L’indice di Scarsità dei Media

Ben Elowitz, co-fondatore e CEO di Wetpaint , società che attraverso una piattaforma tecnologica punta ad un modello dei media focalizzato sull’attirare audience dalle reti sociali, ha prodotto un’infografica che partendo dal concetto di scarsità dei diversi media funge, a suo avviso, come predittore dei contenuti di maggior e minor valore.

Elowitz, partendo dall’idea che l’abbondanza di contenuti abbia un effetto depressivo sul loro valore, sostiene che “Per una media company, la chiave per sopravvivere in questa epoca di abbondanza è trovare e valorizzare quelle esperienze che vi sono una volta nella vita e momenti [elementi] non comuni di tutti i giorni in un modo che meriti l’attenzione del pubblico con qualcosa che non possa essere replicato”.

Se l’idea di fondo è interessante, e complessivamente condivisibile, è la sua declinazione che mi pare poco convincente, sia per il mix di elementi che vengono presi in considerazione che per la contraddizione nei termini che, paradossalmente, coinvolge proprio quello che la società di cui è CEO si vanta di valorizzare e monetizzare.

Nell’infografica vengono infatti declinati come scarsi alcuni momenti, e/o eventi, specifici che vengono posti al top della scala della scarsità e dunque, secondo la tesi del CEO di Wetpaint, del valore, mentre al fondo si trovano elementi la cui genericità rende vacua la loro classificazione.

Le breaking news sono una commodity? Dipende dal valore del tempo in relazione all’informazione fornita, direi. I video gratuiti sono estremamente abbondanti? Certamente si, il che non impedisce di avere ricavi pubblicitari estremamente interessanti sia complessivamente che a livello unitario. Milioni di contenuti circolano sui social media? Certo, ma, a prescindere dal fatto che si aggreghino social media e social network [che non sono la stessa cosa], il caso vuole che Facebook e Twitter raccolgano una fetta rilevante degli investimenti pubblicitari online che è, tanto per avere un termine di paragone, 6 volte superiore al quella di AOL. Nelle reti sociali circolano certamente informazioni approssimative o di scarso valore, o entrambe le cose, ma anche contenuti il cui valore è tanto riconoscibile e riconosciuto da essere diventato a sua volta fonte primaria per i media tradizionali.

Ed ancora. Gli eventi live sono scarsi e dunque preziosi? Certamente si, ma quanto contribuiscono i social media  alla creazione di valore? Indubbiamente molto. In caso di dubbi si veda come, ad esempio, BuzzFeed, , un’editoria “social” al servizio del branded journalism, riesca a generare valore, ricavi di assoluto interesse.

Insomma, mi pare si confondano, come si suol dire, capre e cavoli, l’idea di scarsità con quella di esclusività, realizzando un pot-pourri che, a proposito, è di scarso valore e significato.

Partendo dall’idea di fondo, che come dicevo è comunque interessante, ci lavorerò sopra “a tempo perso” prossimamente per provare ad affinare il tiro. Stay tuned.

Scarcity-Index

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