Occupy Facebook: Una Lezione per la Socialità dell’Informazione

La ricerca di socialità della notizia e di nuovi spazi di espressione giornalistica, in cui sia possibile affermare ciò che si deve dire, non può essere messo a rischio da regole e desideri arbitrari.  E’questa la motivazione di fondo che mi lascia ancora oggi estremamente scettico relativamente all’utilizzo massivo di Facebook da parte dei giornali.

A questa prima fondamentale considerazione si sommano anche altri aspetti che mi fanno ritenere non idonee le diverse iniziative che l’industria dell’informazione, il marketing editoriale, propone all’interno del celebre social network, tentando , in realtà, di costruire l’ennesimo walled garden rinchiudendosi al suo interno.  E’ un errore sia tattico che strategico.

Preoccupazioni e considerazioni che ho avuto modo di esternare a più riprese, che le strategie ed i mezzi di comunicazione utilizzati dal movimento occupy e dagli omologhi europei indignados mi danno modo di qualificare meglio.

Si apprende infatti che il movimento che si richiama allo slogan “we are 99%” sta lavorando alla costruzione di una piattaforma di condivisione sociale alternativa a Facebook con l’obiettivo, da un lato, di superare il controllo e la censura del popoloso social network e, dall’altro lato, di costruire un ambiente collaborativo tra le diverse anime e le diverse nazioni che lo animano. Una piazza globale che serva da collante a livello internazionale per un modello di leadership decentralizzato.

Dopo aver lanciato la proposta, ed averne definito le caratteristiche salienti, di quella che, appunto, dovrebbe chiamarsi “The Global Square”, il lavoro è in corso per rendere effettivo il progetto.

L’idea lanciata al riguardo da Planetary, organizzazione dedicata allo sviluppo della comunicazione digitale e della cooperazione, contiene a mio avviso un modello che risulta di assoluto interesse per la distribuzione dei contenuti e l’industria dell’informazione che va ben al di là delle specificità, per le quali pure è stata concepito, del movimento globale di protesta.

L’architettura informativa concepita, consigliata, da Planetary, permette un’effettiva socialità della notizia, delle informazioni, senza però rinunciare ad una corretta supervisione dei contenuti.

Sia l’ipotesi di uscire da “Casa Zuck” che le modalità di raccordo e condivisione rappresentano, credo davvero, un esempio concreto di come un editore, una impresa dedicata alla raccolta, selezione e distribuzione di contenuti e informazioni, possa effettivamente ed efficacemente interagire con le persone in Rete. C’è da studiarla con attenzione.

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