La Victoria del Brand Journalism

Procter & Gamble ha lanciato circa un mese fa, sia in edizione cartacea che online, un magazine dedicato alle donne over 50: «Victoria».

Victoria

Secondo quanto riportato, spiega Barbara Del Neri, Direttore Marketing, Brand Operations di P&G e responsabile dell’intera iniziativa, “è un progetto pilota di P&G nel mondo. Nasce in Italia, sia per motivi anagrafici, dato che la longevità delle italiane è superata in Europa solo da Francia e Spagna, sia perché le donne dai 50 anni in su sono il 20% della popolazione femminile”.

La decisione di lanciare questa iniziativa parte infatti dai risultati dell’indagine di AstraRicerche dedicata a questa fascia della popolazione dalla quale emerge appunto come le donne tra i 50 ed i 64 anni rappresentino attualmente un quinto dell’universo femminile italiano; incidenza che sembrerebbe destinata a raddoppiare da qui al 2030 secondo le proiezioni basate sui dati ISTAT.

La presenza dei marchi della nota multinazionale sul sito web della rivista è discreta, non invasiva, o quanto meno certamente meno invasiva di quella che si può vedere su testate realizzate da editori tradizionali.

Sei le sezioni del magazine dalla cucina al “bellessere” passando per viaggi e tech. Gli articoli proposti sono sia con contenuti “sponsorizzati”, con in evidenza uno dei brand aziendali, che divulgativi, prettamente redazionali.

Come scrivevo qualche giorno fa, nel nuovo, sempre in mutamento, ecosistema dell’informazione si rompono i vecchi equilibri: i giornali hanno meno bisogno delle agenzie stampa di un tempo grazie a social media e citizen journalism; mentre dall’altro lato, le agenzie immaginano in un futuro prossimo di entrare in concorrenza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbracciano sempre più l’idea di diventare loro stessi editori, produttori di contenuti dando vita a quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism, come conferma, se necessario, l’iniziativa di P&G.

Se ogni impresa è un media i media devono [finalmente?] diventare impresa, al di là delle peculiarità legate al “prodotto” informazione, diversificando le fonti di ricavo abbandonando il binomio vendite-pubblicità che appare chiaramente sempre meno sostenibile.

BrandJournalismTheRiseOfNonFiction

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