Le 3 C dell’Informazione per il 2013

La fine dell’anno si sa è epoca di bilanci e di previsioni per il futuro. Il bello di fare delle previsioni scritte è che poi restano lì ed è possibile a distanza di un anno verificarne fondatezza o meno. Mettete pure dunque, se credete, questo articolo tra i preferiti così da venirmi a tirare per la giacchetta se del caso l’anno prossimo di questi tempi.

Ho provato a raccogliere i pensieri, a mettere insieme i vari pezzi del puzzle di un anno tanto stimolante concettualmente quanto deprimente economicamente per l’industria dell’informazione e, come anticipa il titolo, sono arrivato a credere che il 2013 sarà caratterizzato fondamentalmente da “3 C”:

  • Convergenza
  • Coinvolgimento
  • Citizen Journalism

Convergenza

Come ricordavo nel mio speech al convegno dell’ Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata, un racconto è convergente quando vengono distribuiti gli stessi contenuti all’interno di piattaforme diverse.

Credo non possa esserci dubbio che, in prospettiva, il futuro dei quotidiani si giocherà sulla capacità di realizzare sinergie, convergenza, tra le versioni digitali e quelle tradizionali, utilizzando ciascun mezzo, ciascuna versione a supporto dell’altra. I diversi supporti non sono, non saranno, alternativi ma complementari.

Convinzione che, oltre che dai risultati dello studio della The Professional Publishers Association, che mostra come le due piattaforme [tablet e carta] si combinino tra loro per ampliare il repertorio di lettura, viene ulteriormente rafforzata dalla pubblicazione, solo di ieri di ben due ricerche.

Una prima, realizzata dal The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism, pubblicata ieri, mostra come anche coloro che leggono le notizie in mobilità su tablet e smartphones prevalentemente prediligano, anche nel caso degli under 40, dei giovani, un’esperienza di lettura che è simile a quella della carta. Studio, tra l’altro, conferma quanto precedentemente emerso circa la preferenza di lettura da browser, dal web, invece che attraverso le app.

La seconda, realizzata dall’ Online Publishers Association a giugno di quest’anno, che ricorda la bassa propensione all’acquisto di applicazioni dedicate e che consiglia dunque la proposta di pacchetti che includano la versione cartacea.

Ne spiega molto bene le implicazioni Felix Salomon che argomenta, come sempre egregiamente, perchè non avremo un “tablet-native journalism”, un giornalismo specificatamente dedicato e realizzato esclusivamente a questa piattaforma, a questo device.

La capacità dunque di realizzare un prodotto editoriale che sia apprezzato, di qualità, e fruibile in egual maniera indipendentemente da dove è distribuito, complementare anche ai diversi momenti di lettura dell’informazione che, ancora una volta, si integrano tra loro, sarà, è, uno dei punti chiave.

Giornalaio Pubblico 9 Dic 2012

Coinvolgimento

E’ questo attualmente uno dei più gravi problemi dei quali soffre l’informazione. Forse il principale tallone d’achille.

Se i tempi di permanenza sui siti dei quotidiani online sono un chiaro indicatore del basso livello di coinvolgimento, aspetto che si conferma anche dalla elevata percentuale di lettori che arrivano dai motori di ricerca [e dai social network?] indice di scarsa fedeltà alla singola testata, i dati pubblicati da eMarketer ieri sul tempo speso anche per quanto riguarda le diverse categorie di applicazioni chiudono il cerchio.

Emerge come a livello mondiale la categoria delle applicazioni di notizie rappresenti solamente il 2% del totale, con giochi e social network ad assorbire oltre due terzi del tempo.  Chiaro ulteriore indicatore del problema.

Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale e implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’ applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Senza engagement non c’è partita, non c’è, qualunque esso sia, un futuro dei giornali. Deve essere questa la priorità assoluta, credo davvero, per il 2013

Tempo per App

Citizen Journalism

Lo spiegava a chiare lettere alla tre giorni sul giornalismo digitale organizzata da «Varese News» recentemente, con tanta semplicità quanta efficacia, Angelo Cimarosti, co-fondatore di YouReporter, affermando che “nessuna testata al mondo può avere 40mila collaboratori sparsi sul territorio a raccogliere, filmare, fotografare, le notizie in tempo reale”. Basta guardare un qualunque telegiornale nazionale per verificare quanto sia vera questa affermazione, con la copertura di eventi atmosferisci, terremoti e tantissimi altri fatti di cronaca che senza il giornalismo partecipativo sarebbe nulla o tardiva.

Un’informazione di qualità e partecipata, open, che convinca e coinvolga il lettore, le persone, è il terzo elemento discriminante che può fare la differenza sia in termini di rapporto costi/ricavi che a livello di value proposition, la proposta di valore che offriamo alle persone.

Un processo di co-creazione che dovrebbe essere l’essenza di quello che comunemente si racchiude nella definizione di Web 2.0 per troppo tempo colpevolmente trascurato, anche, dai giornali e ricercato sempre più dalle persone.

Il 2013 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rimedio hic et nunc.

Labirinto Borges

Ne riparliamo, anche, alla fine dell’anno prossimo.

5 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

5 risposte a “Le 3 C dell’Informazione per il 2013

  1. Fabio Cavallotti

    Ottimo pezzo, come sempre del resto. Dei tre percorsi che i giornali dovranno affrontare, a mio giudizio il “coinvolgimento” e il “citizen journalism” sono quelli più ostici. Il primo perché richiede un’enorme capacità di innovazione non solo tecnologica, ma anche analogica, quella che dovrebbe stare dentro la “zucca” di chi scrive [in senso lato: dal giornalista all’editore]. Il secondo richiede – oltre alla necessaria innovazione – la costruzione di una filiera produttiva [redattori, tecnologia, ecc, ecc] in grado di fornire le necessarie verifiche dei contenuti. Un passaggio che per esperienza fa tremare i vari “decisori” sparsi nella aziende.

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Pingback: Le 3 C dell’Informazione per il 2013 | Giornalismo Digitale | Scoop.it

  4. Quello del coinvolgimento è sicuramente l’aspetto più problematico. Su questo campo i giornali tradizionali mi sembrano molto indietro. Immagino il sito web di un quotidiano come qualcosa di completamente diverso dagli esempi attualmente on line…

  5. Giovanni Bocciero

    Ho letto con attenzione questo articolo perchè particolarmente interessante e vicino a ciò che faccio. Vorrei analizzare ognuno dei tre punti riportandoli nell’esempio del sito internet/mensile cartaceo che ho contribuito a co-fondatore. 1) Convergenza: qualsiasi notizia che giunge in redazione, la riportiamo immediatamente sul sito, così da metterla all’attenzione dei cittadini. Per il mensile invece, riportiamo sì le stesse notizie, ma le approfondiamo con interviste esclusive o inchieste. 2) Coinvolgimento: ogni notizia pubblicata sul sito, viene immediatamente condivisa sui social network, taggando le persone a cui maggiormente può interessare l’argomento, pubblicando e interagendo con l’account della stessa testata. 3) Citizen journalism: su facebook (il social network meglio gestibile per via dei gruppi e delle pagine) chiediamo sempre ai cittadini di suggerirci degli argomenti per cui noi ci facciamo portavoci (strade dissestate, illuminazione pubblica ecc.) e soprattutto permettiamo a GIOVANI che voglio avvicinarsi al giornalismo di scrivere articoli da loro stessi suggeritoci sul mensile cartaceo.

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