato  la fisionomia e l’immagine delle testate [12 ma in realtà 11 perché Lettera43 ha avuto troppi pochi casi] a confronto una con l’altra. L’esame delle testate è sempre fatta a confronto – una vs un’altra – e sempre fatta su lettori delle due testate, quindi non per sentito dire ma per esperienza.

Emerge con chiarezza che i newsbrand restano quelli che nascono dalla carta, gli all digital, ahimè, non sfondano dopo anni da loro lancio ormai. Il Fatto Quotidiano, di carta e online, è l’unica vera novità significativa nel panorama dell’informazione italiana.

I grandi quotidiani cartacei italiani attirano sui loro siti Web milioni di lettori abituali ogni mese. Le nuove testate pure digital hanno audience molto più contenute e sono spesso lette in affiancamento a una testata tradizionale, come prima o seconda scelta.

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Il Corriere della Sera Passaparola

E’ online da martedì, da ieri, “Passaparola”, la nuova piattaforma social del «Il Corriere della Sera».

La piattaforma è ancora in versione beta, non definitiva, ma si riescono già a capire diverse cose sia sulla struttura che sulle logiche che sottostanno alla sua creazione. Che l’iniziativa sia rilevante per la versione online del quotidiano milanese lo si capisce, banalmente, dal pop up che si apre con forte impatto visivo accedendo a Corriere.it.

Grazie a “Passaparola”, i lettori, le persone possono confrontarsi sulle notizie del giorno, della settimana, ed in prospettiva del mese, utilizzando diversi strumenti a disposizione sulla piattaforma. E’ possibile seguire argomenti specifici cliccando sui tag presenti in articoli e foto, ma anche seguire alcuni giornalisti del giornale di Via Solferino o altri lettori registrati. Si può esprimere il proprio “sentiment” sulle notizie attraverso una “reaction bar” con cinque stati d’animo, cinque umori che vanno da “indignato” a “soddisfatto”, interagire con gli altri lettori sia votando che rispondendo ai loro commenti, ed ovviamente condividere gli articoli sui diversi social network.

Passaparola Corriere

La sezione comune a tutti è quella di “Cosa dice il Paese” con i temi in evidenza quotidianamente, mentre esiste una sezione personale: “La mia pagina” dove sono raccolte le proprie preferenze sia per quanto riguarda gli articoli del giornale che giornalisti ed altri utenti, altre persone che si seguono.

Al piede della pagina una nuova barra interattiva sempre aggiornata accompagna durante la navigazione anche se non si è loggati o registrati e segnala qual è il passaparola del momento, qual è il sentimento più diffuso tra i lettori e quali gli argomenti più seguiti.

Se il tempo speso sul sito del giornale è, come ho avuto modo di sottolineare a più riprese , un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Uno dei modi per aumentare la permanenza sul sito è quella di coinvolgere il lettore rispetto ad attività, ad interessi che facciano appunto sì che abbia voglia di passare una parte crescente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera crescente, all’interno dei diversi social network a cominciare da Facebook ovviamente che ormai è un ecosistema a parte, a se stante.

In tal senso l’iniziativa del giornale diretto da De Bortoli, al di là delle possibili migliorie ed evoluzioni, è certamente apprezzabile, di valore. Finalmente si iniziano a creare anche in Italia delle community NEL sito del giornale.

La mia pagina Corriere Passaparola

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Il Futuro della Distribuzione Editoriale

Si è tenuto la scorsa settimana “Esperienze di successo per sconfiggere la crisi”,  XVIa Conferenza internazionale per l’editoria e la stampa quotidiana italiana, promossa da WAN-IFRA in associazione con FIEG ed ASIG.

Tra le tre sessioni di lavoro intorno alle quali hanno ruotato le due giornate di lavoro la fase conclusiva è stata dedicata alla distribuzione editoriale. E’ questo certamente un fatto positivo che testimonia, finalmente, la consapevolezza della necessità di intervenire su quest’area.

Dopo l’intervento di Alessandro Bompieri, Responsabile problemi della vendita e distribuzione FIEG e capo della nuova area Direzione Media di RCS MediaGroup, nella quale rientrano i quotidiani e i periodici del gruppo e Rcd, la Redazione contenuti digitali, sono seguiti gli interventi di Tony Jashanmal, Presidente di Distripress, che ha fornito un breve panorama su quanto avviene all’estero, quello di Massimo Viganò, Partner TradeLab Editoria, incentrato sul progetto resa certificata e, come direbbero gli inglesi, last but not least, quello di Alfonso Fuggetta, Amministratore Delegato CEFRIEL, su come innovare la distribuzione attraverso l’informatizzazione delle edicole, tema a me molto caro al quale viene dedicata una parte del mio libro pubblicato ad aprile di quest’anno.

Pare dunque che la società incaricata di realizzare l’applicativo che, sotto il patrocinio di FIEG, permetterà l’informatizzazione delle edicole nel nostro Paese sia dunque CEFRIEL, società consortile a responsabilità limitata senza scopo di lucro i cui soci sono il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’Università degli Studi dell’Insubria, la Regione Lombardia e 15 aziende multinazionali operanti nel settore ICT e dell’editoria multimediale, grazie alla presenza di RCS MediaGroup.  Società che vedendo i progetti sin qui sviluppati non pare avere una spiccata conoscenza della distribuzione.

Nel suo intervento Fugetta infatti come case study di successo cita esempi che sono ben distanti da quella che è la realtà della distribuzione editoriale nazionale. L’applicativo, oltre a contemplare tutta la filiera editoriale, dagli editori ai punti vendita, alle edicole, supporterà anche, in modalità “plug&play” servizi di parti terze che i giornalai potranno erogare quali ad esempio money transfer o pagamento delle multe. Servizi che si evolveranno ulteriormente con fidelity card e nuovi sistemi promozionali. Tutti elementi ampiamente contemplati nella “mappa del marketing dell’edicola” di mia realizzazione.

Copyright Informant

Copyright Informant

Vedendo la roadmap pare che l’applicativo sia ancora nello stadio di progettazione e che il rilascio avverrà nella prima metà del 2014.  Considerando che dal primo di gennaio di quest’anno è obbligatoria per legge la tracciabilità delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici, come stabilito dal decreto legge di metà maggio dell’anno scorso, successivamente convertito con al cune modifiche dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonche’ di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicita’ istituzionale.

Obbligo, che ricade sull’intera filiera distributiva, ha come obiettivo quello di favorire la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica e di assicurare una adeguata certificazione delle copie distribuite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finanziamenti statali.

In quest’ambito l’informatizzazione delle edicole gioca un ruolo cruciale poichè senza la stessa diviene estremamente difficile se non impossibile garantire un’effettiva tracciabilità.

RoadMap Informatizz Edicole

Aspetto che è vero e valido anche per quanto riguarda l’altra parte di modernizzazione della distribuzione, quello relativo al progetto “resa certificata”. Anche in questo caso, dalle slide dell’intervento di Massimo Viganò emerge come attualmente solamente 13 siano già certificati e si ipotizza che siano 70 solamente a fine 2014.

Al di là di qualunque altra possibile considerazione ci si chiede, mi chiedo, come, su quali basi saranno erogati i finanziamenti del 2013 alle testate che ne avranno diritto.

Che nel 2013 un intero settore e la sua capillare rete distributiva siano rimasti ancora al tempo degli amanuensi è vergognoso.  Sintomo, evidenza di miopia grave, di un’arretratezza culturale che non lascia sperare niente di buono per il futuro dei giornali, e di riflesso della distribuzione editoriale, qualsiasi esso sia.

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News Snacking

Mobiles Republic, società internazionale di syndication delle notizie, ha recentemente pubblicato i risultati della sua indagine 2013 sulle abitudini di lettura delle notizie.

Lo studio, basato sulle risposte di oltre 8.000 dei suoi utenti dell’applicazione “News Republic” negli Stati Uniti ed in Europa, Italia inclusa, indica, o meglio conferma che il consumo di notizie complessivamente è in aumento.

L’infografica sottostante ne riassume i risultati principali. I punti salienti emergenti sono:

1) Le persone stanno controllando le notizie più frequentemente ma per tempi limitati.

Per quanto riguarda l’online, dimenticate la lettura approfondita di notizie. Oggi prevale lo “news snacking”, cioè persone che stanno controllando le notizie più spesso, più volte al giorno e sempre più da dispositivi mobili.

2) Il trionfo degli aggregatori.

Secondo lo studio, il 73% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare aggregatori intensamente, rispetto al 33% di un anno fa. L’uso di applicazioni di notizie di marca [quelle “proprietarie” dei principali quotidiani nazionali], invece, è diminuita dal 60 al 40% nello stesso periodo.  Elemento che emergeva anche dai risultati del “Digital News Report2013” condotto dal Reuters Institute for the Study of Journalism sulla pericolosa minor rilevanza del brand della testata.

3) Crescita dei social media  per controllare le notizie.

La relazione indica inoltre che le persone usano sempre più siti come Facebook e Twitter per il controllo degli aggiornamenti di notizie. Il 43% dei lettori ora utilizzare Facebook per controllare le notizie, con un aumento del sette per cento rispetto allo scorso anno.

Se il campione dell’indagine non è certamente rappresentativo della popolazione in Rete, certamente rafforza comunque i segnali emergenti da altre indagini. Meglio tenerne conto.

Newssnacking Infographic2013

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Giornalisti Digitali & Dintorni

Il Comune di Firenze, in collaborazione con Associazione Stampa ToscanaLSDI, Libertà di Stampa e d’Informazione e Di.gi.ti, presenta “Giornalisti Digitali e Dintorni”, 4 incontri 2.0 per parlare di libri, eventi, storia, e quotidianità del web e per il web.

Gli incontri si terranno tutti i mercoledì dal 26 giugno al 17 luglio dalle 18:30 alle 20:30 presso il Caffè Letterario delle Murate – Piazza delle Murate – Firenze.

Locandina Giornalisti digitali

Come mostra la locandina sopra riportata tocca al sottoscritto inaugurare la serie di incontri con l’arduo compito di provare a dare una risposta all’interrogativo: Riusciranno le edicole ad evitare la fine delle cabine telefoniche? Tema che verrà affrontato partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” del quale Marco Renzi, che presenta ed introduce ciascun incontro, ha pubblicato  un ampio stralcio non più tardi di ieri.

Se riuscite a presenziare all’incontro ci vediamo, con grande piacere lì. In caso contrario potete dare un’occhiata alla presentazione che ho preparato per l’occasione, tenendo presente, come sempre, che le slide sono semplicemente un punto di appoggio al ragionamento.

Infine, se vi garba, come si dice giust’appunto in toscana, potete fare delle domande, o seguire le opinioni di chi sarà presente, utilizzando l’hashtag #giornalaio su Twitter.

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Le Notizie Online Sono Unbranded

Oggi il Reuters Institute for the Study of Journalism presenterà i risultati dell’edizione 2013 del suo studio annuale “Digital News Report”, studio sulle abitudini di consumo dell’informazione online/digitale in Europa, Italia compresa, e Stati Uniti.

La BBC, che insieme a Google ed Ofcom patrocina lo studio, ne anticipa alcuni contenuti sintetizzando i risultati principali.

In base a quanto pubblicato emerge che in Italia il 30% degli intervistati dichiara di non aver notato da quale sito web, da quale testata online, stesse attingendo informazioni. Attitudine che pare essere particolarmente accentuata per gli heavy users di social media.

Reuters Unbranded

Sono proprio gli italiani tra coloro che, rispetto a quelli delle altre nazioni prese in considerazione dallo studio, hanno la maggior propensione a condividere e/o commentare le notizie attraverso social network e social media.

Reuters SN

Se i social media vengono utilizzati come semplice “discarica di link”, senza una particolare cura del contenuto postato, né del dialogo con fan e follower, facendone un uso meramente strumentale a veicolare traffico sul sito web della testata, senza un utilizzo ponderato delle tecniche di coinvolgimento del lettore/utente, come ha dichiarato recentemente Vincenzo Cosenza [ed il sottoscritto]  a commento della sua analisi relativamente alle performance dei giornali italiani su Facebook e Twitter presentata al Festival Internazionale del Giornalismo, il risultato è, anche, quello di una scarsa fidelizzazione dei lettori e dunque di una minor rilevanza del brand della testata.

In attesa di aggiornarci al riguardo domani, dopo la lettura integrale del rapporto del Reuters Institute for the Study of Journalism, qualche campanello d’allarme inizia a squillare, forte.

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L’Edicola che non c’è e le Copie Digitali

A marzo 2102 fu annunciato in pompa magna il lancio di Edicola Italiana, piattaforma multi-editore per offrire online in un unico sito le diverse testate. Inizialmente la piattaforma avrebbe dovuto ospitare sia quotidiani che periodici di quattro editori passati poi a sei alla fine dell’anno scorso quando si tornò a parlare del progetto. Di fatto, ad oggi, non si hanno notizie del livello di avanzamento e se sono occorsi 9 mesi per giungere dalle dichiarazioni di intenti alla creazione del consorzio, e complessivamente sono passati 15 mesi, è facile immaginare che i tempi non siano brevi.

Personalmente, tra febbraio e marzo di quest’anno, ho provato a contattare alcuni dei membri del consiglio di amministrazione del consorzio Edicola Italiana per inserirne le prospettive nel mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” ma dopo un lungo tergiversare non ho avuto, ahimè, il piacere di ottenere risposte.

Nel frattempo, come noto, da gennaio di quest’anno ADS ha iniziato a pubblicare i dati delle copie digitali di quotidiani e periodici. Se per i periodici, escludendo gli inserti allegati ai principali quotidiani, i volumi di vendita sono marginali così non è per i giornali, o almeno per alcuni di essi.

I primi cinque quotidiani per vendite realizzano l’86% del totale mostrando una concentrazione di gran lunga superiore a quella della carta stampata. Da quando sono stati resi disponibili i dati le vendite di copie digitali sono passate da 188mila a 242mila con un incremento del 28.7%.

«Il Sole24Ore», primo quotidiano per numero di copie digitali vendute, ha registrato nei primi quattro mesi di quest’anno un incremento del 56% e ad aprile il peso di questo formato è del 26.8% sul totale delle copie vendute [edicole + abbonamenti].

Peso quasi doppio rispetto a «Il Corriere della Sera», che cresce del 34%, e di «la Repubblica», che invece cresce “solamente” del 6.7%. Anche se i valori assoluti sono inferiori rilevante la quota di copie digitali anche per «Il Fatto Quotidiano» con un peso del 16.7% sul totale delle copie vendute ed il “fenomeno” di «L’Unione Sarda» con oltre 7mila copie [+12.7% vs gennaio 2013] per un peso del 13.8% sul totale. Per tutti gli altri quotidiani le copie digitali restano assolutamente marginali.

Il grafico, realizzato da Human Highway,  con l’evoluzione delle vendite delle copie digitali nel primo quadrimestre di quest’anno, mostra a colpo d’occhio le dinamiche evolutive.

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Ripensare l’Home Page dei Quotidiani Online

Le home page di molti quotidiani online sono “infinite”, molto lunghe, poichè gli viene attribuita una grande rilevanza sia in termini di attrazione che, di conseguenza, per il posizionamento degli annunci pubblicitari e la relativa monetizzazione.

Se già la mia analisi relativamente ai quotidiani nazionali mostrava come il peso della home page fosse inferiore rispetto a quanto si potesse comunemente pensare, come parrebbe confermato dal neo approccio di Reuters al riguardo, emergono ora al riguardo ulteriori evidenze che vale la pena di considerare.

Una ottima sintesi sul tema viene offerta da Garrett Goodman che ricorda come in realtà siano sempre più i singoli articoli, in funzione delle ricerche e delle condivisioni sui social network, e non la home page, il primo punto di accesso. Evidenza in base alla quale moltissimi quotidiani online, a partire dal «The New York Times» stanno ridisegnando il loro sito.

La concezione di prodotto, che partiva culturalmente dalla prima pagina del giornale cartaceo, parrebbe dunque perdere sempre più valore. Inoltre, nella mia interpretazione, questo aspetto suggerisce come possa essere di gran lunga più interessante valorizzare, vendere, il singolo articolo invece che il quotidiano nella sua integrità basandosi ancora una volta sull’esperienza del cartaceo.

Anche il Rapporto annuale – “Global Entertainment and Media Outlook” – di PricewaterhouseCoopers, tra i diversi aspetti evidenzia come nonostante l’adozione sempre più massiccia dei paywall il fatturato dei quotidiani Usa continuerà a diminuire fino al 2017.

Il cambiamento nel paesaggio dell’ industria dei giornali, con il drastico calo nella raccolta pubblicitaria della stampa, sta accrescendo il peso dei ricavi dalla diffusione all’ interno della torta complessiva delle entrate come mostra anche lo studio annuale “La Stampa in Italia” [ 2010-2012], curato dalla Federazione Italiana Editori Giornali presentato in questi giorni.

E’ necessario ripensare l’home page dei quotidiani online e, soprattutto, ridefinire i criteri di valorizzazione dei contenuti che davvero non possono essere approcciati secondo la stessa concezione del cartaceo.

1-giornali

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Il Grande Brusio della FIEG

Titolo “forte” stamattina, non perchè, ci tengo a specificarlo, ce l’abbia con qualcuno, non avendone fondamentalmente motivo da alcun punto di vista, ma perchè credo sia opportuno fare chiarezza, distinguere i fatti dalle, pur legittime per definizione, opinioni.

Se, a vario titolo, come il sottoscritto, vi interessate ai media ed all’informazione italiana, saprete certamente che ieri a Roma è stato presentato lo studio annuale “La Stampa in Italia” [ 2010-2012], curato dalla Federazione Italiana Editori Giornali.

La notizia, sulla quale si sono concentrate praticamente tutte le fonti di informazione, è il calo di vendite del 22% negli ultimi cinque anni, pari ad un milione di copie in meno vendute, e, per la prima volta, calo della readership emerso dalle ultime rilevazioni Audipress pubblicate a fine maggio. Al riguardo, a titolo di curiosità, si segnala lo strafalcione di Reuters che confonde calo delle copie con calo del lettorato e, presa dall’ansia prestazionale di “battere” il prima possibile la notizia, titola “Giornali, in 5 anni perso un lettore su 5, un milione di copie”.

Lo studio, anche se per chi segue quotidianamente questi aspetti non contiene fondamentalmente nulla di nuovo, anzi in alcuni casi contiene informazioni datate pur essendo disponibili dati più aggiornati, vale comunque la lettura. Al suo interno, in particolare, vi sono almeno due aspetti che vale la pena di sottolineare, di evidenziare.

1. COSTI

L’azione di contenimento dei costi non è efficace da diversi punti di vista. I ricavi editoriali nel 2012 diminuiscono del 9%, a fronte dei quali il complesso dei costi operativi calano per poco più della metà [-5,0%]. La FIEG punta il dito su inversione di tendenza del costo del lavoro, aumentato del 1.1%, e, soprattutto, su aumento delle materie prime, la carta.

Per quanto riguarda l’incidenza del costo del lavoro, le stime del 2012 pubblicate all’interno del rapporto, sono di un peso del 35.1% contro il 27.2 del periodo “pre-crisi” [2007]. Nello stesso arco temporale la popolazione poligrafica, i poligrafici occupati, calano del 27.6% passando da 6.995 unità a 5.065, e quella giornalistica, i giornalisti e pubblicisti occupati, calano del 10.9% passando da 11.117 unità a 9.908. Nonostante dunque i tagli occupazionali, come sempre avviene per i costi fissi, l’incidenza cresce poichè diminuiscono i ricavi come dimostra il crollo del MOL [Margine Operativo Lordo] che registra un -85% nel 2012 rispetto al 2011.

Il rapporto fornisce il dettaglio delle vendite, e delle rese. Per quanto riguarda i quotidiani l’incidenza dei resi nel 2012 è stata del 42%. Per i Periodici, per i quali il canale edicole pesa il 79% delle vendite [3^ nazione tra le 15 prese in considerazione], i settimanali nel 2012 hanno un’incidenza delle rese sul venduto del 35.4% ed i mensili  schizzano addirittura oltre il 50% [52.5%].

LA soluzione, di cui ho sottolineato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto semplice quanto sinora inapplicata, si chiama informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle “micro rotture di stock” che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema e consentendo un saving che stimo possa avere percentualmente un’incidenza a doppia cifra. Saving che, come insegna il manualetto della casalinga di Voghera, andrebbe immediatamente ad impattare sull’ultima riga del conto economico: quella dei ricavi.

Sul tema, Giulio Anselmi, Presidente della Fieg, nella sua relazione, dopo aver sottolineato che “la carta stampata, che resta il core business ben conosciuto e sperimentato, e tuttora produce oltre il 90 % dei ricavi”, non spende una parola al riguardo ed anche nella “lettera aperta al Governo e proposte di intervento” l’unico riferimento è agli sgravi fiscali concessi dall’allora Sottosegretario Paolo Peluffo per il 2012; dimenticando evidentemente che ora siamo a giugno 2013.  Al riguardo non posso che consigliare  la lettura del mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” che contiene un ampio capitolo dedicato all’informatizzazione delle edicole ed ai benefici, anche, per gli editori.

Insomma, emerge fondamentalmente che le azioni di contenimento dei costi non vengono fatte efficientemente e che, a prescindere dalla necessaria gestione da “buon padre di famiglia”, è sui ricavi che bisogna agire.

FIEG MOL

 2. ONLINE/DIGITALE

I ricavi da editoria online delle imprese editrici di quotidiani sono l’1.4% del totale, mentre nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5.5%. Siamo ancora davvero agli inizi, e si vede.

Infatti, se pochi giorni fa avevano suscitato scalpore una parte delle dichiarazioni rese dal neo Sottosegretario Giovanni Legnini in una sua intervista a «Il Corriere della Sera» , quelle contenute  nel rapporto e riprese nell’intervento di Anselmi sono, a mio avviso, di gran lunga più preoccupanti oltre che contraddittorie

Nel rapporto infatti si legge, nell’introduzione, che: “Oggi il giornalismo è un gigantesco ping pong di notizie, rimbalzate sulla rete da infinite racchette, agitate da milioni di giocatori, professionisti e no. Le testate giornalistiche faticano a incassare i benefici delle pur pregevoli prestazioni professionali dei loro redattori perché il sistema dell’informazione a rete, facendo circolare freneticamente notizie, servizi e reportage, indipendentemente da chi li ha prodotti, ne riduce la valorizzazione sul mercato”. Proseguendo “Ci sono segnali incoraggianti: come l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Concetto, appunto, ripreso nella relazione del Presidente della Fieg che spiega: “È assai positivo l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Affermazioni che, a prescindere da tutte le considerazioni alle quali si prestano rispetto ad una manifesta non conoscenza dell’online, non sono vere. Come mostra il grafico di sintesi sottostante infatti, gli utenti unici nel giorno medio intercettati dai quotidiani online registrano una crescita che è meno della metà rispetto a quella del numero di persone che accedono alla Rete. Non pare assolutamente che “accorrano”, direi. Anzi, per la precisione, il rapporto tra totale utenti unici nel giorno medio e quelli che visitano i siti web dei quotidiani passa dal 46.5% del 2011 al 43.9% nel 2012.

Il grande brusio della Fieg.

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Tempi Duri per le Auto Elettriche

E’ stato presentato al congresso mondiale dei quotidiani a Bangkok l’ultimo World Press Trend, il rapporto annuale della World Association of Newspapers and News Publishers. I dati sono disponibili tramite abbonamento al database interattivo dell’ associazione ma ampie sintesi sono state diffuse sugli aspetti principali. Per quanto riguarda il nostro Paese ne hanno parlato ieri con proprietà e buon dettaglio sia Marco Bardazzi su «La Stampa» che LSDI.

WorldPressTrends-Newspaper-Circs-Ad-Revenues-in2012-June2013

Per i dettagli, al di là del grafico di sintesi sopra riportato, vi rimando alle fonti precitate, ma quello che emerge, oltre ad aspetti e trend più che noti, è che ci sono 2,5 miliardi di persone che leggono un quotidiano su carta e circa 600 milioni che invece accedono all’informazione online, ai siti web dei giornali. Siti web che sono ancora una piccola parte del consumo totale di internet, rappresentando solo il 7% delle visite, solo l’ 1,3% del tempo speso, e solo lo 0,9% del totale delle pagine viste.

Aspetto sul quale, giustamente, si concentra l’attenzione di Vincent Peyrègne, CEO di WAN-IFRA, che spiega: “The news industry’s future is about how citizens engage and participate in their society”. La sfida è dunque sul coinvolgimento, inevitabilmente sulla fiducia, e, di riflesso, sul tempo speso dalle persone nella fruizione di informazione che, come mostrano i dati è assolutamente marginale rispetto al totale del tempo speso online.

Si tratta di un tema al quale ho dedicato, spero di poter dire, la dovuta attenzione per tutto il mese di maggio concentrandomi, a partire da dati ed evidenze diverse, sul  valore del tempo che le persone on line dedicano  alle diverse attività, con particolare riferimento al fatto di come questo possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento degli utenti e dunque metrica di riferimento per sorpassare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue, come dimostrano, anche, se necessario, gli ultimi dati Audiweb.

Argomento che Alberto Annicchiarico, online news desk al «Il Sole 24 Ore», rilancia su Twitter. 

La mia risposta non cambia. Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale ed implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Gamification not hype

Sotto il profilo industriale, come segnala Giuseppe Granieri, è intervenuto, sempre ieri, Mathew Ingram che traccia un parallelismo tra l'[ex] industria dell’informazione e quella automobilistica, per poi chiedersi chi sia l’attore più innovativo, il cui impatto sia stato maggiormente dirompente, tra i media, tra le testata online, arrivando a concludere che se prima lo era Huffington Post ora il trono, il primato, spetta a Buzzfeed.

Parallelismo che ho avuto modo di tracciare  da tempo dichiarando che “Il Futuro è Ibrido”, mutuando l’idea, il concetto, da quello automobilistico di veicoli a propulsione ibrida, dunque con due sistemi di spinta complementari e che ho esteso ed approfondito nel mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” per quanto riguarda l’attuale sistema distributivo della filiera editoriale, riprendendo ed ampliando quanto era emerso dal confronto con Vittorio Pasteris già agli inizi del 2010.

Per concludere il parallelismo vale la pena di pensare alle auto elettriche, promessa e prospettiva dell’industria automobilistica, altro comparto industriale tradizionale in grandissima difficoltà che per tipologia di anzianità di concezione di produttore e caratteristiche della distribuzione presenta molte similitudini con quello editoriale tradizionale e le cui vendite, come appunto quelle dei giornali, sono come il sole: crescono ad est e tramontano, calano, ad ovest. Un segmento che a detta di molti esperti del settore dovrebbe rappresentare il futuro dell’automotive e che sin ora ha assolutamente deluso le attese di vendite e ricavi da parte dei maggior produttori, così come avvenuto altrettanto prevalentemente, sino a questo momento, per lo sviluppo online/digitale dell’industria dell’informazione.

Insomma le auto elettriche e l’online publishing, il digitale, sono il futuro ma non si è ancora capito come e per chi. Forse perchè si continua a pensare a come generare ricavi invece di pensare a come soddisfare i bisogni delle persone.

“When you design the business around the experience, [instead of the experience around the business] you create a more powerful and relatable offer” afferma Colin Raney, membro, tra l’altro, dell’ Advisory Board del MIT Media Lab. Al di là delle singole specificità, e delle relative soluzioni ad hoc, credo davvero che non possa che essere questo il punto focale della [ri]partenza.

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