Fare Luce sui Blog

Da un paio di giorni è in corso un dibattito trasversale [l’ennesimo?] su morte e resurrezione dei blog, che forse sono colpevole di aver stimolato. Confronto che ha per principali protagonisti persone che seguo sempre con attenzione per la stima che ho nei loro confronti. Tra tutti la posizione che maggiormente condivido è quella espressa da Giuseppe Granieri.

Personalmente ritengo che il termine blog sia ormai una “parola scatolone”, troppo ampia di significati per poter dare un senso unico ed univoco al dibattito che pure continuo a seguire con attenzione ed i cui sviluppi mi piacerebbe affrontassero la questione del blog come format editoriale adottato anche da quotidiani e, appunto, superblog. Confido in Giovanni Boccia Artieri [e in tutti gli altri che verranno] per approfondire quest’aspetto. Nel frattempo continuo a privilegiare il termine TAZ per la definizione di questo spazio.

Far luce sui blog, anche se da una prospettiva diversa, è anche l’obiettivo di una proposta che ho lanciato un paio di settimane rispetto alla quale sto procedendo alla silenziosa raccolta di contributi e disponibilità per poi procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network.

Una necessità che risulta ancora più pressante dopo alcune verifiche che ho fatto su campagne promozionali, di “buzz”, svolte sui blog.

Avevo già segnalato come esistano proposte che circolano per la Rete che stanno al content marketing come le tecniche di black hat stanno al SEO, scorciatoie utilizzate da persone senza scrupoli che rapidamente si ritorcono contro chi ne fa uso e abuso.

Scopro ora di un’operazione lanciata da Enel, un concorso che premierebbe i migliori blogger, a sostegno della quale un’agenzia [non vi sarà difficile scoprire quale] ha lanciato una campagna di “sponsored conversation”, di blog che parlano del concorso.

Pare che stia funzionando visto che Google restituisce quasi un milione di risultati per “enel+concorso blogger” e addirittura oltre due milioni di risultati per “concorso blogger awards”.  Un successo che, da informazioni raccolte dal sottoscritto, sarebbe dovuto al compenso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che vengono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di energia; un elargizione davvero generosa che supera i compensi che spesso i giornalisti di professione ricevono per un pezzo originale che, by the way, lascia immaginare quanto costi al committente.

Approfondendo si viene a scoprire che non tutti segnalano la dicitura “articolo sponsorizzato”, come dovrebbe essere, al termine del post e da una verifica a campione ne ho trovati almeno tre che non si curano di avvertire il lettore che in buona sostanza si tratta di comunicazione pubblicitaria [123].

C’è una questione di correttezza e di trasparenza, che è poi alla base dell’idea di codice di autodisciplina precitato, verso le persone che leggono i nostri blog, le nostre segnalazioni sui diversi social network, [quasi sempre] in buona fede condividono ulteriormente quanto proposto poichè hanno fiducia in noi. E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.

C’è in questo caso, anche, una questione di efficacia. Sia perchè, come spiega oggi «The Economist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad apparire in spazi che, letteralmente, fanno due palle quadre ai lettori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.

Come dice l’amico Vittorio Pasteris: un problema di fiducia & responsabilità, le marchette lasciamole ad altri. E’ davvero giunto il momento di fare luce sui blog.

Update: Via Twitter Enel risponde così ad una domanda di Vincenzo Cosenza: “L’accordo prevede la dicitura “sponsorizzato”, gli altri potrebbero non rispettare l’accordo o essere spontanei, ma controlleremo”

9 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

9 risposte a “Fare Luce sui Blog

  1. Che riconoscimento della cultura e della professionalità è un premio dato a chi ha più voti. Si scambia la popolarità per la qualità. No comment.

  2. Morte e resurrezione é vero, l’ingresso dei social network nella rete ha dato un arresto anche a chi scriveva. Adesso però siamo tutti vaccinati su facebook e affini, io personalmente non ho mai messo di scrivere, trovo sia una “nicchia” dove ci si può fermare un momento, resto ancora legata alla definizione natia , quasi un diario 2.0 ma sempre un diario.
    A Palermo, questa la mia città, molti degli spazi, ormai della agorà, che si definiscono blog, sono popolati, poco commenti rispetto alle visite ma possono fare da punto di riferimento.
    Le fonti principali di notizie come le testate giornalistiche restano comunque il contenitore di informazione maggiormente consultato. Poca interazione ma maggiore informazione.

  3. Pingback: #risorgiblog « I media-mondo. La mutazione che vedo attorno a me.

  4. Pingback: Mea culpa - Webeconoscenza | Webeconoscenza

  5. Pingback: Assalto alla diligenza (dell’autodisciplina dei blog). - S. di vista. | S. di vista.

  6. L’autoregolamentazione potrebbe essere un’idea, anche se si potrebbe invece rinforzare e strutturare quello che si sta facendo già. Mi pare che la “mobilitazione” contagiosa delle voci critiche abbia finora impedito alle aziende furbette di sfruttare impunemente i piccoli o medi produttori di contenuti in rete. Qui il termine sfruttare non si riferisce tanto al versante economico, quanto a quello etico: la reputazione di un blog vale molto, anche per il marketing. Ci vorrebbe, secondo me, un osservatorio permanente sulle marchette, diciamo così.

  7. Pingback: LSDI : Huffington Post, la gauche accusata di sostenere gli ‘’sfuttatori’’ di blogger

  8. Pingback: Mea culpa | Webeconoscenza.net

  9. Ciao, mi permetto d’intervenire perchè ci tengo a precisare alcune cose.
    Gli articoli sponsorizzati sono solo 100. L’alto numero di risultati tracciabili tramite Google è dovuto a vari fattori: la (ri)pubblicazione degli stessi post su altri social media e aggregatori di notizie e la presenza di articoli spontanei (trattandosi di un concorso per blogger – di per sé interessante per la blogosfera – era nella natura stessa della campagna suscitare buzz).
    Tutti i blogger da noi contattati direttamente devono per forza di cose inserire il disclaimer “articolo sponsorizzato” a termine post. Non è un aspetto facoltativo e prima della messa on line questo elemento viene ampiamente verificato.
    Credo che ci siano troppi tabù – almeno in Italia perché all’estero c’è una diversa apertura mentale – rispetto al fatto che il contenuto di un blogger possa essere “monetizzato”. Questo non vuol dire prezzolato. La nostra realtà – non conosco le altre – paga i blogger in base all’influenza, a quanto traffico può generare un contenuto. Noi non interveniamo sulla creatività e sulla qualità dei contenuti. Non andiamo a modificare l’opera d’ingegno. Ogni blogger è libero di aderire oppure no ad una campagna, di esprimere la propria opinione e sono benvenute le critiche, se motivate.
    Quando fai riferimento al valore di una campagna, quando descrivi il dato economico del post è importante che tu sappia che non è sempre uguale in tutte le campagne. Questo dipende sempre dal traffico e dall’autorevolezza del blog coinvolto. (ed è un incentivo alla crescita autonoma di un blog)
    Nel caso di Enel sono stati scelti (ed hanno aderito spontanemente) solo top blogger. La remunerazione è stata calcolata in base al punteggio (i rank) che la nostra piattaforma assegna allo spazio. Le cifre a cui tu fai riferimento sono errate.
    Mi dispiace aver invaso il tuo spazio con tutte queste parole, ma credo sia stato doveroso farlo nel rispetto di tanti blogger che mettono a disposizione la loro professionalità per questo tipo di attività. Tutto viene fatto con la massima trasparenze e coerenza.
    “Il vero patrimonio dei blogger” – tanto per citare una nostra conoscenza in comune – è la community. Un blogger prima di scrivere una sponsored conversation, per non tradire i suoi lettori, ci pensa sempre due volte. C’è sempre molta coerenza in quello che viene fatto. Il rischio di perdere la community è molto più sentita della semplice possibilità di guadagnare un euro in più. Perché sono i lettori stessi a dare valore ad un blog. E’ un cerchio che si chiude.
    Credo, inoltre, che nessuno può dire cosa è giusto fare oppure no su un blog. Internet, tra tutti i media, è quello più democratico. Lasciamo che ogni blogger decida di usare il suo spazio come meglio crede.
    Social Media Advertising non è nulla di così trascendentale. Il web offre tante opportunità tra cui anche questa.

    Per ulteriori informazioni sono a tua disposizione.
    Antonella La Carpia
    PR & Marketing Manager Ebuzzing Italia

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