I Problemi dell’Integrazione tra Carta e Web

Sono entrato in possesso del comunicato del 23 Settembre scorso del Comitato di Redazione di un importante giornale locale facente parte a sua volta di uno dei gruppi editoriali di maggior rilievo nel nostro Paese.

Non è importante, ed è probabilmente inopportuno, rivelare di quale giornale si stia parlando, ma credo sia interessante, da diversi punti di vista, renderlo pubblico, e commentarlo, poichè esemplifica egregiamente una parte dei problemi dell’integrazione tra carta e web.

Dopo un introduzione di analisi critica sulle azioni dei giornali concorrenti sul territorio, viene descritto, sintetizzandolo per punti, il progetto aziendale :

[…..] Quanto all’integrazione carta-web, il progetto aziendale, già illustrato in assemblea e ribadito dal Direttore di fronte ai giornalisti, è il seguente:

– partenza con il mese di novembre: in questa fase sono coinvolti, nelle redazioni di cronaca, capo, vice e cronisti di nera e giudiziaria. E’ previsto l’aggiornamento professionale;

– entro tale data saranno approntati per il sito layout e grafica nuovi e le tecnologie necessarie. E’ all’esame dell’Azienda anche la situazione tecnologica del cartaceo e non sono esclusi interventi per le singole postazioni di lavoro;

– ciascuna redazione produrrà tra le 4 e le 7 notizie al giorno (per lo più abstract di poche righe) per il sito. Tali notizie potranno anche essere prodotte direttamente dalla redazione web o essere di fonte Ansa. Ciascuna redazione avrà un proprio link sul sito dove la redazione web collocherà tali notizie, che peraltro potranno anche essere poste in evidenza sulla home page;

– gestori assoluti del flusso delle notizie, “giudici delle stesse e interlocutori del sito”, per usare le parole del Direttore ripetute anche in assemblea, sono i capi, o i loro vice, di ciascuna redazione. Il giornalista si rapporta con il proprio capo, il quale poi decide se la notizia sia da girare al sito e interagisce con la redazione web;

– i redattori di nera e giudiziaria avranno l’accesso diretto a un “contenitore” gestito dalla redazione web dove inviare immediatamente le notizie di assoluto rilievo, in quanto per un sito internet la tempestività è “arma” necessaria e vincente. Sarà poi la redazione web a gestirle;

– sono previste 7/10 pagine tematiche d’autore, su valutazione del Direttore e su base volontaria, con il vincolo per il giornalista di aggiornare i testi almeno 2 volte a settimana e di essere legate al tema specifico (non un luogo di libero pensiero), ad esempio il mondo musicale;

– in questa fase sono coinvolti soltanto i giornalisti strutturati in redazione e non i collaboratori, mentre le notizie provenienti da questi ultimi saranno gestite dai capi, proprio in virtù del ruolo di valutazione e indirizzo dell’intero flusso informativo;

– non è previsto alcun impegno dei giornalisti con profili personali aziendali sui social network, né la produzione di foto e video da parte dei giornalisti.

Direttore e Azienda hanno infine sottolineato come l’integrazione carta-web è un tema in continuo divenire e che questo è soltanto il progetto di partenza.

Per “redazione” si intendono le diverse redazioni locali sul territorio poichè il quotidiano in questione copre diverse provincie. E’ interessante notare come [terzo punto] l’approccio sia prevalentemente quantitativo e dunque di fondo orientato al traffico sul sito con notizie brevi, “abstract di poche righe”, magari prese da Ansa con copia-incolla. Un aspetto che, come è possibile leggere di seguito, non pare interessare il CDR.

Contrariamente alla strategia portata avanti ormai dalla maggior parte dei giornali italiani, “non è previsto alcun impegno dei giornalisti con profili personali aziendali sui social network”, nonostante pare di capire saranno realizzati dei “blog d’autore” monotematici. Sarà interessante verificare al lancio a novembre l’evidenza data ai blog e le modalità di diffusione dei contenuti, che non passando attraverso i profili personali dei giornalisti coinvolti partono già con un  handicap a mio avviso. Un altro aspetto che non viene rilevato dal CDR.

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Successivamente alla sintesi sopra riportata dei punti di sviluppo, il Comitato di redazione pone le seguenti obiezioni:

L’assemblea ha analizzato le varie novità, ed in sostanza sono emerse alcune tematiche da affidare al Cdr per il confronto aziendale, proprio per la premessa che il passaggio è decisivo per tutti:

– l’intero corpo redazionale dovrebbe essere coinvolto fin dall’inizio sia nell’organizzazione del lavoro che nella dotazione di efficienti tecnologie personali per interagire con la redazione e con l’esterno, considerato anche il grave ritardo in materia rispetto alla concorrenza ed anche alle altre Testate del Gruppo. E’ impensabile che alcuni giornalisti continuino a produrre informazione accollandosi l’onere delle spese (ad esempio telefonia e strumentazione idonea per l’accesso a facebook, twitter e quant’altro, ormai parificati all’Ansa come fonte privilegiata delle notizie). La mancata inclusione in partenza dell’intera redazione nel progetto rischia di portare ovviamente alla non partecipazione di una parte più o meno ampia dei giornalisti, che si sentirebbe esclusa a priori se non addirittura discriminata;

– l’organizzazione del lavoro deve essere funzionale, pratica, ma anche ben delineata, per evitare che un giornalista debba rispondere a più capi, ricevendo indicazioni contraddittorie, se non addirittura contestazioni da più parti sul proprio operato. In sostanza si condivide l’impostazione del Direttore che il giornalista interagisca con il capo della propria redazione e si rileva come comunque la prestazione multimediale deve essere contenuta nell’arco orario di lavoro;

– il riconoscimento da parte dell’Azienda dell’ulteriore impegno richiesto ai giornalisti.

Cordiali saluti

IL COMITATO DI REDAZIONE

Le obiezioni del CDR, come si legge, si concentrano fondamentalmente su aspetti economici, legati a retribuzione, “riconoscimento dell’ulteriore impegno richiesto”, e onere delle spese per accedere a Facebook e Twitter [Quali spese?]. Tra l’altro, restando sui social network, non si capisce perché prima non debbano essere usati dai colleghi e poi si parli delle spese  per utilizzarli come fonte.

Invece di entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro, a cui si fa cenno, si rivendica il contenimento delle prestazioni all’interno dell’orario di lavoro. Ci si preoccupa della gerarchia e di eventuali possibili contestazioni al proprio operato senza in buona sostanza offrire, almeno secondo quanto viene scritto, alcuna soluzione, alcuna proposta su quelli che potrebbe essere gli elementi qualificanti del progetto e della professionalità dei giornalisti.

Gerontocrazia e miopia all’ennesima potenza. Una parte consistente dei problemi di integrazione tra carta e web.

perilous

1 Commento

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Una risposta a “I Problemi dell’Integrazione tra Carta e Web

  1. Giulia

    Pier Luca, è molto interessante questo tuo post perché fa uscire all’esterno delle redazioni un dibattito e un conflitto rimasto confinato nonostante abbia implicazioni importanti per i lettori, che con il web diventano destinatari diretti (ancora solo destinatari, non interlocutori) anche delle agenzie di stampa come l’Ansa. Confermo la correttezza di alcune tue critiche (gerontocrazia e miopia rispetto ai cambiamenti, quasi sempre accoppiate), per quanto andrebbero un minimo approfondite, indagate se non altro nelle scelte aziendali, prima di quelle sindacali interne dei giornalisti (un CdR è la Rsu aziendale dei giornalisti, ma è il sindacato esterno, la Fnsi e le sue Associazioni Stampa regionali, a trattare il contratto nazionale di lavoro giornalistico). In ogni modo, il risultato delle scelte degli editori italiani, quasi avallate dalla Fnsi, è che oggi le redazioni di tutti i grandi giornali sono piene di vecchi, che gestiscono giovani collaboratori non contrattualizzati e del tutto inascoltati, anche sulle questioni multimediali che loro, spesso ‘nativi digitali’, masticano sicuramente più dei vecchi. Personalmente, ho compiuto 50 anni da poco e sono tra i colleghi più curiosi di come il web sta cambiando non solo l’informazione, ma la vita delle persone.
    Con queste premesse, muovo però almeno un paio di appunti (poi possiamo approfondire se, quando e come vorrai).
    1) I blog tematici. Di norma sono affidati dalla testata (editore e direttore responsabile del giornale) a giornalisti o scrittori esterni molto specializzati in un settore (teatro, nuovi media, sanità, gastronomia, letteratura, ecc.) ma non contrattualizzati, spesso in cerca di visibilità utile per altri alvori, tanto che in cambio di un blog sotto l’egida di una grande testata sono disposti a scrivere gratis; sono affidati anche a stimati studiosi di un settore specifico, pure in cerca di visibilità e che pure offrono gratuitamente i loro scritti. Spesso questi blog sono anche molto interessanti: in cambio della gratuità, la testata offre una libertà quasi assoluta agli estensori e questa si traduci in ricerca di qualità, originalità, complessità. Se fossero affidati ai giornalisti interni gli editori non avrebbero scritti così specializzati in così tanti settori e non sarebbero a costo zero.
    2) Tutt’altra cosa sarebbe la gestione di uno spazio in qualche social network da parte dei giornalisti interni, intorno al proprio lavoro quotidiano, che avrebbe qualcosa a che fare con il crowdsourcing, cosa che però non solo la maggior parte dei miei colleghi ti chiederebbe come si mangia, ma temo anche i capi, i direttori e gli editori.
    3) Quello di cui parla questo CdR è molto probabilmente legato alla richiesta d’uso di uno smartphone aziendale sempre online – con i costi a carico della testata – in modo da poter usare per lavoro in qualsiasi luogo anche i social network, ormai necessari al giornalista, che magari segue politici, sindacalisti, imprenditori o altre figure che si esprimono quotidianamente su twitter o facebook.
    4) La richiesta di rispetto dell’orario di lavoro, per quanto si scontri con il web ‘aperto’ 24ore al giorno – e, soprattutto, con la difficoltà di contenere entro orari prestabiliti le notizie in divenire, che non aspettano – è però uno dei pochi strumenti sindacali che ha un CdR ed è anche una delle poche difese che il giornalista ‘soldato semplice’ ha di fronte a capi spesso poco capaci ma sempre arroganti e con la tendenza a non rispettare lavoro, tempo, dignità delle persone che si trovano a coordinare. Lo posso dire proprio perché per i miei primi 23 anni di lavoro ho avuto invece un capo magnifico. In questo contrsto, chiunque si azzarda a fare una proposta senza avere un ruolo per farla, è un poveretto che, se fortunato, si attira un profondissimo silenzio oppure un bel po’ di sorrisetti. Se protesta perché la sua idea è buona e si sente di poterla sostenere, magari scavalcando qualche gradino per sottoporla a livelli più alti, può essere fortunatissimo e trovare sulla ‘scala’ qualche illuminato un po’ colto che lo ascolta, ma può anche finire mobbizzato, ostracizzato. Il CdR ha un ruolo, può fare proposte senza incorrere in strali particolari, ma sa anche che al 99,9% saranno inascoltate. Se questo CdR si preoccupa della gerarchia è perché nei giornali la gerarchia è tutto e il direttore è re.

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