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Forte dei buoni risultati ottenuti dalla sperimentazione di rendere noto pubblicamente il proprio piano editoriale giornaliero, «The Guardian», mantenendo la visione d’assieme e la coerenza sin ora dimostrati,  continua il proprio percorso evolutivo.

Di ieri il lancio di @GuardianTagBot servizio di ricerca social di contenuti effettuato via Twitter che fornisce una risposta alla ricerca di contenuti, informazioni, notizie pubblicate dal quotidiano anglosassone. Inviando una richiesta all’account specificatamente dedicato allo scopo  si ottiene una risposta con i link alle informazioni desiderate. Scelta esemplare per assolvere all’obiettivo di portare traffico al proprio sito mantenendo al tempo stesso una conversazione, una relazione con il pubblico attraverso i social media.

Ancora più interessante appare il lancio  prossimo di nOtice, open community per la condivisione di notizie e non solo.

Secondo quanto riportato da Nieman Lab, la community dovrebbe essere un ibrido tra Craigslist, Foursquare e Ning riunendone le funzionalità offerte.

Matt McAllister, Direttore area digital del Guardian, dal suo blog anticipa i contenuti e le possibilità offerte dalla community di prossima apertura le cui potenzialità non solo solamente relazionali ma anche di ritorno concreto di revenues grazie all’offerta di contenuti promo – pubblicitari geolocalizzati.

Dopo Eskup di «El Pais», ora anche «The Guardian» dunque intraprende la strada della creazione di una propria community.

Che la soluzione, anche per le imprese del comparto editoriale, sia nel recupero, miglioramento della relazione con i lettori, con le persone, e loro coinvolgimento, anche, attraverso la creazione di communities proprietarie è una delle tesi che sostengo da tempo.

Attraverso la comunicazione, il trasferimento mutuo di contenuti, la relazione, si diviene leader del contesto economico e sociale, si trasmettono dei valori di riferimento che consentono di influenzare il rapporto con le persone, con i pubblici di riferimento. Non è necessario rifarsi alle più avanzate teorie di social media marketing, basta andarsi a leggere la storia di Adriano Olivetti e dell’impresa che portava il suo nome per capirlo.

Le “rivoluzioni”, qual’è quella che sta trasformando l’ecosistema dell’informazione, si fanno con le persone non a spese loro.

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