Modelli di Business & “New” Media

Che i mercati siano conversazioni ed il business sia sempre più fatto attraverso le relazioni, la capacità di ingaggiare, coinvolgere le persone, è una cosa apparentemente tanto risaputa che c’è quasi da vergognarsi a tornare sull’argomento.

Hugh MacLeod, come sempre con genialità, ne sintetizza le implicazioni in un’immagine con un’efficacia straordinaria.

Biz_Is_The_Art

La vignetta mi ha fatto tornare in mente l’articolo letto qualche giorno fa: “Consumer Attention – the ‘New’ Media Currency”. Ne riprendo, traducendoli, i passaggi salienti per facilità di lettura.

Oggi molti nel settore della pubblicità ancora non riescono a riconoscere la causalità della frammentazione dei media e la necessità di mezzi automatizzati. Non dobbiamo esigere dai nuovi format di contenuti la possibilità di fornire il tradizionale numero di audience aggregata del passato, ma piuttosto capire che in un mondo di scelte senza limiti e crescente consumo di contenuti, un pubblico di gran lunga superiore attende una comunicazione molto più rilevante e personalizzata da parte degli inserzionisti.

Il passaggio al personal media porta inevitabilmente drammatici cambiamenti e grande opportunità. I personal media permettono ai contenuti di spostarsi, diversificarsi, in bundle, disaggregati, modificati, conservati, aggregati, filtrati, e generalmente ottimizzati per proprio gusto individuale del consumatore. La plasticità del contenuto guida un esplosione significativa nella quantità dei supporti ai mezzi ma riduce anche la dimensione media delle “merci” multimediali. Il cocktail unico di personal media significa che la fornitura di mezzi sorpassa di gran lunga la domanda. Una verità lapalissiana economica è che quando l’offerta supera la domanda i prezzi di equilibrio cadono, e qui sta il problema per l’industria della pubblicità, siamo ossessionati dal prezzo e tuttavia travisiamo la moneta. Siamo fissati sui CPM e ignoriamo qualcosa di molto più prezioso, l’attenzione dei consumatori. Stiamo annegando in un mare di spazi disponibili e nell’insieme incentiviamo la creazione di pubblicità basata sul volume piuttosto che la pubblicità di fondata sull’attenzione.

I personal media suggeriscono che dovremmo riconsiderare ogni nozione circa la tradizionale idea di pianificazione, acquisto, e di misurazione dei media. Le basi di portata e la frequenza devono essere completamente rivalutate. La misurazione dei media deve anche essere revisionata ed i concetti di valutazione delle prestazioni riconsiderati. Se il compito di catturare l’attenzione del consumatore e comunicare la proposizione di un marchio è diventato sempre più difficile, le ricompense per i brand che risolvono il problema sono estremamente alte.

E’ finita, da un pezzo, la “new economy”, benvenuti nella “attention economy”.

coccodrillo megafono

3 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

3 risposte a “Modelli di Business & “New” Media

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  2. unico dettaglio… oggi l’unico circuito davvero fluido (che consente tral’altro di fare anche retargeting…) non è contenutistico… è puramente pubblicitario… ed è di Google! Immagina esporre contenuti… su un circuito pubblicitario… e poi pretendere di far pagare la pubblicità su questi contenuti… follia! 🙂

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