Archivi del giorno: febbraio 9, 2012

La Perfezione Perfettibile del Mercato

Da ieri pomeriggio è ahimè ufficiale: il Ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice di «Il Manifesto».

Spiega Norma Rangeri nel suo video editoriale che “La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l’editoria non profit” e che, ovviamente, l’altro lato della questione è generato da vendite del quotidiano in questione assolutamente deludenti e da una raccolta pubblicitaria insufficiente.

Immagino i sostenitori del libero mercato e coloro, i tanti, che si scagliano contro i finanziamenti statali soddisfatti, pronti a gioire. “Se il giornale non è in grado di alimentarsi, di sostenersi da solo che chiuda. E’ giusto così.” Potrebbe essere la frase che riassume l’orientamento di chi ritiene che il mercato sia sovrano e autoregolamentato. Unica possibile variante, di questi tempi, “si trasferisca armi e bagagli online, dove i costi sono minori”.

Il caso della recente chiusura del quotidiano economico francese «Tribune», passato al web proprio perchè 75mila copie non erano sufficienti a coprire i costi della versione cartacea, sembrerebbe avvallare questa tesi, ma è davvero così?

L’idea di un mercato ideale di concorrenza perfetta, marshalliana, quanto è realistica di fatto? Personalmente credo davvero poco. Se i mercati hanno dimostrato di non sapersi auto regolare, basti una per tutti la “deriva finanziaria” degli ultimi dieci anni, in campo informativo questo è ancora meno realistico se possibile.

Quanto pesano le scelte di non pubblicare annunci di imprese con comportamenti non etici, di non sottostare alle leggi non scritte del mercato o, banalmente, di essere un giornale che riconosce ai propri redattori un compenso equo per il proprio lavoro, e quanto valgono per il lettore e per la collettività il resistere, apparentemente contro ogni logica, alle dinamiche imperanti?

Prendete il bilancio di un qualsiasi quotidiano, non voglio essere io a suggeririvi quale, e confrontatelo con quello del quotidiano in questione, avrete modo di verificare come l’85% dei propri ricavi grazie alle vendite, grazie a propri lettori, elemento che è assolutamente anomalo rispetto agli altri giornali dove gli investimenti pubblicitari hanno un peso di gran lunga superiore generalmente. Molto spesso, infatti, l’affollamento pubblicitario, o meno, di una determinata testata non è solamente legato alla readership ma anche all’orientamento espresso dai giornalisti. «Il Manifesto» ne è uno degli esempi più concreti anche se evidentemente non l’unico.

Allo stato attuale, in Italia, ma non solo, l’ipotesi, l’equivalenza di un trasferimento online in caso di non sostenibilità della versione cartacea è una bufala. Non solo non esistono elementi a supporto della tesi, bensì al contrario sia redditività che pluralità online sono decisamente ancor più concentrate.

La revisione sui criteri di finanziamento ai giornali a mio avviso deve tenere in conto, in ordine sparso:  1) no a finanziamento su tirature, se del caso su diffusioni 2) finanziamento crescente al diminuire dell’affollamento pubblicitario 3) bonus su finanziamento dei cittadini; per esempio se X numero di cittadini gira il suo 8 per mille a favore di un quotidiano c’e un bonus statale 4) no a finanziamento di organi di partito, consono già i finanziamenti ai partiti non c’è bisogno di una duplicazione 5)….[integrate pure nello spazio dei commenti se ve ne vengono in mente altri di criteri]

Insomma, se la perfezione del mercato è assolutamente perfettibile, non è un caso probabilmente se i primi ai quali si cerca di far pagare il prezzo siano proprio coloro che hanno dimostrato attenzione ed etica nel proprio approccio. E’ anche questo un ulteriore campanello di allarme su interessi reali dell’informazione e sul bisogno di vigilare al riguardo, anche, salvaguardando con ogni mezzo la sopravvivenza del «Il Manifesto».

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