Archivi del mese: agosto 2012

Efficacia dei Media nella Comunicazione Pubblicitaria

La Gran Bretagna è il più grande mercato europeo per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria online. Un primato che, secondo quanto pubblicato da eMarketer, è anche assoluto negli investimenti pubblicitari su mobile dove da sola detiene quasi la metà del mercato dell’Europa Occidentale.

Ciononostante, secondo un’indagine effettuata da Deloitte e GfK su un campione di 4mila rispondenti sempre nel Regno Unito, il mezzo televisivo viene ritenuto il pù efficace e la comunicazione pubblicitaria online, nelle sue forme tradizionali: banners e video, è all’ultimo posto tra tutti i media presi in considerazione.

Se, come viene giustamente evidenziato nel comunicato stampa dei risultati della ricerca, il mix dei media è indispensabile a raggiungere gruppi diversi di persone rispetto all’obiettivo complessivo di marketing delle imprese, risulta altrettanto evidente che le attuali forme e formati adottati per l’advertising online non solo non sono efficaci ma addirittura infastidiscono, come nel caso dei “pre roll”.

L’ennesima evidenza di come in ambito digitale sia necessario lavorare su formati e modalità di comunicazione diversi dagli attuali.

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Le 5 W del Giornalismo nel 2012

Le 5 W del giornalismo sono alla prima pagina del bigino per prepararsi all’abilitazione professionale.

Se i criteri basici di questa regola, che risale addirittura all’Ottocento, ai tempi della trasmissione di notizie e articoli attraverso il telegrafo, restono certamente ancora oggi validi, altrettanto certamente le evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione ne richiedo un’interpretazione in chiave di coinvolgimento del lettore da parte dei giornalisti e dei giornali.

E’ quello che propone Ike Pigott, ex giornalista televisivo ora votato alla comunicazione d’impresa, che suggerisce una rivisitazione della regola focalizzando l’attenzione su coinvolgimento e gli elementi esperienzali del lettore.

Le 5 W diventano dunque:

  • Who are we trying to communicate to? – A chi stiamo cercando di comunicare – Elemento di base di riflessione sul gruppo di persone, sul pubblico di riferimento al quale si comunica.
  • What do they want to talk about? – Di cosa [qs persone] vogliono parlare – Si ribalta l’approccio ed invece di imporre un’agenda, dei temi, si ascolta, si comprende quali temi interessano il gruppo, i gruppi di persone che si vogliono coinvolgere.
  • Where are they going to be receiving this information? – Dove riceveranno questa informazione – E’ un riferimento sia al luogo fisico nell’epoca della mobilità che di tipo di supporto sul quale le persone riceveranno l’informazione, le notizie. Dalla carta al PC passando per smartphones e tablets.
  • When are we delivering it? – Quando la esprimeremo, la “consegneremo” – In un ambiente multipiattaforma quando [e come inevitabilmente] scegliere un format piuttosto che un altro.
  • Why should they care about receiving it from us? – Perchè [le persone, il pubblico] dovrebbero essere interesssate a riceverla da noi – Qual’è la value proposition, la proposta di valore che offriamo alle persone.

5 W alle quali Pigott aggiunge anche la H di How: How will we deliver it? – Come la esprimeremo, la “consegneremo” – Attraverso quale piattaforma e forma esprimeremo la notizia, l’informazione.

Nell’attuale momento con giornalismo partecipativo e social media che assumono una rilevanza crescente all’interno dell’ecosistema dell’informazione sono domande alle quali dare una risposta è divenuto un requisito basico da soddisfare. Credo davvero.

Ad integrazione, sempre in tema, si consiglia la lettura di “Journalism That Matters: An Emerging Cultural Narrative”, non recentissimo ma assolutamente ancora attuale.

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Internet e il Giornalismo Online in Italia

Quattrogatti è l’eclettico nome scelto da un pool di professionals con esperienze e professionalità diverse per informare su temi cruciali per la vita del nostro Paese. Attraverso video, infografiche e presentazioni interattive vengono toccati temi quali la politica ed il lavoro passando per cambiamento climatico ed informazione e media.

Uno degli ultimi video realizzati riguarda proprio internet ed il giornalismo online in Italia. In meno di tre minuti viene fatta una sintesi efficace dei principali elementi che riguardano la Rete e l’informazione nel nostro Paese evidenziando sia i limiti strutturali che quelli culturali di diffusione e sviluppo.

Sul tema si consiglia la visione anche un altro video realizzato ad inizio luglio sempre da Quattrogatti dedicato a i mezzi di informazione e il dominio della televisione e la lettura dell’analisi di scenario sui media digitali in Italia a cura dell’Open Society Foundation.

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Notizie Sociali

SO News è una nuova piattaforma creata recentemente di giornalismo partecipativo.

Chiunque può fornire il proprio contributo caricando il proprio articolo o segnalandolo all’account su Twitter. Gli utenti, i contributori possono vedere le notizie in  tempo reale ed aggiungere il loro contributo, integrare le informazioni per renderla maggiormente dettagliata e approfondita. La schermata sottostante illustra la newsroom, la redazione sociale con le due colonne di articoli ed i tweet ed una terza dei commenti.

Non manca il controllo di qualità delle informazioni, assolutamente indispensabile per iniziative di questo genere, e ciascuna notizia deve essere stata controllata almeno da due fonti diverse prima della pubblicazione.

Forte attenzione alla tempestività dell’informazione con un’impaginazione che privilegia la cronologia delle notizie rispetto alla gerarchizzazione delle stesse come normalmente avvviene sia sulla carta che nel layout classico dei siti web dei quotidiani e delle fonti d’informazione. In testa, nell’header vengono evidenziate le tre top “SOcial stories” che hanno attirato il maggior interesse e generato le maggiori discussioni, il numero più elevato di commenti.

Iniziativa interessante e innovativa da seguire con attenzione che, ahimè, ancora una volta nel processo di crowdsourcing tralascia la parte relativa alla co-remunerazione; aspetto che, come ho sottolineato a più riprese, non ritengo corretto poichè se l’impresa trae profitto, direttamente o indirettamente, dai contributi forniti è giusto che riconosca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

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Quali Possibilità per i Giornali dai Tablet?

Che le speranze di recupero di ricavi significativi per i giornali attraverso le app siano decisamente ridotte, o nulle, è un aspetto sul quale mi sono soffermato più di una volta, anche recentemente.

I dati pubblicati da paidContent relativamente a «The Guardian» e «The Times» mostrano come anche per i quotidiani anglosassoni la strada sia tutta in salita con il primo che, secondo quanto riportato nel report annuale 2012, ha un tasso di conversione del 2,1% sui 804,000 downloads dell’applicazione per iPad [pari a 17mila abbonati a pagamento] ed il secondo che si ferma addirittura al 0,82%.

Tassi di conversione e redditività davvero ai minimi se si pensa che  «The Guardian» ha raggiunto i 60 milioni di utenti unici con il proprio sito web – gratuito – ed ha una vendita dell’edizione cartacea di circa 211mila copie. Stesso discorso per il quotidiano di Rupert Murdoch che vende oltre 400mila copie ed ha dichiarato di avere raggiunto ad aprile 8,6 milioni di utenti unici dopo essere cresciuto di 1 milione circa in un solo mese a seguito di massicci investimenti sull’online pari a circa 15 milioni di euro.

Dati che, come dicevo, sono da inquadrare in un panorama più ampio in cui social media e aggregatori di prima e seconda generazione non rendono interessante per le persone, ancor meno se a pagamento, l’applicazione dedicata della singola testata.

Quali possibilità dunque per i giornali dai tablet?

Le opportunità potrebbero venire proprio dagli aggregatori di seconda generazione quali Zite e Flipboard come dimostrano i recenti accordi tra Flipboard e «The New York Times», ed anche quello tra Pulse e «The Wall Street Journal». In questo modo l’esperienza di lettura potrebbe essere più personalizzata e, come dichiara Akshay Kothari, co-fondatore di Pulse, riuscire così a rendere maggiore rispetto all’attualità la disponibilità dei lettori a pagare per contenuti maggiormente focalizzati sui propri interessi specifici.

Se, come dicevo a Piero Vietti, Responsabile del sito internet del «Il Foglio», pochi giorni fa, mi offrissero la possibilità di pagare un abbonamento mensile per ricevere soltanto gli articoli dei giornalisti o degli argomenti che mi interessano direi di sì. Ipotesi sostenuta anche da Arianna Ciccone, Fondatrice Festival Internazionale del Giornalismo, e molto probabilmente da tanti altri.

Obbligare il lettore a pagare anche per contenuti che non interessano come è stato fatto sin ora, replicando anche per i tablet il modello generalista dei giornali è una strada perdente. La personalizzazione dei contenuti resa possibile dal digitale, magari anche grazie agli aggregatori, è una strada da esplorare con maggior attenzione di quanto sia avvenuto sin ora come dimostra il tentativo, ancora una volta del «The Guardian» che ha appena [ri]lanciato una app dedicata esclusivamente alla fotografia di qualità che ha ottenuto un numero maggiore di downloads rispetto a quelli dell’applicazione del quotidiano inglese nel suo insieme [1 milione Vs 804mila].

È chiaro che il futuro offre grandi opportunità. È anche disseminato di trabocchetti. Il trucco consiste nell’evitare i trabocchetti, prendere al balzo le opportunità e rientrare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti collaterali. Forse è proprio quello che si tratta di fare.

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80 Anni e non Sentirli

Lego Group, l’azienda dei “mattoncini”, 8.000 dipendenti in 130 Paesi, il quinto produttore al mondo di materiali ludici, è un’impresa che ha saputo evolversi pur mantenendosi nel solco della tradizione del suo prodotto originario sopravvivendo a giochi elettronici ed altri fenomeni, più o meno passeggeri, che hanno attraversato negli ultimi vent’anni il mercato in cui opera.

Credo sia davvero un caso straordinario di buone pratiche e ottima gestione dell’impresa. I suoi prodotti sono stati utilizzati dalla banca americana J.P. Morgan per illustrare la crisi del debito pubblico nell’UE, per un riepilogo delle 10 notizie principali del 2011 dal «The Guardian», e ad inizio di quest’anno ha lanciato una piattaforma di condivisione sociale delle creazioni realizzate con i propri prodotti, tanto per citare alcuni casi.

Adesso, il 10 agosto, per celebrare 80 anni dalla fondazione ha realizzato un video con il quale racconta la storia dell’azienda. Il filmato, sapientemente realizzato in animazione, veicola un messaggio fondamentale: “fail, try harder, succeed”. Emerge, altrettanto, la filosofia di prodotto basata sul fornire un sistema di gioco più che sul singolo elemento, sul favorire creatività ed immaginazione. Aspetti che, adattati, sono cruciali in epoca di convergenza editoriale.

Il video, al momento della redazione di questo articolo, in otto giorni ha quasi un milione e 700mila visualizzazioni e oltre 2800 commenti su YouTube mentre sono più di 4500 i “like” e oltre 300 i commenti sulla fan page aziendale su Facebook.

Si tratta non soltanto di un esempio di storytelling che coniuga tradizione ed innovazione ma anche di una case history che è assolutamente da assemblare, per restare nella metafora, dalla quale indubbiamente gli editori potrebbero, volendo, avere molto da imparare.

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L’Alto Costo del Sensazionalismo

«Estrella Digital», quotidiano all digital spagnolo, pubblica i costi sostenuti da News Corp a seguito dei numerosi scandali legati alle intercettazioni del «The News of The World» che ad un anno di distanza dalla chiusura del quotidiano continua a creare problemi al più grande colosso del mondo dei media con  addirittura la Chiesa d’Inghilterra schierata contro.

Sono ad oggi 224 milioni di dollari in spese legali e 125 in azioni di marketing i costi diretti sostenuti da News Corp per far fronte ad un a delle peggiori pagine del giornalismo internazionale. Costi ai quali certamente è legata la decisione di scorporare le attività di publishing del gigante mediatico di Rupert Murdoch che a causa della ristrutturazione ha accumulato perdite per la bellezza, si fa per dire, di 2.800 milioni di dollari [circa 2.200 milioni di euro].

Un costo economico e d’immagine che ha portato all’annuncio della revisione del codice etico dell’azienda con una nota interna diffusa direttamente da Murdoch a tutti i dipendenti di richiamo ai nuovi standard dell’impresa.

Dal testo integrale del memo interno ho creato la nuvola di parole per vedere quali fossero i termini più usati e, come mostra appunto l’immagine sottostante, tra tutti spicca “compliance”. Termine che in economia indica la funzione atta a prevenire il rischio connesso alla possibilità di giungere a danni di immagine o perdite finanziarie, in seguito a cattivo funzionamento e/o comportamento.

L’alto costo del sensazionalismo.

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