I[n]spirazioni

Ana González Neira, professoressa della facoltà di comunicazione dell’Università di La Coruña e giornalista, dopo aver letto la mia bonaria provocazione di ieri ha raccolto gli stessi dati per quanto riguarda i quotidiani spagnoli.

A parità di possibilità di errore, di inaccuratezza dell’algoritmo, emerge un quadro ben diverso anche per giornali quali «El Pais» che vanta ben 1,7 milioni di follower su Twitter.

Come mostra la tabella di sintesi dell’elaborazione sottoriportata, gli utenti “fake”, i presunti bot, hanno un’incidenza di gran lunga inferiore a quelli che, utilizzando lo stesso strumento, sembrano avere i giornali del nostro Paese.  Pur restando alta la percentuale dei follower inattivi, di riflesso, è sensibilmente superiore rispetto ai quotidiani italiani il numero di account “veri” – attivi.

Sono dati che, dando per scontata la buona fede ed escludendo nel caso dei giornali nostrani la possibilità, l’intenzione, di acquisto di follower, fanno comunque suonare un campanello d’allarme nella valutazione dell’efficacia della comunicazione attraverso la piattaforma di microblogging.

Scrive Marco Pratellesi che “dalle metriche, dalla capacità di misurare il valore dei contenuti e il coinvolgimento dei lettori, dipende il futuro del giornalismo digitale”.

E’ proprio per questo che ho scelto di tornare anche oggi sull’argomento con l’obiettivo di fornire delle ispirazioni che suppliscano alle inspirazioni, così da evitare di gonfiarsi il petto con numeri di nessun valore.

A margine, sempre in tema di coinvolgimento delle persone su Twitter, si segnala Commun.it, tool di relationship-management che consente di verificare per il proprio account Twitter [o per più account nella versione pro a pagamento] gli influencers, i top supporters e i followers con maggior engagement.

3 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

3 risposte a “I[n]spirazioni

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. A me pare il giusto taglio da dare all’argomento. Qualche anno fa si parlava di ricerche false su Google per influenzare Adwords e PageRank; poi sono stati inseriti dei filtri e il problema si è stabilizzato. Probabilmente c’è ancora una certa percentuale di fake search, magari una percentuale che ci stupirebbe, comunque il problema fa in qualche modo parte dello scenario. Twitter è ancora terreno vergine. Non potrei essere più d’accordo sull’approccio “La qualità è la nuova quantità” (Bergson, mica ieri) ma anche Twitter dovrebbe fare qualcosa perché altrimenti il rumore di fondo di bot e cottimisti del like rischia di soverchiare i cinguettii naturali.

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