Impatto dei Media sul Processo di Scoperta delle Informazioni

Goodreads, rete sociale esclusivamente concentrata sulla lettura ed i libri, ha pubblicato di recente i dati su come i libri vengono scoperti dai propri iscritti, su quali siano i media e le modalità che influenzano il processo di conoscenza, di scoperta di un titolo. I dati emergenti, a mio avviso, sono d’interesse al di là del segmento di mercato editoriale al quale si riferiscono in maniera specifica.

I risultati pubblicati, che si basano sull’osservazione e l’analisi, vale la pena di ricordarlo, di oltre 7 milioni di utenti,  confermano, in caso ce ne fosse bisogno, il valore, il potere del passaparola come veicolo principale di influenza.  Nonostante Goodreads sia molto ben integrato con Facebook, sia il social network più popolato del pianeta che Twitter non sembrano avere un ruolo rilevante nel processo di scoperta, nel suscitare interesse nei confronti dei libri.

Immediatamente dopo amici e canali specializzati, librerie, biblioteche e lo store di Amazon, sono i giornali la prima fonte di apprendimento dell’uscita di nuove pubblicazioni. Elemento che lascia ipotizzare un forte legame tra lettura di quotidiani e libri. Probabilmente chi legge lo fa a prescindere dal mezzo e dal supporto, parrebbe.

Come mostra il grafico di sintesi sottostante l’interesse e l’attenzione dei lettori, degli iscritti a Goodreads, schizza letteralmente alle stelle, indipendentemente dal genere letterario,quando un titolo viene citato da un mass media che sia un’importante broadcaster radiofonico o, ancora una volta, un quotidiano [inter]nazionale.

Elemento che riporta alla mente l’ipotesi, la tendenza che Tom Foremski ha raccolto nella definizione di SoDOMM [The Social Distribution of Mass Media] con social media e social network nel ruolo di mezzi di distribuzione sociale dei mezzi di massa.

Si tratta di aspetti che coniugati all’analisi di quali siano le aree di discriminazione, di qualificazione per trovare e valutare quale sia informazione di qualità per le nuove generazioni, per  i cosiddetti digital natives, possono aiutare ad qualificare la dimensione sociale dell’informazione digitale fornendo gli elementi di qualificazione e di riflessione sui possibili scenari evolutivi identificando al meglio le corrette modalità di promozione e di relazione con il proprio pubblico di riferimento.

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