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Complementare NON Alternativo

Sono stati pubblicati da theMediaBriefing i dati sull’andamento delle vendite del «The Financial Times» dall’ultimo trimestre del 2006 al terzo trimestre 2013.

Il grafico di sintesi dell’andamento mostra come dalla fine del 2010 a settembre 2013, in poco meno di tre anni, gli abbonamenti alla versione digitale del prestigioso quotidiano economico-finanziario siano raddoppiati.

Tutto questo però non avviene a discapito dell’edizione cartacea che anzi, seppur in maniera decisamente più ridotta, cresce anch’essa.

Non a caso John Ridding, CEO del FT Group, nonostante la strategia “digital first”, ha dichiarato:

The irony is the right print format has a very good future. The [digital first strategy] is absolutely not a step toward ending the print edition.

Una politica sostenibile degli abbonamenti digitali passa per la complementarietà con la versione tradizionale cartacea, non in alternativa a quest’ultima.

FT Sales

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Intesa sugli Interventi a Sostegno dell’Editoria

E’ stato raggiunto ieri l’accordo tra Governo e mondo dell’editoria. Lo annuncia Giovanni Legnini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a editoria e attuazione del programma, su Twitter e dal suo blog personale nel tardo pomeriggio di ieri.

Legnini Accordo

Il documento è stato sottoscritto da praticamente tutti gli attori del mondo editoriale, incluso l’online: FIEG [Federazione Italiana Editori Giornalist]), FNSI [Federazione Nazionale Stampa Italiana], INPGI [Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani], ANADIS [Associazione Nazionale Distributori Stampa], ANES [Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata], ANSO [Associazione Nazionale Stampa Ondine], Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, FILE [Federazione Italiana Liberi Editori], FISC [Federazione Italiana Settimanali Cattolici], MEdiacoop, NDM [Network Diffusione Media]; USPI [Unione Stampa Periodica Italiana]; SINAGI; SNAG, UILTUCS; FENAG; USIAGI UGL [Sigle di rappresentanza dei giornalai].

I Contenuti dell’accordo, che seguono  la risoluzione parlamentare approvata il primo agosto scorso dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, costituirà la base per un prossimo intervento normativo di carattere straordinario da inserirsi nella tanto attesa riforma del settore.

I termini dell’intesa sono stati pubblicati integralmente alle 18:30 di ieri sul blog del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a editoria, mentre invece non compaiono in nessuno dei siti web delle sigle che l’hanno sottoscritto.

Undici i punti dell’accordo sottoscritto:

a) Sostenere i processi di innovazione tecnologica e di ristrutturazione aziendale  attraverso il rifinanziamento di misure come il credito agevolato alle imprese;

b) Favorire la nascita di nuove imprese editoriali ispirate a modelli innovativi attraverso l’applicazione degli strumenti già previsti in altri settori per le start-up;

c) Favorire l’ingresso di nuovi e qualificati professionisti con l’abilità nell’area dei new media in continua evoluzione, contestualmente al rifinanziamento al sostegno all’uscita e degli altri strumenti di protezione sociale, anche utilizzando gli istituti contenuti nella legge 5 agosto 1981 n. 416;

d) Promuovere, anche con misure di incentivazione fiscale, il pieno sviluppo delle potenzialità delle piattaforme digitali e l’offerta dei contenuti multimediali e digitali, compatibilmente con le normative europee ed i vincoli di finanza pubblica;

e) Favorire, nel settore dell’informazione online, l’offerta di contenuti legali per garantire un’effettiva tutela del diritto d’autore ai produttori di contenuti originali, valorizzandone così il ruolo;

f) Favorire la sottoscrizione di accordi tra le organizzazioni di rappresentanza degli editori e le società che svolgono attività di aggregazione di notizie, per individuare forme di remunerazione per l’utilizzo in rete dei contenuti editoriali, così da garantire un’effettiva tutela del diritto d’autore e lo sviluppo dell’offerta online di contenuti legali;

g) Promuovere la modernizzazione della rete di distribuzione e dei punti di vendita con misure di incentivazione fiscale  e con idonei interventi di carattere amministrativo o normativo;

h) Promuovere il confronto con le autonomie locali e regionali, in sede di conferenza Stato-Regioni, al fine di definire criteri uniformi di applicazione delle misure relative alla distribuzione e vendita dei giornali, introdotte dal decreto-legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;

i) Garantire  un livello adeguato e stabile di finanziamento del fondo gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la contribuzione diretta all’Editoria  per il prossimo triennio;

l) Evitare che il fondo gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la contribuzione diretta all’Editoria sia gravato da oneri finanziari relativi a regolazioni debitorie pregresse;

m) Favorire  per il prossimo triennio  prosecuzione dell’attuale regime tariffario concordato con Poste Italiane nella misura stabilita dal vigente decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, anche contemplando ulteriori alleggerimenti delle tariffe per le imprese editoriali minori e no profit.

Adults

Difficile entrare nello specifico visto che si tratta di criteri generali che andranno a costituire la base di interventi specifici. E’ comunque positivo che a poco più di 3 mesi dall’insediamento del nuovo Governo vi sia stata attenzione costante e si sia giunti ad un protocollo d’intesa sul quale lavorare.

Per quanto riguarda il digitale e l’online sia in termini di professionalità che a livello di sostegno economico alle start-up, che tanto faticano, vengono previsti interventi specifici. Questo, per quanto si riesce a decodificare, potrebbe allineare anche le aliquote IVA abbattendo le attuali differenze tra il 4% sulla carta ed il 21% sul digitale.

Si torna a ricercare soluzioni, accordi, tra “organizzazioni di rappresentanza degli editori e le società che svolgono attività di aggregazione di notizie”, fondamentalmente Google News. Visti i risultati in Belgio, Francia e Germania – di cui parlavo non più tardi di ieri – non mi farei più di tante illusioni al riguardo.

Due i punti specificatamente dedicati alla distribuzione editoriale, finalmente. L’incentivazione fiscale prevista per la modernizzazione della rete, leggi informatizzazione delle edicole, lascia intendere che verrà probabilmente procrastinato il credito di imposta di 10 milioni di euro previsto dal precedente Governo. Sul tema ci tengo a sottolineare che NON può, NON deve essere Inforiv, il gestionale attualmente più diffuso, lo strumento, l’applicativo di sostegno all’informatizzazione delle edicole. E’ necessario disintermediare l’intermediazione e mettere in collegamento diretto, attraverso apposito software appunto, editori e edicole; senza questo passaggio tutto il resto sarebbe vanificato.

Seguirò, come d’abitudine, con estrema attenzione gli sviluppi.

Accordo Editoria

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Edizioni Native Digitali

Dopo la chiusura pochi mesi fa del «The Daily», testata per tablet che nelle intenzioni avrebbe dovuto segnare l’inizio della rivoluzione editoriale, arriva ora la notizia di un altro fallimento. Si tratta di «Tech.» rivista settimanale solo per tablet nata come spin off di «TechRadar».

Secondo quanto riporta «The MediaBriefing» dopo solo sette mesi dal lancio Future, gruppo editoriale internazionale con una forte vocazione al digitale, ne annuncia la chiusura.

La lezione da trarre sembrerebbe quella di una debolezza di brand per le edizioni native digitali. Mentre infatti le versioni per tablet di riviste che nascono dalla carta beneficiano di una notorietà di marca che deriva da anni di pubblicazioni tradizionali e conoscenza del magazine, e/o del quotidiano ovviamente, così non è per le pubblicazioni digitali.

Infatti la stessa sorte è toccata anche a «Huffington», il magazine per iPad del «The Huffington Post», presentato non solo come raccolta del meglio del quotidiano all digital internazionale ma come rivista a sè stante con contenuti esclusivi non disponibili online e posto in vendita a 1,99 $ al mese e/o 19,99 $ all’anno, diventato ben presto gratuito basando le attese, le speranze di reddività solo sulla pubblicità.

Se certamente le edizioni native digitali hanno maggiori debolezze  sembrerebbe che esista più in generale una problematica di valorizzazione delle applicazioni sia in generale che più specificatamente a livello editoriale nel suo complesso.

Che le speranze di ottenere redditività ragionevole, o addirittura di replicare il modello di business dei giornali tradizionali grazie ad applicazioni dedicate per tablet, fossero mal riposte è una tesi che il sottoscritto sostiene da tempo.

I dati diffusi da Flurry in questi giorni mostrano una crescente tendenza a non pagare le applicazioni con la quota di app gratuite che quest’anno raggiunge il 90% del totale come mostra il grafico sottoriportato.

App Mkt

Le speranze di recupero di ricavi attraverso le app sono decisamente ridotte, o nulle, e persino al «Financial Times», che da tempo ha annunciato il sorpasso delle copie digitali rispetto alla carta,  il successo è dovuto essenzialmente a due fattori: forte specializzazione e valore dei contenuti combinata con una grandissima attenzione, in termini di monitoraggio, delle informazioni ottenute grazie al tracking dell’utenza online. Una ricetta di successo che non si basa esclusivamente sul digitale ma che, come afferma John Ridding, CEO del quotidiano finanziario-economico, si fonda su un approccio di distribuzione dei contenuti multipiattaforma, carta inclusa.

E’, ancora, a mio avviso, l’idea di riprodurre e riproporre il modello del giornale cartaceo nel digitale che non funziona. Non è sensato obbligare il lettore ad acquistare un quotidiano o una rivista nel suo insieme, nella sua totalità, come avviene per la versione tradizionale, molto meglio puntare sugli e-single, sulla vendita di contenuti di specifico interesse e dunque valore.

La distribuzione diffusa e la convergenza, la capacità di dare significato ad ogni format, ad ogni device, ancora una volta incluso il supporto cartaceo, sono il binario da seguire senza cullarsi esclusivamente nella “tabletmania”.

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Bonus track: Sul tema da leggere “How news organizations are experimenting with ‘digestible digital weeklies’ on mobile devices” ed anche “Why we won’t have tablet-native journalism”.

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Scenario dell’Informazione Online Italiana

Human Highway, per conto di Banzai, ha condotto una ricerca di analisi del panorama dell’informazione online nel nostro Paese. La ricerca, alla sua terza edizione,  presenta le dimensioni del fenomeno e approfondisce i dati di lettura da mobile, la stima del numero di lettori online a pagamento e la dinamica di acquisizione e diffusione delle notizie.

I risultati della ricerca sono stati forniti al committente all’inizio di giugno ed anticipati ad un pool di professionisti all’inizio dei questo mese per poi essere resi disponibili pubblicamente stamane. Nelle slide di sintesi dei principali risultati sotto riportate, oltre alla decodifica dei ricercatori di Human Hiughway, sono stati inseriti i commenti del sottoscritto e di Luca Conti forniti alla società di ricerca come feedback dopo aver ricevuto in anticipo le informazioni contenute rispetto alla loro diffusione pubblica.

Nella lettura dei risultati va tenuto a mente che gli intervistati sono stati selezionati esclusivamente tra coloro che hanno accesso ad Internet escludendo dunque una larga fetta della popolazione italiana.

Le mie personali considerazioni dall’analisi dello scenario dell’informazione italiana, per punti, in estrema sintesi, sono:

I tablet, che sono quelli dai quali l’industria dell’informazione può immaginare di ottenere dei ricavi, e che forniscono un’esperienza di lettura degna di questo nome contrariamente alla lettura da smartphone che consente al massimo news snacking, sono ancora una nicchia. Mercato piccolo. I grandi quotidiani dovrebbero finanziare/facilitare/promozionare l’acquisto dei tablet a condizioni di grande vantaggio, come fanno alcuni in USA, per aumentare rapidamente penetrazione. In tal caso ovviamente il costo di acquisizione del cliente diventerebbe molto elevato, da spalmare su più anni, sperando di non perderlo per strada. In alternativa troveranno la loro maturazione nel giro di una generazione e quelli che notiamo ora sono piccoli trend anno su anno che diventano rivoluzionari solo dopo che si sono accumulati nel lungo periodo;  per non meno di 15-20 anni.

Che tra la popolazione online primeggino in caso di notizie importanti i motori di ricerca e la TV la dice lunga sulla debolezza dell’attuale proposta informativa nel nostro Paese.

Vedendo i tempi di permanenza su siti web dei quotidiani online [ed i contenuti proposti], credere che per approfondire le persone vadano sui siti dei giornali è decisamente poco credibile o comunque definisce un concetto di approfondimento molto aleatorio.

Il confronto, lo scambio sociale, di una notizia continua ad avvenire prevalentemente di persona, come mostra l’ultima slide della presentazione. Internet pesa il 16% mentre il confronto personale si assesta al 60% dei casi. L’amplificazione delle notizie prodotta dalla Rete passa per Facebook con buona pace del newswire per eccellenza: Twitter. Nel periodo preso in considerazione dalla ricerca vi sono state 2,6 milioni di segnalazioni su Facebook, 750mila tweet / retweet, 1 milione di post e commenti sui blog [con buona pace per quelli che sostengono che i blog sono morti] e 600mila segnalazioni via mail.

Quest’anno, per la prima volta, la ricerca ha anche analizzato  la fisionomia e l’immagine delle testate [12 ma in realtà 11 perché Lettera43 ha avuto troppi pochi casi] a confronto una con l’altra. L’esame delle testate è sempre fatta a confronto – una vs un’altra – e sempre fatta su lettori delle due testate, quindi non per sentito dire ma per esperienza.

Emerge con chiarezza che i newsbrand restano quelli che nascono dalla carta, gli all digital, ahimè, non sfondano dopo anni da loro lancio ormai. Il Fatto Quotidiano, di carta e online, è l’unica vera novità significativa nel panorama dell’informazione italiana.

I grandi quotidiani cartacei italiani attirano sui loro siti Web milioni di lettori abituali ogni mese. Le nuove testate pure digital hanno audience molto più contenute e sono spesso lette in affiancamento a una testata tradizionale, come prima o seconda scelta.

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Il Corriere della Sera Passaparola

E’ online da martedì, da ieri, “Passaparola”, la nuova piattaforma social del «Il Corriere della Sera».

La piattaforma è ancora in versione beta, non definitiva, ma si riescono già a capire diverse cose sia sulla struttura che sulle logiche che sottostanno alla sua creazione. Che l’iniziativa sia rilevante per la versione online del quotidiano milanese lo si capisce, banalmente, dal pop up che si apre con forte impatto visivo accedendo a Corriere.it.

Grazie a “Passaparola”, i lettori, le persone possono confrontarsi sulle notizie del giorno, della settimana, ed in prospettiva del mese, utilizzando diversi strumenti a disposizione sulla piattaforma. E’ possibile seguire argomenti specifici cliccando sui tag presenti in articoli e foto, ma anche seguire alcuni giornalisti del giornale di Via Solferino o altri lettori registrati. Si può esprimere il proprio “sentiment” sulle notizie attraverso una “reaction bar” con cinque stati d’animo, cinque umori che vanno da “indignato” a “soddisfatto”, interagire con gli altri lettori sia votando che rispondendo ai loro commenti, ed ovviamente condividere gli articoli sui diversi social network.

Passaparola Corriere

La sezione comune a tutti è quella di “Cosa dice il Paese” con i temi in evidenza quotidianamente, mentre esiste una sezione personale: “La mia pagina” dove sono raccolte le proprie preferenze sia per quanto riguarda gli articoli del giornale che giornalisti ed altri utenti, altre persone che si seguono.

Al piede della pagina una nuova barra interattiva sempre aggiornata accompagna durante la navigazione anche se non si è loggati o registrati e segnala qual è il passaparola del momento, qual è il sentimento più diffuso tra i lettori e quali gli argomenti più seguiti.

Se il tempo speso sul sito del giornale è, come ho avuto modo di sottolineare a più riprese , un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Uno dei modi per aumentare la permanenza sul sito è quella di coinvolgere il lettore rispetto ad attività, ad interessi che facciano appunto sì che abbia voglia di passare una parte crescente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera crescente, all’interno dei diversi social network a cominciare da Facebook ovviamente che ormai è un ecosistema a parte, a se stante.

In tal senso l’iniziativa del giornale diretto da De Bortoli, al di là delle possibili migliorie ed evoluzioni, è certamente apprezzabile, di valore. Finalmente si iniziano a creare anche in Italia delle community NEL sito del giornale.

La mia pagina Corriere Passaparola

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Il Futuro della Distribuzione Editoriale

Si è tenuto la scorsa settimana “Esperienze di successo per sconfiggere la crisi”,  XVIa Conferenza internazionale per l’editoria e la stampa quotidiana italiana, promossa da WAN-IFRA in associazione con FIEG ed ASIG.

Tra le tre sessioni di lavoro intorno alle quali hanno ruotato le due giornate di lavoro la fase conclusiva è stata dedicata alla distribuzione editoriale. E’ questo certamente un fatto positivo che testimonia, finalmente, la consapevolezza della necessità di intervenire su quest’area.

Dopo l’intervento di Alessandro Bompieri, Responsabile problemi della vendita e distribuzione FIEG e capo della nuova area Direzione Media di RCS MediaGroup, nella quale rientrano i quotidiani e i periodici del gruppo e Rcd, la Redazione contenuti digitali, sono seguiti gli interventi di Tony Jashanmal, Presidente di Distripress, che ha fornito un breve panorama su quanto avviene all’estero, quello di Massimo Viganò, Partner TradeLab Editoria, incentrato sul progetto resa certificata e, come direbbero gli inglesi, last but not least, quello di Alfonso Fuggetta, Amministratore Delegato CEFRIEL, su come innovare la distribuzione attraverso l’informatizzazione delle edicole, tema a me molto caro al quale viene dedicata una parte del mio libro pubblicato ad aprile di quest’anno.

Pare dunque che la società incaricata di realizzare l’applicativo che, sotto il patrocinio di FIEG, permetterà l’informatizzazione delle edicole nel nostro Paese sia dunque CEFRIEL, società consortile a responsabilità limitata senza scopo di lucro i cui soci sono il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’Università degli Studi dell’Insubria, la Regione Lombardia e 15 aziende multinazionali operanti nel settore ICT e dell’editoria multimediale, grazie alla presenza di RCS MediaGroup.  Società che vedendo i progetti sin qui sviluppati non pare avere una spiccata conoscenza della distribuzione.

Nel suo intervento Fugetta infatti come case study di successo cita esempi che sono ben distanti da quella che è la realtà della distribuzione editoriale nazionale. L’applicativo, oltre a contemplare tutta la filiera editoriale, dagli editori ai punti vendita, alle edicole, supporterà anche, in modalità “plug&play” servizi di parti terze che i giornalai potranno erogare quali ad esempio money transfer o pagamento delle multe. Servizi che si evolveranno ulteriormente con fidelity card e nuovi sistemi promozionali. Tutti elementi ampiamente contemplati nella “mappa del marketing dell’edicola” di mia realizzazione.

Copyright Informant

Copyright Informant

Vedendo la roadmap pare che l’applicativo sia ancora nello stadio di progettazione e che il rilascio avverrà nella prima metà del 2014.  Considerando che dal primo di gennaio di quest’anno è obbligatoria per legge la tracciabilità delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici, come stabilito dal decreto legge di metà maggio dell’anno scorso, successivamente convertito con al cune modifiche dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonche’ di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicita’ istituzionale.

Obbligo, che ricade sull’intera filiera distributiva, ha come obiettivo quello di favorire la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica e di assicurare una adeguata certificazione delle copie distribuite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finanziamenti statali.

In quest’ambito l’informatizzazione delle edicole gioca un ruolo cruciale poichè senza la stessa diviene estremamente difficile se non impossibile garantire un’effettiva tracciabilità.

RoadMap Informatizz Edicole

Aspetto che è vero e valido anche per quanto riguarda l’altra parte di modernizzazione della distribuzione, quello relativo al progetto “resa certificata”. Anche in questo caso, dalle slide dell’intervento di Massimo Viganò emerge come attualmente solamente 13 siano già certificati e si ipotizza che siano 70 solamente a fine 2014.

Al di là di qualunque altra possibile considerazione ci si chiede, mi chiedo, come, su quali basi saranno erogati i finanziamenti del 2013 alle testate che ne avranno diritto.

Che nel 2013 un intero settore e la sua capillare rete distributiva siano rimasti ancora al tempo degli amanuensi è vergognoso.  Sintomo, evidenza di miopia grave, di un’arretratezza culturale che non lascia sperare niente di buono per il futuro dei giornali, e di riflesso della distribuzione editoriale, qualsiasi esso sia.

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News Snacking

Mobiles Republic, società internazionale di syndication delle notizie, ha recentemente pubblicato i risultati della sua indagine 2013 sulle abitudini di lettura delle notizie.

Lo studio, basato sulle risposte di oltre 8.000 dei suoi utenti dell’applicazione “News Republic” negli Stati Uniti ed in Europa, Italia inclusa, indica, o meglio conferma che il consumo di notizie complessivamente è in aumento.

L’infografica sottostante ne riassume i risultati principali. I punti salienti emergenti sono:

1) Le persone stanno controllando le notizie più frequentemente ma per tempi limitati.

Per quanto riguarda l’online, dimenticate la lettura approfondita di notizie. Oggi prevale lo “news snacking”, cioè persone che stanno controllando le notizie più spesso, più volte al giorno e sempre più da dispositivi mobili.

2) Il trionfo degli aggregatori.

Secondo lo studio, il 73% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare aggregatori intensamente, rispetto al 33% di un anno fa. L’uso di applicazioni di notizie di marca [quelle “proprietarie” dei principali quotidiani nazionali], invece, è diminuita dal 60 al 40% nello stesso periodo.  Elemento che emergeva anche dai risultati del “Digital News Report2013” condotto dal Reuters Institute for the Study of Journalism sulla pericolosa minor rilevanza del brand della testata.

3) Crescita dei social media  per controllare le notizie.

La relazione indica inoltre che le persone usano sempre più siti come Facebook e Twitter per il controllo degli aggiornamenti di notizie. Il 43% dei lettori ora utilizzare Facebook per controllare le notizie, con un aumento del sette per cento rispetto allo scorso anno.

Se il campione dell’indagine non è certamente rappresentativo della popolazione in Rete, certamente rafforza comunque i segnali emergenti da altre indagini. Meglio tenerne conto.

Newssnacking Infographic2013

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