Archivi del mese: aprile 2012

Giornalismi & Social Media

Rialzare la testa e ricominciare a vivere è un’espressione che spesso si usa e che solo chi ha dovuto davvero sperimentarne in  prima persona  le dinamiche è in grado di comprenderne il significato appieno.

E’ quello che, ora posso dirlo finalmente, sto facendo, uscito da una malattia e da un intervento chirurgico che non auguro, davvero, a nessuno, dopo alcuni mesi di convalescenza vivo appieno questa primavera del 2012 che nonostante le bizze metereologiche mi appare sorprendentemente meravigliosa.

E’ così che, dopo il Venezia Camp della settimana scorsa, torno anche all’attività lavorativa a pieno regime, ora che il fisico inizia a consentirmelo, con delle giornate di formazione dedicate ad un gruppo di giornalisti professionisti di un quotidiano nazionale, con un modulo che analizza come governare le prospettive del citizen journalism e sviluppare la fidelizzazione del lettore prevedendo un focus sulla questione del cambiamento del rapporto tra  giornalisti e lettori e affrontando la gestione dei fruitori e le modalità dell’informazione partecipata.

Un percorso formativo che si articola in ben 28 appuntamenti da qui alla fine di giugno e che, avendo il piacere e l’onore di inaugurare come docente della prima giornata, ho pensato di approcciare parlando di giornalismi e social media. Una sorta di crash course sui social media a beneficio dei giornalisti in aula come introduzione generale al tema alla quale seguirà, per quanto mi riguarda direttamente, una seconda sessione su open journalism focalizzandomi sul tema dell’informazione partecipata.

Anche a beneficio degli altri docenti del corso, quasi tutti miei contatti in Rete sui diversi social network e piattaforme “social”, per restare in tema, ho pensato di rendere pubbliche le slide della lezione di oggi. Spero possano essere di utilità come elemento di raccordo tra i diversi formatori e, magari, d’interesse per voi tutti.

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La Sopravvivenza è un Successo

Rompiamo la tradizione, che viene comunque mantenuta, della mia colonna del lunedì all’interno degli spazi dell’European Journalism Observatory con l’articolo di oggi con il quale, credo di poter dire senza pericolo di smentita, in anteprima assoluta nazionale, viene pubblicata la sintesi dello studio, rilasciato pubblicamente stamane, dal Reuters Institute for Journalism.

Il rapporto “Survival is Success”, tutto da leggere e digerire,  svolge un’analisi approfondita di nove “pure players” quali  «Netzeitung», «Mediapart», o «Il Post»,[di]mostrando che per le start up all digital dell’informazione in Europa già riuscire a sopravvivere in questa fase è un successo.

Buona lettura.

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Informazione Liquida & Revenue Sharing

Il 27 aprile prossimo, al Festival Internazionale del Giornalismo, il sottoscritto e Aldo Daghetta, cofondatore dell’iniziativa, presenteremo Etalia.

Etalia, che sarà svelata, resa pubblica in quell’occasione, è una piattaforma multilingue gratuita che offre strumenti innovativi per la fruizione e la produzione di notizie, ampliando la possibilità di accedere alle fonti di informazione con reciproco vantaggio per gli autori e lettori. Su Etalia infatti, è possibile leggere e condividere le notizie provenienti da una molteplicità di fonti, creare i propri giornali personalizzati e formarsi un’opinione più completa possibile sugli argomenti di maggior interesse, ma anche pubblicare articoli e contenuti multimediali gestendo una vera e propria redazione virtuale per fondare nuove testate digitali.

Non a caso, infatti, “Et alia”, “e altri” è una locuzione latina solitamente usata nelle citazioni, per indicare che oltre all’autore citato esistono anche altre fonti che trattano il medesimo argomento. Proprio quello che accade su Etalia, dove il punto di vista su una notizia non è mai unilaterale: su ciascun argomento il lettore può consultare una pluralità di fonti, confrontandole e contribuendo con un proprio contenuto, che potrà essere messo a disposizione degli altri utenti per arricchire il patrimonio di informazioni.

Non è questa l’unica, seppur già estremamente rilevante, caratteristica di Etalia che, finalmente, pone fine alla malattia del lavora gratis che l’ «Huffingtong Post» sta diffondendo in tutto il mondo. La piattaforma infatti, a tutti, senza distinzione, offre un innovativo modello di business per monetizzare finalmente in misura adeguata il frutto della propria attività; posso anticiparvi persino a chi semplicemente condivide, segnala una notizia.

Coinvolgere il pubblico di riferimento, le persone, attraverso la rilevanza ed il dialogo, utilizzare la tecnologia per fornire un’esperienza digitale personalizzata ad un costo prevedibile e stabilire modelli di business basati sul successo della relazione tra impresa e pubblico, stakeholders, sono i tre elementi chiave di successo e di creazione di valore per l’industria dei media in generale, e per quella dell’informazione in particolare.

Start up, iniziativa tutta italiana alla quale sono davvero felice di fornire il mio minimo contributo. Ci vediamo il 27 a Perugia per approfondire e confrontarci sul tema.

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La Battaglia per Internet

«The Guardian» ha iniziato da lunedì 16 uno speciale dedicato alla battaglia per internet, con una sezione appositamente dedicata, per stimolare il dibattito non solo su quelle nazioni che Reporters Without Borders definisce i nemici della Rete ma anche relativamente ai “walled garden”, a quelle aziende ed organizzazioni che costruiscono recinti che fermano lo sviluppo di un Web davvero libero.

Nell’ambito dell’iniziativa vengono pubblicati diversi articoli in Russo, Cinese ed Estone [per chi non lo sapesse è in Estonia che nasce Skype].

Se certamente si tratta di un’attenzione doverosa verso Paesi nei quali vi sono fortissime restrizioni nell’utilizzo del Web, e più in generale verso la libertà di opinione, di parola, già intrapresa durante le rivolte di quella che è stata definita la primavera araba, è anche un modo per contnuare a combattere la personale battaglia per Internet del quotidiano anglosassone che per l’edizione online ha mire sempre più internazionali.

Già con la versione dedicata specificatamente agli USA, dalla quale riceve un traffico, un numero di visite rilevante, si erano manifestate infatti con chiarezza le mire espansionistiche legate alla necessità di ottenere grandi volumi di visitatori per tentare di ottenere in questo modo, se possibile,  revenues che compensino il crollo dei ricavi dalla versione tradizionale cartacea. Speranze che evidentemente necessitano di essere ulteriormente alimentate attirando ora pubblico da altri Paesi “emergenti” quali, appunto, Russia e Cina.

Si tratta di una strategia che potrebbe avere fondamento su larga scala, perseguita anche da altri oltre al «The Guardian» come il «The New York Times» con l’edizione indiana o «El Pais» verso l’America Latina, senza dimenticare la globalizzazione dell’«Huffington Post», presto anche in Italia, ahimè inibita alle imprese del settore del nostro Paese che con volumi di traffico modesti, rispetto agli esempi citati, devono oggettivamente ricercare modelli di remunerazione che vadano oltre i CPM.

Aspetti che sto approfondendo proprio in questi giorni con la realizzazione, a quattro mani, di un marketing – business plan, appunto, per l’edizione online di un quotidiano nazionale.

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Digital Media 2012

La Doxa, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo di quest’anno, ha condotto un’indagine il cui l’obiettivo era di verificare l’utilizzo e la sovrapposizione dei dispositivi di principale interesse per le attività svolte online.

La ricerca con metodologia CAWI [Computer Assisted Web Interviewing] ha coinvolto un campione di mille casi, rappresentativi degli utenti Internet dai 16 ai 65 anni per le variabili di sesso, classi di età ed area geografica, ed un sovra-campionamento di 236 Tablet-users. L’istituto di ricerca sul totale dei 1236 casi calcola un margine di errore del 2,89%, al livello di confidenza del 95%; affidabilità che visti i numeri in gioco scende per quanto riguarda i soli utilizzatori di tablets.

I risultati dello studio, “Digital Media 2012”, la cui finalità è promozionale rispetto ai servizi offerti da Doxa, sono stati riassunti in un’infografica che ne sintetizza le principali evidenze emergenti.

Le word cloud, le nuvole di parole poste a lato di ciascun dispositivo confermano trasversalità e rilevanza dei social network la cui fruizione è orizzontale rispetto ad ogni device. Per smartphones e tablets è forte l’associazione con esibizione di status symbol come il termine “alla moda” richiama immediatamente.

Il focus sugli utilizzatori di tablets a livello socio-demografico evidenzia una decisa prevalenza di uomini e della fascia d’età compresa tra i 35 ed i 44 anni. Chi possiede un tablet ovviamente mostra una tendenza superiore alla media per la navigazione su internet, che comunque ha una frequenza quotidiana per meno della metà del campione, e una relativa maggior propensione alla visione di notizie non meglio specificate. Com’era naturale attendersi, l’approccio alla navigazione è più volatile ed il tempo di navigazione per possessori tablets, ed ancor più di smartphones, è decisamente ridotto rispetto a quello da personal computer, sia esso fisso o portatile.

Si evidenzia, si conferma, come era già emerso da precedenti indagini, che il tablet sia strumento da sofà serale, se non addirittura da letto, con il 22% dei possessori che dichiara di utilizzarlo più della televisione ma meno del pc fisso.

Sulla base dei dati disponibili, è ragionevole ipotizzare che i tablet che sono stati venduti sin ora siano orientativamente 1.380.000; una dimensione non trascurabile ma certamente ancora estremamente ridotta.

L’opportunità prevalente allo stato attuale non pare quella di monetizzare la vendita di contenuti, gli abbonamenti alle edizioni digitali dei quotidiani, bensì di creare una sovrapposizione ed un rinforzo delle campagne per chi utilizza l’intero ventaglio di mezzi a disposizione in ambito promo-pubblicitario, visto che difficilmente un mezzo “cannibalizza” gli altri, con i lettori che spesso si duplicano.

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Splende il Sole Digitale

Dopo la pausa per la Pasqua, riprende la mia colonna settimanale all’interno degli spazio dell’Osservatorio Europeo di Giornalismo.

Come promesso nell’ultimo articolo sulle nuove possibilità di ricavi per l’industria dell’informazione in ambito digitale, che pare stiano già dando buoni frutti, approfondiamo IL tema della compensazione delle perdite delle revenues della carta stampata analizzando, a partire da oggi, come alcune delle principali testate si muovono in tale ambito.

La prima della serie è una testata italiana, «Il Sole24Ore», caso di eccellenza tra i quotidiani economici a livello internazionale  per numerosità di lettori, per la quale ho raccolto anche alcune dichiarazioni di Stefano Quintarelli, Direttore dell’area digital del Gruppo Sole24Ore, incrociandole con l’analisi dei dati di bilancio del 2011 ed altre informazioni utili a farsi un quadro completo.

Buona lettura.

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Il Titanic del New York Times

Il centenario del naufragio del Titanic, che ricorre oggi, è diventato argomento di grande diffusione e non c’è organo di informazione che non ne abbia parlato più o meno diffusamente.

Di particolare interesse, a mio avviso, la soluzione proposta dal «The New York Times» che all’interno della “TimesMachine”, l’archivio di tutte le edizioni del quotidiano statunitense, ha rielaborato la trasposizione online di tutta l’edizione del 16 aprile 1912, ovviamente allora cartacea, rendendola interattiva.

Per tutte le pagine di quel giorno e le diverse sezioni, i diversi articoli, passando il mouse sui diversi articoli, si apre una finestra ridotta che evidenzia il titolo dell’articolo e fornisce il collegamento ipertestuale per la lettura dello stesso. Soluzione che mi pare davvero interessante e che personalmente adotterei su più vasta scala con un utilizzo [scusate il gioco di parole] quotidiano.

La proposta è integrata a sua volta con la pubblicazione su Facebook di alcuni momenti topici del lavoro della redazione, davvero febbrile, in quel giorno ripresi dagli archivi fotografici del giornale.

Bell’esempio di convergenza editoriale e di utilizzo integrato dei diversi canali di comunicazione.

Da non trascurare infine, la variazione dello storico motto del «The New York Times», con le sette parole più famose del giornalismo americano che da “All the News That’s Fit to Print”, che da 115 anni capeggia nell’angolo in alto a sinistra della prima pagina del giornale, si trasforma in “All the News That Was Fit to Print”. Un segno ineluttabile del cambiamento dei tempi e della mutazione del ciclo delle notizie.

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I Media Tradizionali Crescono

Secondo i dati pubblicati da Nielsen sull’andamento del mercato pubblicitario a livello mondiale, i media tradizionali, televisione, stampa e radio, registrano una crescita generale degli investimenti.

Si tratta di una tendenza che vede un incremento complessivo del 7,3%, con la televisione sempre in prima posizione che registra un incremento del 10,1% mentre la stampa conferma le attuali difficoltà con tassi di sviluppo dei quotidiani dell’ 1,1% e del 2% per quanto riguarda i periodici.

Trend che è trasversale a tutti i continenti Europa esclusa che invece segna un calo del 0,4%, con tutti i Paesi del Sud Europa in netta flessione dal -13,1% della Grecia al – 9,7% della Spagna passando per un calo del 4% in Italia.

Si tratta di tendenze che vanno contestualizzate a seconda delle dimensioni in valori assoluti dei diversi mercati ovviamente, ma che forniscono comunque il polso di quanto fuori misura siano le continue previsioni della morte, più o meno ravvicinata, dei media tradizionali.

Da leggere al riguardo “It’s Time to Stop Talking About the Death of Big Media” e l’articolo di Giuseppe Granieri Pubblicato su «L’Espresso» in edicola questa settimana dove sono stati accidentalmente pubblicati anche i miei “2¢” esposti durante una chiacchierata con l’amica Carola Frediani.

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Anche per “La Repubblica” il Social Media Marketing Comincia dall’Interno

“Reporter”, iniziativa di giornalismo partecipativo lanciata da «La Repubblica» ha scatenato sin da subito un putiferio.

Non c’è rappresentanza dei giornalisti che non si sia schierata contro l’iniziativa. Il sindacato dei giornalisti [FNSI] contesta duramente l’iniziativa parlando di nuove forme di sfruttamento e rimandando il confronto al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che si annuncia davvero “caldo” anche sotto questo profilo. L’Asr e il Coordinamento lavoro autonomo atipico e precario dell’Associazione Stampa Romana, tra gli altri, insinuano il dubbio che si tratti di un’operazione di marketing da parte della testata, aspetto che comunque non cambia l’orientamento nei confronti dell’iniziativa.

Se complessivamente condivido la posizione espressa sul tema da Luca Conti è leggendo la posizione del cdr di «La Repubblica» che si capisce la natura del problema. Nel comunicato, pubblicato a pagina 25 del giornale di ieri, infatti si legge:

Il Cdr prende atto della rettifica apparsa sul sito concernente gli aspetti retributivi e delle scuse da parte di uno dei responsabili dell’iniziativa. Si augura che l’azienda completi il percorso di revisione critica dell’iniziativa e richiama la stessa alla correttezza nelle relazioni sindacali, evitando in futuro di ripetere il lancio di simili iniziative (come la stessa “Blu” per il pubblico di Facebook) senza la previa informazione al Cdr stesso come previsto dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico.

Si tratta di un passaggio fondamentale poichè evidenzia la carenza di concertazione e l’accostamento con “Blu” altre iniziativa di social media marketing lanciata in questi giorni dal quotidiano. Evidenziando di riflesso come ci sia stata una parte dell’organizzazione aziendale che non si è raccordata, non ha coinvolto, nè informato, pare, altre aree aziendali a cominciare dalla redazione.

Che si tratti di open journalism che impatta sulle relazioni interne da gestire con attenzione in una fase delicata quale quella attuale, o che sia un’operazione di social media marketing, personalmente propendo per la seconda ipotesi viste anche le dinamiche, l’armonizzazione, il coinvolgimento di tutte le diverse anime, i diversi comparti dell’impresa resta fondamentale.

Dimenticarsene, o peggio rimuovere questo aspetto, non può che causare una crisi di comunicazione. Reporter e dintorni ne sono, nella mia interpretazione, l’ennesima conferma.

Update: Da leggere anche la discussione sul tema su Facebook.

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Il Crocevia dell’Informazione

Pomeriggio di oggi, venerdì 13, dedicato all’informazione al Venezia Camp 2012, come spiega, anche, «Il Corriere della Sera».

Un programma davvero ricco, con interventi, tra gli altri, di Vittorio Pasteris, che forte dell’esperienza in corso con «Quotidiano Piemontese» proverà a rispondere alla domanda se la rinascita dell’informazione in Italia cominci vicino a casa, e Carlo Felice Dalla Pasqua, editor dell’edizione online del «Gazzettino».

Il contributo di Riccardo Polesel e del sottoscritto si concentrerà sul “tema caldo” del controverso rapporto tra social media ed informazione, giornalismo partecipativo e fact checking. Una chiacchierata di un’ora a tutto campo dal cherry picking al nowism passando per hamsterization e response-ability, con diverse case study per dare concretezza al dibattito sul tema. Aspetti che verranno poi integrati da Galdino Vardanega con il suo speech sul consumo delle notizie nell’era dei social media.

In attesa del Festival Internazionale del Giornalismo, ormai prossimo, il Venezia Camp diviene il crocevia dell’informazione.

Sè venite ci vediamo lì, in caso contrario potete seguire su Twitter con l’hashtag #veneziacamp e leggere la presentazione sottostante.

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