Archivi del mese: dicembre 2011

Passaggi & Paesaggi 2011

Il 2011 attraverso i miei tweet di buongiorno.

Un percorso fatto di attualità in  140 caratteri, scaricabile liberamente in  formato PDF come fosse un e-book, per ripassare l’anno che volge al termine.

Consideratelo il mio regalo di Natale. Spero risulti gradito.

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È la Distribuzione dei Contenuti a Generare i Ricavi Online

Appuntamento settimanale con la mia colonna negli spazi di EJO, European Journalism Observatory, di analisi di scenario del mondo dei media e della comunicazione d’impresa.

La sintesi e la mia personale interpretazione delle 365 pagine di «International Communication Market Report 2011».

Il rapporto prende in considerazione la situazione del Regno Unito paragonandola con le principali nazioni europee, Italia inclusa, e i maggiori stati del mondo, dagli USA al Brasile, passando per Russia, India e Cina. Si compone di 6 capitoli che analizzano i principali media ed il settore delle comunicazioni tracciando un panorama davvero esaustivo della situazione attuale. Lo studio, oltre a basarsi su oltre 6mila interviste condotte nell’ottobre di quest’anno, utilizza ed assembla i dati di diverse fonti di buona autorevolezza quali, tra le altre,  Nielsen, Pricewaterhouse-Coopers, Forrester, comScore  e Kantar Media.

Le conclusioni alle quali giunge il report, pubblicato la settimana scorsa, sono nel titolo del pezzo, il resto potete leggerlo qui.

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Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Veneziani Editore, a cui fanno capo riviste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pubblicazioni “popolari” leader o co-leader nel loro segmento, ha scelto la strada del dialogo con la Rete delle edicole invece di quella maggiormente praticata della contrapposizione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inserito, circa due anni fa, nel proprio staff la figura del Responsabile dei Rapporti con le Edicole scegliendo una persona di field, un professional con una lunga esperienza sul campo in grado di interpretare necessità e sentiment dei giornalai.

Da allora il tempo non è trascorso invano.

Uno degli elementi di contrasto tra editori e punti vendita sta nella consuetudine di ribaltare sul trade il costo delle operazioni, sempre più frequenti se non permanenti, di cut price, di taglio del prezzo di copertina. Guido Veneziani ha scelto la strada del riconoscimento dell’aggio pieno, indipendentemente dal cut-price, stabiliendo un precedente memorabile mai neppure contemplato dall’accordo [scaduto] nazionale. La tabella comparativa sottoriportata ne esemplifica la concretezza della portata paragonando la maggior marginalità riconosciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A questa iniziativa, adottata come pratica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discussione, punto d’incontro per mantenere una relazione costante tra le parti, e, di recente, un minisito dove gli edicolanti possono inserire le giacenze delle testate del gruppo editoriale al fine di ottimizzare il processo di distribuzione – resa nei singoli punti vendita. Ottima iniziativa “tampone” in attesa della tanto auspicata, anche in questi spazi, informatizzazione delle edicole.

Iniziative tanto interessanti ed opportune quanto poco considerate sia dai sindacati di rappresentanza della categoria, che invece di cavalcare l’onda del “nuovo” si sono pure messe per traverso, che dalla FIEG  e dagli altri editori associati.

Si tratta di attività che, nella mia personale visione, dovrebbero costituire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene implementato ormai da oltre un decennio in maniera diffusa, collocate nel più ampio spettro delle attività di trade marketing. Un termine, e soprattutto una pratica, sconosciuta al comparto editoriale.

A Guido Veneziani Editore va indubbiamente riconosciuto il merito di aver dimostrato che nuotare controcorrente è difficile ma non impossibile.

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Le Proteste Popolari Insegnate da un Videogioco

Se si dovesse scegliere tra tutti gli avvenimenti del 2011 quello che nel suo insieme è il più rappresentativo dell’anno che volge al termine, molto probabilmente la scelta cadrebbe sulle rivolte popolari in tutto il mondo.

A sancirlo non è soltanto l’ultimo numero del «Time» che quattro giorni fa ha eletto simbolicamente “The Protester” come personaggio dell’anno, ma la diffusione del fenomeno con una contaminazione reciproca tra quella che è stata definita la rivolta araba e il movimento occupy/indignati nel mondo occidentale. Proteste che non accennano a placarsi come testimoniato dai drammatici avvenimenti in corso in questi giorni in Siria ed Egitto e da quanto riportato da Occupy Togheter, l’associazione che riunisce tutti i movimenti di protesta del cosìdetto primo mondo.

“People Power” è un videogioco, del genere strategico, che consente a chiunque lo desideri di calarsi nei panni del leader di una protesta civile.

Il gioco, realizzato a novembre di quest’anno, insegna a scegliere le tattiche ed i mezzi della protesta simulando diverse situazioni, diversi scenari con i quali cimentarsi per riuscire a raggiungere l’obiettivo. Una volta scaricato il videogame [con una donazione di 10$] si entra a far parte di una community sia per lo sviluppo di nove mappe di gioco, nuovi scenari, che di persone con quest’interesse in comune, costruendo così di fatto un network tra coloro che vogliono apprendere la resistenza civile e strategie non violente.

In tale ambito, si segnala inoltre, seppure di fattura decisamente inferiore anche “Occupy The Game” che ruota intorno allo stesso tema focalizzandosi sulle proteste del movimento Occupy Wall Street come suggerisce il nome.

Se le proteste non sono un gioco, ancora una volta i giochi sono media per comunicare e apprendere.

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Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annunciato lo sciopero dei giornalai, la serrata delle edicole per il 27-28-29 dicembre prossimi.

Le ragioni della protesta, sintetizzate nel comunicato unitario delle principali sigle sindacali di rappresentanza degli edicolanti,  si basano sulla possibile liberalizzazione della vendita di pubblicazioni editoriali [giornali e periodici] che in base all’articolo 31 potrebbe riguardare i punti vendita, le edicole, unici rimasti dopo la marcia indietro su concessioni autostradali, tassisti e famacisti.

E’ difficile stabilire cosa effettivamente accadrà ma ho deciso di parlarne comunque, sia per rendere giustizia al nome di cui si fregia questo spazio che per fare chiarezza su un tema che gli organi di informazione stanno trattando in maniera, a dir poco, approssimativa e superficiale, limitandosi a pubblicare una sintesi del precitato  comunicato sindacale.

Se dal primo gennaio 2012 alcuni giornali potrebbero chiudere, la situazione delle edicole è di gran lunga peggiore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti vendita passando da 38mila a 30mila, riducendosi per oltre un quinto.

Iniziamo subito col dire che questo sciopero, se si farà, è tanto tardivo quanto inutile. A prescindere dalla minaccia di liberizzazione delle licenze almeno 10mila giornalai, quelli esclusivi, quelli cioè che non trattano altre categorie merceologiche [tabacchi, giochi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stritolati finanziariamente dai distributori locali che riversano su di loro la necessità di fare cassa inondandoli di pseudo pubblicazioni editoriali in virtù della vetusta ed anacronistica idea che si ha della parità di trattamento.

La convocazione di uno sciopero in questo contesto rischia di essere più strumento di contrattazione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in questa circostanza non si è espressa sulla protesta come era avvenuto nelle rarissime occasioni precedenti, per salvare i finanziamenti milionari che lo stato gli elargisce, che non elemento efficace di rivendicazione dei diritti dei peones dell’editoria nostrana.

Il terreno su cui le relazioni di potere operano è principalmente costruito attorno a globale e locale ed è organizzato attorno a reti, non a singole unità. Le reti sono molteplici e le relazioni di potere sono specifiche di ciascuna. Una norma fondamentale di esercizio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Possibile sintesi dell’abbandono, della colpevole trascuratezza nei confronti della rete di edicole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evidenziare la non trascurabile differenza tra liberalizzazione e libertà, sono concetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pubblicazione di scottante attualità.  Senza una revisione complessiva del sistema la eventuale liberalizzazione delle edicole sarà solo ulteriore elemento di peggioramento che non apporterà alcun beneficio concreto alla filiera editoriale.

La tendenza a buttare via il bambino con l’acqua sporca, come si suo dire comunemente, era già emersa dal dibattito condotto sul tema all’ International Journalism Festival 2011. Dibattito al quale, nonostante i miei ripetuti inviti, non si erano presentati rappresentanti della distribuzione locale. Tematiche e problematiche che mi pare siano spiegate con sufficiente chiarezza e dettaglio sino al punto di divenire non solo propedeutiche alla risoluzione dei problemi ma addirittura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edicola del futuro ed il futuro delle edicole mi pare di averlo espresso con chiarezza da tempo. Opinione che complessivamente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una serrata debbano essere sostituiti, o perlomeno affiancati, strumenti e mezzi di maggior attualità, come dimostra la portata delle proteste degli “indignados” nel mondo occidentale,  che sin ora non sono mai stati sperimentati dai giornalai [e tanto meno dalle loro rappresentanze] spesso rinchiusi su se stessi in gruppi su Facebook che, ahimè, fungono più da “sfogatoio” che non da aggregatore di ri-soluzioni.

Mezzi e strumenti che servono ad attirare l’attenzione sui problemi, spesso sconosciuti ai più nell’opinione pubblica, sintetizzati sin qui, ai quali affiancare la concretezza di soluzioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rinviate oltre.

In tale ipotesi non posso che ribadire, confermare, la mia completa disponibilità già espressa pubblicamente a più riprese, a mettermi a disposizione con le mie competenze di coloro che, finalmente, volessero fare un lavoro serio, degno di questo nome al riguardo.

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Fruga Il Giornalaio

Da oggi sino al 22 Dicembre siete invitati, se così vi pare, a votare l’articolo del 2011 sul “Giornalaio” che più vi è piaciuto, che maggiormente vi ha interessato con la motivazione in 140 caratteri. Le votazioni possono essere espresse nello spazio dei commenti di quest’articolo o nello spazio corrispondente su Facebook.

Tra tutti i partecipanti verranno estratti a sorte [con documentazione fotografica dell’estrazione] tre vincitori ai quali verrà regalato l’e-book di prossima pubblicazione con un anno di citazioni, 365 aforismi proposti dal sottoscritto nel 2011. Iniziate a frugare nella vostra memoria e nel blog.

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Digital First Does NOT Mean Print Last

Randy Parker has published the diagram they use internally at the «York Daily Record» in delivering breaking news in a multiplatform environment.

The workflow provides a great analysis showing each step in a digital first environment.

As he points out:

Charting out these concepts also helps us wrap our heads around the concept of Digital First. That concept does not mean that the print newspaper has no value, or even that print is “last” among our priorities. As this chart illustrates, digital delivery must – by its very nature – be first among our priorities because it is the fastest, most efficient means of sharing information with our audience.

But print is not last among priorities. Print simply needs to be dealt with at the appropriate time.

Digital first doesn’t mean print last.

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Ultim’Ora della Libertà di Stampa

Il giornalista Russo Jadzhimurad Kamalov, fondatore del quotidiano «Chernovik», è stato ucciso questa notte poco dopo la mezzanote ora locale all’uscita dai locali del quotidiano nella capitale del Daguestan in Caucaso.

Il giornale, noto per le sue inchieste sul malaffare dei politici locali, già nel 2009 era stato minacciato di chiusura dalle autorità del Caucaso proprio per il suo ruolo e la sua indipendenza.

L’assassinio del direttore del quotidiano rientra in un più ampio quadro di costanti minacce e intimidazioni nei confronti dei giornalisti che non si piegano alle regole imposte dal sodalizio tra criminalità e governanti del luogo.

Al momento, per quanto verificato, nessun quotidiano europeo ne parla ancora. Informazioni sono disponibili sul sito di CPJ, Committee to Protect Journalists, e «Rianovosti».  Altre informazioni di base su Twitter.

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Audience: La Massa Intelligente

«The Economist» è uno dei rari casi di successo nel panorama editoriale attuale. Ricavi e profitti in crescita costantemente negli ultimi cinque anni con  incrementi a doppia cifra anche in ambito digitale sia per quanto riguarda le revenues pubblicitarie che le sottoscrizioni che hanno recentemente raggiunto quota 100mila abbonati. Un successo che non prescinde dall’edizione tradizionale cartacea che cresce nella prima meta del 2011 del 3% e raggiunge quasi 1,5 milioni di copie vendute.

La presentazione “Lean back media: the shock of the old”, pubblicata pochi giorni fa dal settimanale britannico è ricca di dati sulla lettura digitale e, soprattutto, di spunti di riflessione sulle evoluzioni in corso.

Oltre a confermare abitudini di lettura dei possessori di tablets, che erano già emerse da indagini precedenti,  si evidenzia altrettanto quella che poi è la tematica che fornisce il titolo dello slideshow: un ritorno alle origini, alla lettura in poltrona nell’era – in prospettiva – post personal computer. Elemento che la presentazione cicoscrive al binomio carta stampata – digitale ma che in realtà amplia lo scenario in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» definisce “the sofa war”, la guerra che è trasversale a tutti i media. Si tratta di fattori che anche il rapporto “Adspend Forecast” di Zenith Optimedia conferma ulteriormente spingendomi a parlare di comunicazione “schermo centrica”.

La presentazione [slides 27 – 35] stratifica l’audience segmentandola in tre grandi comparti: elite media, mass intelligence e mass media. Si tratta, forse, dell’aspetto più interessante che sta a sottintendere l’esistenza di un gruppo di persone, la massa intelligente, sufficientemente ampio ed altrettanto evoluto che può rappresentare il nucleo centrale di riferimento per contenuti di valore non massificati. Definizione interessante che stride con il perdurare della consuetudine nell’utilizzo del termine audience che, al pari di target, andrebbe rivisto. Non si tratta solo di un problema semantico, ovviamente.

Vengono descritte, con buona sintesi ed altrettanta efficacia, l’impatto delle nuove abitudini di lettura sullla produzione di contenuti e sui modelli di business sostenibli. Risulta evidente come il successo di «The Economist» non sia un gioco a somma zero ma bensì di un caso nel quale il digitale si somma alla carta che, comunque, continua a rappresentare la stragrande maggioranza delle copie vendute in un rapporto di circa 15 a 1, come si evidenzia alla slide 59.

Interessante, in termini di sintesi e spunto di riflessione, il nuovo marketing mix, le nuove  “5P” del marketing proposte nella diapositiva 64.

Una case history davvero di grande valore per la capacità dimostrata di realizzare la tanto auspicata convergenza editoriale e renderla sostenibile economicamente. Elementi che, senza nulla togliere, vanno contestualizzati rispetto alla diffusione mondiuale del settimanale in questione ed alla qualità indiscussa dei contenuti. Fattori distintivi non trascurabili che non sono ovviamente alla portata di tutte le testate editoriali.

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Scenario Pubblicitario & Andamento dei Media

Inizia da questa settimana la mia collaborazione con EJO, European Journalism Observatory, centro studi non profit dell’Università della Svizzera italiana nato nel 2004 con la missione di contribuire al miglioramento qualitativo della professione agendo in stretta relazione con le esigenze di giornalisti, direttori ed editori, avvicinando così il mondo accademico della comunicazione a quello dei media.

Proprio ai media, all’andamento degli investimenti pubblicitari ed alle previsioni di scenario effettuate da ZenithOptimedia  la scorsa settimana con «Adspend Forecast», è dedicato il mio primo articolo. I numerosi riferimenti all’Europa Orientale nel suo insieme ed i dettagli relativi a diverse nazioni, Italia compresa, consentono di circostanziare adeguatamente gli sviluppi di ciascun mezzo in riferimento a realtà e dinamiche a noi più prossime di quella statunitense.

Potete leggerlo qui. Credo, e spero, possa risultare d’interesse.

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