Modelli di Business sulla Carta

Sono stati diffusi i risultati di “The Search for a New Business Model”, studio di analisi dei modelli di business  dei quotidiani statunitensi realizzato da The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism.

La ricerca ha coinvolto 38 quotidiani di 6 gruppi editoriali diversi focalizzandosi su i ricavi generati dal digitale, sulle attese, gli obiettivi, le prospettive e le modalità operative per [ri]dare nuova linfa al settore.

Dopo l’excursus di ieri su paywall, valorizzazione dei contenuti online e modelli di pagamento le evidenze emergenti dal lavoro effettuato da PEW consentono di ampliare il quadro di riferimento su dove risieda la chiave del successo per le testate digitali e i gruppi editoriali. Dati di grande interesse che, fondamentalmente non sorprendono, confermando quanto già era emerso da analisi similari precedenti.

I risultati evidenziano in tutta la sua drammaticità le difficoltà che presenta la situazione attuale con ricavi calanti dalle edizioni tradizionali e revenues digitali che non riescono neppure lontanamente a compensare le perdite. Secondo quanto pubblicato da PEW il rapporto attuale mediamente sarebbe di 7:1, con un dollaro di ricavi da digitale/online per ogni 7 dollari persi dalla carta.

Si tratta di una questione cruciale poichè di fatto quotidiani e pubblicazioni periodiche hanno sempre avuto un modello di business spurio dove i ricavi vengono generati, come noto, dalle vendite del prodotto all’utente finale, al lettore, e della pubblicità alle imprese. Spingendo il concetto all’estremo è possibile affermare che in realtà gli editori non sono mai riusciti a valorizzare il loro prodotto sufficientemente da trarre profitto dalla sola vendita dello stesso.

Tema complesso ed articolato, caratterizzato da più aspetti tutti interdipendenti.

La ricerca infatti evidenzia come si tratti di una problematica di cultura manageriale ed organizzativa, quella che Mario Tedeschini chiamava recentemente la “rivoluzione nelle teste”,   abbinata ad uno scarsa capacità di sfruttamento delle opportunità derivanti da media emergenti e da orientamento commerciale caratterizzato da un modello di vendita prevalentemente misto, carta + web/digitale, che risulta penalizzante per quella che dovrebbe essere l’area di sviluppo sia per approccio generale che per propensione prevalente a vendere display e banner advertising, segmento sul quale esiste forte tensioni di prezzi ed elevata competitività.

Si tratta di aspetti e dinamiche che nel nostro Paese sono ancora più accentuate con un peso del digitale che davvero non lascia spazio a ipotesi fantascientifiche, peraltro smentite dai diretti interessati.

Inerzia culturale delle testate, nate nel secolo scorso che ne conservano ancora tutta la logica industriale, con modelli di vendita che sono inadeguati per offerta e modalità della stessa.

Emerge insomma con assoluta chiarezza come il futuro dei quotidiani, a breve – medio termine, non sia online né in termini di raccolta pubblicitaria né a livello di possibili ricavi significativi dal pagamento delle edizioni online/digitali.

Credo che definitivamente non possa esserci dubbio relativamente al fatto che, in prospettiva, il futuro dei quotidiani, anche in termini di sostenibilità economica, si giochi sulla capacità di realizzare sinergie, convergenza, tra le versioni digitali e quelle tradizionali, utilizzando ciascun mezzo, ciascuna versione a supporto dell’altra.

So che risulta sgradevole ricordarlo, ma da queste parti è da un pezzo che lo stiamo dicendo.

Della ricerca, per quanto a me noto, al momento della pubblicazione di quest’articolo parlano: GigaOM, Knight Digital Media Center, Poynter, Journalism.org, Media Decoder, Free Press, Adweek, PewResearch.org e paidContent:UK. Buona, tra tutte, la sintesi offerta dal Guardian. Si ringrazia Massimo Cavazzini per la segnalazione.

4 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

4 risposte a “Modelli di Business sulla Carta

  1. Complimenti per questo post. In tutta la sua ‘fredda lucidita’ evidenzia con chiarezza la dinamica che attraversa, come un fulmine fa con l’aria, tutti i settori dell’economia. Il dibattito di ieri sull’affidabilita’ di twitter sul caso Orru ci dimostra ancor una volta quanto siamo lontani dalla soluzione.
    Bisognerebbe prendere spunto dalla visione della “lego”, di fronte alla crisi del vecchio modello di business ha chiamato a raccolta tutti i clienti ed ha chiesto supporto nella soluzione. Oggi “lego” e’ tornato ad essere un marchio vincente!

  2. Pingback: Il collasso pubblicitario della stampa cartacea in un grafico

  3. Ciao, concordo che il discorso sui modelli di business non possa prescindere da questioni socioculturali che li validano o smentiscono. Personalmente credo che i quotidiani dovrebbero ridurre i giorni di uscita e che la foliazione, per quanto importante per la concessione di spazi pubblicitari, dovrebbe essere ridotta in ottica di cost saving. Parallelamente dovrebbero accompagnare i lettori più tradizionali nel passaggio al digitale rendendo facile e accessibile lo scambio carta/web e, ancora meglio, il contrario! Il web traini la carta e non viceversa, imho i tempi ormai lo permetterebbero: ogni giorno fruire del digitale e (x es) a giorni alterni avere un cartaceo, che riporti approfondimenti ed inchieste più corpose della notizia nuda e cruda letta online. Aggiungendo diversi punti di vista e dando spazio su carta al contraddittorio delle voci contrastanti. Riportando su carta gli scambi di commenti e le considerazioni delle persone. E soprattutto mancano le istruzioni per l’uso. Mio padre  ad esempio “cerca” di stare al passo, ha computer smartphone e tablet; Li compra convinto dalla nostra società che la tecnologia sia facile ed accessibile per tutti ma poi si limita ad un utilizzo base, dove impostare l’account mail è per lui già una grande soddisfazione, figuriamoci poter fruire delle news e ancora di più poter interagire (ed interloquire) con esse.
    I lettori tradizionali rimangono indietro, le nuove generazioni sono addirittura più avanti, le testate che siamo abituati a trovare in edicola difficilmente riescono ad essere il PONTE tra chi si ferma nella bolla delle verità mainstream e chi si chiude nelle filter bubbles autogenerate sui social network e con le app di curation contents. Il rischio è di generare un divario socioculturale irreparabile, con due realtà talmente frammentate tra loro da portare scompensi nei rapporti tra le generazioni e tra i digital divided. Penso che la stampa cartacea debba smettere di darci oggi le notizie di ieri e provare un approccio di questo tipo. Solitamente prendo il giornale la mattina, sfoglio rapido i titoli manco fosse twitter, leggo la sera a casa gli articoli che ho reputato più importanti, i miei ReadItLater diciamo, e mi prendo del tempo nel weekend per approfondire i temi che in settimana si sono più guadagnati le mie attenzioni. La mia esperienza su carta non è poi così diversa da quella sull’online. Ultimamente si parla un po’ di più di web e tecnologie sulle pagine dei cartacei, ma sempre nell’ottica di raccontare alla gente che mettono il sistema in crisi, che potrebbero al contrario modernizzarlo se solo venissero capite ed adottate; ma nessuno le spiega veramente, tranne poche riviste od inserti specializzati. Altrimenti, si crede nei grandi castelli di carta, le persone si perderanno nella frammentazione alimentando la confusione sociale. Sono cresciuto correndo tutti i giovedì mattina in edicola a cercare Nòva, l’inserto tecnologico che ha aperto in me le porte alla passione per l’innovazione. Lo cito come esempio di un cartaceo che mi ha seguito, istruito ed accompagnato nel web e nel pensiero innovativo. E questa è, credo, la grande sfida dei giornali più generalisti. Saper cogliere le necessità sociali stravolte da mutamenti così profondi. Se non sapranno mantenersi attrattivi x entrambe le fasce di lettori, non potranno contenere e rallentare il sempre più inevitabile calo di vendite sulla carta, senza nemmeno guadagnare, in questo importantissimo passaggio, l’autorevolezza ed il trust che gli servirà invece per tenere vicini i nuovi lettori, che in pochi attimi possono decidere di affidarsi ad altre fonti; o per decidere di voler poi ragionare su modelli di revenues differenti e sperimentali come i paywall o gli abbonamenti per le app che forniscono i pdf interattivi dei cartacei e via dicendo……

  4. Pingback: Il diritto d’ autore nell’ era della riproducibilità infinita e della creazione collettiva | LSDI

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