La Perfezione Perfettibile del Mercato

Da ieri pomeriggio è ahimè ufficiale: il Ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice di «Il Manifesto».

Spiega Norma Rangeri nel suo video editoriale che “La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l’editoria non profit” e che, ovviamente, l’altro lato della questione è generato da vendite del quotidiano in questione assolutamente deludenti e da una raccolta pubblicitaria insufficiente.

Immagino i sostenitori del libero mercato e coloro, i tanti, che si scagliano contro i finanziamenti statali soddisfatti, pronti a gioire. “Se il giornale non è in grado di alimentarsi, di sostenersi da solo che chiuda. E’ giusto così.” Potrebbe essere la frase che riassume l’orientamento di chi ritiene che il mercato sia sovrano e autoregolamentato. Unica possibile variante, di questi tempi, “si trasferisca armi e bagagli online, dove i costi sono minori”.

Il caso della recente chiusura del quotidiano economico francese «Tribune», passato al web proprio perchè 75mila copie non erano sufficienti a coprire i costi della versione cartacea, sembrerebbe avvallare questa tesi, ma è davvero così?

L’idea di un mercato ideale di concorrenza perfetta, marshalliana, quanto è realistica di fatto? Personalmente credo davvero poco. Se i mercati hanno dimostrato di non sapersi auto regolare, basti una per tutti la “deriva finanziaria” degli ultimi dieci anni, in campo informativo questo è ancora meno realistico se possibile.

Quanto pesano le scelte di non pubblicare annunci di imprese con comportamenti non etici, di non sottostare alle leggi non scritte del mercato o, banalmente, di essere un giornale che riconosce ai propri redattori un compenso equo per il proprio lavoro, e quanto valgono per il lettore e per la collettività il resistere, apparentemente contro ogni logica, alle dinamiche imperanti?

Prendete il bilancio di un qualsiasi quotidiano, non voglio essere io a suggeririvi quale, e confrontatelo con quello del quotidiano in questione, avrete modo di verificare come l’85% dei propri ricavi grazie alle vendite, grazie a propri lettori, elemento che è assolutamente anomalo rispetto agli altri giornali dove gli investimenti pubblicitari hanno un peso di gran lunga superiore generalmente. Molto spesso, infatti, l’affollamento pubblicitario, o meno, di una determinata testata non è solamente legato alla readership ma anche all’orientamento espresso dai giornalisti. «Il Manifesto» ne è uno degli esempi più concreti anche se evidentemente non l’unico.

Allo stato attuale, in Italia, ma non solo, l’ipotesi, l’equivalenza di un trasferimento online in caso di non sostenibilità della versione cartacea è una bufala. Non solo non esistono elementi a supporto della tesi, bensì al contrario sia redditività che pluralità online sono decisamente ancor più concentrate.

La revisione sui criteri di finanziamento ai giornali a mio avviso deve tenere in conto, in ordine sparso:  1) no a finanziamento su tirature, se del caso su diffusioni 2) finanziamento crescente al diminuire dell’affollamento pubblicitario 3) bonus su finanziamento dei cittadini; per esempio se X numero di cittadini gira il suo 8 per mille a favore di un quotidiano c’e un bonus statale 4) no a finanziamento di organi di partito, consono già i finanziamenti ai partiti non c’è bisogno di una duplicazione 5)….[integrate pure nello spazio dei commenti se ve ne vengono in mente altri di criteri]

Insomma, se la perfezione del mercato è assolutamente perfettibile, non è un caso probabilmente se i primi ai quali si cerca di far pagare il prezzo siano proprio coloro che hanno dimostrato attenzione ed etica nel proprio approccio. E’ anche questo un ulteriore campanello di allarme su interessi reali dell’informazione e sul bisogno di vigilare al riguardo, anche, salvaguardando con ogni mezzo la sopravvivenza del «Il Manifesto».

9 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

9 risposte a “La Perfezione Perfettibile del Mercato

  1. matteobartocci

    ottimo articolo.

  2. 5) finanziamento a soglia: si fissa una soglia di sopravvivenza e si interrompe il finanziamento al superaramento della soglia

    P.S. Norma Rangeri senza i in mezzo.

  3. non so, sono indeciso. da una parte concordo sul mercato drogato della stampa dipendente dall’adv, e quindi mi spiace che sopravviva solo chi non dice di no a nessuno. dall’altro però noto che il manifesto è ormai espressione di una coda così lunga che su carta non ha più ragion d’essere, non sta proprio in piedi.
    ciao!

  4. Marco Nardelli

    Alzare il prezzo del quotidiano? Passare a un settimanale?

    Capisco e apprezzo il lavoro delle molte testate che soffrono senza i soldi pubblici, ma perché io devo contribuire a il Manifesto anche se non mi interessa?

  5. Giu

    Mah, il “Mercato” lo prenderei così com’è, perfettibile certo, ma è un dato di fatto (anche se in continuo mutamento).
    La questione è probabilmente adattarsi a questi cambiamenti.
    E’ necessario uscire ogni giorno? Magari qualche altra forma di distribuzione potrebbe giovare (es. notizie flash online e un approfondimento/aggregatore di commenti/notizie settimanale …).
    Ciao

  6. Pierluca, il mercato non è perfetto, ma neanche questo sistema è giusto. Il Manifesto non è stato capace di anticipare il cambiamento e trovare una scialuppa di salvataggio, quando la situazione era diversa. Oggi all’ultima spiaggia è difficile fare qualcosa, me ne rendo conto, ma non esiste solo Il Manifesto. Quanti altri hanno già chiuso? Il manifesto merita un trattamento speciale? Non credo

    Mi sembra, vista da fuori, più una battaglia ideologica che di contenuto. Non può chiudere e riprendere con altre forme, altre energie? Da questo punto li trovo indifendibili, pur con il dispiacere per una impresa che chiude.

  7. Alcuni anni fa comprai le azioni del Manifesto per salvarlo dalla chiusura, nelle stesse condizioni lo rifarei per difendere una voce fuori dal coro. Oggi, però, grazie ad internet ho la possibilità (volendo) sia di produrre, sia di ascoltare voci fuori dal coro da tutto il mondo. Ancora oggi penso sia necessario mantenere vive quante più idee, solo che ora esistono gli strumenti perché queste crescano o muoiano a seconda degli interessi dei tanti singoli che compongono la saggia folla. Credo che il mercato entri solo in parte in questa storia, in realtà siamo di fronte a qualcosa di più radicale e più spietato con le vecchie tradizioni: la Rete. La sorte del Manifesto toccherà, prima o poi a tutti i giornali, questi tenderanno a sparire o a diventare degli aggregatori di notizie, come il Post, mentre i giornalisti saranno sempre più autonomi e tutti saremo produttori di notizie (come in parte già succede) e non credo che questa debba essere per forza una cattiva notizia

  8. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  9. Pingback: StampacadabraWeek / Italia – 1 « Stampacadabra

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