Archivi del mese: marzo 2012

Internal Social Media

Anche nel nostro Paese, seppure in maniera scomposta, complessivamente inadeguata, vi è una grande attenzione verso i social media come strumento di comunicazione esterna, come mezzo da utilizzare all’interno del piano media aziendale.

Non altrettanto si può dire della comunicazione interna, elemento di gestione aziendale, di internal marketing, già di per se stesso assolutamente sottovalutato, normalmente adottato dalla cuspide delle imprese, da quel 0,5% di grandi – grandissime imprese. Aspetto che ovviamente si riduce, se possibile, ulteriormente per quanto riguarda l’utilizzo dei social media come mezzzo di comunicazione interna.

Ai tempi delle Repubbliche Marinare, giorno più giorno meno, con l’amico Giacomo Mason ci eravamo divertiti ad analizzare il caso degli internal corporate blog, suggerendo anche alcuni possibili indicatori per la valutazione del ROI degli stessi. Analisi poi pubblicata su «Ticonzero» della Bocconi.

L’infografica sottoriportata sintetizza i principali criteri, gli aspetti più importanti da gestire nella strutturazione di un [eco]sistema di social media ad uso interno, ed i benefici potenziali che ne derivano. Non a caso la rappresentazione utilizza lo schema a rete di un alveare.

Buon lavoro.

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Gamification delle Notizie

Al Festival Internazionale del Giornalismo, tra le altre cose, sabato 28 aprile dalle 11,30 alle 13,00 presso la Sala Baldeschi del Palazzo Bonucci, farò il moderatore di un panel di discussione con professionals multidisciplinari, esperti di portata internazionale che apporteranno il loro contributo al dibattitto su “Gamification: Il Coinvolgimento del Lettore è un Gioco.

Oggi sul sito del Festival sono stati pubblicati alcuni appunti, spunti propedeutici al tema di  come applicare le dinamiche del gioco alla narrazione delle notizie.

Personalmente sono sempre più convinto che il coinvolgimento del lettore, delle persone non sia un gioco ma possa passare certamente per un gioco. Se avete voglia di inziare a leggere le mie considerazioni, potremo poi confrontarci di persona durante il panel a ijf12.

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Notizie [Im]Mobili

comScore ha rilasciato ieri i risultati dell’indagine mensile che effettua sull’utilizzo di smartphones nella UE dei 5, Italia inclusa. L’estratto della ricerca si focalizza sulla fruizione di notizie attraverso lo smartphone in Francia, Germania, GB, Spagna ed Italia.

La nazione con la maggior penetrazione è la Gran Bretagna mentre è la Spagna ad essere la più dinamica, a presentare il maggior tasso di crescita nella lettura di notizie in mobilità.

I tassi di crescita rispetto al pari periodo sono davvero notevoli per tutti i Paesi presi in considerazione, aspetto incoraggiante che però deve tenere conto di una base di partenza ridotta, non altrettanto si può dire della frequenza che è davvero ai minimi termini, come mostra la tavola di sintesi dei risultati sottoriportata.

Se circa un terzo dei possessori di smartphone legge le notizie dal proprio telefonino almeno una volta al mese, il tasso di coloro che lo fanno con cadenza quotidiana crolla ad uno su dieci con l’Italia fanalino di coda.

Una dimostrazione di disaffezione e scarsità generale d’interesse che risulta ancora più evidente se raffrontata al tasso di penetrazione per social network e giochi su mobile evidenziata, appunto, come benchmark da comScore.

Ancora una volta il futuro è qui ma non ora. Le notizie restano immobili.

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Le 3R dell’Influenza Digitale

“The Rise of Digital Influence”, pubblicato ieri, più che un rapporto nel senso stretto del termine si propone come guida pratica, vademecum all’uso della Rete per la comprensione dei meccanismi di influenza nell’ambiente digitale.

Liberamente scaricabile, ricco di casi di studio e di esempi pratici su come utilizzare gli strumenti di monitoraggio della reputazione e dell’influenza online quali, tra gli altri, Klout o Peer Index, merita sicuramente la lettura e, perchè no, la consultazione al bisogno.

Nel rapporto, curato da Brian Solis, vengono identificati, come mostra la figura sottostante, i tre pilastri, le “3R” dell’influenza digitale:

  • Reach: Copertura
  • Resonance: Amplificazione
  • Relevance: Rilevanza

Se i primi due punti sono da sempre capisaldi della comunicazione d’impresa, seppure con gli adattamenti del caso, a partire dalla reach: la copertura netta di una campagna pubblicitaria,  ovvero il rapporto tra il numero degli individui raggiunti dal messaggio pubblicitario e il suo target audience, è l’idea di rilevanza quella di maggior impatto sui nuovi processi di relazione e di influenza nell’ambiente digitale.

Come evidenziavo pochi giorni fa, coinvolgere il pubblico di riferimento, le persone, attraverso la rilevanza ed il dialogo, utilizzare la tecnologia per fornire un’esperienza digitale personalizzata ad un costo prevedibile e stabilire modelli di business basati sul successo della relazione tra impresa e pubblico, stakeholders, sono i tre elementi chiave di successo e di creazione di valore per qualsiasi organizzazione aziendale, pubblica o privata, ivi compresa evidentemente l’industria dei media in generale, e quella dell’informazione, della carta stampata in particolare, per quanto riguarda gli argomenti prevalentemente trattati in questi spazi.

Il diagramma di flusso sottoriportato sintetizza logiche e passaggi principali della fase finale del processo di analisi strategica dell’impresa, aiutando così a definire e misurare iniziative di influenza aziendale in Rete.

Non resta che farlo.

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Fact Checking: Il Caso Mohammed Merah

In breve, quasi fosse un flash d’agenzia, l’esperienza dell’ultima ora.

Il live blogging del Guardian sull’assedio al presunto terrorista riporta di una “tweet sospetto” da parte del Media & Information Center del Kandahar.

Mando una mail di richiesta di chiarimento alla fonte e nel frattempo a ritroso verifico, in attesa di risposta, il percorso della notizia arrivando a risalire a cosa [e chi] ha generato l’affermazione.

Nel frattempo arriva la mail di risposta puntualissima e sollecita della fonte governativa del Kandahar che conferma omonimia ma nessuna attinenza. Si chiude in questo modo il cerchio dimostrando la possibilità di fare fact checking, di non contribuire alla diffusione di notizie false o  equivoche con poco sforzo e senso di responsabilità delle persone.

Mi resta solo una domanda, un dubbio, se invece del Kandahar fosse stata l’Italia avrei avuto una risposta in meno di un’ora?

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Informazione Spettacolo & Effetto Auditel

Assegnati ieri sera gli UK Press Awards, prestigioso riconoscimento del giornalismo anglosassone.

Ben 8 premi, inclusi sia quello di miglior giornale che di miglior quotidiano online, sono stati assegnati al «Daily Mail», tabloid scandalistico britannico che ha recentemente sorpassato «The New York Times» per numero di utenti unici, diventando il quotidiano online con la maggior penetrazione al mondo, giocando proprio sul terreno del gossip, dei paparazzi e border line addirittura anche sulla salute. Un orientamento spregiudicato che spesso è sconfinato nel plagiarismo o peggio.

Al «The Guardian», invece, un solo premio, quello di “Scoop of the Year”, proprio per le rivelazioni che hanno sollevato lo scandalo dei metodi usati dal «News of the World» di Murdoch per soddisfare, appunto, gli appetiti scandalistici dei propri lettori.

Si tratta della più amara delle evidenze della sopraffazione dell’informazione spettacolo sulla qualità giornalistica, dell’effetto auditel dettato dalla rincorsa, tanto spasmodica quanto scomposta, al recupero delle revenues.

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Social Media [In]Ability

Diffusi, finalmente, ieri, i risultati di “Il SocialMediAbility delle aziende italiane: un anno dopo”, seconda edizione dellla desk research effettuata dallo IULM sull’utilizzo dei social media da parte delle imprese di casa nostra.

Le evidenze raccolte, a proposito di social media e buzz, sono state sintetizzate in un’infografica. Personalmente avrei preferito un maggior dettaglio informativo ed una forma diversa; insomma più sostanza e meno forma, ma tant’è [#].

 La definizione, l’inquadramento che normalmente viene fatto di social media mi appare troppo generale e rischia di diventare una delle tante “parole scatolone”, termine tanto omnicomprensivo da diventare privo di significato. Ritengo possa essere di gran lunga più corretto ed interessante ragionare in termini di earned, owned, paid e shared media, ai quali, correttamente, Brian Solis suggerisce di aggiungere i promoted media quali ad esempio i promoted tweet introdotti recentemente da Twitter o le shared stories di Facebook.

Si basa sul presupposto tutt’altro che scontato che le imprese abbiano risorse per utilizzare il mix possibile dei canali di comunicazione e, soprattutto, che abbiano volontà e capacità di portare, in una logica di comunicazione integrata, messaggi personalizzati a persone diverse.  Ipotesi di lavoro che complessivamente, allo stato attuale, appare ben distante dalla realtà secondo le evidenze raccolte dall’Osservatorio Social Media dello IULM.

In particolare sono le piccole e le medie imprese, che di fatto costitutiscono l’ossatura imprenditoriale del nostro Paese, a dimostrare la maggior social media inability. Si tratta evidentemente di un approccio culturale ed organizzativo inevitabilmente orientato al breve periodo che ha ricadute sulla capacità di comunicazione, di proposizione da parte delle stesse. Si tratta altrettanto, credo sia giusto dirselo, di uno stuolo infinito di [sedicenti] web agency sul territorio che propongono la “paginetta e la app per Facebook con comodo pagamento dilazionabile a soli 120€ al mese” ingannando pro domo propria imprese ed imprenditori sui possibili risultati derivanti da questo tipo di logiche.

La maturità, il vero asset di questo mezzo di comunicazione, potrà essere davvero tale solo nel momento in cui sarà compiuto il passaggio da socievole a sociale. Non è un problema di terminologia ma di approccio.

Update: Arriva ora il contributo di Gianluca Diegoli sul tema.

[#] Mi viene segnalato inoltre nei commenti che è possibile richiedere la ricerca completa compilando questo form al quale si arriva seguendo un percorso non esattamente immediato. Grazie, comunque, della precisazione che doverosamente riporto.

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