Motivazioni per le Condivisioni

Il passaparola, non c’è ricerca che non lo confermi, è il mezzo più potente, più autorevole per le persone. La comunicazione da pari a pari funziona meglio di qualunque altro mezzo, il passaparola è il veicolo più efficace e  le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro. E’ per questo che le imprese cercano con tutti i mezzi di facilitare questo processo sia direttamente che attraverso i cosiddetti influencers.

In quest’ottica le condivisioni su social network e social media sono fondamentali. Le condivisioni sui social network sono elemento di sempre maggiore rilevanza nell’attuale ecosistema dell’informazione. Le condivisioni creano notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore di un brand o di un giornale per quanto riguarda più direttamente il comparto editoriale.

Ma cosa spinge le persone a condividere un contenuto, quali argomenti e quali motivazioni vi sono dietro ad una condivisione?

Per dare una risposta a questa domanda Ipsos ha condotto nella prima metà di aprile di quest’anno un sondaggio online su un campione internazionale di 18.150 adulti in 24 nazioni del pianeta, Italia inclusa, i cui risultati sono stati pubblicati in questi giorni. Secondo quanto riporta l’istituto di ricerca tra i Paesi analizzati l’Italia rientra tra le nazioni il cui campione ha maggiore rappresentatività rispetto al totale della popolazione; il margine d’errore statistico è tra il 3 ed il 5%.

Nel complesso, il 71% degli intervistati ha dichiarato di aver condiviso qualcosa su un social media nel mese passato. La principale motivazione è quella di condividere “cose interessanti” [61% del totale] , seguita da “cose importanti” e “cose divertenti”  [entrambe 43% del totale].  Anche “far sapere agli altri in cosa credo” [37%] e “raccomandare un prodotto o un servizio” [30%] sono motivazioni popolari tra gli intervistati.  Il grafico di sintesi riassume la media generale del totale degli intervistati.

why-people-share-ipsos-2013

– clicca per ingrandire –

Per quanto riguarda più direttamente il nostro Paese, dal dettaglio per nazione, emerge che gli italiani siano meno propensi della popolazione di altre nazioni alla condivisione di contenuti [52% vs 61%], mentre è forte la motivazione “ideologica” con il 42% del campione che dichiara di condividere contenuti per “far sapere agli altri in cosa credo” rispetto al 37% globale. Un attitudine confermata anche da quel 29% che afferma di condividere per “supportare una causa, un’organizzazione, qualcosa in cui crede”, in linea con la media generale e superiore a molte altre nazioni.

L’unicità dei contenuti è una motivazione debole [e abitando i social network – sigh! –  si vede] con solo il 10% degli italiani che ha questo fattore come motivazione alla condivisione. Anche la raccomandazione di un prodotto/servizio, pur coinvolgendo un quarto dei rispondenti, è un fattore meno motivante rispetto alla media generale ed alle attitudini della popolazione di altre nazioni.

Insomma, allo stato attuale, se volete incrementare ed accelerare le condivisioni, creare “buzz”, passaparola, dovete creare, o probabilmente meglio avere, un’ideale, una causa. In fondo è sempre stato così; ogni tanto vale la pena di ricordarselo.

Dettaglio Condivisioni per Nazione

6 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

6 risposte a “Motivazioni per le Condivisioni

  1. Interessante. L’istogramma mette al rimo posto come causa ‘condivisione di cose interessanti’ e non ‘importanti’. Ad ogni modo è utile per capire più su cosa non puntare: fare una cosa ‘interessante’ o ‘importante’ è un concetto privo di significato.

    • pedroelrey

      Si è vero sono concetti vaghi. Infatti nell’analisi sull’Italia ho privilegiato altre evidenze che mi sono parse più utili ed interessanti.
      Ciao
      PL

  2. pedroelrey

    PS: Ho corretto 😉

  3. Magari più che privo di significato, direi che non contestualizzato può avere poco significato, ma sicuramente suscitare interesse è uno dei primi fattori, lo è sempre stato, fin dai primordi del marketing, quando si “cantava l’AIDA”.

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