Investimenti Pubblicitari & Media

Pressochè contemporaneamente alle mie riflessioni sul contorto meccanismo che spinge gli editori a privilegiare la quantità, i volumi di traffico al proprio sito, rispetto alla qualità della relazione con le persone, con i lettori, una ricerca pubblicata da Flurry aggiorna i dati che citavo nell’articolo all’interno degli spazi dell’European Journalism Observatory.

Dati che analizzando la relazione tra tempo speso per ciascun media e livello di investimento pubblicitario, confermano ulteriormente come l’online, ed in particolare ancor più tutta l’area legata al web in mobilità, parrebbe abbia prospettive di raccolta pubblicitaria davvero rilevanti. E’ sempre la carta stampata che ne esce con minori prospettive poichè pare essere il media che in assoluto oggi assorbe investimenti apparentemente sproporzionati rispetto al tempo che le persone vi dedicano.

L’impatto concettuale che pare emergere sulle prospettive future di investimenti pubblicitari e media è di tale portata da aver spinto anche il «Washington Post» a riprenderne la tavola di sintesi sottoriportata che, appunto, evidenzia un rapporto di 5:1 tra livello di investimenti e tempo per la carta stampata. Fondamentalmente nulla di nuovo se non per l’aggiornamento degli eCPM medi a seconda della stratificazione socio-demografica della popolazione di riferimento.

Oltre ai concetti precedentemente espressi sul tema, che confermo assolutamente, dei quali vi risparmio la ripetizione rimandandovi alla lettura del precitato articolo di lunedì, l’aggiornamento consente di riprendere ed approfondire altri aspetti che per sintesi non avevo esplicitato.

In breve.

Allo stato attuale ogni deviazione dalla copertura di notizie, di informazioni che massimizzino l’audience implica inevitabilmente la perdita di una quota, più o meno rilevante, del volume di visite e dunque dei corrispondenti ricavi pubblicitari. Si tratta di un fatto noto, risaputo, forse tanto da essere banale, ma che esplicitato con chiarezza, mi pare dia la dimensione del rapporto e dei vincoli che nel tempo si sono costruiti, assolutamente anche in Rete, tra investimenti pubblicitari e media e dell’impatto che inevitabilmente questo genera come influenza sull’informazione proposta e trasmessa.

Inoltre, senza arrivare agli eccessi concettuali di pensiero espressi dal neo Presidente FIEG, Giulio Anselmi, e dal Prof. Derrick de Kerckhove, che durante la conferenza stampa della filiera della carta [Editoria, Stampa e Trasformazione] svoltasi a Roma pochi giorni fa hanno magnificato, in parte evidentemente puor cause, il ruolo e la supremazia della carta affermando che ” la carta è il mezzo capace di stimolare il pensiero e articolarlo, è il mezzo che crea l’individuo”, è indubbio che i dati [ri]proposti da Flurry siano fuorvianti.

Certamente è notoriamente insito nei benefici della stampa la possibilità di soffermarsi, leggere, approfondire e, se del caso, conservare, un valore che nel caso della comunicazione pubblicitaria diviene anche rassicurazione oltre che approfondimento. Elemento al quale si abbina la conferma di pochi giorni fa di una ricerca che fa emergere come la maggior parte dei lettori di giornali e riviste su tablet sia insoddisfatta da questo tipo di esperienza, e continui a preferire la versione cartacea.

Come concludeva Piero Vietti nel suo focus di ieri su carta stampata e online/digitale “Il futuro dei giornali [ e della carta stampata in generale, aggiungo io] si gioca su questo crinale, tra vecchio mercato da non deludere e nuovo da conquistare. Vincerà chi saprà soddisfarli entrambi”. E’ un aspetto che se analizzato solo sulla base della relazione tra tempo e denari puntati su ciascun cavallo, su ciascun media, rischia di portare fuori strada chi si affidasse solo a tale criterio.

Update –  Ieri a commento dell’articolo l’amico Fabio Cavallotti scrive: “Da questo dibattito, [dilemma?], si gioca molto del futuro non solo dell’editoria come apparato industriale, ma pure dell’informazione e della circolazione della cultura. Se per ipotesi il modello audience/cpm/quantità diventasse l’unica architrave dell’ecosistema, si porrebbe il problema della soluzione di continuità tra chi accede – perché può per soldi e per preparazione scolastica – agli strumenti di approfondimento e tra chi – per i motivi opposti – resta nel recinto di del trash e della facile manipolazione. Fino a oggi – con processo che si è formato e accelerato negli anni ’60 – il modello ha permesso – pur con limiti e imperfezioni – un accesso al sapere tendenzialmente interclassista. Ma domani? La piega che tra prendendo la scuola pubblica ci sta già annunciando il domani? ” – E’ assolutamente un ulteriore potenziale pericolo di un approccio esclusivamente quantitativo che avevo omesso. Grazie a Fabio per averlo ricordato.

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Una risposta a “Investimenti Pubblicitari & Media

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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